martedì 26 marzo 2019

Comunicare l'informazione

Se si eccettuano quelle che raggiungono i nostri sensi dal mondo fisico, la gran parte delle informazioni necessarie alla nostra vita provengono, in via diretta o indiretta, da un processo comunicativo. Sin da piccoli abbiamo interazioni con i membri della nostra specie, parzialmente con specie diverse (cani, gatti, etc.) e queste interazioni veicolano informazioni che ci permettono ad esempio, di riconoscere cibi commestibili da quelli indigesti, di stabilire le gerarchie familiari, di acquisire informazioni provenienti dal passato tramite un processo di conversione semantica di segni grafici posti su carta o altra superficie. di muoverci con sufficiente sicurezza (!)  tra le strade della nostra città.
Comunicare fa parte del nostro essere sociali.  Perchè la comunicazione fosse più efficace abbiamo creato linguaggi più o meno efficenti in termini comunicativi, poi abbiamo trasportato quei linguaggi parlati su un mezzo che sopravvivesse al creatore del messaggio, perpetuando la loro vita.
L'evoluzione ha portato poi a raffinare sempre più gli strumenti del comunicare, introducendo la scrittura e le tecniche di produzione grafica .  Attraverso esse è stato possibile non solo veicolare l'informazione pratica, ma anche quella emotiva, di sensazioni, di emozioni: l'arte.



La comunicazione diventa sempre più importante, si sviluppano modi sempre più efficaci. La svolta la dà l'elettricità. Tramite essa e le invenzioni del telegrafo e  telefono le distanze si annullano. Una notizia che tempo addietro impiegava giorni a propagarsi,  fa il giro del mondo in pochi minuti.
Ma l'utilizzo di strumenti  sempre più lontani dai nostri sensi necessita di sistemi di codifica. Le lettere si devono trasformare in segnali elettrici, che passino attraverso i fili.
Il codice Morse ne è un esempio: un contatto di durata breve rappresenta un punto, uno di durata lungo una linea: a una combinazione di linee e di punti si fa corrispondere un carattere.
Il telefono poi è rivoluzionario. Non più una trasmissione unidirezionale del messaggio, ma una vera e propria conversazione.
Tutte queste tecnologie lasciano comunque spazio a un certo grado di ambiguità nella comunicazione, come nella storia di quel poliziotto di colore che si infiltra in una organizzazione del Ku Klux Klan grazie al fatto che al telefono non si vede il colore della pelle ( storia vera, raccontata nel film BlacKkkKlansman, di Spike Lee).

L'ambiguità è riconducibile a una carenza ( nel caso del film, voluta) nella completezza del messaggio. Spesso nelle conversazioni si sviluppa un alto grado di ambiguità, spesso perchè si presumono antefatti, competenze o conoscenze nei confronti del destinatario del messaggio che invece non ci sono.
Questa ambiguità è entropia, nell'accezione che ha questo termine nel contesto della teoria della comunicazione
 Alla prossima occasione entreremo nel dettaglio dell'entropia



Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.