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giovedì 28 gennaio 2016

Conoscenza necessaria

Quando si legge una notizia, specialmente in rete, in particolar modo sui social, se non è palesemente contraffatta, si è portati a crederla vera.Se poi in qualche modo conferma una nostra percezione su un tema a noi caro, tutte le diffidenze cadono.
Entra in gioco in questo caso il Principio del Minimo Sforzo il quale afferma che , mediamente, chi è alla ricerca di informazioni, tende a usare il metodo più conveneniente, meno impegnativo. Si privilegia una acquisizione passiva dell'informazione, a fronte di una ricerca attiva che però comporta maggiore sforzo, tempo da dedicare e competenza.

E' il percorso che più si confà a chi naviga "a vista" nella rete, sperando di imbattersi nel post, documento, commento o qualsiasi produzione di pensiero che lo aiuti proprio in quel problema che sta affrontando.
Alla fatica di studiare, approfondire, non accontentarsi della prima notizia letta si preferisce l'autoconvincimento di essere nel giusto, di avere le giuste conoscenze e la competenza necessaria.
Ma raccogliere informazioni non significa  automaticamente acquisire conoscenza.

Gandalf non applica il principio del minimo sforzo nella sua ricerca sull'Unico Anello


Luciano Floridi, filosofo italiano che sta dando un fondamentale contributo alla comprensione del mondo dell'informazione nella quale siamo immersi, discute del passaggio tra l'informazione e la conoscenza in un interessante articolo.
Ci si chiede infatti come una informazione, ovvero una serie di dati ( osservazioni dalla realtà ) di cui si conosce la relazione che li lega e che si presume essere veri    possa  diventare conoscenza, cioè una capacità della persona che la detiene di capire alcuni aspetti del mondo e agire di conseguenza in modo efficace.
La chiave interpretativa sta nel considerare le informazioni parte di una rete che le metta in relazione tra loro. Da queste relazioni  nasce la conoscenza.
Se in questo modello il prerequisito è che tutte le informazioni siano vere, la falsità di un solo nodo della rete pregiudica la veridicità di tutta la rete, quindi della conoscenza che si acquisisce.

Tornando alle notizie in Internet, spesso bufale o notizie false vengono accettate perchè il network di informazioni a cui fanno riferimento è per la maggior parte vero.  Di falso ci possono essere uno o due particolari, fondamentali per per compromettere la  verità dell'intero sistema, ma che possono sfuggire ad un utente non particolarmente attento.

Studiare come la conoscenza si costruisce, da cose e come è composta l'informazione può aiutare ad aumentare l'attenzione e a navigare nella Rete in modo più consapevole.



lunedì 22 giugno 2015

Da puzzle dell'informazione a quadro della conoscenza.

In altre occasioni ho citato il diagramma DIKW che traccia il processo mentale che dai dati porta alle informazioni e alla conoscenza. (qui anche  un breve trattato)
Nell'estrema semplicità del modello non viene evidenziato come si passa dalle dall'uno all'altro livello concettuale. Quando i dati cessano di essere tali e diventano informazioni? Quando le informazioni vengono metabolizzate e si può parlare di conoscenza?
Dati, informazioni, conoscenza e saggezza... sembra facile...


Per il passaggio dalle informazioni alla conoscenza, un parallelo illuminante può essere dato dal famoso gioco del puzzle. All'acquisto del puzzle si ha l'intero contenuto informativo in una scatola, ma esso non è organizzato, tanto che osservandolo non si ha la percezione che esso permetta la realizzazione dell'immagine target ( quella che solitamente c'è sulla confezione).
E non è nemmeno sufficiente porre i pezzi l'uno accanto all'altro in modo ordinato. Fossimo anche in grado di posizionare i pezzi al posto giusto, non avremmo comunque un immagine completa.
Il solo modo per ottenere il risultato sperato è trovare il giusto incastro per ogni pezzo, cioè considerare  il contenuto informativo di ogni tassello in funzione delle relazioni che esso può avere verso gli altri.
Le relazioni tra i tasselli sono evidenziate dalla forma stessa del tassello, che rappresenta la capacità di collegarsi in modo (quasi) univoco con i tasselli adiacenti. Capire la relazione possibile e metterla in atto ( incastrando un tassello in un altro) è l'operazione mentale necessaria per la riuscita del puzzle.

Risultati immagini per puzzle wiki
Un esempio di puzzle inerente al tema di questo post: il logo di Wikipedia.
La conoscenza come interconnessione universale
Non è forse questo il processo che porta alla conoscenza? Non è forse mettendo insieme singoli elementi, singolari punti di vista che si arriva ad ottenere il quadro completo?
Spesso il processo non è semplice, il numero dei pezzi da mettere in relazione è molto alto, gli indizi dell'immagine non sono chiari. Entra allora in gioco la conoscenza pregressa,  i puzzle già realizzati con successo. Grazie a loro il processo mentale per stabilire le relazioni è semplificato, e si raggiunge l'obiettivo più velocemente.

Perchè dedicarsi a queste riflessioni che potrebbero sembrare peregrine?
Mi sembra che approfondire i meccanismi che sottendono alla trasmissione delle informazioni, così come gli aspetti della comunicazione, aiutino a comprenderne il valore.
Sommersi come siamo da contenuti  di qualsiasi tipo, spesso più indirizzati a  sottrarci qualcosa (il più delle volte denaro) che a costituire vantaggio per la nostra vita,  comprendere le strutture fondamentali della catena informative ci aiuta ad essere un po' più robusti, un poco più preparati da affrontare la grande babele dell'informazione.

martedì 24 febbraio 2015

Sovraesposizione

Ti capita, più volte di quanto tu sia disposto a sopportare.
Trovi un amico o un conoscente per strada, in piazza. Lo incontri, lo saluti, e quello inizia a parlarti dei fatti suoi, o di quello che gli sta a cuore, spesso cose futili. Ti sovrasta nella conversazione, non ti da spazio, diventa un monologo.
Un nuovo incontro, non importa dopo quanto tempo,  ma la scenetta è la stessa. Inutile dire che cerchi di limitare il contatto con quella persona, perchè ti rendi conto che non state percorrendo la stessa strada, non avete veramente interessi comuni, legami di qualche tipo. il solo interesse che ha per te è come recettore del proprio io.

Oppure succede con un collega. Te lo trovi continuamente alla scrivania, al caffè, in mensa, Ti tedia con i commenti sui colleghi, sui target impossibili da raggiungere, sui riconoscimenti dovuti, a suo dire, che non arrivano mai. O anche ti gira continuamente aforismi, link, articoli, che si sommano all'abituale spam che affolla la tua mail.

E ancora l'amico simpatico, tale perchè vent'anni fa era il più spiritoso, pronto a fare la battuta giusta al momento giusto, che però dopo vent'anni fa ancora  sempre e solo le stesse battute.
Non ne puoi più.  Hanno oltrepassato i tuoi limiti alla pazienza. Se puoi, svicoli.

Risultati immagini per people talk
Qualcosa di simile avviene nei social.
Amici, o dichiarati tali dal sistema,  insistono nel postare più di quanto sia umanamente sopportabile, informazioni quantomeno ridondanti, se non completamente inutili o dannose.
Postano e rilanciano, più volte al giorno, tutti i giorni.  Potrebbe anche interessare sapere che tuo figlio ha superato una grande prova sportiva, ma magari postare foto per ogni volta che fa allenamenti potrebbe essere troppo. Così come risulta poco interessante sapere quello che mangio dove vai nel weekend.  Pare che tutti prendano spunto dalle strategie del marketing , che  insegnano come la  sovraesposizione al messaggio induce ad un consumo condizionato.

Ma le reti sociali agiscono con regole diverse. Vi è una forma di relazione umana , per quanto possa essere blanda, che unisce due abitanti della rete, e questa entra in gioco ad ogni processo comunicativo,
Così, se posso bellamente ignorare i banner pubblicitare e accettare o rifiutare l'amicizia con imprese potenzialmente in grado di offrirmi servizi non richiesti,  o liquidare un messaggio in bacheca classificandolo come indesiderato, senza che questo intacchi il mio senso etico, lo stesso non si può dire se a postare è un essere umano, con il quale magari hai condiviso  anche momenti di vita non elettronica.
Dunque l'impatto emotivo è più forte. E  più forte sarà la reazione.
Ad un pressing informativo troppo vigoroso, viene da rispondere con una reazione adeguata: l'estromissione del produttore di contenuti dalla rete delle amicizie. O quantomeno, quando è possibile, la sospensione delle interazioni ( risulto ancora "amico" ma non vedo più i tuoi messaggi).
Da parte mia, sto adottando con i link particolarmente insistenti questa soluzione.
Pensateci, se siete autori compulsivi.

Risultati immagini per click

venerdì 30 gennaio 2015

Treequattordici e PI greco


Se devo calcolare la circonferenza o l'area di un cerchio, le formule sono facili. Le abbiamo imparate alle elementari e ce le ricordiamo come un mantra:

         "due volte il raggio per treequattordici"
                  e
         "raggio per raggio per treequattordici"

Quel numero magico, TRE E  QUATTORDICI ( 3,14), da piccolo restava tale: magico.
Crescendo però ho imparato che  quella che usavamo era una approssimazione di π (che noi italiani conosciamo come PI greco ), un numero irrazionale che rappresenta il rapporto tra la circonferenza e il diametro di un cerchio ( ovvero quante volte il diametro sta nella lunghezza della circonferenza ).
Personalmente ricordo a memoria altri due decimali, arrivando a 3,1415,  ma so che  il numero di decimali è infinito. Il numero con le prime venti cifre è 3,14159 26535 89793 23846.



Quadratura del cerchio
La conoscenza via via più raffinata di π è tanto più necessaria quanto più elevata è la precisione richiesta  e dunque quanto più difficile è il problema che si affronta - la formula del cerchio con due decimali è sufficiente per la maggior parte degli usi pratici, per calcoli di ampie dimensioni potrebbero esserne necessari di più, nello studio della matematica si ragiona in termini molto più complessi.

Un diverso grado di conoscenza, ovvero di capacità di gestire le informazioni che si hanno a disposizione, necessita di  una quantità sempre maggiore delle informazioni stesse in un loop virtuoso potenzialmente senza fine.

La sete di conoscenza è dettata dall'interesse che una persona può avere per un determinato argomento.
Un tifoso di calcio è in grado di elencare la formazione della sua squadra preferita, le formazioni passate e persino la traiettoria di qualche gol decisivo. Io, che tifoso non sono, so a malapena il nome delle principali squadre.

Accostarsi ad un argomento senza acquisire un po' di conoscenza su di esso  e poi esprimere su di esso un giudizio, oltre che sbagliato è anche presuntuoso. Eppure accade questo in molte occasioni,  alla maggior parte di noi.
 Si pontifica sulla politica, sull'economia, sui delitti, sui gossip, avendo di questi fatti solo una vaga informazione filtrata dai mezzi di comunicazione. I social, poi, amplificano questa tendenza.

L'albero della conoscenza

Eppure basterebbe a volte non accontentarsi dell'informazione parziale, ma tornare alla fonte, ai dati iniziali,  In fondo la maggior parte delle volte, i dati sono disponibili piuttosto facilmente, Dopotutto non stiamo cercando l'ennesima particella elementare.
Esempio della faciloneria con cui si mettono in circolo le informazioni sbagliate (e ci si forma una pseudo-conoscenza, perchè basata su dati fallaci) sono le bufale. Si copiaincolla con leggerezza, perchè la notizia è sconvolgente, o in linea con le nostre aspettative, o ci commuove o ci indigna .... peccato sia falsa. E non si pensa nemmeno di compiere il piccolo sforzo di una verifica in rete, dove magari si scopre la stessa notizia, solo di un paio d'anni più vecchia.

Il flusso della costruzione della conoscenza non è lineare.
ma con feedback  per l'approfondimento

Raccolta dei dati, analisi e composizione delle informazioni, costruzione e gestione della conoscenza. Aspetti della tensione verso la saggezza che dovrebbe essere prerogativa di tutti gli uomini.
Ma il percorso non è lineare, perchè la conoscenza porta a voler approfondire, quindi a raccogliere più dati e informazioni, in uno ciclo continuo di studio.
In merito a questo, ho realizzato un articolo un po' tecnico sulla rappresentazione grafica di queste relazioni (qui, in inglese).
E' un ottimo tema su cui riflettere e, da parte mia, da studiare ancora molto.

martedì 25 marzo 2014

La presunzione di conoscenza

E' una cosa irritante. Non solo per la spudorata leggerezza con cui si giudicano situazioni e persone avendo a disposizione solo un frammento della verità. Non solo per la veemenza e l'entusiasmo, a seconda dei casi, con cui si diffondono giudizi.  Ma soprattutto per l'evidente parzialità del giudizio, per al sopraffazione dello spirito critico a favore dei pregiudizi, cui basta un cenno, un titolo di articolo, una informazione riportata per  esplodere deflagrando condanne e commenti tranchant.
Un tempo, per le generazioni del dopoguerra, il punto di riferimento culturale era la TV. E in un mondo appeno poco più che rurale, probabilmente bastava. L'interpretazione del mondo era mediata dal mezzo televisivo. E la notizia era vera perchè trasmessa in TV.

Ma ora, con la produzione di informazione che ha già raggiunto nel mondo cifre ben al di sopra della normale esperienza sociale, ( quasi tre miliardi di persone connesse,  cinquecento milioni di tweet lanciati ogni giorno, più di 43.000 ricerche in Google AL SECONDO , giusto per dare i primi numeri che ho trovato ), davvero possiamo accontentarci dell'informazione ri-postata, del titolo sensazionlistico, della notizia tragica che stimola la ricerca del macabro, l'accanimento che soddisfa i nostri peggiori istinti?

Davvero ci basta un  articoletto su Facebook per pontificare su tutto?

Ci sono BUFALE sul Web che prosperano perchè chi le legge non si prende la briga di verificarne la correttezza ( c'è qualcuno che si impegna in questo senso, non solo Paolo Attivissimo, ma anche il sito Bufale un tanto al chilo o, per i casi scientificamente più dubbi, il CICAP, anche con il sito Query On Line).
E nel dubbio, perchè ri-postare rischiando di fare una figura di m. ?
E se  una notizia riportata desta la nostra attenzione, perchè non provare ad approfondire? A volte è sufficiente Wikipedia,  a rimettere le informazioni nel giusto contesto. Altre volte è necessario un po' più di attenzione e qualche sforzo in più, magari sfruttando un motore di ricerca per poter disporre di un serbatoio di conoscenza che garantisca la pluralità di vedute necessaria.
Il mondo è così ricco di aspetti e di complessità che fermarsi ai pre-giudizi ( e soprattutto agire in base a quelli)  indica solo una cosa: la nostra mediocrità.

Se ci lamentiamo che le cose non vanno, che siamo governati da incapaci (!) , che  vorremmo che il mondo fosse più giusto, beh, forse vale la pena partire da noi stessi.

venerdì 24 gennaio 2014

Information Overload

Ho sulla scrivania più libri di quanti ne riesca a leggere, sulla bacheca di Facebook o su Linkedin appaiono più articoli di quanti ne possa consultare, tra i temi che tratto al lavoro ce ne sono parecchi che vorrei approfondire e non riesco, seguo meno i  ragazzi nello studio rispetto a quanto dovrei e leggo solo pochi articoli di giornale, sfoglio soltanto i magazine, anche quelli importanti, e ascolto distrattamente i notiziari, approfondendo solo raramente qualche notizia.
Intanto ho un romanzo da concludere (che poi riesca a pubblicarlo, è un'altra faccenda), un paio di articoli che mi piacerebbe scrivere,  un blog da tenere attivo, così come il notiziario della intranet aziendale.
Tutto questo in mezzo alle vicende familiari, agli affari personali, ai sogni di nuove e migliori sistemazioni, al tentativo di alimentare la rete di conoscenze e di dare un contributo alla comunità dove vivo.
Se questo non è information overload....

lunedì 11 novembre 2013

E' la suspence, bellezza!

Un sistema di comunicazione esiste, evidentemente, quando c'è qualcosa da comunicare.
Quando cioè il ricevente è in deficit informativo ( nella Teoria matematica della Comunicazione, Shannon lo chiama incertezza ) che l'emettitore è in grado di soddisfare.
Ad esempio di fronte ad un semaforo, siamo in deficit informativo, nel senso che vogliamo sapere quando sia possibile passare dall'altra parte della strada, e il semaforo è in grado di colmare questo deficit fornendo il segnale luminoso convenzionale ( se i colori fossero scambiati, ci sarebbe ancora informazione? ).
Più alto è il numero di informazioni che un sistema è in grado di trasmettere, più alto sarà il grado di incertezza da coprire.
Nella narrazione questo deficit è altissimo. L'aspettativa del lettore è costruita in base alle poche informazioni che la copertina, il titolo, il risvolto ed eventualmente qualche critica letteraria gli ha fornito.
Diversamente dagli altri sistemi, nel sistema narrativo l'abilità del narratore ( la sua riuscita, che altrove sarebbe quella di essere in grado di dare il cento per cento di informazioni) non è quella di fornire dati esaustienti, che azzerino la sua curiosità, ma sta nel mantenere in equilibrio il lettore tra la quantità di informazioni che viene offerta durante lo svolgersi narrativo e il deficit informativo ancora da riempire ( eventualmente alimentato da ulteriori eventi). Il trucco è non portarlo mai a zero, nemmeno alla conclusione ( magari ricorrendo ad un cliffhanger), non soddisfare mai per intero la curiosità del lettore, sia per eventuali sequel dell'opera, sia per indurre quels senso di incompiuto che tanto caratterizza la nostra esistenza.   E'  la suspence che rende appassionante un racconto.

giovedì 11 aprile 2013

Informazione modulare

Per lavoro, ma anche per piacere ( mi piace fare queste cose - ci sono a volte aspetti piacevoli del lavorare in una azienda hi-tech ) sto esaminando strumenti che mettano in pratica il concetto di modularizzazione dell'informazione.
Prendiamo in considerazione ad esempio un articolo scientifico o tecnico.
Spesso quello che serve del testo sono solo alcune parti, alcuni concetti immersi in una conversazione che ha di solito lo scopo di "preparare il lettore" indicando gli ambiti, temporali, spaziali, metodologici e semantici entro i quali si produce l'informazione.  Inoltre  queste informazioni potrebbero essere utilizzate in differenti modi, pubblicate sotto diverse forme,  schede tecniche,  abstract, articoli di taglio meno tecnico, summary.
Lo scopo di modularizzare l'informazione e` dunque quello di confezionare in modo adeguato l'informazione sin dalla sua creazione  (  o dalla sua estrazione da dati prodotti in molti modi possibili ) in modo che sia riutilizzabile senza ulteriori adattamenti per gli scopi sopradescritti.
Si hanno dunque una serie di vantaggi, nel modularizzare:

  • sintesi - l'informazione e` presentata sinteticamente, con formule  il piu` possibile non ambigue, con un linguaggio semplice e conciso;
  • riuso - l'unita` di informazione  puo` essere riutilizzata in molti modi, anche molto differenti dallo scopo iniziale;
  • indipendenza di stile -  la modalita` di presentazione dell'informazione e` indipendente dalla forma, dallo stile del produttore dell'informazione stessa.
  • aggregazione - l'unita` di  informaziono puo` essere aggregata con altre con uno sforzo minimo.  
In questa ottica ogni articolo, ogni pagina web possono essere considerate come un aggregato coerente di unita` informative. Esistono strumenti che gestiscono questo ( e che sto studiando) ad esempio DITA XML
 dita-bird_0.jpg
Strumenti social quali Twitter obbligano in un certo senso a seguire questo modello, almeno nel senso della sintesi, e  l'idea trova contributo ideale nel lavoro di "asciugatura" della prosa in rete fatto da persone in gamba come Luisa Carrada.

Il rischio che si corre tuttavia e` che la modularizzazione annulli la narrazione. Le informazioni sono in relazione tra loro. O meglio noi stabiliamo relazioni tra le informazioni in base alle nostre necessita`, ai nostri interessi. Se pero` la rete delle relazioni non viene trasmessa, il suo processo di costruzione deve essere rifatto.
Come nel gioco del Lego ci sono diversi tipi di mattoncini, ma e`solo guardando le istruzioni che si riescono a realizzare oggetti completi e complessi, cosi` nella condivisione delle informazioni, oltre alle singole unita` di informazione, e` importante trasmettere anche l'architettura.

lunedì 2 aprile 2012

The Information: una breve riflessione

Non sono veloce quanto vorrei nella lettura.
Altre cose di maggiore urgenza prendono il sopravvento.
Cosi` ho appena superato la meta` del voluminoso libro di J.Gleick The Information, acquistato nel luglio scorso.
Sino a poche pagine fa ancora non riuscivo a capire quale fosse il tema nascosto che una narrazione cosi` dettagliata dell’evoluzione del trattamento della informazione nascondesse.
Quale fosse il messaggio, insomma.
Ho provato dunque a fare una prima breve riflessione, che qui vi propongo:

Come razza umana, mediamente non abbiamo poteri telepatici (non escludo a priori che qualcuno li abbia, ma non ho mai letto di prove che abbiano soddisfatto i criteri scientifici). Altrimenti non avremmo dovuto sviluppare così tanti e diversi linguaggi e così articolati.
Essi, i linguaggi, così come le scritture e i vari simbolismi, rappresentano il tentativo di concentrare in simboli esterni a sè quanto elaborato nella propria mente.  Con lo scopo ultimo di comunicare agli altri il proprio pensiero.
CI si deve mettere d’accordo sul significato da dare ai simboli, tuttavia.
Il processo prevede che usando concetti universalmente accettati  ( una tacca per indicare l’uno, due tacche per il due, una mano aperta per il cinque -da cui il V romano - e cosi` via)  si iniziano a codificare concetti che fanno da base per comunicazioni via via piu` complesse e ricche.
Questo meccanismo richiede quindi che per una comunicazione sempre piu` complessa ci si attrezzi di competenze ed esperienze sempre piu` complete.
La storia della comunicazione ( dell’informazione) e` la storia di una ininterrotta codifica.

Spero di riuscire a proseguire con la lettura e cogliere altri aspetti della gestione della informazione e della sua comunicazione.

venerdì 21 ottobre 2011

Motivational Design

Quello che sfugge a molti, nel contesto delle attivita` lavorative, e` che l'utilizzo delle reti sociali in azienda  non segue una legge lineare.  Cosa che e` vera a maggior ragione nei Social Network pubblici, ( Facebook  e Twitter, per esempio )   ma in questo caso la selezione naturale fa dimenticare gli insuccessi e le difficolta`, cosi` come anche la base numerica diluisce in parte l'impatto che queste reti hanno  finore sull'intera comunita` mondiale.
In realta` le dinamiche aziendali di cui tener conto sono complesse, il comportamento, come dicevo, non e` lineare.
Le basi teoriche per comprendere  questi meccanismi si trovano:

  • nella teoria della complessità;
  • nelle scienze umane ( specialmente sociologia e psicologia );
  • nella teoria delle reti;


Queste basi vengono usate da G.Giacoma e D.Casali per sviluppare una metodologia per i social network, nel documento dal titolo evocativo: Motivational Design ( in Creative Commons, scaricabile qui ).
Documento che mi sta aprendo gli occhi su  uno dei problemi piu` grossi quando si parla di diffondere le reti sociali in azienda: la partecipazione.
Ad ogni approccio alla Rete, ogni singola persona è spinta da motivazioni che possono  essere di diverso tipo, ma che possono essere ricondotte a quattro classi, quelle più importanti e ricche di conseguenze:

  • competizione,
  • eccellenza,
  • curiosità,
  • appartenenza.

Comprendere appieno come queste leve muovano le interazioni sociali della Rete permette di capire un po' di più la Rete stessa,  mentre nel contesto aziendale, se si vuole che l'investimento tecnologico abbia un ritorno , le motivazioni relazionali devono essere correttamente identificate e agevolate.
Concetti, questi, che meriterebbero maggiore diffusione, affinchè dalla Rete si possa trarre il miglior beneficio con il minimo investimento.
Un grazie doveroso a  Giacomo Mason per le indicazioni e i suggerimenti su come migliorare il nostro tumultuoso rapporto con il Web.

martedì 29 marzo 2011

Al tamburo tribale mancano ... gli occhi!


Ho gia` avuto occasione di ribadire, in questa sede, l'importanza in ambito locale di uno strumento come la radio ( qui e qui ). Rilevo tuttavia una difficolta`, che non e` solo la mia personale  nel trovare slot temporali da dedicare a  questa attivita` (il programma  ZTI su RCS  e` da tempo in sospeso ) - di idee da implementare ce ne sarebbero e se ne potrebbero trovare altre, quel che mi manca, oggi, e` il tempo nella fascia oraria "pregiata" della prima serata.
Dicevo, se da un lato il senso della presenza di uno strumento che aiuta a fare comunita` locale non cede di un millimetro, e basterebbe la presenza costante alle celebrazioni liturgiche e alle sedute del consiglio per dare giustificazione di un impegno comunque gravoso, dall'altro si devono fare i conti con le mutate condizioni, soprattutto in termini di scambio comunicativo.

Intervista al Sindaco a Persona e Citta`- RCS 93.9
Asincronizzazione 
C'e` una tendenza in atto ormai da parecchi anni, a partire da quando il  (video)registratore e` entrato nelle nostre case, ma che ha acquisito via via piu` piede al migliorare dell'offerta tecnologica. E` la asincronizzazione della ricezione, ovvero il fatto che per ascoltare o vedere un programma non e` necessario restare sintonizzati, ma e` sufficiente registrarlo su un supporto e quando si e` piu` comodi, godersi lo spettacolo.
Questo fatto, il poter fruire i contenuti ( mi suggerite un altro modo di esprimere questo concetto? fruire i contenuti non mi suona bene... ) , e` stato ed e`  il punto di forza della comunicazione scritta: non si deve essere presenti nello stesso momento per acquisire le informazioni, e` sufficiente afferire allo stesso mezzo, l'autore in modalita` input, il lettore in modalita` output. Questo permett ai documenti scritti di attraversare il tempo e mantenersi "freschi" anche dopo decenni o secoli.
Certo, le emozioni che si hanno alla partecipazione ad un evento in diretta ( un concerto, un teatro, uno spettacolo di cabaret)  non si provano allo stesso modo  attraverso i mezzi elettronici ( radio o TV o cinema), e comunque la maggior parte dell'offerta mediatica e` registrata rendendo vana, senza significato la necessita` di sincronizzarsi con l'orario di trasmissione dell'offerta stessa ( cosa che vale ancora per le dirette di grandi eventi, come olimpiadi e mondiali di calcio, celebrazioni mondiali storico e politiche, etc. )

Pero` sino a poco tempo fa, per radio e televisione , per la maggior parte delle persone la sola modalita` possibile era quella di sintonizzarsi all'ora giusta per poter ascoltare o vedere il programma preferito.

Poi e` arrivata l'alta tecnologia, con le offerte Pay TV ( canali che in differita trasmettono la stessa programmazione di quello principale), Pay per View ( scegli cosa guardare ), e Internet, con YouTube,  Tv in streaming, tools  come MegaVideo, o modalita` di peer-to-peer piu` o meno legali.
Anche le radio offrono la trasmissione in streaming, e i podcast dei programmi piu` importanti.

Con questo anche la radio locale, ma non solo, direi ogni organizzazione che si propone di dare informazione locale, deve confrontarsi.

 Multimedialita`
L'altra criticita` da tenere in considerazione   e` il mescolarsi dei diversi aspetti comunicativi: parola, grafica, musica, video, con lo scopo di offrire contenuti sempre piu` interessanti, sviluppano in sinergia mediatica  un prodotto che  vuole rendere piu` completa l'esperienza dell'acquisizione dei contenuti.
Per sua natura la radio e` monocanale: impegna solo l'audio e permette anche di fare altro, mentre la si ascolta, soprattutto in caso di trasmissioni non particolarmente impegnate.
Tuttavia, nella ricerca di un posto al sole, soprattutto per mezzi a diffusione locale, l'uso della multimedialita` a complemento o per promozione del mezzo audio potrebbe fare la differenza.
Il punto e` che il linguaggio radiofonico, oggi, o e` sostenuto da un poderoso impianto redazionale, in grado di offrire programmi che sollecitino l'attenzione e che , o rischia di assumere il ruolo che era qualche anno fa la filodiffusione: un tappeto sonoro a compagnia delle attivita` di (pochi) ascoltatori, senza nessuna capacita` di farsi voce della comunita` di cui e` parte.

Quali siano le soluzioni, non lo so. Forse e` possibile sperimentare forme nuove di produzione , integrare allo strumento classico le possibilita` offerte dal Web oggi ( a partire da You Tube, la maggior parte delle trasmissioni radio potrebbe essere anche registrata in video e pubblicata ), non solo in funzione di replicatore dei contenuti, ma cercando nuove strade, nuove soluzioni, magari dirompenti come lo e` stata la radio, trent'anni fa.

mercoledì 9 febbraio 2011

Sulla cresta dell'onda

Nel computo dei (pochi) pregi  e difetti che Facebook ha, pur essendo un potente strumento di comunicazione,  elencherei tra i difetti un meccanismo perverso, che colpisce soprattutto chi vuole usarlo per veicolare contenuti  che non siano i re-post di messaggi gia` trasmessi da migliaia di utenti e che si diffondono per contagio naturale.
Facebook e il suo creatore: Mark Zuckerberg

Mi riferisco alla volatilita` dei messaggi, che permangono in bacheca per un tempo variabile ma strettamente dipendente dal trafffico che c'e` al momento;  pertanto la difficolta` di chi come me e come i blogger cernuschesi ( ma credo che sia un fenomeno che colpisce tutti i comunicatori "locali"  che intendono far sentire la propria voce attraverso FB) intende usare questo strumento per pubblicizzare le proprie iniziative o le proprie idee  equivalgono a cercare di far prevalere la propria voce e i proprio prodotto in un mercato vociante e chiassoso.
( Chi vusa pusse` la vaca l'e` sua - chi grida di piu` riesce ad ottenere la vacca - dicevano i nostri avi lombardi).
Dunque pare che la soluzione sia quella di essere permanentemente connessi e reiterare periodicamente i messaggi, le segnalazioni di eventi, i commenti e le condivisioni, cosi` da essere sempre sulla cresta dell'onda mediatica  che si infrange sulla comunicazione  tramite il computer.
Il che implica un consumo di risorse ( fisiche - connessione e temporali ) che non sempre sono a disposizione, specie se quello che si condivide in rete non e` frutto dell'attivita` lavorativa principale.
Ma, visto che l'evoluzione non si ferma, e la tensione a comunicare non si riduce nei termini previsti dal tool oggetto di questo post,  si puo` prevedere che altre forme di diffusione delle notizie e delle informazioni di ambito locale appariranno fra breve tempo a riempire questa nicchia.
E magari a mandare in soffitta FB e company.

venerdì 4 febbraio 2011

Interfacciarsi con gli uomini non e` un lavoro facile

Non sto parlando delle difficolta` che incontrano le escort  oggi sotto i riflettori mediatici, nello svolgimento del loro lavoro (...) .
Mi riferisco al problema delle interfacce utente nei sistemi automatizzati, ma piu` in generale di tutti gli strumenti (ivi compresi i moduli cartacei ) che suppliscono alla comunicazione vis a vis tra un operatore fornitore di servizio e il fruitore dello stesso.
Se una persona con necessita`di liquido va in banca e si presenta ad uno sportello, se e` fortunato trovera` un impiegato che cerchera` di comprendere le ragioni dell'utente ed eventualmente lo  guidera` verso la soluzione alle sue necessita` ( ad esempio il quantitativo giusto da prelevare, al limite, se la somma e` ingente, un consiglio su una diversa forma di pagamento, etc. ).
Davanti ad un distributore automatico di contante ( ATM o Bancomat), invece, e` l'utente che deve sforzarsi di comprendere come il sistema intende fornire il servizio. E` necessario dunque che le istruzioni che il sistema fornisce siano le piu` chiare possibili. Questo, per fortuna, solitamente per i bancomat e` mediamente vero.
Ho progettato l'interfaccia anche di questo prototipo...non era gran che, ma era funzionale e funzionante!


Ho avuto possibilita` di fare esperienze nel campo delle interfacce, dovendo preoccuparmi di fornirle al mainstream dei progetti ai quali partecipavo, sia hardware che software, quindi con un taglio molto spartano e  certo senza quella task force necessaria ad un progetto di qualita`.
Non mi posso dunque considerare un esperto (  quelli li trovate qui  e qui e qui ) ma penso di non scandalizzare nessuno se dico la mia su questo argomento.
Anche perche` la mia riflessione, in questo caso, non e` prettamente tecnica.

Dato che per gli uomini e` piu` semplice entrare in sintonia con i propri simili che con le macchine, la tendenza di ogni persona e` di antropomorfizzare i comportamenti dei  sistemi, dando loro intenzionalità e emozioni che tutt'al più possono appartenere al realizzatore del sistema in questione. In questo modo i comportamenti inspiegabili della macchina possono essere ricondotti a categorie comportamentali umane ( "  il PC non VUOLE eseguire quel comando", " l'auto mi ha abbandonato" ). Se da un lato questo permette un approccio piu` amichevole a dispositivi che si fanno sempre piu` complicati, se l'antropomorfizzazione non e` intenzionale, ovvero studiata dai progettisti per avvicinare l'utente al servizio (esistono in rete alcuni avatar - assistenti per qualche particolare funzionalita` ), rischia di fuorviare l'utente, che potrebbe perdere il controllo di quanto sta facendo, abbandonando il campo.
Ma di questo gli esperti di cui sopra hanno molte piu` cose da dire di me. Quello che in questa riflessione scaturisce ( non facilmente, che 'sto post ce l'ho in canna da una settimana almeno ) e` che in realta` l'interfaccia , sia statica come un modulo su carta che dinamica come una schermata di computer,  mette in comunicazione l'utente con il designer di tali interfacce. Questo e` il fulcro del sistema, l'aprire un canale per acquisire/trasmettere dati e informazioni e` sempre un processo comunicativo il piu` delle volte asincrono, che deve attenersi a regole e convenzioni che ne agevolino lo svolgimento  E delle capacita` di comprendere i paradigmi espressi nell'interfaccia e` cosa  di cui si deve tener conto in fase di progettazione.
  Cosa che non si fa mai, come purtroppo cosi` spesso si vede.

venerdì 7 gennaio 2011

Essere ingenui, per non dire gonzi, in rete e anche fuori

L'ingenuita` e` una caratteristica umana, nemmeno del tutto negativa, credo derivante dalla naturale empatia necessaria a vivere un vita di comunita` come la nostra.
Essa però diventa pericolosa quando si incontra chi di questa ingenuita` si approfitta.
Crescendo, un bimbo spontaneamente ingenuo acquisisce quelle conoscenze ed  esperienze che  lo portano a diffidare di chi afferma che gli asini volano ( perche` non ne ha mai visto uno e non dispongono di ali ) o che seminando monete nel campo dei miracoli se ne potranno avere cento volte tanto.
Nell'eta` della maturita` si puo` cascare nella rete dei truffatori o semplicemente dei contaballe solo se questi sono veramente bravi, se argomentano con competenze che a noi mancano, se usano tecniche seduttive che abbassano le nostre difese sociali e ci portano a fidarci di loro. Ma e` una operazione molto dispendiosa per chi la attua e il cittadino medio non si lascia incantare troppo facilmente ( diverso sono i casi come quelli delle truffe agli anziani ,  dove scattano altre leve quali l'innalzamento del livello di preoccupazione per le proprie condizioni di vita ).
Ci si potrebbe aspettare che lo stesso scetticismo possa essere applicato alle frequentazioni in rete... invece si cade come pere mature nella rete degli ingannatori, complice forse l'immediatezza dell'interfaccia utente delle applicazioni web, che portano ad agire senza pensare molto alle conseguenze, che si presume siano semplicemente virtuali, mentre purtroppo alcune volte sono pesanti anche nella vita reale.
Non è nemmeno necessario che chi inganna lo faccia per secondi fini: a volte basta che una diceria, una falsa notizia piaccia e venga fatta circolare per poi diffondersi a macchia d'olio nella rete.
E' il caso delle bufale, notizie spacciate per reali e che invece sono costruite ad arte o sono il frutto di un sovraccarico di informazioni nono verificate che come un meme si diffonde quasi in maniera autonoma, sfruttando proprio l'ingenuità di alcuni degli abitanti della rete. ( Peraltro il galateo della rete, la netiquette, vieta le catene di sant'Antonio,

Di per se questi fenomeni non sono deleteri; posto che non si creda più alla mail della signora vedova dell'ambasciatore del Ghana che ti chiede aiuto per depositare una ingente somma , quello che al massimo può capitare è di trovarsi la mail piena di messaggi inutili ... ma è proprio solo questo il rischio?
Non si corre piuttosto il rischio di perdere di vista le infinite possibilità che lo strumento internet offre e ridurlo ad un semplice amplificatore di gossip e disinformazione?
Tutti concordano nel ritenere dirompente l'innovazione tecnologica che permette di creare piazze virtuali nelle quali condividere pensieri, immagini, scoperte. Ma la base per la costruzione di un modo efficace di comunicare, che si districhi anche dal pantano dell'information overload  è data dalla certezza della verità, dal pensare che esista una onestà di fondo, e che esistano gli strumenti per garantire  che la verità sia sempre al primo posto.
 Perchè questi strumenti esistono. Il primo è la propria capacità di analisi critica, quel senso di fastidio quando si legge di uno scoop troppo appetibile per essere vero o se arriva da canali sospetti.
Un altro, fondamentale, è l'aiuto che ci viene da siti come quelli di  Paolo Attivissimo per la lingua italiana tenace esploratore della rete e del mondo della comunicazione alla ricerca delle verità  alle quali troppo spesso viene preferita la notizia ad effetto o la diffusione di paure irrazionali. In caso di dubbio, consultatelo.

L'evoluzione della razza umana verso un mondo migliore passa anche dalla capacità di scegliere  e di cogliere la verità nelle cose che ci circondano. La rete è una grande opportunità per questo, cerchiamo di sfruttarla bene.

sabato 2 ottobre 2010

Ottimismi del Web


Gran parte della letteratura che analizza i fenomeni della rete e` pervasa da una ondata di ottimismo, che vede nel World Wide Web la chiave di volta di una rivoluzione culturale e sociale, aprendo possibilita` veramente democratiche di sviluppo economico, sociale e culturale.

Economico perche` grazie alla pervasitiva` delle informazioni, una buona fetta del lavoro cambiera` paradigma, con la fine di una struttura gerarchica di controllo e l’avvento di piattaforme collaborative ( come gia` sta avvenendo per il software con l’open source - per i profani, Linux e` un esempio di sistema operativo Open Source, dove tutti possono contribuire alla sua creazione, un altro esempio e` Wikipedia, i cui contenuti sono contributo di migliaia di persone, tra le quali vige anche un severo autocontrollo ).
Sociale, perche` gia` ora il contributo in rete di uno studente dello Sri Lanka e` paragonabile a quello di un tycoon di Wall Street. In moli ambiti del Web, la democrazia e` declinata ai suoi piu` alti livelli ( non ancora nella vita reale delle persone che al Web accedono )
Culturale, perche` a predominare tra i contributor della rete vi sono concetti come la Terza cultura, promozione di un ponte tra l’umanesimo e le scienze e tra gli studiosi e i normali fruitori di contenuti.
Ma certo io non sono il piu` indicato ad illustrare quanto la Rete sta entrando nelle nostre vite. Molto meglio di me possono Don Tapscott e A.D. Williams con Wikinomics, Luca De Biase con l’Economia della Felicita`, o Mark Buchanan con Nexus, o ancora John Brockman con La terza cultura, oltre a molti altri.
Ma sono davvero giustificate tutte queste rosee previsioni? Quello che si assiste pare essere un uso del web molto superficiale, o con intenti criminali. Questo almeno è quanto riportanto i media tradizionali, che della rete probabilmente non hanno ancora colto il potenziale esplosivo ( con poche eccezioni ).
Certo, navigando l’impressione che si ricava non è del tutto positiva: di Facebook ho già detto qui, ma anche in altri ambiti la solfa è, se non la stessa, molto simile.
Abbiamo un esagerato numero di blogger autoreferenziali, che trovano gusto nel parlare di quello che hanno mangiato o di qual’è la temperatura corporea del gatto, ma anche in autorevolissimi siti di social network professionale, quali linkedin, si osservano fenomeni curiosi: personaggi che raccolgono indiscriminatamente contatti ( di solito sono head hunter, ma non sempre ) altri che propongono discussioni di temi generali per cercare poi di subdolamente piazzare i propri prodotti, colleghi di cui non sapevi nulla che improvvisamente diventano prolissi e chiedono una tua segnalazione per aumentare il proprio punteggio in vista di un cambio di lavoro. Per non parlare poi di quei fenomeni metamediatici, per cui i video più scemi sono anche i più visti. Quasi che la morbosità trovi nella Rete un canale preferenziale.
Ed è questo che mi scoraggia di più: dai virus ci si può, di solito e usando l’intelligenza, difendere, gli hacker, da non confondere con i cracker, che non sono i prodotti da forno, ma i veri criminali informatici, sono degni di ammirazione, ma la facilità con cui si mette da parte il cervello quando si naviga in rete è veramente difficile da contrastare.
Pure, devo molto a Internet.
Lo uso tutti i giorni per lavoro, e l’accessibilità delle informazioni è una delle grandi conquiste per chi come me si muove in campi non consolidati o poco conosciuti.
Ma soprattutto, in un momento della mia vita in cui c’è poco spazio per coltivare relazioni nel modo usuale, ovvero incontrandosi vis a vis, condividendo esperienze ma anche tempi morti, la possibilità di comunicare attraverso gli strumenti di Internet mi ha permesso di mantenere, anzi accrescere le relazioni e di continuare a dare il mio contributo quanto meno alla comunità di riferimento, ovvero quella cittadina, se non all’intera Rete.
Per questo, sì, sono ottimista. Credo che Internet e le relazioni mediate da computer possano essere uno strumento di promozione umana, che accresca la vicinanza tra gli uomini e la collaborazione per un mondo più equo.
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.