Interessante l'articolo di G.A. Stella sul Corriere che presenta il libro di don Sciortino.
Se queste sono le premesse credo che mi leggero` il libro.
Che i francesi fossero messi meglio di noi nel sostenere la famiglia si sapeva ( anche molti italiani che lavorano la` hanno - per cosi` dire - abbondato con la prole come non avrebbero fatto in Italia proprio per le agevolazioni che hanno ).
Cio` che mi ha colpito e` la sottolineatura che sia la destra che la sinistra non sono state in grado di difendere questa istituzione che, prima di essere "cristiana" e` il nucleo naturalmente fondante di tutte le societa` umane, a partire dalle piu` primitive.
Questo a dimostrazione anche del fatto che se si affrontano i problemi del Paese e della Societa` con spirito ideologico o di parte, e non di servizio, di strada non se ne fa.
La cultura è quella parola che inizia guardando l'uomo
e si completa guardando il mondo
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martedì 5 maggio 2009
martedì 1 luglio 2008
Per crescere
Claudio è sempre fonte di riflessione ( in questo caso sulla proposta delle impronte digitali ai minori stranieri , http://claudiogargantini.blogspot.com/ ).
Se l'umanità vuole crescere e migliorare, deve lasciarsi indietro brutte pagine come questa.
Non è solo questione di carità, mai come ora ci si rende conto che le vicende del mondo sono interconnesse tra loro, e le maggiori responsabilità degli avvenimenti negativi ricadono su chi detiene potere e ricchezza: noi "occidentali"
E' un alto gradino da superare, ma necessario.
Se l'umanità vuole crescere e migliorare, deve lasciarsi indietro brutte pagine come questa.
Non è solo questione di carità, mai come ora ci si rende conto che le vicende del mondo sono interconnesse tra loro, e le maggiori responsabilità degli avvenimenti negativi ricadono su chi detiene potere e ricchezza: noi "occidentali"
E' un alto gradino da superare, ma necessario.
lunedì 28 gennaio 2008
Il valore della comunitá
Festa della famiglia. Centinaia di persone, intorno ai ragazzi dell’oratorio, si riuniscono per una celebrazione molto informale della bellezza di avere una famiglia.
Sto un po’ ai margini, giocare a tombola non mi entusiasma, poi sono arrivato tardi: preferisco stare a guardare, e chiacchierare con chi mi è intorno.
Tanta gente in teatro, per lo spettacolo dei ragazzi abbinato alla tombolata. Lo stesso sta accadendo nelle altre parrocchie. E negli altri paesi del milanese.
Gente che si incontra, magari dopo parecchio tempo. Ci si scambia un saluto, per dire “siamo qui ancora”; si riallacciano legami magari un po’ sfilacciati, perché in fondo, con tutte le differenze , di abitudini, di sensibilità, ci si sente parte di una comunità.
È il valore della comunità reale, concreta, che all’occorrenza sa contrapporre la propria voce ai cosiddetti poteri forti.
Da tempo si esalta il ruolo delle comunità virtuali che l’avvento di internet e delle nuove tecnologie ha permesso, semplificando lo scambio di idee e informazioni ad una velocità che prima pareva impensabile. Mail, SMS, blog hanno permesso di creare in pochissimo tempo movimenti d’opinione che stanno assumendo un ruolo fondamentale nelle dinamiche economiche e sociali del mondo intero.
Di tutto questo però, la comunità reale ne è la base e il complemento necessario ove attingere quello spirito di partecipazione che altrimenti risulterebbe asettico, astratto.
La forza di continuare ad andare controcorrente arriva soprattutto dallo scambio umano, dal comunicare con la voce umana, dalla stretta di mano e dall’abbraccio, dal riappropriarsi dello spazio dell’incontro e del confronto.
Sto un po’ ai margini, giocare a tombola non mi entusiasma, poi sono arrivato tardi: preferisco stare a guardare, e chiacchierare con chi mi è intorno.
Tanta gente in teatro, per lo spettacolo dei ragazzi abbinato alla tombolata. Lo stesso sta accadendo nelle altre parrocchie. E negli altri paesi del milanese.
Gente che si incontra, magari dopo parecchio tempo. Ci si scambia un saluto, per dire “siamo qui ancora”; si riallacciano legami magari un po’ sfilacciati, perché in fondo, con tutte le differenze , di abitudini, di sensibilità, ci si sente parte di una comunità.
È il valore della comunità reale, concreta, che all’occorrenza sa contrapporre la propria voce ai cosiddetti poteri forti.
Da tempo si esalta il ruolo delle comunità virtuali che l’avvento di internet e delle nuove tecnologie ha permesso, semplificando lo scambio di idee e informazioni ad una velocità che prima pareva impensabile. Mail, SMS, blog hanno permesso di creare in pochissimo tempo movimenti d’opinione che stanno assumendo un ruolo fondamentale nelle dinamiche economiche e sociali del mondo intero.
Di tutto questo però, la comunità reale ne è la base e il complemento necessario ove attingere quello spirito di partecipazione che altrimenti risulterebbe asettico, astratto.
La forza di continuare ad andare controcorrente arriva soprattutto dallo scambio umano, dal comunicare con la voce umana, dalla stretta di mano e dall’abbraccio, dal riappropriarsi dello spazio dell’incontro e del confronto.
mercoledì 23 gennaio 2008
Memoria condivisa ed egoismo giustificato
Il sonno della ragione genera mostri (F.Goya)
Fra qualche giorno ricorre la Giornata della Memoria. Lo sforzo di chi ha promosso questa celebrazione è quello di offrire una condivisione della memoria degli anni terribili perchè questo non accada più. Ma è opportuno condividere anche le ragioni per cui si arrivò a quei terrifici giorni. E si scopre che a prevalere in quei momenti fu un misto di egoismo ed indifferenza, a tutti i livelli, sociali e politici, che permisero al demone dell'odio di prevalere su ogni cosa.
Così quello a cui si assiste oggi sembra un ripercorrere strade già tracciate.
Non solo per il manifestarsi di folli fenomeni di crudeltà efferata, ma anche per quel senso diffuso di caduta dei valori base della nostra società, espresso come indifferenza alle regole del vivere civile.
Ecco allora un correre a raccomandarsi per scalzare le graduatorie di ogni tipo, anche dell'asilo nido, pur di avere il posto garantito, o proporre uno sconto solo se non facciamo la fattura, o imbucarsi nel giro giusto per ottenere quel posto nel consiglio di amministrazione.
E poi un correre a giustificarsi, perchè la società è una giungla, e si deve sgomitare per avere un posto al sole, e che se non ci si fa furbi al giorno d'oggi, etc. etc.
Magari non si infrange nessuna legge, ma ci si fa beffe della comunità a cui si appartiene.
Che fare per contrastare questo atteggiamento?
Fra qualche giorno ricorre la Giornata della Memoria. Lo sforzo di chi ha promosso questa celebrazione è quello di offrire una condivisione della memoria degli anni terribili perchè questo non accada più. Ma è opportuno condividere anche le ragioni per cui si arrivò a quei terrifici giorni. E si scopre che a prevalere in quei momenti fu un misto di egoismo ed indifferenza, a tutti i livelli, sociali e politici, che permisero al demone dell'odio di prevalere su ogni cosa.
Così quello a cui si assiste oggi sembra un ripercorrere strade già tracciate.
Non solo per il manifestarsi di folli fenomeni di crudeltà efferata, ma anche per quel senso diffuso di caduta dei valori base della nostra società, espresso come indifferenza alle regole del vivere civile.
Ecco allora un correre a raccomandarsi per scalzare le graduatorie di ogni tipo, anche dell'asilo nido, pur di avere il posto garantito, o proporre uno sconto solo se non facciamo la fattura, o imbucarsi nel giro giusto per ottenere quel posto nel consiglio di amministrazione.
E poi un correre a giustificarsi, perchè la società è una giungla, e si deve sgomitare per avere un posto al sole, e che se non ci si fa furbi al giorno d'oggi, etc. etc.
Magari non si infrange nessuna legge, ma ci si fa beffe della comunità a cui si appartiene.
Che fare per contrastare questo atteggiamento?
martedì 27 novembre 2007
Per me, il Natale.
Il Natale non è niente.
È solo un povero bimbo sfigato, nato da una famiglia di sfigati, con il padre artigiano che paga tutte le tasse , fino all’ultimo euro, e che fatica dodici ore al giorno per mantenere la famiglia, con il mutuo-capestro, la madre disoccupata.
È un bambino che nasce in una roulotte, un container, una casa okkupata, una tenda da profughi, una casa del comune ad affitto agevolato.
È figlio di quelli che comprano Prada e Logan e Armani per non sembrare sfigati, che acquistano il plasma 32 pollici con comode rate a partire da agosto 2008, che forse non riusciranno a pagare.
Il Natale non è niente.
È il cumulo di regali che sei costretto ad acquistare, perche sennò che Natale è, e i bambini sono sempre lì che li aspettano, i regali.
È l’abbagliarsi con le luci, i Babbi Natale tutti deficienti a salire sui balconi e sulle finestre con scale di lucine, quando è così comodo passare dal camino.
È l’ipocrisia degli auguri a tutti, per un buon natale, un buon anno, che sia meglio di quest’ultimo, e che nevichi un po’ ma non troppo sennò si deve bestemmiare a capodanno per mettere le catene.
Sono io che in questo natale mi arrabbio e me ne andrei lontano, in un paese dove non lo festeggiano il natale, così eviterei tutto questo.
Non si diventa più buoni a Natale. È un palla che ci raccontiamo per giustificare gli altri trecentosessantaquattro giorni.
Ma poi lo vedi , Gesù, negli occhi nel corpo dell’ultimo nato.
Vedi la sua debolezza di piccolo essere che comunica con segnali ancestrali.
Vedi quello che potrà diventare: scienziato, medico, poliziotto, sacerdote, artista.
Vedi la vita che sta scoppiando in lui.
Capisci che questo Gesù, quello che stai vedendo nel corpo di tuo figlio che sta crescendo, di tua nipote appena nata, del figlio deboluccio del tuo amico, di quel giovane scapestrato che passa davanti a casa tua, ti salva dal peccato originale.
Ti salva dal perdere la speranza.
Allora capisci che non si festeggia il natale. Si festeggia la Vita.
E allora tutto acquista un senso.
E accendi anche tu le luci del presepe.
È solo un povero bimbo sfigato, nato da una famiglia di sfigati, con il padre artigiano che paga tutte le tasse , fino all’ultimo euro, e che fatica dodici ore al giorno per mantenere la famiglia, con il mutuo-capestro, la madre disoccupata.
È un bambino che nasce in una roulotte, un container, una casa okkupata, una tenda da profughi, una casa del comune ad affitto agevolato.
È figlio di quelli che comprano Prada e Logan e Armani per non sembrare sfigati, che acquistano il plasma 32 pollici con comode rate a partire da agosto 2008, che forse non riusciranno a pagare.
Il Natale non è niente.
È il cumulo di regali che sei costretto ad acquistare, perche sennò che Natale è, e i bambini sono sempre lì che li aspettano, i regali.
È l’abbagliarsi con le luci, i Babbi Natale tutti deficienti a salire sui balconi e sulle finestre con scale di lucine, quando è così comodo passare dal camino.
È l’ipocrisia degli auguri a tutti, per un buon natale, un buon anno, che sia meglio di quest’ultimo, e che nevichi un po’ ma non troppo sennò si deve bestemmiare a capodanno per mettere le catene.
Sono io che in questo natale mi arrabbio e me ne andrei lontano, in un paese dove non lo festeggiano il natale, così eviterei tutto questo.
Non si diventa più buoni a Natale. È un palla che ci raccontiamo per giustificare gli altri trecentosessantaquattro giorni.
Ma poi lo vedi , Gesù, negli occhi nel corpo dell’ultimo nato.
Vedi la sua debolezza di piccolo essere che comunica con segnali ancestrali.
Vedi quello che potrà diventare: scienziato, medico, poliziotto, sacerdote, artista.
Vedi la vita che sta scoppiando in lui.
Capisci che questo Gesù, quello che stai vedendo nel corpo di tuo figlio che sta crescendo, di tua nipote appena nata, del figlio deboluccio del tuo amico, di quel giovane scapestrato che passa davanti a casa tua, ti salva dal peccato originale.
Ti salva dal perdere la speranza.
Allora capisci che non si festeggia il natale. Si festeggia la Vita.
E allora tutto acquista un senso.
E accendi anche tu le luci del presepe.
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lunedì 8 ottobre 2007
La porta stretta
"Sforzatevi di entrare per la porta stretta" Luca,13-24
Ieri ho firmato per una petizione che metta al bando gli OGM. Non sono contrario in assoluto alla manipolazione genetica, se questa può migliorare la vita degli esseri umani. E mentre firmavo, mi interrogavo su questo. E due ordini di pensiero mi venivano in mente. Il primo è che se sugli OGM non abbiamo certezze scientifiche sulla loro tossicità ( ma neanche sulla non-tossicita) in qualsiasi caso questa operazione è guidata dalle multinazionali chimiche e alimentari, che non si preoccupano veramente della salute dell'umanità, ma del profitto che ne può derivare.
Il secondo pensiero è un po' più articolato:
io sono positivista rispetto alla scienza: sono convinto cioè che con adeguate risorse sia in grado di dare spiegazioni e soluzioni sostanzialmente a tutto ( citando Hofstadter - in Godel, Escher, Bach- "ci sarebbe da spiegare l'anima, e al riguardo i calcolatori non hanno niente da dirci").
Però la ricerca necessita di un'etica, se non si vuole arrivare all'eccesso degli ottimi scienziati delle SS, che mettendo in formalina la propria coscienza, non esitarono a effettuare esperimenti magari probanti dal punto di vista scientifico, ma al di fuori di qualsiasi umanità.
Per farl breve, il rischio nell'utilizzo di OGM, così come per il nucleare o per le staminali, è che a prevalere siano gli interessi delle industrie e del mondo economico, non il benessere della popolazione mondiale. E che non sia un rischio millantato ma reale lo dimostra la vicenda del virus HIV, che continua ad essere una minaccia per il continente africano a causa degli interessi delle case farmaceutiche, che dal vaccino vogliono trarre quanto più guadagno possibile.
Eppure la strada "etica" è percorribile. Se non ci fosse stata una opposizione all'utilizzo per così dire "allegro" delle staminali neonatali, pochi progressi si sarebbero fatti nella ricerca sulle staminali adulte ( è di pochi giorni la notizia dell'identificazioni di staminali nel liquido spermatico, tanto per citare un solo esempio ). O lo sviluppo del solare che, visto il trend e avendo finanziamenti adeguati, sarebbe in grado in via potenziale di rendere "neri" tutti i tetti delle città.
Che fare dunque? Credo che il senso dell'etica, sia religiosa che laica, debba guidare le scelte della gente, in primo luogo degli amministratori. E ricordando che il modello di sviluppo mondiale fallisce il suo scopo quando prevale il business alla solidarietà .
Il ruolo di noi semplici cittadini è quello di vigilare, di consumare con consapevolezza le risorse di questa terra e di usare quegli strumenti di "convincimento" delle classi dirigenti che la democrazia, per fortuna, ci da.
Ieri ho firmato per una petizione che metta al bando gli OGM. Non sono contrario in assoluto alla manipolazione genetica, se questa può migliorare la vita degli esseri umani. E mentre firmavo, mi interrogavo su questo. E due ordini di pensiero mi venivano in mente. Il primo è che se sugli OGM non abbiamo certezze scientifiche sulla loro tossicità ( ma neanche sulla non-tossicita) in qualsiasi caso questa operazione è guidata dalle multinazionali chimiche e alimentari, che non si preoccupano veramente della salute dell'umanità, ma del profitto che ne può derivare.
Il secondo pensiero è un po' più articolato:
io sono positivista rispetto alla scienza: sono convinto cioè che con adeguate risorse sia in grado di dare spiegazioni e soluzioni sostanzialmente a tutto ( citando Hofstadter - in Godel, Escher, Bach- "ci sarebbe da spiegare l'anima, e al riguardo i calcolatori non hanno niente da dirci").
Però la ricerca necessita di un'etica, se non si vuole arrivare all'eccesso degli ottimi scienziati delle SS, che mettendo in formalina la propria coscienza, non esitarono a effettuare esperimenti magari probanti dal punto di vista scientifico, ma al di fuori di qualsiasi umanità.
Per farl breve, il rischio nell'utilizzo di OGM, così come per il nucleare o per le staminali, è che a prevalere siano gli interessi delle industrie e del mondo economico, non il benessere della popolazione mondiale. E che non sia un rischio millantato ma reale lo dimostra la vicenda del virus HIV, che continua ad essere una minaccia per il continente africano a causa degli interessi delle case farmaceutiche, che dal vaccino vogliono trarre quanto più guadagno possibile.
Eppure la strada "etica" è percorribile. Se non ci fosse stata una opposizione all'utilizzo per così dire "allegro" delle staminali neonatali, pochi progressi si sarebbero fatti nella ricerca sulle staminali adulte ( è di pochi giorni la notizia dell'identificazioni di staminali nel liquido spermatico, tanto per citare un solo esempio ). O lo sviluppo del solare che, visto il trend e avendo finanziamenti adeguati, sarebbe in grado in via potenziale di rendere "neri" tutti i tetti delle città.
Che fare dunque? Credo che il senso dell'etica, sia religiosa che laica, debba guidare le scelte della gente, in primo luogo degli amministratori. E ricordando che il modello di sviluppo mondiale fallisce il suo scopo quando prevale il business alla solidarietà .
Il ruolo di noi semplici cittadini è quello di vigilare, di consumare con consapevolezza le risorse di questa terra e di usare quegli strumenti di "convincimento" delle classi dirigenti che la democrazia, per fortuna, ci da.
venerdì 20 aprile 2007
Paradigma della condivisione
Vi propongo un modello che spiega la solidarietà tra le persone seguendo la progressione di una semplice operazione matematica. Può essere utile meditarci sopra , specie in questi tempi di "calda dialettica".
Lo scopo è quello di spiegare la solidarietà attraverso formule:
Lo scopo è quello di spiegare la solidarietà attraverso formule:
- 1 x 1 = 1 se uno pensa solo a sè, non otterrà altro che quanto da solo riesce a creare, sarà una monade che basta solo a se stessa.
- 1 x 2 = 2 se in una coppia, l'interesse non va al di là della coppia stessa, il risultato sarà ancora autoreferente, e niente al di là di essa verrà prodotto
- 2 x 2 = 4 solo se ognuno non pensa solo a sè, ma anche all'altro, avviene la moltiplicazione dell'accoglienza. E il seme produrrà molto frutto.
Un concetto da approfondire....
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Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.