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martedì 10 settembre 2019

Fantasia, scienza, metodo

Per fantasia si intende quel processo mentale che porta a concepire idee non rispondenti a situazioni, cose, processi reali di cui abbiamo immediata esperienza.

La capacità di immaginare “oltre il reale” porta alle visioni fantastiche, protagoniste della maggior parte delle narrazioni.

Attraverso la scienza, invece, si cerca di descrivere la realtà che osserviamo, anche attraverso un manufatto di qualsiasi tipo, in modo esatto, non ambiguo e oggettivo, attraverso lo studio e la ricerca condotti con metodo e rigore.


Creatività e matematica: Lewis Carroll



Fantasia e scienza,  non sono in contrasto. Non sono antitetici.

Ci vuole fantasia a concepire le equazioni della relatività, o visualizzare matrici a  molte dimensioni.

Ci vuole fantasia nel dedurre la forma e le dimensioni di un animale vissuto milioni di anni fa da un frammento di osso, o descrivere il collasso di un buco nero  da impercettibili variazioni del campo gravitazionale.

Ho sperimentato personalmente questa considerazione, quando mi sono trovato a dover trovare soluzioni a problemi tecnici. Scartati gli interventi "da manuale" spesso la strada  più efficace si era dimostrata  quella che  prevedeva un approccio non convenzionale, da un "pensiero laterale", sovente stimolato da intuizioni che apparentemente non erano pertinenti.

Intuizioni che devono però essere supportate da studi e approfondimenti, condotti con approccio scientifico, fatto di sperimentazione e metodo.

Sperimentare l'equilibrio


 Creatività e metodo non sono in disaccordo.

Ci vuole metodo per ogni prodotto della fantasia, perché esca dal limbo dell’idea e approdi alla terra della concretezza.



La fantasia è la scintilla che accende fuochi nella mente.

Ma questi fuochi devono essere regolati, governati, per evitare che diventino fonte di distruzione.
Questi fuochi devono essere portati nella camera a combustione interna del metodo.  Solo in questo modo potranno concretizzarsi in pensieri, parole azioni in grado di generare significato.

Le informazioni che  si intende trasmettere, e con esse le emozioni, devono essere convogliate e controllate, devono essere organizzate in modo che chi ne usufruisce riesca a cogliere nel modo più immediato il messaggio che vogliamo veicolare.


Musica: creatività e metodo




Anche nella scrittura, che narri le avventure dell'eroe o che proponga una riflessione sui misteri del mondo il metodo, la struttura è tanto importante quanto l'abilità nell'inventare  storie o nello studio dei testi.

Struttura, metodo, rigore, fatica. La creatività è fatta anche di questo.

martedì 26 marzo 2019

Comunicare l'informazione

Se si eccettuano quelle che raggiungono i nostri sensi dal mondo fisico, la gran parte delle informazioni necessarie alla nostra vita provengono, in via diretta o indiretta, da un processo comunicativo. Sin da piccoli abbiamo interazioni con i membri della nostra specie, parzialmente con specie diverse (cani, gatti, etc.) e queste interazioni veicolano informazioni che ci permettono ad esempio, di riconoscere cibi commestibili da quelli indigesti, di stabilire le gerarchie familiari, di acquisire informazioni provenienti dal passato tramite un processo di conversione semantica di segni grafici posti su carta o altra superficie. di muoverci con sufficiente sicurezza (!)  tra le strade della nostra città.
Comunicare fa parte del nostro essere sociali.  Perchè la comunicazione fosse più efficace abbiamo creato linguaggi più o meno efficenti in termini comunicativi, poi abbiamo trasportato quei linguaggi parlati su un mezzo che sopravvivesse al creatore del messaggio, perpetuando la loro vita.
L'evoluzione ha portato poi a raffinare sempre più gli strumenti del comunicare, introducendo la scrittura e le tecniche di produzione grafica .  Attraverso esse è stato possibile non solo veicolare l'informazione pratica, ma anche quella emotiva, di sensazioni, di emozioni: l'arte.



La comunicazione diventa sempre più importante, si sviluppano modi sempre più efficaci. La svolta la dà l'elettricità. Tramite essa e le invenzioni del telegrafo e  telefono le distanze si annullano. Una notizia che tempo addietro impiegava giorni a propagarsi,  fa il giro del mondo in pochi minuti.
Ma l'utilizzo di strumenti  sempre più lontani dai nostri sensi necessita di sistemi di codifica. Le lettere si devono trasformare in segnali elettrici, che passino attraverso i fili.
Il codice Morse ne è un esempio: un contatto di durata breve rappresenta un punto, uno di durata lungo una linea: a una combinazione di linee e di punti si fa corrispondere un carattere.
Il telefono poi è rivoluzionario. Non più una trasmissione unidirezionale del messaggio, ma una vera e propria conversazione.
Tutte queste tecnologie lasciano comunque spazio a un certo grado di ambiguità nella comunicazione, come nella storia di quel poliziotto di colore che si infiltra in una organizzazione del Ku Klux Klan grazie al fatto che al telefono non si vede il colore della pelle ( storia vera, raccontata nel film BlacKkkKlansman, di Spike Lee).

L'ambiguità è riconducibile a una carenza ( nel caso del film, voluta) nella completezza del messaggio. Spesso nelle conversazioni si sviluppa un alto grado di ambiguità, spesso perchè si presumono antefatti, competenze o conoscenze nei confronti del destinatario del messaggio che invece non ci sono.
Questa ambiguità è entropia, nell'accezione che ha questo termine nel contesto della teoria della comunicazione
 Alla prossima occasione entreremo nel dettaglio dell'entropia



venerdì 24 agosto 2018

Molti incontri

L'atteggiamento dell'incontro è forse quello che meglio caratterizza il periodo della vacanza, almeno per quanto riguarda le esperienze che, insieme alla mia famiglia, ho vissuto in questa estate.
Fuori dai contesti quotidiani, la mente è più aperta, più affamata di stimoli positivi, più incline a allineare il pensiero all'ampio orizzonte del mare, o ai frastagliati margini di un bosco, che alla concentrazione e concitazione del lavoro e delle attività.
In qualunque luogo ci si trovi, penso che le occasioni di incontro, in cui l'anima si affaccia, ingenua, alle meraviglie del mondo,  non manchino.

Incontro con la natura:
        più che in altri periodi dell'anno, ci si trova immersi in ambienti naturali, si percepisce il sole, il vento sulla pelle, si ragiona e si dipende dai capricci del tempo per organizzare le proprie giornate, si hanno contatti con piante e animali ( pesci che ti nuotano intorno mentre sei a mollo nel mare o donnole che ti attraversano la strada di montagna che stai percorrendo, per dirne un paio; potrebbero parere banali, ma con l'atteggiamento di apertura e di scoperta, sono perle di esperienza).

Incontro con la fantasia, che  concretizza le visioni del quotidiano in colore e forma, di ogni tipo.

Incontro con l'arte, con l'ambizione, con la grandezza umana cementata tra le pietre testimoni della storia.

Incontro con i libri, non per l'oggetto in sè  o per le storie che narrano, ma per l'incontro con chi li ha scritti, annullando con il gesto di sfogliare le pagine, ogni lontananza nel tempo, nello spazio, nella cultura.

Incontro con la diversità umana, con i milioni di persone che lavorano, si muovono, amano, dialogano,  riconoscono nell'altro una parte di sè. Incontrare altri da noi, confrontare comportamenti, abitudini, apprezzarne il lavoro, porta a diminuire la sovrastima che si ha di sè, del proprio nucleo originario, e aumenta l'apprezzamento per l'intero genere umano e per le culture che lo formano.

Incontro con la dimensione familiare, vissuta nei tempi della vacanza, mai abbastanza lenti,  focalizzati nel vivere insieme esperienze uniche, perchè unico il momento in cui le si vive.

Incontro con se stessi, coi bilanci non fatti, le domande mai poste o rimandate, col riposo della mente, con la voglia di ripartire con progetti e idee.



venerdì 25 agosto 2017

Complessità, estetica, amore

Appunti di viaggio


In questi giorni di vacanza sarà capitato a molti di ammirare opere d’arte e d’ingegno, sia architettonico che ingegneristico, e di provare un qualche grado di emozione.
Più l’artista è stato bravo nella ideazione e nella realizzazione dell’opera, (cioè se l’opera riflette in modo chiaro e efficace l’idea iniziale dalla quale è scaturita), più l’emozione è grande.
Inoltre, solitamente una maggiore complessità del linguaggio espressivo determina un maggior sforzo di interpretazione ( per questo è utile l’ausilio di guide cartacee, multimediali o in carne e ossa).
Risolto questo sforzo, la mente prova soddisfazione per il raggiungimento di un risultato e questo stimolo positivo verrà sempre associato a quell’opera d’arte.
Del resto la complessità può essere caratteristica di un rapporto amoroso.
Si può certamente apprezzare una persona per la sua bellezza o per qualche caratteristica speciale (essere fan di Usain Bolt per le sue performance atletiche o di Katy Perry per le sue canzoni oltre che per la sua avvenenza), ma si ama una persona nella sua completezza e complessità, cosa difficile da cogliere attraverso i media.

Confrontarsi con un opera d’arte costringe a mettersi in relazione con l’autore, abbattendo la distanza temporale tra lui e noi. Interazione che è tanto più importante quanto più lo è l’opera che stiamo ammirando. In questi casi è come se si svelasse la complessità del pensiero dell’artista, come se si mostrasse senza pelle, senza protezioni. E si resta sgomenti di fronte a tanta grandezza.
Lo ho provato qualche anno fa al cospetto della Nike di Samotracia, o di Amore e Psiche di Antonio Canova, lo ho provato poche settimane fa nella basilica della Sagrada Familia. Essa si apre ai nostri occhi come un vero e proprio faro, un enorme rappresentazione  del mondo esteriore a spiegazione del mondo interiore, spirituale.

Ci si sente avvolti, protetti dalle linee ardite e complesse delle colonne e delle volte, sorpresi dalle geometrie insolite, ma allo stesso tempo proiettati nel mondo, collegati con tutti gli uomini della terra mediante i grandi flussi di luce che invadono gli spazi interni, si  espandono  rimbalzando sulle pareti, sugli archi, frangendosi sulle cortine e sui cordoli, riflettendosi sulle ceramiche.
E tutto questo è specchio del pensiero profondo dell’architetto Antoni Gaudì, che è stato in grado di renderlo universale attraverso un linguaggio comprensibile a tutti.

Esporsi alla bellezza moltiplica  la nostra percezione, espande i limiti della nostra coscienza oltre che della conoscenza, trasforma le informazioni in emozioni. Sta a noi alimentare questa percezione e farne strumento utile nel vivere quotidiano.


domenica 27 marzo 2016

Informazioni e emozioni



Bianco, nero, emozioni
"Perché prediligi immagini in scala di grigi? C’è una quantità di informazione molto minore di una riproduzione a colori.  Questo stesso soggetto, riprodotto in gamma di colori, conterrebbe più informazione.”
“Gli uomini non usano l’arte per avere informazioni, ma per provare emozioni.
“L’informazione che manca, in un opera d’arte, è quella che lascia spazio all’immaginazione. E immaginare è qualcosa che l’uomo ama fare.
Prendi una storia, per esempio. Può essere narrata sia in un libro che al cinema. Nel film dovrai rendere veritiero tutto ciò che è visibile. Dovrai vestire gli attori con i costumi adeguati all’epoca o al luogo della narrazione. Se ambientato nel medioevo, non potrai  vestire con i vestiti odierni, e ogni oggetto dovrà essere ricreato come se fosse autenticamente medioevale, dalle sedie alle stoviglie alle armi e le architetture. Più vorrai essere credibile più dovrai prestare attenzione ai dettagli.
Nel libro tutto questo non è necessario Pochi cenni bastano a far entrare il lettore in un mondo che, per quanto esotico sia, diventerà subito familiare. Non ci sarà bisogno di descrivere tutto, perché sarà la fantasia del lettore a immaginare il resto.”
“Ma perché?”
“Perché l’uomo prova piacere nell’immaginare, nell’inventare, nel riempire i vuoti che incontra in un’opera con delle fantasie sue. In questo modo si appropria un po’ di quell’opera.”
“Non capisco.”
“Si capisce dopo aver provato. Le parole non sono sufficienti.”
Il mondo in un libro (in una biblioteca, in effetti)

venerdì 2 gennaio 2015

Tutti come Leonardo

Davanti alle riproduzioni delle pagine dei codici leonardeschi, ma soprattutto davanti al cartone preparatorio per il ritratto di Isabella d'Este, ho provato una emozione particolare. Eravamo alla mostra Leonardo3, che si tiene a Milano sino al prossimo ottobre, ricca di riproduzioni fedeli delle macchine progettate o semplicemente ideate, ma spesso non realizzate, e di analisi dei suoi dipinti più importanti.
La mostra su Leonardo a Milano
Sostando di fronte alle pagine dei codici, fonte di studio primaria per i realizzatori della mostra, provavo una sensazione curiosa. Mi pareva che, in fondo, tra noi e Leonardo Da Vinci non vi fossero cinquecento anni di storia, non vi fosse un abisso tecnologico che ha superato, realizzandole, gran parte delle sue idee e ha reso obsolete le sue intuizioni.
No, Leonardo era lì, presente, e con le sue opere ci lanciava un invito.

Guardando il volto schizzato a carboncino di Isabella, sembrava di vedere le mani del maestro muoversi sul foglio, immaginavo la modella seduta in quella stanza, percepivo quasi le parole che si dissero. Quasi potessimo osservare  attraverso un tunnel spazio tempo, rappresentato da quei fogli  sparsi appesi alle pareti ( peraltro semplici riproduzioni, se pur accurate).
Attraverso essi, Leonardo ci sta chiedendo di imitarlo.
Ma Lui è un genio, come ce ne sono stati pochi al mondo.
Quanti di noi sarebbero in grado di stare al suo passo?
(Peraltro c'è da chiedersi cosa sarebbe riuscito ad immaginare se  non avesse dovuto ricorrere alla sola forza meccanica ma avesse avuto a disposizione l'energia elettrica.)
Pagina del codice Atlantico
In verità, attraverso le sue invenzioni  Leonardo non spinge ad emularlo nella sua genialità, non pretende di forzare le nostre capacità creative, ma  suggerisce fortemente un'altra fondamentale caratteristica del suo vitale (perchè durato tutta la vita) impegno nel comprendere la natura e i suoi fenomeni,
Egli ci insegna l'attitudine all'attenzione.
Prima di essere inventore, è stato acuto e curioso osservatore di tutti i fenomeni intorno a se.  Ha studiato il volo degli uccelli così come la resa dei colori, l'anatomia umana come la fisica e l'astronomia. Fu in base alle sue osservazioni, ai suoi studi "sul campo" che potè sviluppare soluzioni che imitavano la natura, o che cercavano di dominarla.

Credo che da questo punto di vista dovremmo imitarlo, non solo in termini utilitaristici, valutando quanto il far proprio l'atteggiamento di curiosità verso le cose  possa essere di vantaggio per la carriera o per la posizione sociale.
Dovremmo far propria la sua curiosità verso la natura e i suoi fenomeni, perchè in essi vi troviamo la bellezza.
La bellezza della complessità, perchè ogni fenomeno è un network di relazioni che si instaurano tra gli elementi in gioco, e la bellezza della semplicità perchè, come nel suo quadro più famoso, la complessità dello studio, dell'invenzione, del pensiero è celato dietro la disarmante semplicità di un sorriso.

lunedì 24 novembre 2014

Viva Caparezza

Vorrei essere come Caparezza. Cogliere il PUNTO di un tema e renderlo poesia.
Non ascolto musica quanto vorrei, ma mi è capitato nelle orecchie questo pezzo del tricoricciuto e gli ho prestato un po' di attenzione.  Un inno alla scrittura come pochi oggi riescono a fare. Dovrebbe essere eletto a inno per tutti gli scrittori-
Visti i numerosi riferimenti,  alcuni evidenti altri (perlomeno a me, data la vistosa ignoranza) oscuri, rimando a quest'ottimo articolo .



China Town

Non è la fede che ha cambiato la mia vita, ma l'inchiostro 
che guida le mie dita, la mia mano, il polso. 
Ancora mi scrivo addosso amore corrisposto 
scoppiato di colpo come quando corri Boston! 
Non è la droga a darmi la pelle d'oca ma 
pensare a Mozart in mano la penna d'oca là 
sullo scrittoio a disegnare quella nota Fa 
la storia senza disco nè video nè social. 
Valium e prozac non mi calmano datemi un calamo o qualche penna su cui stampano 
il nome di un farmaco. 
Solo l'inchiostro cavalca il mio stato d'animo, 
chiamalo Ippotalamo, 
lo immagino magico tipo Dynamo 
altro che Freud, un foglio bianco, 
per volare alto lo marchio come le ali di un Albatros. 
Per la città della China mi metto in viaggio, da bravo, 
pellegrinaggio ma non a Santiago, vado a China Town. 
Rit: Vado dagli Appennini alle Ande, 
nello zaino i miei pennini e le carte, 
dormo nella tenda come uno scout, 
scrivo appunti in un diario senza web lay-out.

China Town. 
Il luogo non è molto distante, 
l'inchiostro scorre al posto del sangue, 
basta una penna e rido come fa un clown, 
a volte la felicità costa meno di un pound. 

China Town, il mio Gange  la mia terra santa la mia mecca. 
Il prodigio che da voce a chi non parla a chi balbetta. 
Una landa lontana come un amico di penna 
dove torniamo bambini come in un libro di Pennac. 
Li si coltiva la pazienza degli amanuensi, 
l'inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi. 
D'un tratto esplode come un crepitio di mortaretti 
come i martelletti della olivetti di Montanelli. 
Le canne a punta cariche di nero fumo, il vizio, 
di chi stende il papiro come uno scriba egizio. 
Questo pezzo lo scrivo ma parla chiaro, 
nell'inchiostro mi confondo tipo caccia al calamaro. 
Sono Colombo in pena, che se la rema 
nell'attesa di un attracco nella rena 
salto la cena. Scende la sera, penna a sfera 
sulla pergamena ma, non vado per l'America 
sono diretto a China Town. 
 (Rit. )
E'con l'inchiostro che ho composto ogni mio testo. 
Ho dato un nuovo volto a questi capelli da Billy Preston. 
Il prossimo concerto spero che arrivi presto, 
entro sudato nel furgone osservo il palco spento. 
Lo lascio lì dov'è, dal finestrino il film è surreale 
da Luis Bunuel, arrivo in Hotel e, 
la stanza si accende, è quasi mattino, 
c'è sempre una penna sul comodino. China Town. 
Il luogo non è molto distante, 
l'inchiostro scorre al posto del sangue, 
basta una penna e rido come fa un clown, 
avvolte la felicità costa meno di un pound.
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.