La notte sta avanzando.
Ripenso all’incontro di stasera, il primo del gruppo di volontari che si sono resi disponibili dopo il convegno di sabato 24 novembre: Cernusco 2032 - la citta` dell’innovazione, affollato da una novantina di persone, di diversa estrazione professionale e culturale, interessate a capire come sara` la Cernusco di domani, e magari a costruirla insieme.
I volontari di questa sera sono una decina, molti sconosciuti l’uno all’altro. Poche e con poche forze, rispetto al sogno che hanno. Che abbiamo.
Mentre affronto le ultime incombenze della sera mi rendo conto che l’iniziativa, che ancora deve trovare la sintesi tra le diverse voci che hanno dato il proprio contributo, presenta alcune sfaccettature.
Un primo aspetto e` lo scopo principale : costruire una visione della Cernusco del futuro attraverso un nuovo modo di promuovere le attivita` produttive, il lavoro, l’ambiente. Forse le aspettative dell’incontro erano altre e piu` alte. Molti avrebbero voluto mettere sul piatto gli aspetti sociali, quelli culturali o le lacune amministrative delle istituzioni.
Ma analizzare le possibilita` di sviluppo in una ottica di innovazione e di utilizzo delle nuove tecnologie, con lo scopo ultimo di creare “ricchezza” per la citta` sotto forma di opportunita` lavorative e imprenditoriali, mi pare gia` un buon inizio.
Un inizio promettente, in questi tempi difficili.
C’e` poi un risultato immediato, gia` tangibile nei pochi incontri avuti faccia a faccia, ma supportati da intensi scambi informativi via Internet.
E` l’aver creato una rete di conoscenze, di rispetto e di collaborazione tra le persone che anche solo marginalmente si sono interessate a questa idea, e questa rete e` destinata ad allargarsi, a includere altri operatori, altre risorse, altri amici.
Ma c’e` un altro aspetto, forse quello emotivamente piu` importante. L’impegno profuso per la Cernusco del 2032 non soddisfa solo l’ambizione di fare qualcosa di bello e magari utile per la citta`. Risponde all’esigenza di preparare il terreno per le generazioni future. Vorremmo lasciare loro una citta` bella, dove sia bello lavorare e vivere. Dove si possa cogliere il meglio e si possa lottare perche` tutti abbiano le stesse opportunita`.
I miei figli dormono, guardo il piu` piccolo e penso che il futuro appartiene a loro. Appartiene a tutti.
L’importante e` costruirlo a partire da oggi.
Nel nostro piccolo, ci proviamo.
Su richiesta della redazione di V.A. anch'io ho espresso la mia opinione, in parallelo con la tua, senza conoscerla. Mi sono posto il problema di "Chi costruisce la città del futura", forse più pratico, in alternativa al dirompende "Il fururo è di chi se lo prende" che, lo ricordo, era uno slogan se non lo slogan dispensato nel convegno, gistamente criticato da Nico Acampora con il suo "Il futuro è di tutti" (mancherebbe la "città") che tu riaffermi e che già è un notevole passo avanti rispetto al troppo limitato settoriale e autoreferenziale convegno. Ma le tue parole di speranza mi fanno sperare...
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