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giovedì 2 dicembre 2021

La campagna di crowdfunding per Madreselva è iniziata!

  La campagna di crowdfunding organizzata dall'editore bookabook per  Madreselva è iniziata!

Come potrai immaginare sono piuttosto emozionato nell'affrontare questa sfida che si esprime in una modalità innovativa e vede il tuo coinvolgimento.
Le campagne di crowdfunding si basano sul finanziamento diffuso di chi è interessato al prodotto e ne prenota uno o più copie.
Se ti interessa il progetto puoi fare una prenotazione fino a un massimo di 5 copie, seguendo questo link.       
Potrai così scaricare la versione in pdf del manoscritto, per una lettura in anteprima.


venerdì 5 aprile 2019

L'Universo, Dio e l'orticello di casa

Leggere "Onde nello spaziotempo" di Govert Schilling, e le "Lezioni" di Carlo Rovelli,  accessibili  ( specialmente il primo) anche a chi ha poche o nulle competenze in fisica, ti cambia completamente il modo di interpretare l'Universo.
Questi testi spiegano come le leggi che regolano l'Universo siano, con buona approssimazione (la certezza assoluta non fa parte del bagaglio mentale dello scienziato, disposto a dubitare anche del sorgere del sole) quelle descritte da Einstein, e perfezionate e confermate poi negli anni, sulla relatività.
Certo, la vita quotidiana sulla Terra resta la stessa: i fenomeni fisici che osserviamo non sono se non marginalmente influenzati dalle leggi relativistiche, con l'esclusione del GPS, ad esempio, che non sarebbe così preciso se non si tenesse conto, nei calcoli, della relatività. 
Insomma, un bicchiere lasciato cadere si frantumerà in mille pezzi e una palla rimbalzerà come ha sempre fatto.




Cambia però la percezione che ho del mondo. L'universo non è quello di Star Wars, con la Forza che agisce simultaneamente in tutti i pianeti, fregandosene bellamente della massima velocità possibile, quella della luce.
Per la nostra esperienza  quotidiana, la luce ha velocità praticamente nulla. Schiacciamo l'interruttore e TACC! la luce arriva. Ma se vogliamo  fare conversazione con un abitante della Luna, tra domanda e risposta  passeranno perlomeno tre secondi (1 secondo e mezzo per andare e 1 secondo e mezzo perchè la risposta arrivi; la Luna dista mediamente 384.000 Km dalla Terra). Dimenticavo, le onde radio nel vuoto hanno la stessa velocità della luce.
In tema di distanze, sconvolge pensare che la luce del Sole ci mette circa otto minuti e mezzo, sono circa 498 secondi,  per arrivare a noi.  
Fate questo esperimento: prendete un metro da muratore, lungo almeno 5 metri, e confrontate la distanza di 3 cm ( distanza Terra-Luna) con l'intera lunghezza del metro ( distanza Terra-Sole).


La supernova vista da Keplero nel 1604  esplose agli albori della civiltà, e la sua luce viaggiò per 18.000 anni prima di arrivare a noi.
SN 1604

Ma se le distanze astronomiche  ci atterriscono, ancora più sconvolgenti sono le rivelazioni in merito alle onde gravitazionali.  Tutti conosciamo la gravità, perchè ne facciamo esperienza quotidianamente, senza di essa fluttueremmo nello spazio.  La gravità ci spinge a terra, perchè una forza attrattiva tra le masse.  Einstein scoprì che la gravità,o meglio l'interazione gravitazionale,  a livelli astronomici è una modifica dello spazio tempo ( più correttamente una curvatura) data dalle masse enormi in gioco: pianeti e stelle, molte di esse centinaia, migliaia di volte più massiccie del nostro sole.
Ci sono delle conseguenze, in questo.
Il tempo non scorre allo stesso modo in tutto l'Universo, dove c'è maggiore massa il tempo rallenta.
Non siamo oggetti immersi nello spazio-tempo; noi SIAMO lo spaziotempo.
Ogni particella esiste perchè frutto di una interazione tra massa e energia:  la realtà è interazione.



 A questo punto entra in scena Dio ( per chi crede nella sua esistenza, ma anche per chi non crede, ma si pone il problema) . Come si colloca in questo Universo? Ne è parte? O sta al di fuori?  E' nello spazio, è parte di esso, o lo travalica?
Già Sant'Agostino si era posto questo dubbio, nelle sue Confessioni. E si era tra il terzo e quarto secolo dopo Cristo.
E se davvero Dio è entrato nella Storia dell'Uomo per donarci suo Figlio, come avrebbe fatto? Avrebbe dovuto deformare il tessuto spazio-temporale in un modo che, al confronto, la collisione di due buchi neri supermassicci sarebbe stata come un soffiio di vento.


Ho suggerito una serie di pensieri, ognuno di essi meriterebbe ore di discussione e decine di letture di approfondimento; comunque la si pensi su Dio, alla luce di quanto stiamo comprendendo sull'universo e sulla realtà , pensare di poter coltivare ancora l'orticello di casa, dove si coltivano pregiudizi, egoismi  e  mindset statici ( "si è sempre fatto così, perchè cambiare?") credo sia quanto di più controproducente per la sopravvivenza della specie umana.

Libri:
Govert Schilling, "Onde nello spaziotempo. Einstein, le onde gravitazionali e il futuro dell'astronomia", Codice Edizioni, 2018
Carlo Rovelli, "Sette brevi lezioni di fisica", Adelphi, 2014
Carlo Rovelli, "L'ordine del tempo", Adelphi, 2017

mercoledì 7 marzo 2018

Linguaggi, alieni, contesto

Alieno: che appartiene ad altri, estraneo
Nella connotazione di alieno, tanto ha fatto la fantascienza, presentando esseri di mondi lontani, con comportamenti, linguaggi, culture differenti dalle nostre. Ma trattandosi di prodotti umani, gli alieni cinematografici non sono altro che specchi delle nostre culture.


C'è un alto livello di inquinamento rumoroso nei nostri ambienti urbani, che sovrasta  i suoni dei vicini di casa non umani che sono ospitati nei giardini, nei parchi, sui terrazzi.
E se anche  i canti degli uccelli raggiungono i nostri orecchi, sono suoni a noi ignoti, alieni.
Pure sono linguaggi a tutti gli effetti, complessi, tanto che a ciascun verso viene  assegnato un differente verbo.
Il fringuello chioccola, mentre il pappagallo ciangotta. Il passero cinguetta, la tortora tuba ( sempre in coppia, da qui il parallelo con gli amanti), l'usignolo gorgheggia. La cornacchia ci disturba con il suo gracchiare, e si sovrappone al pigolare dello scricciolo o al garrire delle rondini e dei balestrucci. L'anatra starnazza e il falco stride, così come l'aquila, che però si guarda bene dallo scendere sino alla periferia urbana.
La complessità dei messaggi sonori, pur se prodotti da animali dall'intelligenza limitata, è tale che anticamente veniva definita come "Lingua degli Uccelli" un linguaggio mistico, perfetto, a volte di origine divina, solitamente precluso agli uomini o riservato solo a pochi iniziati.


Ho tra le mani un bellissimo erbario , datato 1522. Naturalmente non l'originale, ma una copia anastatica. Vi sono elencate numerose piante, le loro proprietà e caratteristiche. Eleganti immagini, ottima impostazione ,quasi scientifica.



Non capisco quasi nulla di quello che vi è scritto.

E' inequivocabilmente italiano ma ,complice la mia ignoranza anche botanica, oltre che letteraria, una frase che reciti
"Lo genebro sie caldo & secco nel terzo grado: & quando si troua nelle recette si de intender lo frutto"
mi risulta ardo da comprendere.

Il primo scoglio è il tipo di carattere: sono font non più usati, con la s che somiglia alla f , la v assente, sostituita dalla u . Le frasi sono consecutive, senza spazi o a capo.
Ma soprattutto  ho una grave lacuna semantica che mi impedisce di capire cosa significhi "caldo & secco nel terzo grado".

Insomma, se non si riesce a entrare nel contesto storico-culturale in cui questo testo è stato scritto, esso risulta quasi per niente comprensibile.
Un breve transito in rete mi viene in aiuto, e scopro che quei termini arrivano dagli studi di Ippocrate e Galeno sulle qualità degli oggetti naturali, che sono caldo, freddo, secco, umido.

Se avessi voglia di approfondire, potrei studiarmi il pensiero medico antico e quindi sarei in grado di comprendere il testo dell'Erbario.

Dovrei dunque entrare nel contesto.



È il contesto che crea l'informazione.
Prendiamo ad esempio la sequenza di lettere f-i-n-e :

FINE

In italiano esistono almeno ( per non farla troppo lunga) tre significati per questa parola
1) sottile, minuto
2) obiettivo
3) conclusione
se poi lo si legge in un contesto inglese, assume altri significati ancora, quali "bene", "bello".

Il contesto fa la differenza
Non si tratta solo di un tema inerente alla Teoria dell'informazione, nel cui ambito  il contesto  è uno dei fattori che determina la ridondanza ( W. Weaver, Some recent contributions to the Mathematical Theory of Communication,1949, cap. 2). 

Entrare in un contesto significa assorbire l'ambiente, percepire tutte quei piccoli segnali che lo costituiscono.  Senza preconcetti.

Entrare a contatto con una cultura che ci è aliena (fosse anche semplicemente  lontana), assorbirne le abitudini, le regole, ci porta a comprenderne il pensiero, espresso attraverso il linguaggio.   Persino gli etologi, studiando il comportamento delle specie animali, ovvero entrando nel loro contesto, riescono a ricavare i significati portati dal rozzo vocabolario di suoni.
E quello che un tempo era alieno, inizia a diventare familiare.


mercoledì 9 agosto 2017

Ogni cosa è collegata


Prendo in prestito, parafrasandolo, il titolo di quel libro di Jonathan Safran Foer  ("Ogni cosa è illuminata") che giace  ancora sul mio comodino, surclassato da altri che mi hanno con più forza attirato.
A prescindere dalla mia scaletta di lettura, anche questo libro affronta il tema delle relazioni. Il protagonista, "l'eroe", cerca in Ukraina le radici della propria famiglia, e così facendo condivide la sua esperienza di ricerca con rocamboleschi personaggi che dovrebbero fargli da guida. Un intreccio di relazioni del passato che suscitano il mettersi in gioco di oggi , e le relazioni che ne derivano.
( Digressione: anche in "Cloud Atlas, Atlante delle Nuvole, di David Mitchell per certi versi, si tratta il tema citato dal titolo di questo post )
In effetti trovo il tema della relazione in ogni documento in cui mi imbatto. Di Rovelli e della descrizione della realtà fisica dello spazio-tempo come conseguenza di quanti di energia che sono in relazione tra loro  ho già parlato qui.
Ma anche l'ultimo libro letto, La saggezza degli alberi, di Peter Wohlleben, contiene una importante rivelazione per chi come me, pur amandoli e in grado di riconoscerne qualche specie, è sostanzialmente analfabeta in fatto di biologie e etologia degli alberi.
Essi comunicano con un linguaggio articolato e complesso, fatto di molecole  odorose come reazione ad aggressioni, che vengono avvertite dai cospecifici sottovento, radici intrecciate che scambiano sostanze. cambiamenti nella chioma in risposta a eventi atmosferici. Di queste informazioni traggono vantaggio non solo i cospecifici, ma anche altre essenze vegetali e molti degli organismi animali che vivono , letteralmente , all'ombra degli alberi. Pure gli uomini, quelli esperti, che conoscono il linguaggio degli alberi, traggono informazioni utili, ad esempio alla manutenzione del bosco.

L'informazione si trasmette da una specie all'altra e ogni essere deve mettere in relazione quell'informazione con le sue necessità e con la conoscenza pregressa.

La conoscenza stessa è relazione. Ogni elemento  informativo viene messo in relazione con gli altri affinchè si possano sviluppare considerazioni  di buon senso, osservazioni della realtà o leggi fisiche.

Le idee stesse nascono dalle interazioni. Non sono pensieri della nostra mente che indipendentemente da tutto o a fronte di profonde riflessioni, si manifestano improvvisamente facendoci esclamare "Eureka!" come il buon Archimede.
Come afferma  Steven Johnson nel suo  Dove nascono le grandi idee, "la fortuna arride alla mente interconnessa".
Nella storia dell'umanità le grandi scoperte e invenzioni sono frutto di un laborioso  rimescolamento di conoscenze, di collaborazione tra individui, enti, organizzazioni, a volte voluta, più spesso inconsapevole. di scambi di informazioni.
Dettagli prodotto

Nella sua esposizione, l'autore esamina l'evoluzione delle idee vincenti  in base ad alcuni concetti, tra cui:
  • l'adiacente possibile, ovvero i limiti di ogni processo evolutivo, per cui non puoi passare direttamente da un organismo unicellulare ad un elefante, così come non puoi inventare la ruota e il giorno dopo essere in grado di progettare una Ferrari. In  questa ottica un  pensiero nuovo poggia su basi consolidate, raramente può fare "salti";
  • la rete liquida, un ambiente in cui siano possibili molte interazioni favorisce la nascita di idee, come il brodo primordiale ha favorito la nascita degli aminoacidi della vita;
  • exattazione,  una caratteristica nata  per un determinato scopo viene utilizzata per un'altra funzionalità ( le penne, nate nei rettili per mantenere il calore corporeo, diventano  strumenti per il volo, il torchio usato per la spremitura dell'uva diventa strumento indispensabile per la stampa);
Computer e rete, inoltre, (essi stessi frutto di grandi idee nate da interazioni di menti, concetti, situazioni, oggetti) hanno in questi tempi recenti dato la possibilità di moltiplicare la capacità umana di ideare nuovi scenari, immaginare nuove invenzioni, fare nuove scoperte.  A patto di tenere la mente bene aperta.

Tenendo conto di tutto questo, aumentare la consapevolezza che  ogni cosa è collegata, che il pensiero si  poggia sulle "spalle  dei giganti" di ieri, ma anche sugli uomini di oggi  amplia e migliora la considerazione che si ha  del mondo.                    




venerdì 9 giugno 2017

Elogio della debolezza: gli Hobbit di Tolkien come metafora dell'uomo comune

"In un buco nella terra viveva un hobbit"

Questo famoso incipit, da Lo Hobbit, introduce i piccoli uomini nelle vicende che si dipanano in tutto il romanzo e nel ben più corposo "Il Signore degli Anelli", realizzati dal filologo John Ronald Reuel Tolkien.
E' una razza di uomini insignificante e anche se Tolkien si è sempre sforzato di nobilitarne l'immagine è facile accomunare la parola Hobbit a rabbit ( "coniglio" in inglese). Per di più sono quasi sconosciuti  alle altre razze della Terra di Mezzo, Elfi, Nani, Uomini, Ent e Orchi, Troll, Vagabondi, Mannari
Dal canto loro, vivono sereni nella Contea, del tutto ignari  degli avvenimenti e delle guerre scatenate dalla brama di Sauron, cui è stato sottratto l'anello del Potere, con il quale avrebbe dominato.

Vi possono essere metafore  nelle storie della Terra di Mezzo? 
Malgrado Tolkien si schermisse, è evidente che il mondo da lui inventato è specchio dell'Europa del suo tempo, che lui oltretutto aveva vissuto dolorosamente nelle trincee della Grande Guerra,  con la grande minaccia del nazismo, l'esaltazione delle nazioni e delle razze, le tecnologie asservite più alla guerra che al bene.

A tutto questo gli Hobbit rispondono con la loro semplicità. Non si occupano di politica, se non di quella strettamente locale, non impugnano armi ( in quasi duemila anni di storia solo per due volte dovettero ricorrervi), non amano avventure e esplorazioni.
Sono l'esatta metafora dell'uomo comune, che vive di prospettive minime e di soddisfazioni limitate.


Ma questi piccoli esseri sono chiamati ad una impresa apparentemente molto al di sopra delle proprie possibilità e per la quale i rappresentanti delle altre razze  si tirano indietro, troppo coinvolti nella ricerca di potere da opporre al male di Sauron.
Ma il potere dell'Anello non sembra avere  ancora influenzato Frodo, che si rende disponibile a portarlo nel monte Fato, per distruggerlo.

"Prenderò io l'Anello - disse - ma non conosco la strada"
Elrond levò gli occhi e lo guardò, e Frodo si sentì  il cuore trafitto dall'improvvisa acutezza dello sguardo. "Se intendo bene tutto quel che ho udito -disse - credo che codesto compito sia destinato a te, Frodo; se non trovi tu la via, nessun altro la troverà. E' giunta l'ora del popolo della Contea, ed esso si leva dai campi silenziosi e tranquilli per scuotere le torri e i consigli dei grandi.

Scatta allora la solidarietà, inaspettata, degli amici un po' incoscienti ma che non abbandonerebbero mai per niente al mondo Frodo

"Ma allora non hai capito - disse Pipino -  Tu devi partire, perciò dobbiamo partire anche noi. Merry e io veniamo con te. Sam è un'ottima persona, e salterebbe nella gola di un drago per soccorrerti, se non inciampasse nei propri piedi; ma avrai bisogno di più di un compagno nella tua pericolosa avventura."

Ecco che i pigri e gaudenti Hobbit per amore di un amico, per orgoglio e per un senso di responsabilità che in fondo è anche timore di perdere quanto di bello hanno nella Terra di Mezzo, soprendono i Grandi per la loro intraprendenza. 
Sovente i Grandi della terra devono fare i conti con la determinazione e il coraggio degli ultimi,  a cui pare molto più chiara la differenza tra il bene e il male.

Tuttavia la vicinanza al Potere, corrompe.
Proprio nell'ultimo atto, la volontà di Frodo vacilla.

"Sono venuto - disse- Ma ora non scelgo di fare ciò per cui sono venuto. Non compirò quest'atto. L'anello è mio!" E improvvisamente, infilandoselo al dito, scomparve alla vista di Sam.

La lusinga del Potere colpisce anche i più puri tra i cuori della Terra di Mezzo.
Ecco dunque intervenire il Fato, o l'Assoluto, nella persona di Gollum, che sottrae l'Anello a Frodo in modo cruento, compiendo l'ultimo atto.

"Tesoro, tesoro, Tesoro! - gridò Gollum - Mio Tesoro" E mentre pronunciava quelle parole, con gli occhi rivolti verso l'alto, gongolanti di gioia alla vista della sua conquista, mise un piede in fallo, inciampò, vacillò un istante sull'orlo e poi precipitò con un urlo.Dagli abissi giunse il suo ultimo lamentevole Tesoro! ed egli scomparve per sempre.

Ove non riesce l'uomo, interviene il destino, o Dio.

Con quest'ultimo atto non si vuole sminuire il cammino di consapevolezza, oltre che di sofferenza, che Frodo, come semplice uomo, compie, ma aggiungere a questo la valenza di contestualità nella quale siamo immersi. Siamo nel nostro tempo e dobbiamo agire in esso.

"Altri mali potranno sopraggiungere, perchè Sauron non è che un servo o un emissario. ma non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno terra sana e pulita da coltivare. Ma il tempo che avranno non dipende da noi."





martedì 23 maggio 2017

"La tentazione di essere famiglia" ovvero "Voglia di tenerezza"

E' stato un periodo, questo, in cui io e mia moglie Gabriella ci siamo confrontati mediaticamente  (al cinema e  nella letteratura) con molti temi legati alla famiglia.
va beh, non siamo noi...
Nelle serate gentilmente concesseci dai nostri figli (!), abbiamo assistito alla proiezione di, in ordine sparso:
"Mamma o Papà?": leggera commedia - troppo leggera, direi superficiale -  su separazione e figli, con finale consolatorio;
"Moglie e Marito": fantascientifico scambio di genere in una coppia in crisi, stereotipi smascherati e risate autoironiche sessiste ( nel senso che ognuni ride delle manie e dei vezzi del proprio sesso);
"Lasciati andare": Psicanalista ebreo cinico e annoiato, quasi separato, incontra spumeggiante e malandrina personal trainer, che lo schioda dalla stasi e gli fa apprezzare di nuovo la vita;

"Famiglia all'improvviso, istruzioni non incluse": tenera e appassionante avventura di un padre suo malgrado;

"La tenerezza":  drammatico doppio affresco sulla genesi della violenza domestica e sulla solitudine.

E' su questi ultimi due che mi vorrei soffermare. Il primo vede la rocambolesca costruzione, mediante l'esplosiva fisicità del bravo Omar Sy, di una famiglia non convenzionale. Tra lacrime e risate, propone interrogativi su quale sia il vero cuore pulsante di una famiglia.
Il secondo, tratto (un po' troppo) disinvoltamente dall'ottimo libro di Lorenzo Marone, "La tentazione di essere felici." ci mostra invece come questo cuore pulsante possa essere infranto, perchè bellissimo ma fragile.
Da diverse angolazioni, tutte queste opere credo intendano ribadire che è insita nell'uomo la voglia di famiglia, di rapporti di tenerezza con "altri"  da sè.  Ed è solo soddisfando questa esigenza nel senso più alto possibile ( rispetto, attenzione, amore, appunto) che ci si realizza in pienezza.

Spazio, tempo, materia, energia, informazione => interazione

Propongo qui  una apparentemente ardita comparazione.
Carlo Rovelli, nel suo magistrale Sette brevi lezioni di fisica  illustra il mondo fisico come " un pullulare continuo e irrequieto di cose, un venire alla luce e uno sparire contonuo di effimere entità" e  propone una teoria ( Teoria della gravità quantistica a loop) che designa come componente fondamentale un oggetto minuscolo "loop" che racchiude una certa quantità di energia e che non esiste in se, ma in relazione con i suoi simili con i quali interagisce. Questi loop non occupano lo spazio, ma sono essi stessi spazio,  non agiscono nel tempo, ma "sono essi stessi la sorgente del tempo". Quindi Rovelli  si domanda: " Dobbiamo accettare l'idea che la realtà sia solo interazione?"

Non è forse vero questo anche in senso psicologico? L'evoluzione ha portato  a rendere indispensabile l'interazione tra gli esseri umani, per sopravvivere dapprima, poi per migliorare sempre più la propria condizione.  Questo ha influito sulla identità di ogni singolo uomo.
Noi esseri umani, non siamo "reali" se non quando interagiamo con gli altri, quando entriamo in relazione?
E quanto più la relazione è profonda, piena, tanto più ci sentiamo arricchiti, godiamo della pienezza di senso della nostra vita.
E le azioni, e gli errori che inevitabilmente talune azioni comportano, non sono altro che tentativi di arricchire relazioni, scoprirle, rinnovarle.
Siamo assaliti in ogni momento dalla tentazione di essere innamorati, essere  coppia, essere famiglia, vivere una relazione che sia senso al nostro vivere.
E'  una tentazione bella, alla quale però non sempre siamo in grado di rispondere.

Ma non per questo non dobbiamo provarci.


giovedì 27 aprile 2017

Stavo leggendo Jonathan Safran Foer, ma poi ho incontrato Niall Williams...

          



Raramente corro a acquistare l'ultimo best seller annunciato. Di solito mi prendo un po' di tempo, specie se conosco poco l'autore.  Così ho fatto per "Eccomi" di Jonathan Safran Foer. Di lui mi aveva incantato "Molto forte, incredibilmente vicino" storia di un ragazzino orfano di padre a causa dell'attacco alle Torri Gemelle del 11 settembre 2001. Un modo di scrivere controcorrente, molto visuale, grafico.  Prima di passare all'attesissimo libro uscito lo scorso anno e per il quale erano state spese tonnellate di parole, ho voluto tastare il polso a JSF leggendo il suo primo romanzo, "Ogni cosa è illuminata".
L'inizio è rocambolesco: la ricerca delle origini in Ucraina del protagonista narrate da un ucraino che parla inglese ( italiano nella traduzione) in modo stralunato.
Stavo proseguendo nella lettura, a cui dedico meno tempo di quanto vorrei, quando mi sono imbattuto in un libro di cui avevo sentito parlare in toni entusiastici. Storia della pioggia, di Naill Williams.
Storia della pioggia di [Williams, Niall]
E' bastato leggere alcune frasi nella prima pagina, e me ne sono innamorato.

"Non so se il tempo arrugginisce o lucida l'anima dell'uomo, 
se è vero che è meglio guardare in alto piuttosto che in basso.
Noi siamo la nostra storia, la raccontiamo per rimanere vivi
 o mantenere in vita quelli che raccontiamo."

Citando i titoli della libreria di suo padre, che  nella forzata immobilità ha consumato interamente, la ragazza narrante traccia la storia di una famiglia piuttosto comune, irlandese ma non troppo. Io non amo molto i romanzi famigliari, corali, dove è facile perdersi ( avete presente quanti Buendia ci sono in "Cent'anni di solitudine" di Garcia Marquez? ), ma qui si  VEDE l'Irlanda, il fiume Shannon, i campi eternamente umidi dalla pioggia incessante.   Sulla quarta di copertina questo libro è presentato come un inno al potere curativo dei libri che sorprende per l'originalità con cui svolge l'antico tema del legame tra letteratura e vita.
Non so se i libri abbiano veramente un potere taumaturgico. Di certo in essi trovi mondi con i quali confrontarsi, dai quali cogliere il meglio per essere noi stessi migliori.


Perchè leggo

Se leggo, è perchè voglio capire. 
Se apro un libro, è perchè voglio immergermi in un mondo, immedesimarmi in un personaggio, apprezzare una storia.

Se fosse possibile, andrei ad ascoltare tutti gli esperti del mondo, alle conferenze, alle lezioni.
Seguirei gli esploratori nei loro viaggi, gli avventurieri nelle loro imprese.
Ma non è possibile.
Per questo leggo.
Dai libri, dai giornali, dalle pagine web. Non importa dove. Importano le storie, importa la conoscenza. Dei libri, amo il contenuto.


(Poi certo, riprenderò a leggere JSF )

martedì 11 aprile 2017

Cerco la Lingua

La bella occasione che ho avuto di contribuire alla Maratona di Narrazione che si è tenuta a Gorgonzola sabato 8 aprile, organizzata dall'associazione teatrale Fuoritempo, mi ha dato modo di riflettere su quale suono dare alla voce, quale linguaggio usare quando si vuole comunicare.


Dovevo infatti riprendere un vecchio racconto, concepito appunto per essere letto e valutare (imparare)  come darne la dinamicità sufficiente affinchè potesse essere narrato. Non sono in grado di giudicare se il risultato abbia poi corrisposto alle aspettative, sono parte in causa; certamente è stato un bell'esercizio.

Il fatto è che per comunicare in modo opportuno non si può usare una sola voce, una sola lingua.
Ci rapportiamo in modo differente se spieghiamo una cosa a un bambino o ad un adulto. Se introduciamo un concetto scientifico a un tecnico o a un umanista.
Inoltre, in  base a che emozioni vogliamo suscitare, o che immagini evocare, è opportuno utilizzare diversi registri stilistici.
Spesso capita che alcuni autori ( scrittori, ma anche musicisti, registi, altri tipi di artisti)  vengano perfettamente identificati con un particolare stile, che usano in ogni loro opera.  Si assiste poi al fenomeno della fidelizzazione: il pubblico si appassiona a quello stile e vi si affeziona, tanto che se l'autore sperimenta altre strade,  alcuni tra il pubblico lo abbandonano in quanto "traditore" di un particolare stile di comunicare.
Vista l'esiguità del mio pubblico, non ho di questi problemi.

E dunque cerco la lingua, la cerco nelle esperienze, la cerco nei ricordi, mi metto in gioco, mescolo i paradigmi della comunicazione professionale ( per sempre grazie a Luisa Carrada, che insegna a pulire, lucidare la comunicazione sino a che ne appaia l'essenza), e mi diverto a sperimentare.
Il frammento di racconto che segue delinea i pensieri di qualcuno che sta facendo jogging ( con fatica) e regola il pensiero e il respiro in base al ritmo della corsa.


La vite canadese ha abusato dell’ospitalità  delle robinie pallide pallide come questo sole  di un giallo appena accennato proprietà privata vietato l’accesso forse a piedi è consentito ho il cuore in gola  devo resistere me lo hanno detto che le prime volte è dura poi ti fai il fiato. E vai.
Quei fiori sembrano colorati con l’evidenziatore chissà che fiori sono non c’è nessuno qui ho visto solo un paio di persone eppure è un bel posto per fare jogging  a parte quel pattume  buttato un po’ dappertutto.
C’è umidità lo si vede dall’orizzonte carico di foschia e lo sento anch’io mi manca il fiato non respiro manca l’aria ancora poco poi mi fermo forse è meglio continuare ecco magari rallento.


Devo resistere non vorrai mica mollare la prima volta che fai una corsa il dottore dice che dovrei fare almeno  due tre ore di corsa la settimana però mi ha detto di non strafare si può iniziare con una mezz’ora ogni volta.

In un altro caso , ho sperimentato il dialetto (lombardo occidentale, nel mio caso)  per descrivere i pensieri di una signora anziana, di quelle "autoctone" lombarde, che mai avrebbero pensato in italiano. Ho dovuto scavare nei ricordi dei modi di dire dei miei genitori e nonni, per rendere veritiero il racconto
I  basej de questa gesa hinn semper pussè difficil de faa. 
Una volta entravi chi denter drissa 'me un fus. 
Adess són tuta storta, fò fadiga a vegnì fin chì da cà mia.
Fa fregg incö. Al senti in di oss.
Gh’è poca gent, in gesa a quest'ura. Dumè on quaivunn che'l se cunfessa. 
Gia`, duman l'è Natal. Anca quest'ann te nasset, Signur. 
Hinn tutt in festa. Tutt se fann dì regaj. 
Che regal te me fet, Signur? Te me purtaa via tuscos. 
Te duvarisset famm un regal.

( Quella qui  usata probabilmente non rispetta l'Ortografia Milanese classica, potrebbero essere necessarie alcune correzioni.)

Volendo invece raccontare in prima persona le vicende di un monaco del dodicesimo secolo, che quasi certamente si esprimeva in un misto di latino e volgare,  ho dovuto crearmi una scrittura che "apparisse" antica, anche se non poteva giocoforza essere autentica ( avete presente l'incipit in italiano antico dei Promessi Sposi, col Manzoni che poi sbotta per la difficoltà di comprensione e ricomincia con la lingua corrente? )


In nomine Sancte Trinitatis. Amen.
Mio caro Jacobus , fratello nella Fede di Nostro Signore,
perdonami per  aver mancato nei tuoi confronti, non avendo  subitamente risposto alla tua lettera.
Gli accadimenti di cui sono stato spectatore e nei quali non per mia volontà, ma per volere divino, ho avuto pur piccola parte mi hanno condotto in uno stato di confusione che solo un lungo periodo di preghiera e digiuno hanno cancellato. Ora posso narrare di quanto ho veduto con serenità e chiarezza.
E volentieri rendo a te, amico caro con cui ho condiviso il pane per tanta parte del nostro cammino spirituale, testimonianza delle mie vicissitudini.
Ecco dunque quanto avvenne.



Sperimentare con i racconti in fondo non è difficile, in fondo la particolarità stilistica che si vuole evidenziare deve reggere per poche pagine, non si rischia di annoiare il lettore. Diverso il caso di un lavoro che supera l'orizzonte delle cento pagine. Lì l'attenzione deve  essere mantenuta  non solo con la cifra stilistica. In Ex Umbris ho provato ad alternare i piani temporali, rompendo così il flusso della storia e a introdurre elementi che per contro la riannodano. Sta a voi decidere se questo giochino mi è riuscito.

Qui sotto l'incipit di Ex Umbris 




«Lo senti il profumo del mare?»
«Eccome!»
«Manca poco, vero?»
«Ancora una decina di minuti» risponde il papà di Irma, con un sorriso.
I petti si agitano, aspirano come mantici il salmastro, vorrebbero già essere in spiaggia.
Appena usciti dall’autostrada le ragazze avevano abbassato il finestrino per “respirare il mare”, dicevano.
Daniela, mamma di Irma le ha riprese.
«Chiudete, non siamo ancora arrivati.»
Hanno lasciato uno spiraglio, per far entrare l’aria carica di sale.

La visione del cartello bianco con la scritta FINALE LIGURE  porta al massimo l’eccitazione delle due ragazzine.




Post Scriptum:
Cerco la lingua è la canzone della PFM che ha ispirato il titolo di questo post. Qui sotto musica e testo



Cerco la lingua
La lingua che scorre
Che e dolce
Che rotola magica e folle
Dentro il cevello
E nella saliva
Rivolta le note
Spalanca la gola
Nei linguaggi delle strade delle osterie
Nell'inchiostro dei dialetti che non vien via
Cerco la lingua

Arrossata dal vino
Sbiancata dal sale
E dal fumo orientale
Dentro nei libri

E nelle canzoni
Rivolta il pensiero
E l'accento straniero
Alfabetto fatto di musica
Suono acceso sotto la cenere
Cerco la lingua

La lingua che scorre
Che e dolce
Che rotola magica e folle
Frasi fatte di musica
Suono acceso sotto la cenere
Lingua che mai ci metta a disagio

Che cambi ritmo
Che si lasci spezzare
Accarezzare
Che ci aiuti a dire le cose!



venerdì 17 marzo 2017

Incontro coi lettori in Libreria del Naviglio



Domenica 19 marzo, a Cernusco, in Libreria del Naviglio, via Marcelline 39
dalle 11.00 alle 18.00 circa

Un ottima occasione per incontrarci, parlare di Ex Umbris, della scrittura e della storia della tecnologia. Ci sarà anche Laura Bonalumi con il suo nuovissimo libro "Voce di Lupo". Approfittane

mercoledì 15 marzo 2017

Capire e amare



"Con la nostra riusciamo solo a sfiorare la vita degli altri, se siamo fortunati,  per un periodo che può apparire breve o lungo.

Mai abbastanza per capire.

Mai abbastanza per amare."





Nonostante la stesura di Ex Umbris risalga a qualche anno fa, e le revisioni frequenti prima di assumere la forma attuale, è solo da pochi giorni che mi sono accorto dell'accostamento dei due verbi e soprattutto del significato che possiamo dargli.
Capire e amare, ovvero la parte razionale e quella emotiva di ciascuno di noi.

CAPIRE = MENTE
AMARE = CUORE

Nella vicenda narrata nel libro capire e amare si alternano, così come si alternano i piani temporali della narrazione.
Pure il mondo in cui siamo immersi è frammentato, complesso, siamo costretti a confrontarci con aspetti diversi che ogni volta suscitano diverse emozioni, e per cui cerchiamo possibili logiche di risposta.

Ma la mente e il cuore non sono in contrapposizione. Si intrecciano, si sostengono l'un l'altro. La motivazione a comprendere il mondo  sta nell'emozione della scoperta, così come l'afflato emotivo deve essere comunque guidato dal pensiero razionale, per non rischiare di cadere in dolorosi baratri. In Cina i concetti di cuore e mente si esprimono allo stesso modo: xin.
Il suggerimento che ne deriva è di uscire dal dualismo incociliabile.
"A differenziare l'umanità è la capacità di seguire il cuore-mente, anzichè lasciarsi guidare in modo cieco solo dai sensi o dall'intelletto. Le decisioni sagge non nascono solo dal riflettere razionalmente. Nascono dal comprendere che cosa, secondo il nostro cuore-mente, è giusto fare. Si prendono buone decisioni quando le due cosa vanno di pari passo."
(da La Via, M.Puett - C.Gross-Loh, Einaudi)
L'intreccio del capire e dell'amare permette di canalizzare nelle azioni, nelle nostre passioni il meglio di noi stessi.

In questo senso, Ex Umbris è una storia di passione: passione per la tecnologia, passione per la ricerca, per l'avventura, passione per la vita. E non si distanzia poi molto dalla vita reale:
Trovare passione per le cose che si fanno è, se non la chiave per il successo, perlomeno il modo di dare loro un senso.




giovedì 9 marzo 2017

Un romanzo per una autentica storia italiana

(post rieditato)
A partire dal 1954 sino ai primi anni sessanta si sviluppò una importante avventura tecnologica che pose l'Italia sullo stesso podio di USA, UK, e Germania nel campo ancora primaverile dei calcolatori elettronici, e che aprì la strada da un lato all'impostazione di una "scuola" di informatica, poi declinata con l'istituzione di alcune facoltà universitarie, dall'altro ad una altra grande avventura, questa volta imprenditoriale, conosciuta come Olivetti, marchio e cognome di quell'Adriano, illuminato leader difficilmente uguagliabile.
La realizzazione completamente in casa di un calcolatore elettronico, conosciuto come Calcolatrice Elettronica Pisana, in bilico tra una tecnologia consolidata, quella delle valvole e il nuovo transistor, che inaugurò la stagione dei semiconduttori, tutt'ora fiorente nonostante la ricerca di alternative ancora più efficaci, fu uno dei momenti più alti, e meno conosciuti, della storia tecnologica italiana.
Peraltro anche l'azienda dove lavoro nacque in quegli anni per l'esigenza di avere strategicamente in Italia la promettente tecnologia dei semiconduttori.
Sentendomi dunque in debito con i pionieri della ricerca elettronica, ho pensato di usare quel periodo e quell'ambiente come  sfondo per la storia che intendevo raccontare.
Avevo anche l'ambizione di introdurre alcuni concetti di crittografia, non fine a se stessa, quanto per accentuare quel senso di mistero, quella tensione della scoperta, che inevitabilmente accompagna la nostra vita.
In questo background si innescano i rapporti di amicizia tra due ragazze, e tra queste e uno dei protagonisti dell'avventura tecnologica sopracitata, che fa da filo conduttore dei piani storici nei quali la storia si dipana.
Questi gli ingredienti di Ex Umbris. Forse troppi, forse a  mettere molta carne al fuoco rischi di bruciarne un po'.
Ma ho voluto correre il rischio, anche mescolando le carte, perchè penso che in ogni caso, la storia della Calcolatrice Elettronica Pisana meriti di essere raccontata.

in Libreria e negli e-store

venerdì 24 febbraio 2017

Ex Umbris è arrivato!

Circa 200 pagine di avventura, amicizia e storia della tecnologia. Quelli (nella versione ebook) che lo hanno letto lo hanno trovato interessante, Di certo mi sono divertito scrivendolo, ma soprattutto ho imparato molto sui pionieri di realtà tecnologiche nazionali spesso dimenticate o trascurate.
Tra pochissimi giorni (domani?) disponibile in Libreria del Naviglio, a richiesta in tutte le librerie e negli e-store.


Un vecchio ingegnere, Enea De Marchi, ospita per le vacanze nella sua casa di Finale Ligure due bambine e le rispettive famiglie. Una forte amicizia lega le due amiche all'uomo, bruscamente interrotta dalla sua morte. Dopo diversi anni le due ragazze si imbattono nelle tracce di un misterioso codice crittografico realizzato da Enea durante la creazione del primo calcolatore italiano, la Calcolatrice Elettronica Pisana. La ricerca della verità sul codice porterà le amiche ad affrontare astuti rompicapi e sorprendenti rivelazioni.

mercoledì 22 febbraio 2017

Il paradigma del Sudoku e la metafora della montagna


Tutti conoscono quel gioco chiamato SUDOKU, nome giapponese per un esercizio nato in Svizzera nel XVIII secolo, e rimbalzato per il mondo sino ad assumere la forma ( anzi le forme) che conosciamo. Lo scopo è quello di piazzare simboli numerici ( ma può essere una qualsiasi sequenza di simboli, non ci sono operazioni numeriche da fare) nelle caselle in modo che vi sia un solo simbolo verticalmente, orizzontalmente e nel quadrato tre per tre a cui la casella appartiene.
Un esempio di Sudoku. Riesco a fare matrici con difficoltà bassa
o qualche volta  media. Quelli  veramente difficili sono fuori portata

Viene considerato un gioco di logica, ma a me piace pensarlo come un  esperimento di relazioni.
Ogni simbolo ha il suo posto nella tabella in relazione non solo ai suoi vicini ( il quadrato 3x3 ) ma anche a simboli lontani che a loro volta dipendono da disposizioni di altri simboli.
Ogni simbolo del Sudoku deve trovare il suo posto nel meta-mondo della matrice nove per nove  che è il campo da gioco, così come ognuno di noi deve trovare il suo posto nel mondo, interagendo correttamente non solo con i nostri vicini ( parenti, amici, colleghi) ma anche con persone a noi lontane, fisicamente o socialmente o culturalmente.
Trovarlo non è impresa facile.


Un posto nel mondo lo devono cercare anche i protagonisti de "Le otto montagne", romanzo di Paolo Cognetti, dove si narra della crescita e della ricerca interiore del protagonista, cittadino amante della montagna e di un suo amico, che in montagna vi è nato, cresciuto e che da essa non è mai sceso.
Non è un romanzo epico, una sfida alle cime come tanti resoconti dei nostri campioni alpinisti, e nemmeno una narrazione intrisa di nostalgia, come quasi sempre sono i racconti di Mauro Corona, che anche se contemporanei, hanno l'odore che si prova visitando una di quelle cantine dei borghi antichi, aperte per qualche sagra estiva.
Qui no, qui si respira un'aria diversa. Chiunque abbia trascorso almeno una estate in qualche borgo montano  può ritrovarsi in molte delle sue pagine. E la crudezza della vita di montagna non è nei rigori dell'inverno o nell'essenzialità  del vivere, quanto nell'isolamento, ambito e detestato allo stesso tempo.  La ricerca della libertà dagli usi e dai costumi del vivere civile la si paga con la solitudine. Essere autentici, ricercare l'essenziale può essere molto costoso.
Non si può uscire dal consesso degli uomini, così come non si può mettere un numero fuori dalla griglia del Sudoku.


venerdì 26 agosto 2016

Terra Acqua Fuoco Aria

Terra aria e acqua in una vetrata del Casinò di San Pellegrino Terme


Una stagione piena di emozioni. 
In questa estate non ancora conclusa in termini metereologici e  astronomici, ma lasciata alle spalle per l'indesiderato bisogno che abbiamo di  lavorare,  globalmente (come famiglia) abbiamo collezionato esperienze varie, molto semplici ma per noi significative,
Mi è piaciuto collezionare immagini verbali di queste esperienze attraverso i quattro elementi della tradizione filosofica, Terra, Acqua, Fuoco, Aria.
Ad ogni elemento  ho voluto poi associare più o meno arbitrariamente  alcune tra le letture recenti e possibili.




Terra

Assolata polvere di sentiero,  che trascina salsedine e profumi di macchia. 
Bastioni di rocce a delineare orizzonti 
Profumo di terra e muschio, bagnati dall'acquazzone. 
Strade, lunghi rettilinei che intersecano il continente a congiungere popoli

Futuro Interiore di Michela Murgia. 

Un libro politico, in senso ampio. Un libro generazionale, di una età diversa dalla mia  ( l'autrice ha nove anni in meno) ma tutto sommato coinvolta nelle stesse dinamiche. Con il suo linguaggio senza fronzoli, Murgia  propone riflessioni su cittadinanza, democrazia, bellezza, relazioni.  Riporto alcuni passaggi  tra i più significativi:
"La bellezza è una questione politica. Ogni volta che ce ne dimentichiamo o che la consideriamo secondaria ci ritroviamo in mano a governanti che della politica non hanno alcuna visione estetica e convinti che il mondo possa ridursi a funzione, agiscono dimenticando che invece è relazione."
"Il disordine è un elemento strutturale e qualificante del vivere democratico"
"...una visione della vita civica muscolare e costantemente reattiva al dissenso, percepito come un potenziale pericolo da disinnescare di continuo. Eppure il dissenso all'esperienza democratica, perchè la democrazia è l'unico sistema di governo che sul dissenso si è fondato."


Vorrei leggere: 
Contro Natura, di D.Bressanini-B.Maurino





Acqua 

Onde cerulee che crepitano sulla spiagga di sassi. 
Rumoreggiare di un torrente dopo una notte di pioggia, ancora pioggia che leviga pelle e sentieri.
Piscine ribollenti di acque, per relax e divertimento. 
Sete estinta da una fresca sorgente.


Il ciclope di Paolo Rumiz

Qualcuno lo ha definito un viaggio immobile. In effetti Paolo Rumiz, nella sua permanenza come ospite di un faro in un isola ancorata nel Mediterraneo, ci porta con sè per tutti i mari conosciuti, ci fa viaggiare come Ulisse, come i Fenici, i Greci, le Repubbliche Marinare. Ci racconta dei fari, occhi accesi dove la Terra incontra il Mare, dei faristi, donne e uomini che amano l'essenziale, che altrimenti non sopravvivrebbero alle geometrie di edifici espressi in verticale, massicci ma scossi da maestrale e tempeste. Narra in una lingua


Vorrei leggere:
Storia della pioggia di Niall Williams



Fuoco


Folgori di temporali rimbombanti tra le pareti della valle. 
Fiamma tranquilla a riscaldare il tramonto, 
Falò rumoroso che chiude un'esperienza e apre al mondo. 
Esile luce che accompagna la veglia.

Superintelligence di Nick Bostrom

Siamo pronti per le intelligenze artificiali?  Abbiamo capito come effettivamente funziona la nostra intelligenza?  Ci sono diverse strategie per emulare il comportamento del nostro cervello. Questo libro le affronta e ne esamina i pro e i contro. Vi saprò dire qualcosa in più quando lo avrò finito....









Vorrei leggere:
Eccomi di Jonathan Safran Foer



Aria


Vento che raffresca.
Pensieri che attraversano distanze. 
Lembi di nubi che si intrecciano agli aghi di pino.
Vele gonfie a navigare sulla linea tra l'azzurro e il cobalto.


I robot sono tra noi di Enrica Battifoglia

Forse non li avremo domani nelle nostre case, ma i robot sono già una realtà  da molti anni, in campo industriale, e presto copriranno molte attività che l'uomo non vuole ( per noia o per il limitato valore intrinseco) o non può ( per i rischi associati) fare.  Se qualcuno vuole farsi un'idea di come sarà il futuro con questi compagni artificiali, può leggere questo libro, Non ha aggiunto molto di più di quanto avevo appreso con altre letture, e di cui ho parlato in due post precedenti: 

Vorrei leggere:
Interwingled. Information Changes Everything, di Peter Morville

Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.