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martedì 17 settembre 2019

Le penne dorate del fagiano

Qualche giorno fa, correndo nella nostra campagna, ho visto un bel fagiano maschio dalle ali dorate. Da tempo non ne vedevo uno.
Questo episodio mi ha fatto tornare alla mente una persona che ha contribuito a formare il mio interesse per la natura e per il suo aspetto più emotivo.
Foto tratta da un volume di pochi centimetri per lato, facile da portare in giro se fai birdwatching:
 UCCELLI , R. Perry, Vallardi

Si chiamava Dino Beretta, era mio zio, ed era titolare  di un negozio di articoli sportivi e per caccia e pesca, posizionato in viale Assunta.
Ogni volta che lo incontravo mi offriva pillole di erudizione, osservazioni sulla natura umana, informazioni scientifiche. Per me, bambino di una decina di anni, era quanto più vicino a uno scienziato postessi ambire di incontrare.
Nel suo negozio circolavano riviste di caccia con splendide illustrazioni di animali vivi ( e morti).
Credo mi sia anche capitato di ammirare qualche preda portata da qualche cacciatore, o impagliata, visto che egli faceva anche da tramite per la pratica tassidermica ( per molti anni in casa dei miei fece mostra di sè un barbagianni morto  per cause accidentali, che si trovò prolungata l'esistenza grazie alla paglia al posto degli organi interni).
Mio zio non cacciava, forse lo aveva fatto in passato, e anche le uscite a pesca  si diradarono con l'andar degli anni. Era invece appassionato e esperto di funghi, spesso suppliva ai micologi dell' ASL, molti raccoglitori si recavano da lui per consulenze su esemplari difficili da catalogare.
Egli consultava i suoi cinque o più volumi de "I funghi dal vero" di cui ero invidioso, e dava il suo verdetto, sempre con cognizione di causa.
Più tardi comprai anch'io il primo volume di quella collana, le cinquecento specie di fungo riportate in quel solo volume erano già troppe per me.

La sua narrazione della natura, così simile a quella di Lino Penati, di cui era coetaneo e, credo, amico, contribuì in me a formare quella commistione di scienza e fantasia, quel sentimento di sorpresa per le cose del mondo, sovente fonte di ispirazione per i miei scritti.

venerdì 5 aprile 2019

L'Universo, Dio e l'orticello di casa

Leggere "Onde nello spaziotempo" di Govert Schilling, e le "Lezioni" di Carlo Rovelli,  accessibili  ( specialmente il primo) anche a chi ha poche o nulle competenze in fisica, ti cambia completamente il modo di interpretare l'Universo.
Questi testi spiegano come le leggi che regolano l'Universo siano, con buona approssimazione (la certezza assoluta non fa parte del bagaglio mentale dello scienziato, disposto a dubitare anche del sorgere del sole) quelle descritte da Einstein, e perfezionate e confermate poi negli anni, sulla relatività.
Certo, la vita quotidiana sulla Terra resta la stessa: i fenomeni fisici che osserviamo non sono se non marginalmente influenzati dalle leggi relativistiche, con l'esclusione del GPS, ad esempio, che non sarebbe così preciso se non si tenesse conto, nei calcoli, della relatività. 
Insomma, un bicchiere lasciato cadere si frantumerà in mille pezzi e una palla rimbalzerà come ha sempre fatto.




Cambia però la percezione che ho del mondo. L'universo non è quello di Star Wars, con la Forza che agisce simultaneamente in tutti i pianeti, fregandosene bellamente della massima velocità possibile, quella della luce.
Per la nostra esperienza  quotidiana, la luce ha velocità praticamente nulla. Schiacciamo l'interruttore e TACC! la luce arriva. Ma se vogliamo  fare conversazione con un abitante della Luna, tra domanda e risposta  passeranno perlomeno tre secondi (1 secondo e mezzo per andare e 1 secondo e mezzo perchè la risposta arrivi; la Luna dista mediamente 384.000 Km dalla Terra). Dimenticavo, le onde radio nel vuoto hanno la stessa velocità della luce.
In tema di distanze, sconvolge pensare che la luce del Sole ci mette circa otto minuti e mezzo, sono circa 498 secondi,  per arrivare a noi.  
Fate questo esperimento: prendete un metro da muratore, lungo almeno 5 metri, e confrontate la distanza di 3 cm ( distanza Terra-Luna) con l'intera lunghezza del metro ( distanza Terra-Sole).


La supernova vista da Keplero nel 1604  esplose agli albori della civiltà, e la sua luce viaggiò per 18.000 anni prima di arrivare a noi.
SN 1604

Ma se le distanze astronomiche  ci atterriscono, ancora più sconvolgenti sono le rivelazioni in merito alle onde gravitazionali.  Tutti conosciamo la gravità, perchè ne facciamo esperienza quotidianamente, senza di essa fluttueremmo nello spazio.  La gravità ci spinge a terra, perchè una forza attrattiva tra le masse.  Einstein scoprì che la gravità,o meglio l'interazione gravitazionale,  a livelli astronomici è una modifica dello spazio tempo ( più correttamente una curvatura) data dalle masse enormi in gioco: pianeti e stelle, molte di esse centinaia, migliaia di volte più massiccie del nostro sole.
Ci sono delle conseguenze, in questo.
Il tempo non scorre allo stesso modo in tutto l'Universo, dove c'è maggiore massa il tempo rallenta.
Non siamo oggetti immersi nello spazio-tempo; noi SIAMO lo spaziotempo.
Ogni particella esiste perchè frutto di una interazione tra massa e energia:  la realtà è interazione.



 A questo punto entra in scena Dio ( per chi crede nella sua esistenza, ma anche per chi non crede, ma si pone il problema) . Come si colloca in questo Universo? Ne è parte? O sta al di fuori?  E' nello spazio, è parte di esso, o lo travalica?
Già Sant'Agostino si era posto questo dubbio, nelle sue Confessioni. E si era tra il terzo e quarto secolo dopo Cristo.
E se davvero Dio è entrato nella Storia dell'Uomo per donarci suo Figlio, come avrebbe fatto? Avrebbe dovuto deformare il tessuto spazio-temporale in un modo che, al confronto, la collisione di due buchi neri supermassicci sarebbe stata come un soffiio di vento.


Ho suggerito una serie di pensieri, ognuno di essi meriterebbe ore di discussione e decine di letture di approfondimento; comunque la si pensi su Dio, alla luce di quanto stiamo comprendendo sull'universo e sulla realtà , pensare di poter coltivare ancora l'orticello di casa, dove si coltivano pregiudizi, egoismi  e  mindset statici ( "si è sempre fatto così, perchè cambiare?") credo sia quanto di più controproducente per la sopravvivenza della specie umana.

Libri:
Govert Schilling, "Onde nello spaziotempo. Einstein, le onde gravitazionali e il futuro dell'astronomia", Codice Edizioni, 2018
Carlo Rovelli, "Sette brevi lezioni di fisica", Adelphi, 2014
Carlo Rovelli, "L'ordine del tempo", Adelphi, 2017

mercoledì 7 marzo 2018

Linguaggi, alieni, contesto

Alieno: che appartiene ad altri, estraneo
Nella connotazione di alieno, tanto ha fatto la fantascienza, presentando esseri di mondi lontani, con comportamenti, linguaggi, culture differenti dalle nostre. Ma trattandosi di prodotti umani, gli alieni cinematografici non sono altro che specchi delle nostre culture.

✤

C'è un alto livello di inquinamento rumoroso nei nostri ambienti urbani, che sovrasta  i suoni dei vicini di casa non umani che sono ospitati nei giardini, nei parchi, sui terrazzi.
E se anche  i canti degli uccelli raggiungono i nostri orecchi, sono suoni a noi ignoti, alieni.
Pure sono linguaggi a tutti gli effetti, complessi, tanto che a ciascun verso viene  assegnato un differente verbo.
Il fringuello chioccola, mentre il pappagallo ciangotta. Il passero cinguetta, la tortora tuba ( sempre in coppia, da qui il parallelo con gli amanti), l'usignolo gorgheggia. La cornacchia ci disturba con il suo gracchiare, e si sovrappone al pigolare dello scricciolo o al garrire delle rondini e dei balestrucci. L'anatra starnazza e il falco stride, così come l'aquila, che però si guarda bene dallo scendere sino alla periferia urbana.
La complessità dei messaggi sonori, pur se prodotti da animali dall'intelligenza limitata, è tale che anticamente veniva definita come "Lingua degli Uccelli" un linguaggio mistico, perfetto, a volte di origine divina, solitamente precluso agli uomini o riservato solo a pochi iniziati.

✤

Ho tra le mani un bellissimo erbario , datato 1522. Naturalmente non l'originale, ma una copia anastatica. Vi sono elencate numerose piante, le loro proprietà e caratteristiche. Eleganti immagini, ottima impostazione ,quasi scientifica.



Non capisco quasi nulla di quello che vi è scritto.

E' inequivocabilmente italiano ma ,complice la mia ignoranza anche botanica, oltre che letteraria, una frase che reciti
"Lo genebro sie caldo & secco nel terzo grado: & quando si troua nelle recette si de intender lo frutto"
mi risulta ardo da comprendere.

Il primo scoglio è il tipo di carattere: sono font non più usati, con la s che somiglia alla f , la v assente, sostituita dalla u . Le frasi sono consecutive, senza spazi o a capo.
Ma soprattutto  ho una grave lacuna semantica che mi impedisce di capire cosa significhi "caldo & secco nel terzo grado".

Insomma, se non si riesce a entrare nel contesto storico-culturale in cui questo testo è stato scritto, esso risulta quasi per niente comprensibile.
Un breve transito in rete mi viene in aiuto, e scopro che quei termini arrivano dagli studi di Ippocrate e Galeno sulle qualità degli oggetti naturali, che sono caldo, freddo, secco, umido.

Se avessi voglia di approfondire, potrei studiarmi il pensiero medico antico e quindi sarei in grado di comprendere il testo dell'Erbario.

Dovrei dunque entrare nel contesto.

✤


È il contesto che crea l'informazione.
Prendiamo ad esempio la sequenza di lettere f-i-n-e :

FINE

In italiano esistono almeno ( per non farla troppo lunga) tre significati per questa parola
1) sottile, minuto
2) obiettivo
3) conclusione
se poi lo si legge in un contesto inglese, assume altri significati ancora, quali "bene", "bello".

Il contesto fa la differenza
Non si tratta solo di un tema inerente alla Teoria dell'informazione, nel cui ambito  il contesto  è uno dei fattori che determina la ridondanza ( W. Weaver, Some recent contributions to the Mathematical Theory of Communication,1949, cap. 2). 

Entrare in un contesto significa assorbire l'ambiente, percepire tutte quei piccoli segnali che lo costituiscono.  Senza preconcetti.

Entrare a contatto con una cultura che ci è aliena (fosse anche semplicemente  lontana), assorbirne le abitudini, le regole, ci porta a comprenderne il pensiero, espresso attraverso il linguaggio.   Persino gli etologi, studiando il comportamento delle specie animali, ovvero entrando nel loro contesto, riescono a ricavare i significati portati dal rozzo vocabolario di suoni.
E quello che un tempo era alieno, inizia a diventare familiare.


mercoledì 9 agosto 2017

Ogni cosa è collegata


Prendo in prestito, parafrasandolo, il titolo di quel libro di Jonathan Safran Foer  ("Ogni cosa è illuminata") che giace  ancora sul mio comodino, surclassato da altri che mi hanno con più forza attirato.
A prescindere dalla mia scaletta di lettura, anche questo libro affronta il tema delle relazioni. Il protagonista, "l'eroe", cerca in Ukraina le radici della propria famiglia, e così facendo condivide la sua esperienza di ricerca con rocamboleschi personaggi che dovrebbero fargli da guida. Un intreccio di relazioni del passato che suscitano il mettersi in gioco di oggi , e le relazioni che ne derivano.
( Digressione: anche in "Cloud Atlas, Atlante delle Nuvole, di David Mitchell per certi versi, si tratta il tema citato dal titolo di questo post )
In effetti trovo il tema della relazione in ogni documento in cui mi imbatto. Di Rovelli e della descrizione della realtà fisica dello spazio-tempo come conseguenza di quanti di energia che sono in relazione tra loro  ho già parlato qui.
Ma anche l'ultimo libro letto, La saggezza degli alberi, di Peter Wohlleben, contiene una importante rivelazione per chi come me, pur amandoli e in grado di riconoscerne qualche specie, è sostanzialmente analfabeta in fatto di biologie e etologia degli alberi.
Essi comunicano con un linguaggio articolato e complesso, fatto di molecole  odorose come reazione ad aggressioni, che vengono avvertite dai cospecifici sottovento, radici intrecciate che scambiano sostanze. cambiamenti nella chioma in risposta a eventi atmosferici. Di queste informazioni traggono vantaggio non solo i cospecifici, ma anche altre essenze vegetali e molti degli organismi animali che vivono , letteralmente , all'ombra degli alberi. Pure gli uomini, quelli esperti, che conoscono il linguaggio degli alberi, traggono informazioni utili, ad esempio alla manutenzione del bosco.

L'informazione si trasmette da una specie all'altra e ogni essere deve mettere in relazione quell'informazione con le sue necessità e con la conoscenza pregressa.

La conoscenza stessa è relazione. Ogni elemento  informativo viene messo in relazione con gli altri affinchè si possano sviluppare considerazioni  di buon senso, osservazioni della realtà o leggi fisiche.

Le idee stesse nascono dalle interazioni. Non sono pensieri della nostra mente che indipendentemente da tutto o a fronte di profonde riflessioni, si manifestano improvvisamente facendoci esclamare "Eureka!" come il buon Archimede.
Come afferma  Steven Johnson nel suo  Dove nascono le grandi idee, "la fortuna arride alla mente interconnessa".
Nella storia dell'umanità le grandi scoperte e invenzioni sono frutto di un laborioso  rimescolamento di conoscenze, di collaborazione tra individui, enti, organizzazioni, a volte voluta, più spesso inconsapevole. di scambi di informazioni.
Dettagli prodotto

Nella sua esposizione, l'autore esamina l'evoluzione delle idee vincenti  in base ad alcuni concetti, tra cui:
  • l'adiacente possibile, ovvero i limiti di ogni processo evolutivo, per cui non puoi passare direttamente da un organismo unicellulare ad un elefante, così come non puoi inventare la ruota e il giorno dopo essere in grado di progettare una Ferrari. In  questa ottica un  pensiero nuovo poggia su basi consolidate, raramente può fare "salti";
  • la rete liquida, un ambiente in cui siano possibili molte interazioni favorisce la nascita di idee, come il brodo primordiale ha favorito la nascita degli aminoacidi della vita;
  • exattazione,  una caratteristica nata  per un determinato scopo viene utilizzata per un'altra funzionalità ( le penne, nate nei rettili per mantenere il calore corporeo, diventano  strumenti per il volo, il torchio usato per la spremitura dell'uva diventa strumento indispensabile per la stampa);
Computer e rete, inoltre, (essi stessi frutto di grandi idee nate da interazioni di menti, concetti, situazioni, oggetti) hanno in questi tempi recenti dato la possibilità di moltiplicare la capacità umana di ideare nuovi scenari, immaginare nuove invenzioni, fare nuove scoperte.  A patto di tenere la mente bene aperta.

Tenendo conto di tutto questo, aumentare la consapevolezza che  ogni cosa è collegata, che il pensiero si  poggia sulle "spalle  dei giganti" di ieri, ma anche sugli uomini di oggi  amplia e migliora la considerazione che si ha  del mondo.                    




giovedì 21 luglio 2016

Increspature dello Spazio

Ogni volta che ci si trova di fronte ad una manifestazione della Natura, sia in una escursione, o in un viaggio, o semplicemente di fronte ad una immagine particolarmente evocativa, è normale stupirsi della grandezza del mondo e della sua bellezza. Per chi crede, è spontaneo lodare il Signore che di tutto questo è l'artefice. Per chi fatica a credere in una entità superiore e creatric  il senso di stupore non è da meno.
Uno spumeggiante salto d'acqua, una parete che ci sovrasta per centinaia di metri, una distesa di verde senza soluzione di continuità, la sorpresa del cielo stellato  inducono con facilità domande sul senso dell'esistenza, e sul ruolo che noi, piccoli umani, abbiamo nel mondo.
I nostri sensi percepiscono in modo immediato la grandezza, la vastità, la potenza della natura in tutte le sue forme.

Più difficile stupirsi di ciò che è oltre il nostro orizzonte visivo.
Vediamo le stelle, ma non ne percepiamo la distanza. Vediamo il sole sorgere e tramontare e, come i nostri antenati, pensiamo istintivamente che sia esso a girare intorno alla Terra e non viceversa.

Per capire veramente la vastità dell'universo, l'uomo ha dovuto studiare. Rifiutare ciò che i sensi suggerivano e analizzare il mondo con metodo scientifico.
 E lo stupore è ancora più grande.!
Non solo ruotiamo intorno al sole. ma lo facciamo alla velocità di 108.000 chilometri all'ora. Siamo lontani dal Sole che ci acceca 150 milioni di chilometri, e la sua luce impiega più di otto minuti per giungere a noi.
Cose che non riusciamo ad immaginare.
E se il sole è a otto minuti luce, la stella più vicina dista circa quattro anni luce, ovvero quel puntino nel cielo è la luce che aveva quattro anni fa. Nel frattempo magari si è spenta.
 E ci sono stelle che al confronto il nostro Sole ( enorme rispetto alla Terra) è solo un bruscolino.


Ma la cosa più stupefacente è pensare la nostra esistenza nell'universo in termini di spazio e tempo.
Perchè in fondo non siamo altro che increspature nel tessuto spaziotemporale dell'universo.

In questo ci viene in aiuto Carlo Rovelli, con le sue Sette Brevi Lezioni di Fisica, breve libro alla portata di tutti.
Suggerisce chiavi di lettura per la relatività generale, per la fisica delle particelle, i quanti, i modelli cosmologici.  La realtà che scaturisce dagli studi della fisica moderna non è certo quella che appare agli occhi di noi profani. Ed è una realtà che ci colma di stupore, che cambia i punti di vista.

"Ci rendiamo conto che siamo pieni di pregiudizi
e la nostra immagine intuitiva del mondo è parziale, 
parrocchiale, inadeguata.
Il mondo continua a cambiare sotto i nostri occhi, 
man mano che lo vediamo meglio."

Immersi come siamo in questo universo che stiamo imparando ad osservare, ci chiediamo chi siamo veramente.

"Questo  mondo strano, variopinto e stupefacente che esploriamo,
dove lo spazio si sgrana, il tempo non esiste 
e le cose possono non essere in alcun luogo, 
non è qualcosa che ci allontana da noi:
è solo ciò che la naturale curiosità ci mostra della nostra casa.
Della trama di cui siamo fatti noi stessi.
Noi siamo fatti della stessa polvere di cui sono fatte le cose
e sia quando siamo immersi  nel dolore 
sia quando ridiamo e risplende la gioia
non facciamo che essere quello 
che  non possiamo che essere:
una parte del nostro mondo."

 e ancora:

"Qui, sul bordo di quello che sappiamo,
a contatto con l'oceano di quanto non sappiamo,
brillano il mistero del mondo,
la bellezza del mondo,
e ci lasciano senza fiato."

 


giovedì 28 gennaio 2016

Conoscenza necessaria

Quando si legge una notizia, specialmente in rete, in particolar modo sui social, se non è palesemente contraffatta, si è portati a crederla vera.Se poi in qualche modo conferma una nostra percezione su un tema a noi caro, tutte le diffidenze cadono.
Entra in gioco in questo caso il Principio del Minimo Sforzo il quale afferma che , mediamente, chi è alla ricerca di informazioni, tende a usare il metodo più conveneniente, meno impegnativo. Si privilegia una acquisizione passiva dell'informazione, a fronte di una ricerca attiva che però comporta maggiore sforzo, tempo da dedicare e competenza.

E' il percorso che più si confà a chi naviga "a vista" nella rete, sperando di imbattersi nel post, documento, commento o qualsiasi produzione di pensiero che lo aiuti proprio in quel problema che sta affrontando.
Alla fatica di studiare, approfondire, non accontentarsi della prima notizia letta si preferisce l'autoconvincimento di essere nel giusto, di avere le giuste conoscenze e la competenza necessaria.
Ma raccogliere informazioni non significa  automaticamente acquisire conoscenza.

Gandalf non applica il principio del minimo sforzo nella sua ricerca sull'Unico Anello


Luciano Floridi, filosofo italiano che sta dando un fondamentale contributo alla comprensione del mondo dell'informazione nella quale siamo immersi, discute del passaggio tra l'informazione e la conoscenza in un interessante articolo.
Ci si chiede infatti come una informazione, ovvero una serie di dati ( osservazioni dalla realtà ) di cui si conosce la relazione che li lega e che si presume essere veri    possa  diventare conoscenza, cioè una capacità della persona che la detiene di capire alcuni aspetti del mondo e agire di conseguenza in modo efficace.
La chiave interpretativa sta nel considerare le informazioni parte di una rete che le metta in relazione tra loro. Da queste relazioni  nasce la conoscenza.
Se in questo modello il prerequisito è che tutte le informazioni siano vere, la falsità di un solo nodo della rete pregiudica la veridicità di tutta la rete, quindi della conoscenza che si acquisisce.

Tornando alle notizie in Internet, spesso bufale o notizie false vengono accettate perchè il network di informazioni a cui fanno riferimento è per la maggior parte vero.  Di falso ci possono essere uno o due particolari, fondamentali per per compromettere la  verità dell'intero sistema, ma che possono sfuggire ad un utente non particolarmente attento.

Studiare come la conoscenza si costruisce, da cose e come è composta l'informazione può aiutare ad aumentare l'attenzione e a navigare nella Rete in modo più consapevole.



lunedì 22 giugno 2015

Da puzzle dell'informazione a quadro della conoscenza.

In altre occasioni ho citato il diagramma DIKW che traccia il processo mentale che dai dati porta alle informazioni e alla conoscenza. (qui anche  un breve trattato)
Nell'estrema semplicità del modello non viene evidenziato come si passa dalle dall'uno all'altro livello concettuale. Quando i dati cessano di essere tali e diventano informazioni? Quando le informazioni vengono metabolizzate e si può parlare di conoscenza?
Dati, informazioni, conoscenza e saggezza... sembra facile...


Per il passaggio dalle informazioni alla conoscenza, un parallelo illuminante può essere dato dal famoso gioco del puzzle. All'acquisto del puzzle si ha l'intero contenuto informativo in una scatola, ma esso non è organizzato, tanto che osservandolo non si ha la percezione che esso permetta la realizzazione dell'immagine target ( quella che solitamente c'è sulla confezione).
E non è nemmeno sufficiente porre i pezzi l'uno accanto all'altro in modo ordinato. Fossimo anche in grado di posizionare i pezzi al posto giusto, non avremmo comunque un immagine completa.
Il solo modo per ottenere il risultato sperato è trovare il giusto incastro per ogni pezzo, cioè considerare  il contenuto informativo di ogni tassello in funzione delle relazioni che esso può avere verso gli altri.
Le relazioni tra i tasselli sono evidenziate dalla forma stessa del tassello, che rappresenta la capacità di collegarsi in modo (quasi) univoco con i tasselli adiacenti. Capire la relazione possibile e metterla in atto ( incastrando un tassello in un altro) è l'operazione mentale necessaria per la riuscita del puzzle.

Risultati immagini per puzzle wiki
Un esempio di puzzle inerente al tema di questo post: il logo di Wikipedia.
La conoscenza come interconnessione universale
Non è forse questo il processo che porta alla conoscenza? Non è forse mettendo insieme singoli elementi, singolari punti di vista che si arriva ad ottenere il quadro completo?
Spesso il processo non è semplice, il numero dei pezzi da mettere in relazione è molto alto, gli indizi dell'immagine non sono chiari. Entra allora in gioco la conoscenza pregressa,  i puzzle già realizzati con successo. Grazie a loro il processo mentale per stabilire le relazioni è semplificato, e si raggiunge l'obiettivo più velocemente.

Perchè dedicarsi a queste riflessioni che potrebbero sembrare peregrine?
Mi sembra che approfondire i meccanismi che sottendono alla trasmissione delle informazioni, così come gli aspetti della comunicazione, aiutino a comprenderne il valore.
Sommersi come siamo da contenuti  di qualsiasi tipo, spesso più indirizzati a  sottrarci qualcosa (il più delle volte denaro) che a costituire vantaggio per la nostra vita,  comprendere le strutture fondamentali della catena informative ci aiuta ad essere un po' più robusti, un poco più preparati da affrontare la grande babele dell'informazione.

venerdì 30 gennaio 2015

Treequattordici e PI greco


Se devo calcolare la circonferenza o l'area di un cerchio, le formule sono facili. Le abbiamo imparate alle elementari e ce le ricordiamo come un mantra:

         "due volte il raggio per treequattordici"
                  e
         "raggio per raggio per treequattordici"

Quel numero magico, TRE E  QUATTORDICI ( 3,14), da piccolo restava tale: magico.
Crescendo però ho imparato che  quella che usavamo era una approssimazione di π (che noi italiani conosciamo come PI greco ), un numero irrazionale che rappresenta il rapporto tra la circonferenza e il diametro di un cerchio ( ovvero quante volte il diametro sta nella lunghezza della circonferenza ).
Personalmente ricordo a memoria altri due decimali, arrivando a 3,1415,  ma so che  il numero di decimali è infinito. Il numero con le prime venti cifre è 3,14159 26535 89793 23846.



Quadratura del cerchio
La conoscenza via via più raffinata di π è tanto più necessaria quanto più elevata è la precisione richiesta  e dunque quanto più difficile è il problema che si affronta - la formula del cerchio con due decimali è sufficiente per la maggior parte degli usi pratici, per calcoli di ampie dimensioni potrebbero esserne necessari di più, nello studio della matematica si ragiona in termini molto più complessi.

Un diverso grado di conoscenza, ovvero di capacità di gestire le informazioni che si hanno a disposizione, necessita di  una quantità sempre maggiore delle informazioni stesse in un loop virtuoso potenzialmente senza fine.

La sete di conoscenza è dettata dall'interesse che una persona può avere per un determinato argomento.
Un tifoso di calcio è in grado di elencare la formazione della sua squadra preferita, le formazioni passate e persino la traiettoria di qualche gol decisivo. Io, che tifoso non sono, so a malapena il nome delle principali squadre.

Accostarsi ad un argomento senza acquisire un po' di conoscenza su di esso  e poi esprimere su di esso un giudizio, oltre che sbagliato è anche presuntuoso. Eppure accade questo in molte occasioni,  alla maggior parte di noi.
 Si pontifica sulla politica, sull'economia, sui delitti, sui gossip, avendo di questi fatti solo una vaga informazione filtrata dai mezzi di comunicazione. I social, poi, amplificano questa tendenza.

L'albero della conoscenza

Eppure basterebbe a volte non accontentarsi dell'informazione parziale, ma tornare alla fonte, ai dati iniziali,  In fondo la maggior parte delle volte, i dati sono disponibili piuttosto facilmente, Dopotutto non stiamo cercando l'ennesima particella elementare.
Esempio della faciloneria con cui si mettono in circolo le informazioni sbagliate (e ci si forma una pseudo-conoscenza, perchè basata su dati fallaci) sono le bufale. Si copiaincolla con leggerezza, perchè la notizia è sconvolgente, o in linea con le nostre aspettative, o ci commuove o ci indigna .... peccato sia falsa. E non si pensa nemmeno di compiere il piccolo sforzo di una verifica in rete, dove magari si scopre la stessa notizia, solo di un paio d'anni più vecchia.

Il flusso della costruzione della conoscenza non è lineare.
ma con feedback  per l'approfondimento

Raccolta dei dati, analisi e composizione delle informazioni, costruzione e gestione della conoscenza. Aspetti della tensione verso la saggezza che dovrebbe essere prerogativa di tutti gli uomini.
Ma il percorso non è lineare, perchè la conoscenza porta a voler approfondire, quindi a raccogliere più dati e informazioni, in uno ciclo continuo di studio.
In merito a questo, ho realizzato un articolo un po' tecnico sulla rappresentazione grafica di queste relazioni (qui, in inglese).
E' un ottimo tema su cui riflettere e, da parte mia, da studiare ancora molto.

lunedì 1 dicembre 2014

Data, Informazione, Conoscenza e Saggezza



Tra le cose che incontro occupandomi di gestione dei contenuti aziendali attraverso il web , un interessante aspetto, che può interessare chi si occupa di comunicazione ( per estensione, anche chi si occupa di scrittura) è  l'insieme di definizioni e relazioni raggruppati secondo il modello DIKW (dall'inglese Data, Information, Knowledge, Wisdom ).
E' questo un tentativo di dare corpus formale alla problematica della gestione informativa che, con l'affermarsi dei computer come strumenti principe, necessitava di una base  teorica cui fare riferimento.
Ho trovato stimolante questa analisi perchè sa da un lato la formalizzazione permette una migliore interpretazione del software che si occupa di gestione delle informazioni, dall'altro scava dentro i processi mentali che analizzano, anzi meta-analizzano, l'elaborazione di un concetto.

Questo modello mette in relazione i dati, l'informazione, la conoscenza e, in modo più sfumato, la saggezza.
Nella comprensione comune, abitualmente dati e informazioni agiscono come sinonimi, mentre nell'accezione del modello :
- i dati sono il risultato di una osservazione più o meno accurata, che possono o meno essere ispirati ad un problema da risolvere.  In altre parole i dati sono segni, simboli, che rappresentano fatti, o segnali, ma che di per se non racchiudono nessun significato
- l'informazione, dedotta dai dati, in realtà li comprende, assegnando loro anche un significato.



Il corpus di informazioni inerenti ad un determinato argomento  si definiscono come conoscenza.
Non mi addentro ulteriormente per ora in campi difficili da attraversare ( per i quali necessito di maggiore studio). Quello che voglio sottolineare qui è che  la conoscenza  trova poi la sua completezza nella condivisione , e questo è possibile attraverso la produzione di  documenti, ovvero la scrittura di testi che portino ovunque la conoscenza, pure e soprattutto fuori da un ambito strettamente accademico

Reference:  L.Floridi- Information, a Very Short Introduction, Oxford Press
                    J.Hey - The Data, Information, Knowledge ,Wisdom Chain: The Metaphorical Link
                   "Information"  & "DIKW Pyramid" - lemmi da "Wikipedia


giovedì 13 novembre 2014

Prendere al lazo la cometa con lo smartphone

Abbiamo cavalcato la cometa, come in certi fumetti degli anni 50.

Abbiamo, inteso  come umanità, perchè il lavoro "sporco" se lo sono fatto i tecnici e gli scienziati che hanno dedicato a questo progetto più di ventanni di lavoro. Nelle dichiarazioni a commento dell'avvenuto aggancio del Lander Philae alla cometa, un dirigente ha affermato che, specialmente quando si ha successo, tutto sembra così semplice.
E' una percezione che ci accompagna sempre, nei confronti di ogni oggetto tecnologico. Ci si dimentica quanta competenza, quanto studio sia necessario, per realizzare un qualsiasi manufatto, dai più complessi come i telefoni cellulari a quelli che appaiono quasi banali nella loro semplicità, come lo scatto libero nella bicicletta.
Eppure  la progettazione di un oggetto non vede solo riversate le  competenze tecnico-scientifiche di chi lo ha realizzato,  ma  anche del lavoro precedente, che ha fornito quel substrato di conoscenza dal quale ha  potuto evolvere.
I successi dell'umanità dipendono dal fatto di essere saliti sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto, come ebbe a dire Isaac Newton.
Siamo debitori agli scienziati di oggi e di ieri del progresso tecnologico che abbiamo letteralmente tra le mani. Quando ci dedichiamo al prossimo stupido giochino sullo smartphone, cerchiamo di ricordarcene.

lunedì 17 febbraio 2014

Questo Blog

A voler entrare in una discussione tra giornalisti e professionisti dell'informazione rischio di non farci proprio una bella figura. Ma la discussione sui blog scaturita dall'articolo di DeBiase mi piace, in qualche modo mi aiuta a pensare che il mio minuscolo contributo non sia inutile.  E se per la condivisione della conoscenza e delle informazioni valgono tutte le considerazioni  espresse qui io credo che per il blogger non professionale, per chi pubblica blog personali ,escludendo quelli che non fanno altro che discorsi autoreferenziali , la componente di rielaborazione (critica) dei contenuti è l'aspetto chiave della loro validità.
Non fornitore di informazioni, ma visione soggettiva, non istintuale ed emotiva come quando dettata dalla contingenza dei social network, ma  valorizzata dalla riflessione e dallo studio che la natura stessa dei blog impone, se si pretende di produrre un articolo/post degno di essere letto.

mercoledì 5 febbraio 2014

Il difficile esercizio di pensare

Sembra che la capacità di pensare, di discernere, di scegliere con cognizione di causa, informandosi e valutando i pro e i contro, se mai ha raggiunto livelli accettabili, sia ora in drastico declino.
Il comportamento degli Eletti in Parlamento, i commenti beceri sulla rete, le azioni dettate dall'impulso che spesso hanno conseguenze nefaste, per sè o per gli altri, sono tutti segnali che  l'esercizio di pensare è diventato oltremodo difficile.
Anche nelle discussioni dai toni civili, si percepisce che a prevalere, nell'animo degli estensori di gran parte dei commenti, sia la pancia ( o il cuore, nei rari casi di contributi positivi ) anzichè la mente.
E sì che proprio per la sua complessità, la società nella quale siamo immersi necessità di un discernimento maggiore, non di più livore e rabbia.
Ma, posto che lo si voglia, chi può aiutarci a pensare?
Da un lato si tratta di recuperare il ruolo che le istituzioni possono avere. 
C'è un interessante post di Luca De Biase ( tutto De Biase è interessante, anche se non sempre proprio facile da leggere ) che svela le ragioni per la caduta della autorità culturale di molte istituzioni e propone il modo di recuperare credibilità, che  parte  dalla visione di un futuro di qualità migliore. Il lavoro intellettuale che serve alla società può essere riprogettato. I filtri all’information overload possono essere ripensati. La formazione profonda può essere riattivata. Ma occorre pensare avanti, non indietro.
In altre parole, la formazione ( scuola e università ), l'informazione, la politica potranno recuperare credibilità se  sapranno innovare e innovarsi.
Da parte nostra si tratta di recuperare un metodo  che è stato fondamentale per l'evoluzione culturale umana: "La conoscenza ha bisogno di metodo: ispirazione, visione-teoria, ipotesi-progetto, verifica-sperimentazione; indipendenza, completezza, accuratezza; rispetto dei diritti, spirito di servizio."
Da sottolineare che se ci limita alla ispirazione e alla visione , senza arrivare alla verifica e sperimentazione, si  sdoganano  superstizioni e facilonerie  che ci rendono preda degli imbonitori e dei ciarlatani.

Un modo semplice ed economico per imparare a pensare, poi, sarebbe la lettura. 
Molti sono i libri che aiutano a pensare, alcuni di quelli che hanno aiutato me ( non che siano riusciti completamente nell'intento di dotarmi di una mente critica e attenta) li potete trovare sulla mia libreria Anobii, o commentati qua è la su questo blog.
L'ultimo che ho preso in considerazione, ma che ancora non ho iniziato è  Thinking, The new science of Decision Making, Problem Solving and Prediction, a cura di John Brockman, l'ideatore del prestigioso sito edge.org.
Raccoglie commenti e conversazioni di personaggi che , soprattutto, sanno pensare, tra cui, Nassim Nicholas Taleb, Daniel C. Dennet, Daniel Kahneman.

Buon pensiero.

venerdì 24 gennaio 2014

Information Overload

Ho sulla scrivania più libri di quanti ne riesca a leggere, sulla bacheca di Facebook o su Linkedin appaiono più articoli di quanti ne possa consultare, tra i temi che tratto al lavoro ce ne sono parecchi che vorrei approfondire e non riesco, seguo meno i  ragazzi nello studio rispetto a quanto dovrei e leggo solo pochi articoli di giornale, sfoglio soltanto i magazine, anche quelli importanti, e ascolto distrattamente i notiziari, approfondendo solo raramente qualche notizia.
Intanto ho un romanzo da concludere (che poi riesca a pubblicarlo, è un'altra faccenda), un paio di articoli che mi piacerebbe scrivere,  un blog da tenere attivo, così come il notiziario della intranet aziendale.
Tutto questo in mezzo alle vicende familiari, agli affari personali, ai sogni di nuove e migliori sistemazioni, al tentativo di alimentare la rete di conoscenze e di dare un contributo alla comunità dove vivo.
Se questo non è information overload....

lunedì 25 marzo 2013

Digitale o analogico? Conoscenza e decisioni

Si parla tanto di rivoluzione digitale, ma quando poi si va a chiedere cosa significa, non sempre si ha ben chiaro il concetto.
Il concetto di digitale deriva da "digit" ovvero dito, nel senso della discretizzazione della realta` compiuta nell'atto del contare, che e` uno dei primi processi che la mente umana ha fatto nel tentativo di categorizzare l'universo che lo circonda.  Dunque l'enumerazione di cose, complici le nostre dita - che hanno determinato la numerazione decimale, ma anche quella a base dodici , usando le falangi di una mano escluso il pollice - e`  stata la prima digitalizzazione della realta`.
Comportamento di un transistor - dato che a 0 Volts resta spento mentre ad una tensione maggiore
(5 V per esempio) si accende, si puo` ricondurre il suo comportamento analogico ad uno binario.
Tornando alla rivoluzione, quella veramente digitale si e` avuta a partire dagli anni 40 / 50 quando ci si e` resi conto che  gli strumenti elettronici per il calcolo erano piu` efficaci se si basavano sulla logica binaria  ( 0 e 1, circuito chiuso o aperto) che su quella analogica usata sino a quel momento ( qualsiasi circuito elettrico che agisce come sistema di controllo si puo` considerare di fatto un calcolatore ).

File:RegoloFaber-Castell.jpg
Esempio di calcolatore analogico: il regolo calcolatore

Calcolatore analogico per la soluzione dell'equazione di Keplero ("macchinetta del Carlini")
Esempio di calcolatore analogico per problemi astronomici
Inoltre si e` compreso che era possibile  ricondurre tutti i tipi di problemi a  descrizioni formali, in linguaggio matematico, trattabili  quindi da elaboratori elettronici.

Quando ci riferiamo al mondo digitale parliamo pero` di una elaborazione ( una discretizzazione , il piu` delle volte appunto con strumenti a logica binaria, quindi digitale ) di un mondo che e` essenzialmente analogico.
Perche` nel nostro mondo non c'e` solo bianco o nero, ma infinite sfumature di grigio ( non solo cinquanta ;-).
L'universo si comporta seguendo leggi che solo in condizioni particolari riusciamo a discretizzare, ma che il piu` delle volte assume comportamenti caotici.
Le relazioni tra persone, perlopiu`, sono fortemente dinamiche, non sempre  riconducibili a stati discreti  di assenso/diniego, appartenenza/esclusione, dialogo/chiusura.
L'universo e` dunque analogico.
Vero?
Se esaminiamo  l'infinitamente piccolo, il subatomico, ( o meglio, se leggiamo quello che altri - giganti della scienza - hanno scoperto e divulgato)  ci accorgiamo che il comportamento delle particelle non e` continuo, ma discreto:  gli elettroni si possono muovere intorno ad un atomo solo in  orbite  a determinati livelli energetici.  Tutte  le scoperte fisiche successive, nel campo della fisica ma non solo, sono costrette a tenere in debita considerazione questa teoria.

L'universo dunque e` discreto?


Cosa trarre infine da questo?

Credo si possa sviluppare una considerazione di metodo. Siamo portati a classificare ogni informazione, ogni evento, come buono o cattivo, falso o vero,  interessante o non degno di attenzione.  E` nella nostra natura,  si e` sviluppato nella nostra evoluzione questa necessita` di comprendere cio` che e` bene e cio` che e` male. Ma questo andava bene nei confini della nostra esperienza sensibile. In un mondo che svela la sua complessita` man mano che la scienza progredisce, le categorie antiche non sono piu` sufficienti. La capacita` di discernimento e le azioni che vogliamo intraprendere devono essere prese in base a categorie di giudizio che e` bene ricordare, sono sempre piu` fluide e obbligate a tener conto della complessita` nella quale siamo immersi.
Tenerne conto non implica di riuscire a fare le scelte giuste. Perlomeno ci si deve provare.
Giusto o sbagliato? Destra o sinistra? Bene o Male? 

  

martedì 5 febbraio 2013

Il dovere di uno scrittore



Scrivere, nel diario di questo blog o in espressioni piu` "concrete", e` per me importante: e` il mio modo di comunicare. Non solo per veicolare informazioni, notizie, o riflessioni personali,  ma anche  per esprimere la mia personalita`.
Del resto e` quello che uno scrittore professionista fa. Esprime se stesso attraverso quello che racconta.
Se e` molto bravo, riesce a mettere la propria figura sullo sfondo, in modo che non si noti, ma e` assolutamente presente nel quadro complessivo, e anzi ne caratterizza lo stile.
Riflessioni sulla comunicazione attraverso la scrittura ne ho gia` fatte, qui, e prima o poi  raccogliero` quei pensieri per dar loro forma organica , oggi pero` vorrei riflettere sui doveri, non scritti, non codificati ( non perlomeno nei testi sulla scrittura che ho avuto modo di accostare ), ma che sono implicitamente presenti  nel processo creativo dello scrivere.
Con un giro di parole,mi piace dire che uno scrittore dovrebbe far pensare e nello stesso tempo non far pensare.
Non far pensare ( distrarre)  significa riuscire a realizzare una narrazione che trascini il lettore fuori dal quotidiano e lo immerga nell'universo del  racconto, quel sub-universo teorizzato da Tolkien ( che afferma che il fantastico e` una lente della realta` ) dove tutto e` possibile perche` l'incredulita` e` sospesa.
Dovere di uno scrittore e` pero` anche far  pensare, cioe` instillare nel lettore il germe di una riflessione, il dubbio che demolisca una certezza, lo spunto per capire un pezzetto del mondo - reale- nel quale siamo immersi. Che lo si faccia attraverso una narrazione fantastica ( Tolkien, Lewis, Rowling , solo per citare i piu` famosi, raccontano di come il confine  tra bene e male  sia una lama sottile, uno sentiero in cresta da percorrere con attenzione) o con la banalita` degli eventi quotidiani, poco importa.

Una narrazione diventa capolavoro quando il lettore vi trova miscelato il divertimento alla riflessione; quando porta a casa, dopo il viaggio incredibile della lettura, un seme di saggezza.

Pagina bianca

venerdì 1 febbraio 2013

Teorema dell'ignoranza ad uso dei non matematici

Considera la conoscenza in rapporto ai numeri naturali.

I numeri naturali ( 1,2,3,..., n ) sono infiniti, ovvero prendendo un numero a caso anche molto grande, ce ne saranno sempre infiniti dopo di esso.
Associa ad ogni quanto di conoscenza un numero naturale.
Per quanto di conoscenza si intenda un argomento, un concetto di cui si abbia appunto  conoscenza.
Ad esempio, i nomi dei sette nani di Biancaneve o dei tredici dello Hobbit, la formazione del Milan del '75, la  formula bruta del paracetamolo, chi ha vinto Sanremo due anni fa, la trama dei romanzi di Wilbur Smith, i versi della Divina Commedia, il procedimento di realizzazione di un motore di F1...
Ma la conoscenza e` riferita  all'universo nel quale siamo immersi, che e` esperienzalmente infinito ( in ogni direzione).
Quindi la quantita` della conoscenza e` infinita
Addizionando i quanti di conoscenza che ognuno di noi matura, otteniamo un numero, che puo` essere mediamente grande ( per una persona normale) o anche molto grande.
Ma anche avendo a disposizione un numero molto grande espressione della conoscenza, ci sara` sempre un numero infinito di cose che non conosciamo.
Si deduce quindi che ogni uomo ha ignoranza infinita.

Da meditare quando avete a che fare con la supponenza di qualcuno che si reputa piu` istruito di voi....

L'universo infinito

mercoledì 19 dicembre 2012

Il futuro appartiene a tutti


Lunedi, ore 23.15
La notte sta avanzando.
Ripenso all’incontro di stasera, il primo del gruppo di volontari che si sono resi disponibili dopo il convegno di sabato 24 novembre: Cernusco 2032 - la citta` dell’innovazione, affollato da una novantina di persone, di diversa estrazione professionale e culturale, interessate a capire  come sara` la Cernusco di domani, e magari a costruirla insieme.

I volontari di questa sera sono una decina, molti sconosciuti l’uno all’altro. Poche e con poche forze, rispetto al sogno che hanno. Che abbiamo.
Mentre affronto le ultime incombenze della sera mi rendo conto che l’iniziativa, che ancora deve trovare la sintesi tra le  diverse voci che hanno dato il proprio contributo,  presenta alcune sfaccettature.
Un primo aspetto  e` lo scopo principale : costruire una visione della Cernusco del futuro attraverso  un nuovo modo di promuovere le attivita` produttive, il lavoro, l’ambiente.  Forse le aspettative dell’incontro erano altre e piu` alte.  Molti avrebbero voluto mettere sul piatto gli aspetti sociali, quelli culturali  o le lacune amministrative delle istituzioni.
Ma analizzare le possibilita` di sviluppo in una ottica di innovazione e di utilizzo delle nuove tecnologie, con lo scopo ultimo di creare “ricchezza” per la citta` sotto forma di opportunita` lavorative e imprenditoriali, mi pare gia` un buon inizio.  
Un inizio promettente, in questi tempi difficili.

C’e` poi un  risultato immediato, gia` tangibile nei pochi incontri avuti faccia a faccia, ma supportati da intensi scambi informativi via Internet.
E` l’aver creato una rete  di conoscenze, di rispetto e di collaborazione tra le persone che anche solo marginalmente si sono  interessate a questa idea,  e questa rete e` destinata ad allargarsi, a includere altri operatori, altre risorse, altri amici.

Ma c’e` un altro aspetto, forse quello emotivamente piu` importante. L’impegno profuso per la Cernusco del 2032 non soddisfa  solo l’ambizione di  fare qualcosa di bello e magari utile per la citta`. Risponde all’esigenza di preparare il terreno per le generazioni future. Vorremmo lasciare loro una citta` bella, dove sia bello lavorare e vivere. Dove si possa cogliere il meglio e si possa lottare perche` tutti abbiano le stesse opportunita`.
I miei figli dormono, guardo il piu` piccolo e penso che  il futuro appartiene a loro. Appartiene a tutti.
L’importante e` costruirlo a partire da oggi.
Nel nostro piccolo, ci proviamo.





Disclaimer: "Il futuro appartiene a tutti" by Nico Acampora

Da leggere anche #CERNUSCO2032: TECNOLOGIA, PRODUTTIVITA', AMBIENTE di Ermanno Zacchetti


Hashtag: #CERNUSCO2032

lunedì 19 novembre 2012

Visioni di futuro


L’evento visionario sulla Cernusco del 2032, che si terra` sabato prossimo 24 nov. presso la nuova Vecchia Filanda, ha suscitato qualche perplessita` e commenti non del tutto benevoli.
Si contesta soprattutto l'opportunita` di porsi un orizzonte cosi` in la` nel tempo, e  riversare energie su esso, a discapito della situazione contingente alla quale si dovrebbe  cercare di porre rimedio.
La questione pero` mi sembra mal posta, anche tenendo conto che la nostra  non e` certo una citta` insensibile alla solidarieta`, non solo su fronte istituzionale.
E` mal posta soprattutto perche` non si tiene conto che la capacita` di prevedere, di immaginare il futuro e` proprio uno dei punti di intelligenza che ha differenziato la razza umana dalle altre.
Usare uno strumento efficace come la lancia , ad esempio, poteva forse bastare a garantire la sopravvivenza, ma la capacita` di imbrigliare l'energia in un sistema elastico per concentrarla in un dardo lanciato verso la preda garantiva una maggior efficacia nella caccia e quindi maggior tempo a disposizione per altro. Arco e frecce divennero armi strategiche ed efficaci sino forse al diciassettesimo secolo.

 I fratelli Wright costruivano e riparavano biciclette. Se avessero solamente pensato a come fare meglio ( con piu` profitto) le biciclette o a ripararle in modo piu` efficiente forse non sarebbero riusciti a far volare il primo aeroplano. Ci sono le innovazioni incrementali ( costruire meglio biciclette, ma anche li` i fratelli introdussero molte novita`) e innovazioni di rottura ( inventare aeroplani).
Tutte le grandi invenzioni  ( dal treno al telefono,  dalla bicicletta al computer ) incontrarono perplessita` e ostacoli, perche` implicavano il cambiamento radicale di un paradigma dato per assodato ( nel caso del treno, la velocita`, nel telefono la modalita` di comunicazione a distanza).
Ma ogni spinta verso il futuro ha finito per modificare ( per lo piu` in meglio ) le condizioni dell'oggi.
Questo e` lo spirito con il quale sento di poter partecipare a Cernusco 2032. Per me, ma, e` bene ricordarlo, anche per i miei figli e per le generazioni future.
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.