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lunedì 31 ottobre 2011

Assistere alla nascita di un sistema complesso

Nonostante la sua vocazione tecnologica, l'azienda dove lavoro non e` particolarmente brillante nell'adozione del Web 2.0. Si usa intensamente Internet, e anche l'internet interna  ( la Intranet ) e` corposa in termini di pagine e di contenuti, meno quando si esaminano le "conversazioni" che intercorrono tra singoli, gruppi, divisioni.
Anche nello scambio informale, la mail ha ancora parte preponderante.
Non c'e` da stupirsi quindi se anche l'uso di  tool esterni ( quindi in qualche modo non controllabile dall'azienda) non sia incoraggiato, sia anzi mal tollerato. E dunque non era un problema se nel tool di elezione per i social network aziendali, la presenza dei miei colleghi, sino poco tempo fa, fosse meno che sporadica: al tempo del mio accreditamento, un paio di anni fa, ci contavamo sulle dita di una mano.
A partire da quest'estate, invece, un evento scatenante, la registrazione di alcune persone che si occupano di comunicazione - che hanno quindi informalmente avallato l'utilizzo di questo tool - ha dato il via libera ad una adesione che si sta rivelando ( quasi) esponenziale.
Mi pare quindi si possa tracciare un parallelo con un sistema complesso. Impredicibilita` ( non linearita`)  dei comportamenti, autorganizzazione, eventi "catastrofico"  che scatena un cambio di stato ( da 10 a 40 in due giorni, con attivazione di conversazioni ) .
Non sara` una valutazione precisa, ma mi piace pensare di  assistere ( e contribuire) alla nascita di un sistema complesso.

venerdì 11 marzo 2011

Senza rete

( due success stories senza l'aiuto del web )

Lavoro presso una azienda di alta, altissima tecnologia: quello che esce oggi come prodotto lo abbiamo gia` visto, studiato pensato anni fa. Una azienda all'avanguardia, che si posiziona tra le prime nei suoi settori di mercato. Ma se la vedete dal punto di vista del Web 2.0, il deserto. A fronte di aziende come Intel, con 15 utenze Twitter che io considero ufficiali ( ovvero che recano il logo dell'azienda come immagine) , come Samsung, 13, Texas Instruments 9, tutte le altre con almeno due Twitter login, la mia brilla per assenza.
Stessa cosa per Facebook ( che c'entra FB con il business? c'entra, andatevi a leggere la collana recentemente edita da  il Sole24Ore ). La prima pagina che si incontra cliccando il nome Intel presenta 315.782  'mi piace', Per Texas Instruments 6.640 , Freescale 11.119 , la mia azienda ha solo 10 persone che dicono 'mi piace' ; e il resto delle pagine non e` da meno.
( Qualcuno puo` obiettare che la mia e`una visione periferica, ma se dalla periferia  queste  sono  le skylines, non oso pensare come sia al centro )
Questo in parte si spiega con il modello di business che perseguono i venditori della mia azienda: tallonare i clienti, stabilire con loro un rapporto di fiducia, trovare insieme la soluzione migliore, etc.
Ma e` sufficiente tutto questo?
Se la mia azienda fosse presente in modo massiccio nella rete partecipativa, otterrebbe risultati migliori?
Farebbe piu` business?
Non lo so.

Due fratelli hanno una azienda a conduzione familiare. E` piccola, ma deve dare da mangiare, oltre che a loro, ad altri 4-5 dipendenti.  Si rivolgono  principalmente a imprese edili e altri artigiani.  Settimanalmente uno dei fratelli gira per la Lombardia ( servono altre regioni, ma li` hanno un agente) e dintorni per seguire i clienti, proporre prodotti, negoziare sconti. Senza quella presenza assidua non farebbe affari, i concorrenti sono al varco, pronti a scendere di pochi centesimi sul prezzo unitario, magari a scapito della qualita`, che a volte non sembra essere un valore aggiunto, per conquistarsi la commessa.
Cambierebbe se fossero in rete? Hanno un loro sito, ma funziona solo da vetrina.
Se si creassero  una identita` sociale, probabilmente ne guadagnerebbero in immagine, ma cio` non porterebbe un guadagno in termini lavorativi. Non lavorano nel B2C, i loro non sono clienti finali, orientabili grazie a un brand sapientemente gestito in rete. Il brand se lo sono conquistato sul campo, e con le unghie e con i denti se lo devono conservare, perche` i clienti guardano ai margini di profitto e alla sicurezza della fornitura, non alle pagine web.

Non e` ancora detto che tutto passi dalla Rete. Ci sono le persone, prima.

lunedì 31 agosto 2009

Le difficolta` dell’innovazione

Da piccola ruota del carro, dipendente senza responsabilita` di gruppo, senza budget, senza potere, le difficolta` di proporre innovazione sembrano insormontabili.
Han voglia a dire i guru del tema che l’innovazione viene dal basso.
Proporre ai propri responsabili di rischiare su nuove tecniche o soluzioni, abbandonando la solida struttura esistente per arrischiarsi in strade completamente ( o parzialmente ) nuove, non sempre trova riscontro positivo.
Possono però esserci innovazioni che non sembrano radicali sino al momento in cui ci si rende conto che hanno stravolto completamente le modalità di operare su quel determinato tema.
Ne è un esempio l’approccio wiki. Nato per condividere conoscenza, entrato nelle aziende tramite i suoi flavour più comuni ( TWiki su tutti, nel nostro caso – ora c’è Foswiki che ne sta prendendo l’eredita`, andate a investigare perche` ), si sta dimostrando, e lo sto provando sulla mia pelle, uno dei più versatili strumenti per la condivisione dei contenuti, la comunicazione e il supporto allo sviluppo, specialmente quando non si ha a disposizione uno strumento organico che gestisca il tutto ( ad esempio un product lifecycle management ).
Questo approccio si sta avviando a soppiantare soluzioni ben più strutturate, forse grazie alla velocita` di sviluppo e alla sua versatilità.
Diventeremo tutti (t)wiki oriented ?
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.