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domenica 10 ottobre 2021

Il profumo del luppolo


Un po' più di un mese fa io e Gabriella abbiamo trascorso un weekend in compagnia di amici, ex giovani dell'oratorio dove abbiamo vissuto adolescenza, gioventù, e dove abbiamo maturato la nostra decisione di vivere insieme. Riporto qui, per chi non l'avesse letto sul mensile parrocchiale, un mio articolo a commento di quell'esperienza.

Se volete potete considerarlo anche un esercizio di scrittura, dove un elemento apparentemente marginale del paesaggio diventa chiave di interpretazione della storia.




Il profumo del luppolo

Percorriamo la statale 237 che, costeggiato il lago d’Idro, risale nel cuore delle Valli Giudicarie. Con Gabriella ci confrontiamo su come potrebbe essere l’esperienza che ci accingiamo a vivere. Ritrovare amici e conoscenti in una weekend di condivisione dopo anni in cui gli incontri si limitavano a “Ciao, come va? tutto bene, ci vediamo” porta un po’ di disorientamento.

Piante rampicanti di luppolo occhieggiano ai bordi della strada.

Questa visione, come spesso accade quando mi accosto alla natura, mi induce un senso di tranquillità.




Ci incontriamo sul far della sera.

Volti, sguardi, sorrisi. Prima timidi, specie con chi non si vede da tempo, poi sempre più radiosi.

Alcuni di noi hanno trascorso una giornata da turisti, altri sono in fuga dagli impegni della settimana. I saluti si rincorrono, aggiornamenti sulla salute e sulla famiglia, le piccole disavventure del viaggio.

L’ombra si allunga verso occidente e un brivido ci costringe a indossare felpe e maglioni.

L’ampia vallata che ospita Borgo Lares, di cui Bolbeno è una frazione, si ammanta lentamente di oscurità, ma tra noi la luce di una amicizia a volte sopita riprende a splendere.




La brillante idea di invitare, dopo anni, i protagonisti delle stagioni oratoriane risalenti a decenni fa è stata accolta con entusiasmo da molti, ma catalizzatore di questa occasione di incontro è stato (monsignor) Luca Raimondi , vescovo ausiliare di Milano, ma soprattutto amico, compagno di avventure, brillante trascinatore e acuto interprete dell’anima.

Dopo cena, l’esperienza si trasforma in preghiera, e le preghiere generano esperienza, in un percorso liturgico guidato con piglio efficace da Luca, che recupera l’essenza più intima di una celebrazione comunitaria.

Ci interroghiamo su come abbiamo affrontato questo tempo di pandemia, su quale è stato il ruolo e il supporto della comunità, e chiediamo a Luca della sua esperienza di questo primo anno da vescovo.

La notte prende il sopravvento, ammantando il cielo della sua veste più brillante e la combinazione magica di malto e luppolo accompagna le chiacchiere e le risate.

Il giorno dopo ci attende un’altra luminosa esperienza.




La val di Fumo si addentra nel parco dell’Adamello-Brenta, offrendo ampie vedute, con le cime del Carè Alto a far da fondale. Con un lieve dislivello, la risaliamo costeggiando dapprima il lago artificiale, poi il torrente dalle acque che restituiscono il colore del cielo in una esplosione di riflessi.




Ammiriamo alberi e foglie, la grandezza delle rocce che ci circondano, la maestosità dell’antico larice cinquecentenario che protegge il rifugio e il particolare del fiore dell’eufrasia ai bordi del sentiero o il delicato battito d’ali di una minuscola farfalla azzurra.

Ci fermiamo a celebrare l’Eucaristia accanto al torrente che supplisce, con il suo vibrante canto, alle nostre voci fioche.

La voce di don Luca no. Il suo timbro è potente, le sue parole sovrastano la cascata, riempiono l’aria.

Egli concretizza con la voce, le espressioni, le mani che si allargano ad abbracciare i suoi amici, tutta la gente, il mondo intero, la presenza del Cristo.

Alcuni miei pensieri oggi sono costretti alla ritirata, troppo forte è la fede che Luca trasmette.

E mentre le gambe ci conducono nel percorso a ritroso sino alle macchine, le parole fluiscono. Non c’è nessuno tra noi che se ne stia in silenzio, da solo. Ci si aggiorna sui figli, sulle loro scelte di vita, su lavoro o pensione. Si confidano le ambizioni, che sono forti anche alla nostra età. Si vive la bellezza e l’emozione di ritrovarsi, si vive quella realtà imperfetta, fragile ma meravigliosa che prende il nome di comunità.




La sera ci trova ancora riuniti a parlare, concentrando l’attenzione sulla recente Proposta Pastorale dell’Arcivescovo Mario Delpini: Unita, libera e lieta, concretizzata e resa con esempi e aneddoti dalla sincera eloquenza di Luca.




La notte scorre rapida e il sole inonda le vetrate della sala da pranzo, ove si proietta, in tempo reale, l’avventura del giorno che nasce.

Nel bosco attraversato dalla strada che porta al Santuario della Madonna del Lares, dove andiamo per celebrare il ringraziamento di questo weekend speciale, ritrovo i tralci del luppolo. Le infiorescenze hanno un profumo delicato, non facile da riconoscere. L’anima racchiusa in ogni persona ha lo stesso profumo, difficile da apprezzare, perché sovrastato dalle paure, dagli egoismi, dalle debolezze.

Ecco, io credo che in questi giorni ciascuno dei partecipanti abbia mostrato un piccolo pezzo della propria anima, e apprezzato i profumi delle anime altrui.

I giorni si estinguono, si torna alle case, al lavoro, al quotidiano un po’ più forti, per aver messo al centro le relazioni che ci uniscono.




Restano nella mente e nel cuore emozioni e ricordi, e il leggero, delicato profumo del luppolo.















mercoledì 19 agosto 2020

Seguire Sentieri




A dare retta a quella letteratura leggera delle riviste che si vogliono dare una impronta ecologista, pare che sia di gran moda il forest bathing o il shinrin-yoku ovvero quelle pratiche di camminare immersi nella foresta per guadagnarci in salute e consapevolezza.
Di per sé non sono pratiche del tutto esotiche, il sentirsi tutt’uno con il mondo della foresta è qualcosa che avviene in modo spontaneo, appena ti trovi all’ombra di giganti verdi i cui tronchi sembrano colonne di una cattedrale naturale.
La spinta a riscoprire un rapporto immediato con la natura ( nel senso di non-mediato, diretto) credo sia intrinseca nella personalità umana, anche se spesso soffocata dalla abitudini e dalle sovrastrutture culturali.


In montagna ( non solo, in ogni realtà geografica) un modo semplice, immediato per sentirsi in armonia con il creato, senza necessariamente ricorrere ai sofismi new age o alle suggestioni delle pratiche olistiche e biodinamiche, é senza dubbio andare per sentieri.
Oltre ai benefici del camminare in se, sia sulla fisiologia che sulla psiche, seguire sentieri significa fruire di paesaggi naturali di cui possiamo apprezzare i dettagli oppure, nel caso ad esempio di percorsi impegnativi, lanciare una sfida ai propri limiti, o ancora, prendere consapevolezza che stai camminando seguendo le orme di chi ti ha preceduto.


A meno che tu non sia un esploratore o un alpinista esperto, infatti, difficilmente traccerai nuovi sentieri, aprirai nuove vie. La maggior parte di noi, escursionisti o semplici villeggianti, percorre sentieri disegnati da altri, tracciati spesso per necessità , a volte vecchi di centinaia di anni.

Sono i sentieri della transumanza, della conduzione delle bestie ai pascoli alti, sono i percorsi delle merci negli anni faticosi del Medioevo, la Via Mercatorum, la strada Priula, sono i sentieri segreti degli spalloni, o i percorsi dei pellegrini verso le cittá sante di Roma e Santiago, sono le vie di collegamento tra i borghi, o i percorsi di caccia. In questo sistema circolatorio del nostro territorio scorrono i viandanti, i curiosi, i camminatori esperti e i passeggiatori occasionali.


Cammini, e senti l’ ereditá della storia che è passata da quelle strade, svelarsi le leggende nate dalle emozioni scaturite su quei passi.


Cammini, e ricevi una lezione di umiltà. Non sei il primo e nemmeno il più bravo. Altri prima di te hanno scavato nella roccia, posato pietre, liberato il sottobosco, calpestato la terra.


Cammini, e ti senti grato dell’ impegno dei tuoi avi, e nel seguire le loro strade ti senti parte di quella meravigliosa umanità che ha percorso, passo dopo passo, tutte i sentieri del mondo.


domenica 8 marzo 2020

Silenzio

Una cosa di cui si sente la mancanza nella concitazione della quotidianità, ancor di più in questi tempi critici, è il silenzio.
Non il silenzio della fine giornata, quando spegni le ultime luci di casa e intorno a te il buio, pur stemperato dall'inquinamento luminoso, si impossessa dello spazio della mente.
Nemmeno è il silenzio delle chiese, nelle quali entri per cercare Dio o una parola di bellezza. Lì il tuo silenzio è rotto dal flusso delle preoccupazioni, delle suppliche, dell'intercalare ipnotico del rosario, a volte così fitto che la Parola cercata non trova spazio.

Il silenzio di cui parlo è quello che si prova sulla vetta di una montagna, quando il battito del cuore dopo la fatica della salita si calma e ti siedi ad ammirare il paesaggio intorno a te, di azzurro rocce e ghiaccio.
Non si è portati a parlare dopo questo genere di esperienze, poche parole pratiche, la narrazione si conserva per il fondovalle.
Lì, solo il vibrare del vento, e la tua anima nuda, a tu per tu con l'infinito.
E' un silenzio pieno. E' l'Universo, la Natura, Dio che irrompe nei tuoi sensi, ti assorbe, ti plasma.
Così diventi vetta, roccia, neve. Non vi è nulla al di là dell'immensità.
La stessa sensazione la percepisci anche di fronte alla distesa profonda del mare, o nel frastagliato profilo delle campagne intorno alle città quando, camminando o correndo, ti fermi colto da un particolare, e da esso lo sguardo si allarga all'orizzonte tessuto dei colori del tramonto.

Perchè quel silenzio svuota la mente, ti riporta all'essenziale, stempera il quotidiano che si fa piccolo e insignificante di fronte all'universo, di cui sei parte e spettatore.
Di questo silenzio vi è molto bisogno, in questi giorni.


martedì 16 gennaio 2018

Elogio della Valle


Amiamo le montagne. Ma alle cime preferiamo le valli.
Salire una vetta è una sfida, un confronto con le difficoltà della natura e una misurazione dei propri limiti fisici.
Salire è una ricerca, un’ascesi spirituale, una porta a una dimensione aliena rispetto al quotidiano, che si apre all’universo, che si esprime nelle guglie di roccia e ghiaccio,  estreme propaggini della Terra proiettate verso lo spazio esterno.

“Le rocce delle montagne di fronte luccicano di luce violenta.
Si direbbero fatte d’acciaio, come lame di spade conficcate nella terra.
Un punto nel cielo, forse un’aquila.
Il cielo è proprio azzurro, quassù.
Niente a vedere con il pallido della pianura.”
(autocitazione : Alta Via, racconti verso l’Alto )






Ma alla base dei giganti di pietra si dipana una ragnatela di solchi scavati, che tagliano la terra nei modi più disparati, che mostrano anfratti, spiazzi, ampi declivi, ripidi versanti boscosi, praterie ondulate.

“Le valli sono rughe sulla faccia della Terra,
scavate da ghiacciai e torrenti, grandi e inarrestabili scultori.
Come solchi umani […] rivelano i caratteri della gente,
emozioni e scontri infiniti, che si perdono negli anni.”
(cit. Carlo Grande, Terre Alte, Ponte alle Grazie, 2008)

Se gli incontri tra chi si avventura sulle vette sono brevi,  intensi, improntati alla solidarietà di chi come noi affronta il rischio di mettere in gioco tutto di sé, persino la propria sicurezza, nelle valli si incontra il lavoro, il vivere quotidiano, la sfida a lungo termine del sopravvivere, e se possibile prosperare, in un ambiente per alcuni aspetti ricco, per altri avaro e aspro.

La valle protegge, nasconde. Racchiude, accoglie, si allarga ad abbracciare il cielo, si corona di luce all'alba e al tramonto.

🌙

Risaliamo la valle. Dopo un'ora scarsa di auto giungiamo oltre la Goggia, dove la valle diventa Alta.
Il paesaggio, nonostante siano il terra d'ombra e il castano i colori dominanti, offre a sprazzi lampi di oro, quando qualche raggio di sole colpisce boschetti di larici o filari di siepi. 
Oltrepassiamo l'ultima lunga galleria, che buca uno sperone che ostruisce parzialmente la valle, e usciamo dalla parte opposta, nella piana dove il Brembo di Carona mescola le sue acque con il Brembo di Mezzoldo. Pare di essere usciti dall'armadio di Narnia, di aver attraversato il ponte per Terabythia. Un paesaggio inusuale, almeno per noi.
Tutto è imbiancato da una coltre di neve, sulle foreste di abeti pare sia stato steso un tessuto piè de poul.  Fili bianchi e e neri a tessere arabeschi sulle gobbe antiche che si fondono per formare il letto del torrente fumante.
La neve scende ancora e scenderà tutta la notte.
Il mattino dopo il sole ritardatario sfolgora sulle superfici vetrose della neve ghiacciata, sulle stalattiti a mille sui bordi rocciosi delle strade, sulla polvere d'argento che mossa dal vento, si libera dai rami degli alberi.
Nei giorni che seguono facciamo esperienza di fondo, di wellness e di cene accanto al camino nel più bel agriturismo della valle, altre volte abbiamo ciaspolato, esplorato angoli semisconosciuti, passeggiato in borghi dove il selciato rimanda l'eco delle migliaia di calzari che lo hanno percorso dal Medioevo a oggi, assaporato i sapori della valle, ricevuto accoglienza in rifugi minuscoli, goduto di una cordialità rustica ma sincera.
Ci siamo immersi, oltre che nelle salutari acque delle Terme di San Pellegrino, anche nella atmosfera da Belle Epoque, che ha trasformato questo comune per un breve periodo in un "buon retiro" della società bene italiana.

 Non siamo molto lontani dal mondo del business e delle industrie, ma per noi salire in valle è come raggiungere l'Ultima Casa Accogliente

« La sua casa era perfetta, che vi piacesse il cibo, o il sonno, o il lavoro, o i racconti, o il canto, o che preferiste soltanto star seduti a pensare, o anche se amaste una piacevole combinazione di tutte queste cose. In quella valle il male non era mai penetrato »  ( J.R.R.Tolkien, Lo Hobbit)






mercoledì 22 febbraio 2017

Il paradigma del Sudoku e la metafora della montagna


Tutti conoscono quel gioco chiamato SUDOKU, nome giapponese per un esercizio nato in Svizzera nel XVIII secolo, e rimbalzato per il mondo sino ad assumere la forma ( anzi le forme) che conosciamo. Lo scopo è quello di piazzare simboli numerici ( ma può essere una qualsiasi sequenza di simboli, non ci sono operazioni numeriche da fare) nelle caselle in modo che vi sia un solo simbolo verticalmente, orizzontalmente e nel quadrato tre per tre a cui la casella appartiene.
Un esempio di Sudoku. Riesco a fare matrici con difficoltà bassa
o qualche volta  media. Quelli  veramente difficili sono fuori portata

Viene considerato un gioco di logica, ma a me piace pensarlo come un  esperimento di relazioni.
Ogni simbolo ha il suo posto nella tabella in relazione non solo ai suoi vicini ( il quadrato 3x3 ) ma anche a simboli lontani che a loro volta dipendono da disposizioni di altri simboli.
Ogni simbolo del Sudoku deve trovare il suo posto nel meta-mondo della matrice nove per nove  che è il campo da gioco, così come ognuno di noi deve trovare il suo posto nel mondo, interagendo correttamente non solo con i nostri vicini ( parenti, amici, colleghi) ma anche con persone a noi lontane, fisicamente o socialmente o culturalmente.
Trovarlo non è impresa facile.


Un posto nel mondo lo devono cercare anche i protagonisti de "Le otto montagne", romanzo di Paolo Cognetti, dove si narra della crescita e della ricerca interiore del protagonista, cittadino amante della montagna e di un suo amico, che in montagna vi è nato, cresciuto e che da essa non è mai sceso.
Non è un romanzo epico, una sfida alle cime come tanti resoconti dei nostri campioni alpinisti, e nemmeno una narrazione intrisa di nostalgia, come quasi sempre sono i racconti di Mauro Corona, che anche se contemporanei, hanno l'odore che si prova visitando una di quelle cantine dei borghi antichi, aperte per qualche sagra estiva.
Qui no, qui si respira un'aria diversa. Chiunque abbia trascorso almeno una estate in qualche borgo montano  può ritrovarsi in molte delle sue pagine. E la crudezza della vita di montagna non è nei rigori dell'inverno o nell'essenzialità  del vivere, quanto nell'isolamento, ambito e detestato allo stesso tempo.  La ricerca della libertà dagli usi e dai costumi del vivere civile la si paga con la solitudine. Essere autentici, ricercare l'essenziale può essere molto costoso.
Non si può uscire dal consesso degli uomini, così come non si può mettere un numero fuori dalla griglia del Sudoku.


venerdì 26 agosto 2016

Terra Acqua Fuoco Aria

Terra aria e acqua in una vetrata del Casinò di San Pellegrino Terme


Una stagione piena di emozioni. 
In questa estate non ancora conclusa in termini metereologici e  astronomici, ma lasciata alle spalle per l'indesiderato bisogno che abbiamo di  lavorare,  globalmente (come famiglia) abbiamo collezionato esperienze varie, molto semplici ma per noi significative,
Mi è piaciuto collezionare immagini verbali di queste esperienze attraverso i quattro elementi della tradizione filosofica, Terra, Acqua, Fuoco, Aria.
Ad ogni elemento  ho voluto poi associare più o meno arbitrariamente  alcune tra le letture recenti e possibili.




Terra

Assolata polvere di sentiero,  che trascina salsedine e profumi di macchia. 
Bastioni di rocce a delineare orizzonti 
Profumo di terra e muschio, bagnati dall'acquazzone. 
Strade, lunghi rettilinei che intersecano il continente a congiungere popoli

Futuro Interiore di Michela Murgia. 

Un libro politico, in senso ampio. Un libro generazionale, di una età diversa dalla mia  ( l'autrice ha nove anni in meno) ma tutto sommato coinvolta nelle stesse dinamiche. Con il suo linguaggio senza fronzoli, Murgia  propone riflessioni su cittadinanza, democrazia, bellezza, relazioni.  Riporto alcuni passaggi  tra i più significativi:
"La bellezza è una questione politica. Ogni volta che ce ne dimentichiamo o che la consideriamo secondaria ci ritroviamo in mano a governanti che della politica non hanno alcuna visione estetica e convinti che il mondo possa ridursi a funzione, agiscono dimenticando che invece è relazione."
"Il disordine è un elemento strutturale e qualificante del vivere democratico"
"...una visione della vita civica muscolare e costantemente reattiva al dissenso, percepito come un potenziale pericolo da disinnescare di continuo. Eppure il dissenso all'esperienza democratica, perchè la democrazia è l'unico sistema di governo che sul dissenso si è fondato."


Vorrei leggere: 
Contro Natura, di D.Bressanini-B.Maurino





Acqua 

Onde cerulee che crepitano sulla spiagga di sassi. 
Rumoreggiare di un torrente dopo una notte di pioggia, ancora pioggia che leviga pelle e sentieri.
Piscine ribollenti di acque, per relax e divertimento. 
Sete estinta da una fresca sorgente.


Il ciclope di Paolo Rumiz

Qualcuno lo ha definito un viaggio immobile. In effetti Paolo Rumiz, nella sua permanenza come ospite di un faro in un isola ancorata nel Mediterraneo, ci porta con sè per tutti i mari conosciuti, ci fa viaggiare come Ulisse, come i Fenici, i Greci, le Repubbliche Marinare. Ci racconta dei fari, occhi accesi dove la Terra incontra il Mare, dei faristi, donne e uomini che amano l'essenziale, che altrimenti non sopravvivrebbero alle geometrie di edifici espressi in verticale, massicci ma scossi da maestrale e tempeste. Narra in una lingua


Vorrei leggere:
Storia della pioggia di Niall Williams



Fuoco


Folgori di temporali rimbombanti tra le pareti della valle. 
Fiamma tranquilla a riscaldare il tramonto, 
Falò rumoroso che chiude un'esperienza e apre al mondo. 
Esile luce che accompagna la veglia.

Superintelligence di Nick Bostrom

Siamo pronti per le intelligenze artificiali?  Abbiamo capito come effettivamente funziona la nostra intelligenza?  Ci sono diverse strategie per emulare il comportamento del nostro cervello. Questo libro le affronta e ne esamina i pro e i contro. Vi saprò dire qualcosa in più quando lo avrò finito....









Vorrei leggere:
Eccomi di Jonathan Safran Foer



Aria


Vento che raffresca.
Pensieri che attraversano distanze. 
Lembi di nubi che si intrecciano agli aghi di pino.
Vele gonfie a navigare sulla linea tra l'azzurro e il cobalto.


I robot sono tra noi di Enrica Battifoglia

Forse non li avremo domani nelle nostre case, ma i robot sono già una realtà  da molti anni, in campo industriale, e presto copriranno molte attività che l'uomo non vuole ( per noia o per il limitato valore intrinseco) o non può ( per i rischi associati) fare.  Se qualcuno vuole farsi un'idea di come sarà il futuro con questi compagni artificiali, può leggere questo libro, Non ha aggiunto molto di più di quanto avevo appreso con altre letture, e di cui ho parlato in due post precedenti: 

Vorrei leggere:
Interwingled. Information Changes Everything, di Peter Morville

venerdì 5 agosto 2016

Camminare espande lo spazio

Se osservi un paesaggio, sia in illustrazione che dal vero, avrai sempre una percezione bidimensionale della realtà che vedi.
Lo spazio della percezione equivale a quello che riesci a vedere. Non puoi sapere cosa c'è d'altro.
Neppure percorrere quello spazio con mezzi meccanici rivela molto di più. Troppo veloce  il passaggio perchè lo sguardo si possa posare su più di un particolare.


Solo camminando si può espandere lo spazio, distendere la terza dimensione degli avvallamenti, dei dirupi, dei promontori. delle stradine nascoste, angoli bui, gli scorci segreti, le prospettive dimenticate.
Solo così le strade non sono più tracciati da percorrere, ma luoghi con case, negozi, gente con cui parlare e confrontarsi; i sentieri non sono solo segni indispensabili sulle mappe, ma modifiche di prospettiva, estensioni verticali, cambi repentini di marcia e direzione.

E la mente si espande.


martedì 19 luglio 2016

Prospettive

La vista cambia continuamente.

Superi un dosso, aggiri un versante, 
esci dal folto di un bosco,

e ciò che vedi muta in continuazione.
Ogni curva di sentiero 
porta i tuoi occhi su paesaggi differenti.
In montagna, dove le prospettive cambiano 
al cambiare della luce del giorno, 
al mutare del clima, 
al girare del vento che piega 
le cime degli alberi.

Dalla montagna impari a cambiare punto di vista, ad adeguare il tuo progetto di cammino alle condizioni e agli imprevisti che incontri.
E nell'esperienza di adulto in  mezzo a  giovani e adolescenti, presente ma  non protagonista, bensì al servizio, ritrovi questa necessità di cambio di prospettiva.
Non è importante il ruolo, ma la disponibilità, non le intenzioni, ma l'adattarsi. 
Vivi, al pari di loro, la precarietà di una tenda, l'esposizione nuda (metaforicamente, s'intende) al vento, al sole, alla pioggia al freddo. Accompagni il loro cammino, fornendo sostegno e pazienza. Accetti l'acqua fredda per lavarsi la mattina, la doccia dopo che tutti sono andati a dormire, l'incessante andirivieni per la preparazione del cibo ( e mangiano come gli hobbit, cinque volte al giorno!). Ami l'avventura condivisa, il sudore della salita, l'adrenalina del tuffarsi da altezze che mai nella tua giovinezza avresti affrontato, il disagio del risveglio in una tendina ricoperta di ghiaccio.
E questo ti cambia.

Impercettibilmente, sposta l'asticella delle cose importanti.
E disagi quotidiani del lavoro abbassano il loro score. Sono fastidiosi, ma non così importanti. 
Le bollette da pagare, gli appuntamenti da rincorrere. Da fare, ma non così importanti.
L'ultimo film da vedere, canzone da ascoltare, spettacolo cui assistere. Belli, ma non così importanti.

Importa vivere una famiglia, una amicizia, una comunità.
E preghi per aver la forza di farlo.



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Su l'esperienza di campeggio e montagna ho già scritto:


lunedì 23 novembre 2015

Dieci anni di Alta Via

C'è voluto un imprevisto coinvolgimento nell'uscita periodica dei diciottenni dell'UPG Cernusco a San Martino Valmasino per ricordarmi che sono passati dieci anni dalla pubblicazione di Alta Via.
Non che sia un anniversario fondamentale. Per di più sono solo poche centinaia le persone che hanno letto quella raccolta di racconti. Però è stato il mio primo tentativo serio di mettermi in gioco e proporre al pubblico quanto avevo nel famoso "cassetto".
Racconti brevi ( qualcuno dice "troppo"), scrittura un po' acerba,  raccolti nel 2005 ma nati  molto prima, a partire da quella avventura dell'estate del 1985 che ci ha visto scarpinare e arrampicare tra le pendici del Badile e del Cengalo sino a fin sotto il Disgrazia.


Mi chiedevo dunque ieri mattina, mentre mi affacciavo su una val di Mello ancora ostaggio dell'ombra, se le tensioni, le aspirazioni, le speranze e le incertezze dei giovani di oggi fossero le stesse dei giovani di trent'anni fa,  quello che eravamo noi.
Forse no.
Forse tutto è cambiato.
Il contesto sociale è profondamente differente, gli orizzonti si allargano, ma nel contempo si diluiscono i contrasti. La generazione degli "sdraiati" altrimenti detti "sbatti zero" sembra prevalere.

Li ho visti, quei giovani sempre connessi. Disposti a dimenticarlo, lo smartphone, in cambio di un momento intenso di amicizia, di una avventura o di un impegno.
Se cresce in loro l'entusiasmo, ci sono. Se comprendono il senso delle cose, lavorano per renderle possibili.
E dunque forse Alta Via  vale anche per loro, rispecchia il loro affacciarsi sul mondo, macchiato di luci e ombre, ma definitivamente bellissimo.

La foto di copertina della edizione cartacea di Alta Via.
Ora disponibile in ebook



lunedì 22 dicembre 2014

Qualcosa accadrà

S.Natale 2014



 
www.valbrembanaweb.com

  
ispirato e dedicato alle ragazze e ai ragazzi di  #CampSacer2014



Spilli di ghiaccio colpiscono incessantemente il naso e le guance di Irma, le sole parti esposte all’aria gelida. Tutt’intorno a lei vortica  il pulviscolo  stendendo cortine di neve sospesa che li isolano dal paesaggio intorno.  
Qualche albero accanto segna un’ombra più scura. Irma spera di non incontrare un lupo o un orso.
Stringe forte la mano di suo fratello. Enea non può restare qui. Deve condurlo in salvo.  E può farlo solo lei, a meno che non accada qualcosa.
Sono nel mezzo di una bufera, proprio come quest’estate.
Lo sentivano che sarebbe successo, sin dalla mattina, quando un timido sole aveva riscaldato le ginocchia nude e le mani intirizzite. Durante la traversata, sempre in quota, sempre tra pietraie e radure di erba cesposa e tenace,  il tempo ha iniziato a guastarsi, il freddo sempre più insistente.
Temevano di dover affrontare ancora per ore quel cammino senza una meta visibile, quell’arrancare tra le rocce. Invece qualcosa è accaduto. Il gestore di un rifugio, posto più in alto del sentiero, interrogato da due mandati in avanscoperta si è detto disposto ad accogliere la comitiva per il pranzo.
Una accoglienza  provvidenziale. Una comunità eterogenea, piccoli invasori, un centinaio,  accolti con affetto dai gestori  e gli usuali ospiti sorpresi  e divertiti dal baccano, diventata quasi una famiglia.
Poi, sulla via del ritorno a valle, la bufera si è scatenata. Il nevischio penetrava in tutte le fessure, picchiava sul naso, accecava,  raggelava le labbra.  D’improvviso, qualcosa è accaduto.
Giunti a limite del bosco di larici, il sole si è liberato dalle coltri e ha sciolto la bufera in un soffio gentile.
Come vorrebbe fosse così anche ora. Ma è pieno inverno, e la notte si è già mangiata la poca luce del pomeriggio.
“Ho freddo!” si lamenta Enea.
“Coraggio! Ancora un poco.”  Enea è piccolo, non ha la sua stessa resistenza. Attraversare questa foresta innevata è una impresa difficile per un adulto, figurarsi per due ragazzini.  Ma ce la faranno.
Arrancano nella neve fresca, sovente cadendo a faccia in giù. E allora il gelo della neve giunge sino ai polsi, penetra nel collo, nelle orecchie.
Un latrare attutito blocca il respiro di  Irma. Lupi!
Sono ancora lontani,  ma i lupi sono veloci. Devono affrettarsi. Raggiungere un luogo sicuro.  Irma rimpiange di non aver letto Zanna Bianca o Il richiamo della Foresta. Magari avrebbe imparato come difendersi dai lupi.
“Irma, io ho freddo! Torniamo dentro.”  
Fratello rompiscatole!  Mai una volta che stia al gioco.
“Irma! Enea! Rientrate? Siete stati in giardino per più di due ore. Non vorrete prendervi un malanno la vigilia di Natale!”
Il richiamo della mamma  e i lamenti di Enea riportano a malavoglia Irma alla realtà.   
Batte i piedi per  togliere la neve, mette a posto le cose e lascia che il giardino si riprenda il suo biancore grazie alla neve che ora cade copiosa.
La luce densa e calda della finestra indora i fiocchi più vicini a casa.
È bello rientrare in casa,Irma pensa, è bello stare con i genitori.
Pensa alla sua famiglia, a tutte le famiglie, pensa a chi un famiglia vera non ce l’ha, a chi è solo anche a Natale, magari lontano da casa. Magari senza neppure una casa.
Pensa alle sue amiche, a tutte le avventure che affronta con loro.
Pensa  all’avventura del Natale, sempre uguale anno dopo anno eppure sempre diversa. Pensa a come l’affronterà domani.
È la Vigilia.
Irma ne è certa. Sta per accadere qualcosa.


Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.