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lunedì 15 giugno 2015

Contravvenzione

"Fiiiihhhhhh!"
Il trillo del fischietto rompe la soporifera calma del quartiere, molto di più dell'occasionale rombo di un aereo che da Linate decolla con una rotta inusuale, o delle agghiaccianti sirene che  sovente segnalano il passaggio salvifico di una ambulanza.
"Si fermi, lei è in contravvenzione!"
"Oh, la miseria, cos'ho fatto mai?"
"Non vede? Questo è senso unico, e lei lo sta percorrendo contromano."
"Ma sono in bicicletta!"
"Appunto! Fosse stato a piedi.. ma lo sa che il codice della strada si applica anche ai velocipedi?"
L'uomo in bici si mette a ridere.
"Velocipede? ma questa è una bici!"
Il vigile si spazientisce.
"Mmm! Per velocipede si intendono tutti quei veicoli a propulsione muscolare, pertanto include la bicicletta."
"Ok, okay!  Però credevo che in ambito urbano fosse concesso ai 'velocipedi' di percorrere i sensi unici contromano."
"Eh, troppo facile così! Ci dovrebbero essere indicazioni in tal senso. ad esempio dovrebbe essere indicato chiaramente che il senso unico non vale per le bici. E comunque la legislazione non è chiara. Quindi lei è in contravvenzione."
"Si ma..."
"Oltretutto, se le dovesse capitare qualcosa, sa che le assicurazioni potrebbero rivalersi sul  fatto che lei ha violato il codice della strada per rifiutarle un eventuale rimborso?"
"Sì, va beh. Però io come faccio? Lo sa che se dovessi seguire pedissquamente, anzi se dovessimo seguire, perchè qui siamo in centinaia, forse migliaia in tutta la città che percorrono strade contromano. Se dovessimo seguire, dicevo, tutte i sensi unici e le regole del codice della strada, a quanti rischi di incidente andremmo incontro?"
"Oh, che esagerato!"
"Eh, provi lei a immaginare che tutti i ragazzi delle medie di  ritorno da scuola, invece di percorrere via Torriani contromano si immettessero in via Adua, notoriamente stretta e trafficata. A che rischio andrebbero incontro?  E per chi proviene dalle zone di via Cadore, come potrebbero fare per raggiungere il centro?"
"Beh... aspetti... mi pare... ma da via Piave, no?"
"No! No, mio caro vigile. Se dovessero seguire tutte le indicazioni dovrebbero percorrere via Dalla Chiesa sino alla rotonda con via Adua, percorrere la rotonda, dico!  la rotonda! e poi tornare indietro un tratto per immettersi in via Piave."
"Ma... non c'è un passaggio all'altezza della via?"
"C'era, ma ora hanno ridisegnato la segnaletica orizzontale e la linea centrale da tratteggiata è diventata continua, Quindi a regola non potremmo attraversare lì. Chiaramente tutti lo fanno, come tutti gli automobilisti girano a sinistra."
"Uh, sono confuso."
"Pensi un po' noi! Allora, me la fa la contravvenzione?"
"Vada, vada! Ma stia attento!"


Una conversazione immaginaria ma non troppo sulla diatriba dei sensi unici della zona via Torriani, via Piave.
Il punto di tutta questa faccenda è se si voglia fare veramente gli interessi di una comunità di persone che vive il territorio in modo sostenibile ( ad esempio spostandosi in bicicletta, e facendo proprio il territorio ) o ci si abbandoni a logiche burocratiche  e tecnocratiche ( l'importante è fare lavori nell'ambito della normativa, ma come questi lavori sono stati pensati, non importa). Una differenza importante, forse vitale.


giovedì 7 maggio 2015

Muoversi a Cernusco

In questi ultimi mesi ho scritto alcune  note sul tema, scaturite dalle modifiche viabilistiche della zona in cui abito. Mi sono reso conto però che ci sono ancora molti che non sono stati ancora irretiti dal diabolico strumento dell'inganno mediatico, pertanto riporto qui i testi sviluppati, con brevi commenti di raccordo. Per chi mi legge fuori dai confini del mio comune, sappia che questo è un esempio di come dare ad una realtà complessa ( la mobilità - di ogni tipo, piedi, ciclo, auto, pubblico) in un centro abitato, una risposta semplice ( il cambio di verso di un senso unico), porti ad una realtà ancora più complessa.

Il rimedio peggiore ( 16 gennaio 2015)


Quando è stato annunciato il cambio di viabilità del tratto di viabilità compreso tra via Fiume e via  Svevol, ho sospeso il giudizio, temendo di non avere la capacità analitica sufficiente, non essendo nè urbanista nè ingegnere e neppure geometra. Ho solo espresso dubbi  sulle conseguenze che la redirezione del traffico avrebbe avuto  negli incroci di  via Visconti con via Adua e via Zara. 
Temo di dover affermare che il rimedio è stato peggiore del male.  Provo a dimostrarlo.

Il problema
Mi pare di aver capito che il cambio di verso della direzione di via Torriani sia stato reso necessario dal continuo flusso di veicoli che:
1) si "ingolfava" sul semaforo posto a nord della via Torriani, creando code in entrambe le direzioni ( via Fiume, via Dalla Chiesa)
2) tale traffico rendeva pericolosi l'incrocio con via Visconti e l'ultimo tratto sud  della via Torriani stessa, a partire dal suddetto incrocio, credo per l'eccessiva velocità dei veicoli
3) la situazione diventava particolarmente caotica in corrispondenza delle fasce orarie di ingresso-uscita degli studenti dalle scuole elementare e materna

La non-soluzione
Dopo circa due mesi dal provvedimento, da un punto di vista privilegiato, posso affermare che:
1) le lunghe code su via Fiume non sono più tali;
2) la via Torriani, da strada di passaggio è diventata strada residenziale;
3) le vie  Piave e Zara, da strade residenziali sono diventate strade di passaggio, come  era precedentemente via Torriani, con l'aggravante del doppio senso di marcia;
4) il comportamento degli autisti, se per l'ingresso in  via Torriani   proveniendo da via Fiume era regolato dal semaforo, nel caso di via Piave è libero. si assiste dunque a:
4.1 ) code estemporanee dietro al veicolo che deve introdursi in via Piave, che a volte raggiungono il semaforo;
4.2 ) pericolose manovre per anticipare i veicoli che giungono da via Dalla Chiesa
        4.3 ) ingressi in via Piave "tagliando" il segnale di stop e invadendo l'altra corsia
4.4 ) velocità eccessiva, tenuto conto anche dell'elevato numero di abitanti a piedi e soprattutto in bicicletta, con elevato rischio di incidenti a danno di queste due categorie;
5) si sono creati  tre punti critici, l'incrocio via Zara, via Visconti e l'innesto di via Piave/via Zara in via Trento : punti ad alto rischio tamponamento, inoltre l'immissione da via Visconti in via Torriani, non dovendo controllare veicoli provenienti da altre direzioni, viene fatta con eccessiva leggerezza ( senza rallentare),  a detrimento sempre di pedoni e ciclisti;
6) la criticità dell'incrocio con via Adua, invece, non mi sembra particolarmente aumentata ( era già in precedenza in una situazione difficile, che forse necessita di regolazione semaforica);
7) la visibilità nei sopracitati punti critici è scarsa, specie nelle ore crepuscolari, per assenza di punti luce adeguati.


Che fare?
A dispetto della mia incompetenza, posso osservare alcuni aspetti di ordine generale, e proporre alcuni palliativi:
1) se l'intenzione del cambio di viabilità era quello di ridirezionare il traffico passante, e di alleggerire le code l'obiettivo non è stato raggiunto. gli automobilisti che devonon raggiungere via Manzoni si trovano ora imbottigliati allo stop di via Adua.
2) forse una diversa programmazione semaforica avrebbe potuto distribuire le attese e permesso un più regolare flusso su via Torriani.  un semaforo anche su via Visconti/Svevo, avrebbe dissuaso la discesa verso l'ultimo tratto di via Torriani e semplificato la gestione degli orari scolastici-
3) si è proceduto d'imperio, senza consultazioni locali e senza una accurata valutazione delle conseguenze ( e su via Piave non è la prima volta, si veda il problema dei due tronconi, ancora non risolto - basterebbero un paio di cartelli )

Un paio di Proposte
1) modifica viabilità via Piave: senso unico direzione sud-nord : impedirebbe il flusso "pericoloso", ma si avrebbero così quattro vie consecutive  a senso unico ( via Verdi, Briantea, Torriani, Piave)
2) dissuasori di velocità su via Piave, associate ad indicazioni del tipo " accesso solo residenti" o altri accorgimenti atti a diminuire il flusso di passaggio (non saranno certo sufficienti a fermare tutti, ma potrebbero funzionare come contenimento ) 
3) l'ipotesi ventilata di porre su tutta la via Piave  e via Zara il divieto di sosta è impraticabile e stupida, perchè oltre a creare disagio ai residenti della vie, si ripercuoterebbe su tutta la zona, dovendo i veicoli trovare una sistemazione. 

Credo che un atteggiamento collaborativo da parte di tutti possa permettere il raggiungimento di una soluzione accettabile.  L'abuso dell'automobile, specie per i brevi spostamenti  interni alla  città, è da condannare, ma non è accettabile che le presunte soluzioni rendano il traffico ancora più pericoloso.


A distanza di alcuni mesi,  la situazione si conferma critica, tanto che mi spinge a commentare ancora: 

Chi dobbiamo ringraziare ( 21 aprile 2015) 


Chi dobbiamo ringraziare?
L'assessore, che ha (presumibilmente, non mi è dato sapere) approvato o sollecitato un intervento puntuale, senza proporre uno studio globale della viabilità di quella zona? I tecnici, che a loro volta  hanno eseguito pedissequamente quanto richiesto, senza una visione di insieme ( mi piacerebbe essere smentito, ma sino ad ora non ho ricevuto nessuna notizia al riguardo)? 
O il sindaco, con il quale discutiamo da tempo del problema di via Torriani e del traffico ciclabile e pedonale della zona, ma sino a questo momento di rimedi non se ne vedono ( se non opportune raffiche di contravvenzioni nella zona  sosta scuolabus, inutilizzata in orari extrascolastici)?
Oppure i nostri vicini abitanti della via Torriani, che giustamente hanno fatto pressione per un indubbio problema di sicurezza?
Non so chi dobbiamo ringraziare.  Il fatto è che a distanza di alcuni mesi, i dubbi  espressi nella mia precedente nota sono confermati.
La velocità media di chi scende in via Piave  e via Zara è pari a quella di una superstrada ( e pure chi "risale" in via Torriani, nonostante un incrocio, non è di molto inferiore). Il rischio di incidenti  è sempre alto, specie per la popolazione ciclistica. 
Le mie idee in proposito sono quelle espresse nella nota precedente. Mi auguro si trovi  una veloce soluzione, prima del verificarsi di situazioni spiacevoli.


Si vede che me lo sentivo. il 28 aprile un tamponamento, per fortuna senza conseguenze, innesca un blitz. Vengono posti sensi unici e cartellonistica opportuna. E' una "messa in sicurezza" della zona, ma non risolve tutti i problemi

Circoli viziosi ( 5 maggio 2015) 


Supponiamo per un momento che io, colto da un improvviso moto di legalità, intenda seguire pedissequamente  tutti i sensi unici ,specie quelli recentemente imposti nella zona tra via Torriani e via Adua, nei miei spostamenti cittadini a bordo di una bicicletta.
I risultati sarebbero sconcertanti.
Se, ad esempio, intendessi andare in centro, non ci sarebbe problema, seguirei via Piave e via Zara, quindi, facendo attenzione a chi proviene dalla mia destra, che già un incidente c'è stato, svolterei a sinistra e subito a destra, nell'ultimo tratto di via Torriani. Ma per tornare a casa?
Sarei costretto a percorrere la via Manzoni, quindi risalire la via Adua sino alla rotonda  ( senza pista ciclabile e con  auto che sul rettilineo, raggiungono velocità sostenute). All'altezza di via Dalla Chiesa si gira a destra. Un momento! La pista ciclabile lì c'è, ma dalla parte opposta. Come raggiungerla? Attraversare la strada ( bicicletta a mano, che le striscie sono solo pedonali) e "circumnavigare" la rotonda sarebbe la soluzione più sicura. Percorro un tratto della ciclabile poi devo riattraversare  via Dalla Chiesa per raggiungere via Piave. Ma dove? Sfido la sorte.
Una alternativa potrebbe essere via Briantea, in effetti.  E quelli di via Briantea, poniamo all'altezza della pizzeria, come raggiungono il centro, sempre senza infrangere il codice della strada? Semplicemente risalgono via Briantea, percorrono in sicurezza via un tratto di via Fiume ( già, ma anche lì devono attraversare, e non c'è un tubo….) poi ridiscendono di nuovo tramite via Piave sino in via Torriani.
 Ci sono molti altri esempi di incongruenze simili a questa. Più seriamente la situazione per chi si muove in bicicletta, già critica, con le modifiche viabilistiche di queste settimana si è ulteriormente ingarbugliata. E non mi piacciono gli inviti a rispettare le norme,  se quello che si ottiene è quanto descritto sopra.
Non sto parlando di teppisti sulle due ruote che ignorano bellamente le piste per percorrere spudoratamente la Falcone-Borsellino nel centro della corsia, o di ciclisti della domenica che si pongono a coppie in velocità di crociera per poter chiaccherare in tranquillità.
Sto parlando di ragazzi che usano la bici per recarsi a scuola, di pensionate che fanno la spesa, di virtuosi lavoratori che pensano sia stupido usare l'auto per superare distanze di poco più di un chilometro. 
Sto parlando di cittadini che vivono il loro quartiere.

Armonizzare la viabilità di auto, cicli e pedoni sarebbe la cosa più auspicabile.Ancora una volta, vorrei essere smentito, ma mi sembra che in questo caso tale concetto non sia stato nemmeno preso in considerazione. 



E' un tema annoso, che avevamo già affrontato qui 

venerdì 24 ottobre 2014

Non è un paese per auto

C'è un aspetto nella valutazione urbanistica della nostra città di Cernusco, valido in ogni caso per la quasi totalità dei comuni italiani,  che non appare mai nelle discussioni "da bar"  fatte sui social network, ma che non ho visto trasparire neppure nelle publicazioni ufficiali, sia di provenienza politica che amministrativa. Sono certo che gli studiosi ne sono consapevoli, ma nella valutazione corrente dei fenomeni urbanistici questo aspetto non viene quasi mai sottolineato.
Mi riferisco alla pervasività, anzi all'invasione dei mezzi automobilistici sulle strade.
Mentre la popolazione cernuschese è aumentata tutto sommato in modo lineare dagli anni settanta ad oggi, passando dai ventiduemila ai trendaduemila attuali, la densità di auto è triplicata . Nei '70 c'erano venti auto ogni cento abitanti, ad oggi siamo intorno ai sessanta veicoli ogni cento abitanti (dati nazionali).
In una città il cui centro ha una impronta sostanzialmente medievale, e una buona parte dello sviluppo urbano nasce proprio nei '70, con valutazioni urbanistiche non tutte lungimiranti,  la presenza massiccia di autoveicoli tende a creare più problemi che vantaggi.
Così si assiste ad un turbinare di veicoli in cerca di un parcheggio nelle ore di punta, o allo snodarsi di code in alcuni dei (molti) punti critici della città.
Cernusco sul Naviglio - via Marcellina - centro storico - parcheggio
Poco traffico, ma era nel 1991. foto R.Bossaglia -sito Lombardia Beni Culturali
Ma di chi è la colpa?
Delle amministrazioni che si sono succedute, che han richiesto studi sul traffico, realizzato  piani di governo del territorio, radicalmente modificato la viabilità, creato la ZTL, reso i parcheggi a pagamento ,  istituito le piste ciclabili, che rubano posti auto?
Delle imprese edili, che edificano sfruttando il più possibile la cubatura, così che nello spazio di un villino, vi possono abitare poi  quattro o sei famiglie ( 2x4 = 8 auto almeno da parcheggiare... ), che edificano quartieri senza servizi, obbligando ad una transumanza quotidiana per tutto?
Dei cittadini automobilisti, cultori del feticcio auto, che non si schioderebbero dal sedile per nessuna ragione al mondo, e pur di non fare quei due-trecento metri a piedi parcheggiano in doppia fila, nelle anse delle rotonde, di fronte ai passi carrai, nelle piste ciclabili ( appunto), e  considerano ciclisti e pedoni solo ostacoli  al pari di quelli dei videogiochi, non persone ? ( Non chiedo di essere esentato da questa categoria, anch'io uso l'auto, ma i trecento metri per parcheggiare correttamente li faccio volentieri ).

Nelle grandi città lo si è già capito: il ruolo delle auto. pure importante ( e si sa come il motore a combustione interna a cambiato drasticamente la movimentazione di merci e persone sia stato uno dei "motori" - perdonate il calembour - dello sviluppo tecnologico e sociale dell'ultimo secolo almeno ), si sta ridimensionando a favore di più agili mezzi di trasporto.
Uno di questi è ineludibilmente la bicicletta, che più di altri si integra  nell'esistente tessuto urbano, non impattando nè in termini di occupazione di spazio nè in  inquinamento e che fornisce una elasticità di utilizzo che altri mezzi non hanno, a dispetto anche delle polemiche recenti su sensi unici e passaggi ciclopedonali.

Ecco, io credo per questo, come per altri temi, un cambio di prospettiva, un ritorno ad una condizione esistenziale che precedentemente al diffondersi delle auto era "forzosa" e che ora deve diventare "virtuosa". Il progresso non è solo tecnologia ma, soprattutto, consapevolezza.



lunedì 19 novembre 2012

Visioni di futuro


L’evento visionario sulla Cernusco del 2032, che si terra` sabato prossimo 24 nov. presso la nuova Vecchia Filanda, ha suscitato qualche perplessita` e commenti non del tutto benevoli.
Si contesta soprattutto l'opportunita` di porsi un orizzonte cosi` in la` nel tempo, e  riversare energie su esso, a discapito della situazione contingente alla quale si dovrebbe  cercare di porre rimedio.
La questione pero` mi sembra mal posta, anche tenendo conto che la nostra  non e` certo una citta` insensibile alla solidarieta`, non solo su fronte istituzionale.
E` mal posta soprattutto perche` non si tiene conto che la capacita` di prevedere, di immaginare il futuro e` proprio uno dei punti di intelligenza che ha differenziato la razza umana dalle altre.
Usare uno strumento efficace come la lancia , ad esempio, poteva forse bastare a garantire la sopravvivenza, ma la capacita` di imbrigliare l'energia in un sistema elastico per concentrarla in un dardo lanciato verso la preda garantiva una maggior efficacia nella caccia e quindi maggior tempo a disposizione per altro. Arco e frecce divennero armi strategiche ed efficaci sino forse al diciassettesimo secolo.

 I fratelli Wright costruivano e riparavano biciclette. Se avessero solamente pensato a come fare meglio ( con piu` profitto) le biciclette o a ripararle in modo piu` efficiente forse non sarebbero riusciti a far volare il primo aeroplano. Ci sono le innovazioni incrementali ( costruire meglio biciclette, ma anche li` i fratelli introdussero molte novita`) e innovazioni di rottura ( inventare aeroplani).
Tutte le grandi invenzioni  ( dal treno al telefono,  dalla bicicletta al computer ) incontrarono perplessita` e ostacoli, perche` implicavano il cambiamento radicale di un paradigma dato per assodato ( nel caso del treno, la velocita`, nel telefono la modalita` di comunicazione a distanza).
Ma ogni spinta verso il futuro ha finito per modificare ( per lo piu` in meglio ) le condizioni dell'oggi.
Questo e` lo spirito con il quale sento di poter partecipare a Cernusco 2032. Per me, ma, e` bene ricordarlo, anche per i miei figli e per le generazioni future.

lunedì 18 ottobre 2010

Madrugada III

Non e' l'alba. Non sono cosi` mattiniero.
Di sabato, poi.
Pero` ci alziamo comunque ad un orario in cui il sole fatica a sorgere.
Cosi` sono in giro, davanti alla chiesa per la precisione, in quel momento del sabato nel quale ci si prepara per le attivita` usuali, uscire, fare la spesa, riassettare la casa.
Ma di persone in giro, poche.
Sul piazzale, Sandro.
Lo chiamo, si volta, mi vede, sorride.
Mi colpisce come sempre il timbro della sua voce e i suoi occhi che perforano i miei, quasi a cercarmi l'anima per dirmi, "sono qui".
E` a casa e gia` ha nostalgia dell'altra casa, il Brasile. Ma e` contento di rivedere i profili della Grigna e del Resegone su a Nord.
Si scambiano abbracci, due parole, ci si saluta: deve organizzare la sua permanenza, le messe, gli incontri.
Lo rivedo nei giorni seguenti, un paio di volte, in a bicicletta, io protetto dall'anonimato della scatola di latta dell'auto.

Se dovessi usare una immagine per rappresentare Cristo ai giorni nostri userei questa.
Sandro, don Sandro Spinelli, che percorre le strade del mondo in bicicletta.

venerdì 26 marzo 2010

User Interface per la mobilita`

Tra i temi ricorrenti delle campagne elettorali locali c'e` quello della mobilita` sostenibile, e in particolare questo spesso si declina in chilometri di piste ciclabili.
Gia`. Chilometri. Ieri la Moratti ( che non e` in campagna elettorale, ma questo ha tutta l'aria di una volata tirata per un suo amico candidato) ha promesso lo stanziamento di risorse per realizzare trenta Km di piste ciclabili. Anche Cernusco, nel suo piccolo, ne ha realizzato negli scorsi anni 3km e ha in progetto altri 4 km di piste.
Numeri importanti e che certamente vanno nella direzione auspicata di liberare la citta` dal giogo del traffico automobilistico
Ma siamo certi che il progresso nela cultura di una mobilita` sostenibile passi unicamente da un incremento quantitativo o non piuttosto da una maggiore attenzione al rapporto tra fruitore e spazi fruiti, all'ergonomicita` del tracciato, a una sorta di User Interface del territorio?
Se provate a percorrere le piste ciclabili di molte nostre citta` potete rendervi conto di come vengano progettate "a metro lineare" senza tenere conto di chi le usa: angoli retti, punti ciechi, attraversamenti ad incroci senza segnalazione adeguata, strettoie, promiscuita` con i pedoni.
Un maggior grado di indipendenza dall'auto viene dunque anche da una maggiore attenzione alla globalita` dell'esperienza ciclistica ( non ultimo esempio: sistemi di posteggio bici adeguati e ove possibile a prova di furto ) e da una traduzione di questa in progettazione adeguata.

giovedì 15 ottobre 2009

Madrugada


E` un gesto quotidiano quello di prendere la bicicletta e andare ad acquistare pane e giornali.

Prima che i ragazzi vadano a scuola, prima che tutto si muova freneticamente si accavallino auto, moto, biciclette e passeggini, piedibus e autobus di linea, prima di tutto, assaporo il giorno che si apre.

Spesso, in giornate d'autunno come questa, con la luce che si svela piano nel cielo sgombro da nubi, percepisco la natura nascosta dal quotidiano: il vento che costringe a stringersi nella giacca, la cornacchia che allarga le ali lenta, quasi a stirarsi intirizzita, il richiamo del pettirosso, arrivato da poco dalle sue residenze estive.

Penso a Sandro e alle sue madrugade, vissute quando per noi e` notte, quando il bisogno del chiarore del giorno si coltiva con la speranza. Le confronto con le mie, poca cosa, guizzo di pensiero.

Ma e` un pensiero che fa bene.

martedì 6 ottobre 2009

L'arte della manutenzione della bicicletta

Beppe Severgnini, su Twitter, scrive: Tanti vendono biciclette, nessuno le ripara. L'Italia continua a preferire l'inaugurazione alla manutenzione.
Si tratta naturalmente di una metafora, ma colgo la palla al balzo, perche` e` da un po' di tempo che vado considerando le condizioni per lo stabilire una cultura della bicicletta

(Premessa: non sono particolarmente legato ad una ideologia che mitizzi la bicicletta come alternativa all’auto - per intenderci, per fare i sette chilometri e mezzo che mi separano dal posto di lavoro uso l’auto, anche se da un po’ medito sulla possibilita` di acquisto di uno scooter. Pero` per gli spostamenti locali sono convinto che la bici sia il mezzo piu` intelligente, piu` razionale, piu` economico che l’uomo abbia sinora inventato )

Alcune considerazioni:
  1. l'evoluzione della bicicletta, se comparata con l'elettronica o anche con l'auto, e` molto lenta, o quantomeno ne e` lenta la diffusione capillare e a basso costo ai consumatori. Questo sia per ragioni ergonomiche ( il nostro corpo e` fatto come e` fatto, e non e` che puoi fare, ad esempio, i pedali piu` lunghi della gamba ) sia per il fatto che non ci sono grandi interessi multinazionali che spingono per una economia basata sul trasporto a trazione umana.
  2. Nonostante tutti gli sforzi lungimiranti di pochi, anche nelle citta`, che trarrebbero giovamento da un sistema integrato pubblico- trazione umana, anche tra quelli che la bici la usano per i piccoli spostamente, la cultura prevalente e` quella dell'auto.
  3. Le critiche piu` sonore a questo sistema arrivano come sempre dalle frange estreme che, se pure nel giusto, hanno un difetto insito proprio nell'estremizzazione del problema: il modello risolutivo non puo` essere seguito dalla media della popolazione.
  4. Come sempre, l'Europa e` decine di anni piu` avanti di noi.
Che fare, dunque?
I percorsi giusti non sono quelli che prendono scorciatoie, e il diffondersi di una cultura alternativa trova ostacoli ogni secondo, per i modelli di consumo che, crisi o non crisi, primeggiano sull'orizzonte mediatico . Quello che anche i "moderati" possono fare e` chiedere alle amministrazioni di pensare alla viabilita` alternativa non solo in termini di chilometri di piste ciclabili, ma di effettiva fruizione dei percorsi e loro effettiva utilita` ( per intendersi, un esempio : per chi conosce Cernusco, vi pare mai possibile che un ciclista che da piazza Gavazzi debba raggiungere via Monza sia costretto a fare tre chicane , di cui due almeno a curva cieca, con il rischio di andare a investire un ciclista o un pedone proveniente dal senso opposto? oppure, come si pensa di risolvere l'incrocio via Marcelline, via Manzoni, con flussi contrapposti di auto e bici? ). E` quello che intendo chiedere all'amministrazione: non solo progettare sulla carta, ma sperimentare in bici i percorsi, e progettare tenendo conto che e` l'uomo, non l'auto, il soggetto a cui le opere urbanistiche devono servire. Mi auguro poi, nello specifico della nostra citta`, che il futuro Piano di Governo del Territorio possa recepire e fare propria una cultura di mobilita` sostenibile.
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.