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martedì 1 aprile 2014

Assiomi della comunicazione e scrittura

In "Pragmatica della comunicazione umana"  , del 1967, Paul Watzlawick  propone alcuni punti fermi della interpretazione della comunicazione, egli li definisce assiomi, in funzione delle tesi sulle patologie del comportamento che va poi a elaborare. Tali assiomi, successivamente accettati dalla comunità scientifica, sono i seguenti:


  1. L'impossibilità di non-comunicare
  2. Livelli comunicativi di contenuto e di relazione
  3. La punteggiatura della sequenza di eventi
  4. Comunicazione numerica e analogica
  5. Interazione complementare e simmetrica

Vorrei ora analizzare questi assiomi nell'ottica del confronto tra i fondamenti della comunicazione e la scrittura, in particolare quella narrativa,  come già ho fatto parzialmente per la Teoria della comunicazione di Shannon. Va sottolineato che  Watzlawick fece riferimento a tali assiomi per analizzare i disturbi comportamentali e relazionali, in una prospettiva psicologica che è poi il fulcro della sua opera. Noi ci limiteremo ad analizzare la narrazione secondo quest'ottica. Non è detto sia utile, certo potrebbe essere un buon esercizio.



  • L'impossibilità di non-comunicare
E' impossibile non comunicare
Parrebbe proprio che il primo assioma non trovi applicazione nella interazione scrittore-lettore, dove l'intenzione di non comunicare decisamente non è prevista. Già nel momento del concepimento di una storia c'è l'intenzione di comunicare. E da parte sua un lettore che non fosse disposto a instaurare una interazione con un determinato scrittore, nemmeno prenderebbe in mano il libro. Tuttavia ci sono,specie nella scrittura narrativa, tutti i non detti. Omettendo alcune parti della narrazione, si può arrivare a comunicare informazioni ( un'assenza, ad esempio) che dette in altro modo non sarebbero così efficaci. L'omissione di comunicazione diventa informazione.

  •       Livelli comunicativi di contenuto e di relazione

Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di comunicazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi meta-comunicazione. 
La forza della narrazione ( il successo di molti romanzi) sta nel legare il lettore in una relazione che veicola, ad esempio  raccontando una storia, buone "vibrazioni" , suggerisce immagini  e concetti, crea un feeling tra scrittore e lettore che rende la comunicazione piacevole ( altrimenti chiuderesti il libro).

  • La punteggiatura della sequenza di eventi
La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle  sequenze di comunicazione tra i comunicanti.
Questo assioma evidenzia che nella incorretta intrepretazione della sequenza di eventi comunicativi  si annida  un rischio di  conflitto.    Problema che difficilmente si pone nella lettura, che è comunicazione asincrona e per un certo senso, monodirezionale.


  • Comunicazione numerica e analogica

Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico. Il linguaggio numerico ha una sintassi logica assai complessa e di estrema efficacia, ma manca di una semantica adeguata nel settore della relazione, mentre il linguaggio analogico ha la semantica  ma non ha alcuna sintassi adeguata per definire in un modo che non sia ambiguo la natura delle relazioni. 
Come è possibile trasmettere la comunicazione non verbale attraverso uno strumento che fa della parola scritta l'essenza stessa della sua esistenza.
In realtà 
l'esperienza di scrittura 
non è 
solamente 
parola.
C'è una forte influenza della composizione grafica del testo, del suo posarsi sulle pagine. 

Isolare una  

parola 


riesce a darle un peso e dunque un significato che immersa nel flusso della narrazione non riuscirebbe ad avere.
C'è poi la parte descrittiva della narrazione, che proprio nello stimolare l'immaginazione del lettore, anche con pochissimi particolari,  permette di  ricreare immagini dal forte significato analogico.  Nel processo narrativo l'equilibrio tra la parte numerica /logica, e quella analogica/evocativa è fondamentale,  pena la riduzione dell'opera ad una monotona descrizione di eventi se a prevalere è il modulo numerico o ad una suggestione di immagini senza trama se è invece il modulo analogico che prevale.


  • Interazione complementare  e simmetrica
Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull'uguaglianza o sulla differenza.
Decisamente l'interazione  scrittore - lettore è quasi del tutto a senso unico. Lo scrittore definisce tempi e modalità con i quali svelare la storia.  Ma non è una interazione di sudditanza, percè il lettore può rompere l'interazione semplicemente chiudendo il libro.
O smettendo di leggere questo post esattamente in questo punto.





lunedì 11 novembre 2013

E' la suspence, bellezza!

Un sistema di comunicazione esiste, evidentemente, quando c'è qualcosa da comunicare.
Quando cioè il ricevente è in deficit informativo ( nella Teoria matematica della Comunicazione, Shannon lo chiama incertezza ) che l'emettitore è in grado di soddisfare.
Ad esempio di fronte ad un semaforo, siamo in deficit informativo, nel senso che vogliamo sapere quando sia possibile passare dall'altra parte della strada, e il semaforo è in grado di colmare questo deficit fornendo il segnale luminoso convenzionale ( se i colori fossero scambiati, ci sarebbe ancora informazione? ).
Più alto è il numero di informazioni che un sistema è in grado di trasmettere, più alto sarà il grado di incertezza da coprire.
Nella narrazione questo deficit è altissimo. L'aspettativa del lettore è costruita in base alle poche informazioni che la copertina, il titolo, il risvolto ed eventualmente qualche critica letteraria gli ha fornito.
Diversamente dagli altri sistemi, nel sistema narrativo l'abilità del narratore ( la sua riuscita, che altrove sarebbe quella di essere in grado di dare il cento per cento di informazioni) non è quella di fornire dati esaustienti, che azzerino la sua curiosità, ma sta nel mantenere in equilibrio il lettore tra la quantità di informazioni che viene offerta durante lo svolgersi narrativo e il deficit informativo ancora da riempire ( eventualmente alimentato da ulteriori eventi). Il trucco è non portarlo mai a zero, nemmeno alla conclusione ( magari ricorrendo ad un cliffhanger), non soddisfare mai per intero la curiosità del lettore, sia per eventuali sequel dell'opera, sia per indurre quels senso di incompiuto che tanto caratterizza la nostra esistenza.   E'  la suspence che rende appassionante un racconto.

mercoledì 5 settembre 2012

Sulle spalle dei giganti

Ecco, io su questa faccenda della comunicazione ci sto pensando da un pezzo, ve ne sarete accorti ( qui accanto l’elenco dei miei contributi nel blog). Siccome  poi negli anni ho imparato che per comprendere un fenomeno  (sia esso fisico/tecnologico, come mi e` capitato al lavoro, sia sociale o culturale), si deve andare alla sorgente, a chi per primo ha teorizzato, ha scoperto la spiegazione, ha gettato le basi per interpretare e farne uso, allora ho cercato chi fosse stato il primo a dare corpo logico a questa faccenda.

Ho cercato di attingere al lavoro di Claude Shannon del 1948,  (The Mathematical Theory of Communication) , lavoro non facile per le mie scarse capacita`, cercando di tracciare un parallelo tra la teoria e la comunicazione applicata. Cosa che peraltro non e` che mi sia vennuta benissimo.

Ma sono i commenti, anzi le domande che un po’ retoricamente si pone Warren Weaver, nell’articolo-spalla dell’anno successivo ( che spiega anche agli ostici delle formule matematiche perche` il lavoro di Shannon e` cosi` importante ) a stimolare oggi maggiormente la mia riflessione sull’argomento, visto in chiave interpretativa del processo di scrittura, in particolare di scrittura narrativa.
Dapprima Weaver introduce tre livelli di  comprensione della comunicazione, che rispondono alle seguenti domande:
A. Con quanta accuratezza i simboli della comunicazione possono essere trasmessi? ( questo e` il livello tecnico a cui Shannon da` una  definizione rigorosa )
B. Con quanta precisione i simboli trasmessi riportano il significato desiderato? ( livello semantico)
C. Quanto efficacemente il messaggio influisce nel comportamento del ricevente? (livello dell’efficacia)

Weaver ricorda che se anche le due ultime domande sembrano attenere alla sfera filosofica del problema di comunicare, e la prima esclusivamente alla sfera ingegneristica, e queste sfere sono apparentemente disgiunte, in realta` l’influenza del livello tecnico sugli altri due e` alta, tanto da compromettere  la riuscita del processo comunicativo.
E` dunque necessario tornare ad analizzare il livello tecnico per comprendere appieno i meccanismi della comunicazione. E questo mi conforta nel mio ricercare.


mercoledì 8 febbraio 2012

La ricezione

Succede che mia moglie mi voglia comunicare qualche cosa, una richiesta o un invito, ma lo fa dall'altra parte della casa.
Non che questa sia enorme, ma spesso la voce fatica a superare stanze e corridoi, e gli altri componenti della famiglia creano sufficiente rumore da  distorcere o annullare il contenuto del messaggio. Per di piu` spesso il messaggio ( sovente un ordine!) viene lanciato senza una preventiva fase di handshaking, che mi permetterebbe una migliore sincronizzazione ed una ricezione migliore ( infatti il piu` delle volte perdo le prime parole, quella a maggiore contenuto informativo, con conseguenze poi disastrose).
Shannon identifica il ricevente come l'ente che esegue l'operazione inversa di decodifica del segnale. il  che comporta di avere a disposizione la stessa tecnologica  usata per la codifica e la trasmissione. In altri termini, si deve sapere che qualcuno sta trasmettendo, che abbia un linguaggio noto e che il ricevente sia in grado di trarre da quel linguaggio le informazioni spedite ( trascurando il rumore)
Ma se non ci si cura del fatto che chi riceve abbia a disposizione tutti gli strumenti, allora la trasmissione e` inutile.
Cosi` avviene nella scrittura, in due casi diametralmente opposti: il primo e` dato da molti dei cosidetti "aspiranti scrittori" che ambiscono alla pubblicazione di un loro scritto "fatto di getto", o "proveniente dal cuore" e per questo completamente alieno non dico alla grammatica ma alle piu` elementari regole della parola scritta e della narrazione. Ne risulta un testo criptico, autoreferenziale, assolutamente inutili.
Dall'altra parte, certi notabili della cultura veicolano il loro pensiero attraverso un linguaggio di alta complessita`, difficile da comprendere ai non iniziati. Di per se non sarebbe un problema, se la comunicazione avvenisse attraverso canali condivisi solo da loro. Ma quando tali espressioni vengono veicolate attraverso mezzi di comunicazione generalista a diffusione nazionale, ci si aspetterebbe un linguaggio piu` alla portata di tutti.
Entrambi i soggetti non si curano degli enti riceventi.
Aiutatemi a trovare altri esempi.




giovedì 10 novembre 2011

Entropia nella scrittura

Prosegue il mio tentativo di trovare un parallelo tra i paradigmi della teoria della comunicazione enunciata da Shannon nel 1948  e la scrittura, specialmente la narrazione.
Senza nessuna pretesa, mi piace analizzare i processi mentali alla luce delle mie esperienze (poche e molto limitate) in entrambi i campi. Se quanto affermo puo` essere di qualche interesse, e` perche`mie fonti sono i grandi della tecnologia e della letteratura. Se dico castronerie, e` esclusivamente colpa mia.
  Ho gia` scritto di questo qui e qui

E` rimasta impressa sin dalla prima spiegazione a scuola la relazione entropia = disordine, soprattutto per l'attitudine degli adolescenti al secondo, e per la sconsolante considerazione che non si riesce porre rimedio allo stesso. Lo stato della propria cameretta a dimostrazione che l'entropia dell'universo e` in aumento, e solo i sistemi autorganizzati ( la mamma ) possono parzialmente porre rimedio.
L'entropia dell'universo e` in aumento
Questo concetto, facile da comprendere almeno nella sua semplificazione estrema ( vero ragazzi? ) in realta` applicato alla termodinamica come misura delle possibili diverse disposizioni dei livelli molecolari e quindi differenti probabilità in cui può trovarsi macroscopicamente un sistema, trova il suo corrispondente nella teoria dell'informazione.

Claude Shannon, nel suo articolo "A Mathematical Theory of Communication" postula che l'entropia sia misura dell'incertezza di un certo messaggio, e da essa deriva la dimensione del linguaggio necessario a codificare l'informazione stessa. In altre parole, l'entropia nella teoria della comunicazione e` inversamente proporzionale alla capacita` di prevedere il contenuto informativo. Piu` l’entropia e` alta, piu` bit saranno necessari per la descrizione dell’informazione. 
Se ad esempio devo segnalara se una lamapdina e` accesa o spenta, sara` sufficiente un bit di informazione 
( 1= acceso, 0 = spento), ma se di tale lampadina devo indicare i livelli di luminosita`, usare due bit ( ovvero quattro stati : spento, bassa , media, alta luminosita`) potrebbe non essere sufficiente e lasciare  ambiguita` nell'informazione  ( quanto bassa? ), che potrebbe essere risolta utilizzando 8 bit ( ovvero 256 livelli di luminosita`, abbondantemente sufficienti a coprire la risoluzione dell'occhio umano). 
Viceversa si veda il trucco di abbreviare alcune parole - quindi togliere bit - quando il loro uso/contesto permette di prevedere a priori il loro significato - ed esempio sig. davanti ad un  nome.

Se pero` e` necessario ai processi di comunicazione che l'entropia sia il piu` bassa possibile  ( o che vi sia un linguaggio che esprima correttamente il messaggio -senza ambiguita`) questo non e` detto per la narrazione.
L'incertezza dell'azione, l'incapacita` di predire la sequenza di eventi ( o l'immaginarne una che si rivela errata ) e` stimolo per la lettura, addirittura e` la base su cui si fondano generi letterari come il noir o parte della fantascienza.   Per contro  non si deve commettere l'errore di dare per assodate da parte del lettore alcune conoscenze che invece non fanno parte del suo bagaglio culturale o di comprensione,  e  usarle per omettere parti della narrazione . Ne risulterebbe un aumento dell'entropia tanto piu` deleterio quanto piu` sono fondamentali alla comprensione della storia narrata.
Dosare l'incertezza e` un'arte. 

venerdì 14 ottobre 2011

Il rumore nella comunicazione scritta

Continua il mio tentativo di trovare un parallelo tra i paradigmi della teoria della comunicazione enunciata da Shannon nel 1948 (!) e la scrittura, specialmente la narrazione.
Senza nessuna pretesa, mi piace analizzare i processi mentali alla luce delle mie esperienze (poche e molto limitate) in entrambi i campi. Se quanto affermo puo` essere di qualche interesse, e` perche`mie fonti sono i grandi della tecnologia e della letteratura. Se dico castronerie, e` esclusivamente colpa mia.

Tra i componenti del flusso informativo, grande e sgradito posto ha il rumore.
*
Credit: galenotech.org


Per rumore si intende qualsiasi fenomeno non desiderato ne' previsto che si pone tra chi trasmette il messaggio e chi lo riceve, modificando in parte la conformazione del messaggio stesso.
Col rumore si ha a che fare sempre, e la maggior parte degli sforzi tecnologici volti a migliorare la comunicazione si trovano a dover lottare contro questo ubiqua manifestazione dell'entropia.
La trasformazione del segnale da analogico a digitale  non ha migliorato certo la situazione, perche se da un lato la conversione in bit del segnale ha permesso una maggiore qualità , dall'altro lo ha reso più sensibile al rumore, perchè spesso un solo bit di differenza  diventa molto significativo.
Ne abbiamo esperienza quando il segnale digitale è disturbato, e si verificano sul nostro televisore blocchi immagine, sfarfallamenti fastidiosi sino alla completa perdita del segnale, quando nel caso del segnale TV analogico ( quello precedente all'introduzione dei famigerati decoder), lo stesso disturbo poteva dare al più una cattiva qualità dell'immagine, permettendone tuttavia la fruizione senza soluzione di continuità.
Se dal punto di vista della teoria della comunicazione  la sorgente di rumore puo` essere  una componente casuale del sistema, o il rumore di fondo che pervade un ambiente ( si pensi alla difficolta` di udire le trasmissioni televisive o radio accanto ad una strada trafficata , o alla comunicazione telefonica in un ambiente elettromagneticamente disturbato ), nel caso di una comunicazione umana ( che implica una profondita` di interazione maggiore rispetto alla  trasmissione broadcast) il rumore puo` essere dato da una cattiva espressione del pensiero, vuoi per scarsità di linguaggio o per la difficoltà di elaborare discorsivamente concetti che si hanno in testa magari sottoforma di immagini.
Se nel parlato questo rischio può dare corso a fraintendimenti che tuttavia è possibile risolvere grazie anche alla stessa natura dinamica del discorso, nel caso della parola scritta, il problema si fa più acuto, perche` un aggiustamento delle intenzioni espresse non puo` essere fatto attraverso un dialogo.
Il rumore nella scrittura si puo`identificare , al di la` di eventuali problemi di stampa ( scarsa inchiostratura, pagine spiegazzate, in caso di scrittura telematica incompatibilita` del set di caratteri - capita spesso che alcuni siti  non riportino esattamente le lettere accentate sostituendole con caratteri speciali ) , in diverse modalita`:
  • una frase puo` essere grammaticalmente scorretta, e per questo non permettere la sua completa comprensione;
  • una frase puo` essere grammaticalmente corretta, ma dal contenuto, acontestuale, talmente confuso da risultare incomprensibile
  • una frase puo` essere grammaticalmente corretta, ma semanticamente errata, nel senso che, nel contesto dato, la frase genera una incoerenza;

Anche la pubblicita`, quando troppo invadente, puo` diventare rumore. Lo si puo` verificare in rete, quando la lettura di un articolo viene interrotta dal filmato pubblicitario del riquadro accanto, che invade lo schermo obbligando alla ricerca del tasto Chiudi, spesso non visibile o mimetizzato ad arte.
Sovente questa interruzione fa perdere il filo del discorso, rallenta la lettura, induce un senso di irritazione che modifica la percezione globale non tanto dell'articolo, quanto del sito che sceglie di ospitare pubblicita` cosi` invasive.

(continua la prossima volta con l'analisi dei tentativi di eliminare o attenuare il rumore nella comunicazione scritta)
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.