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martedì 16 gennaio 2018

Elogio della Valle


Amiamo le montagne. Ma alle cime preferiamo le valli.
Salire una vetta è una sfida, un confronto con le difficoltà della natura e una misurazione dei propri limiti fisici.
Salire è una ricerca, un’ascesi spirituale, una porta a una dimensione aliena rispetto al quotidiano, che si apre all’universo, che si esprime nelle guglie di roccia e ghiaccio,  estreme propaggini della Terra proiettate verso lo spazio esterno.

“Le rocce delle montagne di fronte luccicano di luce violenta.
Si direbbero fatte d’acciaio, come lame di spade conficcate nella terra.
Un punto nel cielo, forse un’aquila.
Il cielo è proprio azzurro, quassù.
Niente a vedere con il pallido della pianura.”
(autocitazione : Alta Via, racconti verso l’Alto )






Ma alla base dei giganti di pietra si dipana una ragnatela di solchi scavati, che tagliano la terra nei modi più disparati, che mostrano anfratti, spiazzi, ampi declivi, ripidi versanti boscosi, praterie ondulate.

“Le valli sono rughe sulla faccia della Terra,
scavate da ghiacciai e torrenti, grandi e inarrestabili scultori.
Come solchi umani […] rivelano i caratteri della gente,
emozioni e scontri infiniti, che si perdono negli anni.”
(cit. Carlo Grande, Terre Alte, Ponte alle Grazie, 2008)

Se gli incontri tra chi si avventura sulle vette sono brevi,  intensi, improntati alla solidarietà di chi come noi affronta il rischio di mettere in gioco tutto di sé, persino la propria sicurezza, nelle valli si incontra il lavoro, il vivere quotidiano, la sfida a lungo termine del sopravvivere, e se possibile prosperare, in un ambiente per alcuni aspetti ricco, per altri avaro e aspro.

La valle protegge, nasconde. Racchiude, accoglie, si allarga ad abbracciare il cielo, si corona di luce all'alba e al tramonto.

🌙

Risaliamo la valle. Dopo un'ora scarsa di auto giungiamo oltre la Goggia, dove la valle diventa Alta.
Il paesaggio, nonostante siano il terra d'ombra e il castano i colori dominanti, offre a sprazzi lampi di oro, quando qualche raggio di sole colpisce boschetti di larici o filari di siepi. 
Oltrepassiamo l'ultima lunga galleria, che buca uno sperone che ostruisce parzialmente la valle, e usciamo dalla parte opposta, nella piana dove il Brembo di Carona mescola le sue acque con il Brembo di Mezzoldo. Pare di essere usciti dall'armadio di Narnia, di aver attraversato il ponte per Terabythia. Un paesaggio inusuale, almeno per noi.
Tutto è imbiancato da una coltre di neve, sulle foreste di abeti pare sia stato steso un tessuto piè de poul.  Fili bianchi e e neri a tessere arabeschi sulle gobbe antiche che si fondono per formare il letto del torrente fumante.
La neve scende ancora e scenderà tutta la notte.
Il mattino dopo il sole ritardatario sfolgora sulle superfici vetrose della neve ghiacciata, sulle stalattiti a mille sui bordi rocciosi delle strade, sulla polvere d'argento che mossa dal vento, si libera dai rami degli alberi.
Nei giorni che seguono facciamo esperienza di fondo, di wellness e di cene accanto al camino nel più bel agriturismo della valle, altre volte abbiamo ciaspolato, esplorato angoli semisconosciuti, passeggiato in borghi dove il selciato rimanda l'eco delle migliaia di calzari che lo hanno percorso dal Medioevo a oggi, assaporato i sapori della valle, ricevuto accoglienza in rifugi minuscoli, goduto di una cordialità rustica ma sincera.
Ci siamo immersi, oltre che nelle salutari acque delle Terme di San Pellegrino, anche nella atmosfera da Belle Epoque, che ha trasformato questo comune per un breve periodo in un "buon retiro" della società bene italiana.

 Non siamo molto lontani dal mondo del business e delle industrie, ma per noi salire in valle è come raggiungere l'Ultima Casa Accogliente

« La sua casa era perfetta, che vi piacesse il cibo, o il sonno, o il lavoro, o i racconti, o il canto, o che preferiste soltanto star seduti a pensare, o anche se amaste una piacevole combinazione di tutte queste cose. In quella valle il male non era mai penetrato »  ( J.R.R.Tolkien, Lo Hobbit)






martedì 29 maggio 2012

Non so come va a finire, a Borgo Propizio

Non ho ancora finito il libro, non so come andrà a finire l'avventura scaturita a Borgo Propizio  dal'idea un po' ardita di una giovane donna di aprire una latteria, in questi tempi in cui tutti i negozi chiudono.
Non lo so, perche` la trama, a meta` del volume, scritto da Loredana Limone, gia` autrice di volumi di letteratura gastronomica , e` ancora in divenire, ci si aspettano gustosi ( visto il background dell'autrice, e` il caso di dirlo) colpi di scena.

Da quelle pagine non ancora concluse traspare una levita` di racconto, una atmosfera da racconti fiabeschi, un senso di appartenenza ad un mondo che per generazioni e` stato anche il nostro.
Ma nella fiaba si muovono persone piu` che reali. Leggendo della signora Elvira o di Mariolina e Marietta si entra nel gossip di paese, nell'identificazione di ognuno attraverso le amicizie e le parentele ( " la mia consuocera, la mamma del marito della mia seconda, ti ricordi?" - trionfa la regola dei sei gradi di separazione ). Proprio come succede nei paesi e nei borghi.
Non solo il libro, ma pure la presentazione, tenutasi presso la Libreria del Naviglio sabato scorso, e` stata spumeggiante. Condotta da Laura Bonalumi ( rinominata BRAVAlumi da Loredana "Bona non so, non posso dirlo io, che sia brava ne sono convinta") con verve e ironia,  le due hanno giocato molto sul loro rapporto di amicizia, prendendosi un po' in giro, quasi fossero sorelle.
E il rapporto tra sorelle , "la sorellanza", e` uno dei fili conduttori che caratterizzano Borgo Propizio e i suoi abitanti.  Borgo e abitanti stererotipi degli innumerevoli centri, antichi di una antichita` nobile ma anche consumata nei campi e nelle botteghe , logora come la pelle di una calzatura un tempo elegante, ma ancora in grado di sognare piccoli sogni che un giorno o l'altro potrebbero realizzarsi.  Il tutto in una lettura facile, una trama abbastanza complessa ma non difficile da seguire, una sceneggiatura che farebbe la sua bella figura anche in una  fiction televisiva.


Forse non aiutera` a comprendere i grandi misteri della vita, ma  rivela un piacevole e curioso spaccato della vita di molte delle comunita` urbane italiane, e in definitiva, di tutti noi.
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.