lunedì 23 dicembre 2013

Nella donna e` racchiusa la bellezza di Dio



Dopo che Dio ebbe creato il Cielo e la Terra e tutte le creature che in essi dimoravano, senti` in cuor suo forte un senso di solitudine.
Decise allora di creare un essere che fosse a Sua immagine e somiglianza, che diventasse il custode del mistero della vita.
 
 Prese del fango e plasmo` l'uomo.
 
Gli diede il potere di dominare il cielo e la terra, la comprensione per ben governare, la compassione per ben giudicare.
Lo pose nell'Eden e  a lungo l'osservo`.
Vide che l'uomo era un essere intelligente, che amministrava con giudizio e lavorando, trasformava la Terra per se` e per la sua maggiore Gloria.
Vide pero` che egli non riluceva di tutta la bellezza del Signore.
Decise dunque di riprovare.
Prese dall'uomo una costola, la parte piu vicina al cuore, e con essa creo` la donna.
 
Le diede il potere di comprendere con uno sguardo, la capacita`della dedizione totale e la tenacia di non rinunciare mai.
 La guardo`, e vide che in ella la Bellezza risplendeva.
Armonia nelle forme e purezza negli occhi, aveva la pazienza che difettava all'uomo, e la decisione che le era propria. 

Vide, e ne fu compiaciuto.
Decise che nella Donna si sarebbe custodito il mistero della vita, in Ella sarebbe maturato e ad Ella sarebbe stato concesso il potere di essere specchio della Creazione.
Un giorno una donna sarebbe diventata sua Madre.
 

giovedì 28 novembre 2013

Ispirazioni



Tutto nasce da una immagine.
Si forma nella mente, da sfocata, a brandelli, via via diventa sempre più nitida. Diventa fotografica.
Da lì, da quella figura, dal profilo umano che si staglia su un orizzonte frastagliato di montagna, dalla geometria di un fiocco di neve o dalla oscurità allegra del vicolo di un borgo  inizia a dipanarsi una sequenza.
 Zoommi indietro per includere l'ambiente, riprendi in circolo per le sfaccettature. Poi,  sopra questa immagine, inizi ad accumularne altre.
Lasci che si depositi, nella tua mente.
Non sei convinto che possa funzionare, pure continui. Depositi immagini su immagini, pensieri su pensieri, il nucleo si stratifica, si formano connessioni.
Ne cerchi il senso.
Perchè sai che c'è. il senso.
Sin dalla prima luce sai che non è casuale quella immagine; scaturisce da te per un bisogno che hai per una emozione, una tensione.
Insieme alla storia devi svelare ,solo a te, lascia che i lettori li scoprano - se vogliono - , i valori che la accompagnano.
Strato su strato, goccia dopo goccia, la tua storia si concretizza. Gran parte dei dubbi si sono sciolti.  Sei pronto  a mettere insieme i pezzi, articolare gli eventi, aggiungere spessore e colore laddove la trama si indebolisce.
Il bozzolo delle idee si dipana, si trasforma in narrazione. Hai messo a nudo una porzione della tua mente, un briciolo del tuo credo.
Questa per me è l'essenza del raccontare

lunedì 11 novembre 2013

E' la suspence, bellezza!

Un sistema di comunicazione esiste, evidentemente, quando c'è qualcosa da comunicare.
Quando cioè il ricevente è in deficit informativo ( nella Teoria matematica della Comunicazione, Shannon lo chiama incertezza ) che l'emettitore è in grado di soddisfare.
Ad esempio di fronte ad un semaforo, siamo in deficit informativo, nel senso che vogliamo sapere quando sia possibile passare dall'altra parte della strada, e il semaforo è in grado di colmare questo deficit fornendo il segnale luminoso convenzionale ( se i colori fossero scambiati, ci sarebbe ancora informazione? ).
Più alto è il numero di informazioni che un sistema è in grado di trasmettere, più alto sarà il grado di incertezza da coprire.
Nella narrazione questo deficit è altissimo. L'aspettativa del lettore è costruita in base alle poche informazioni che la copertina, il titolo, il risvolto ed eventualmente qualche critica letteraria gli ha fornito.
Diversamente dagli altri sistemi, nel sistema narrativo l'abilità del narratore ( la sua riuscita, che altrove sarebbe quella di essere in grado di dare il cento per cento di informazioni) non è quella di fornire dati esaustienti, che azzerino la sua curiosità, ma sta nel mantenere in equilibrio il lettore tra la quantità di informazioni che viene offerta durante lo svolgersi narrativo e il deficit informativo ancora da riempire ( eventualmente alimentato da ulteriori eventi). Il trucco è non portarlo mai a zero, nemmeno alla conclusione ( magari ricorrendo ad un cliffhanger), non soddisfare mai per intero la curiosità del lettore, sia per eventuali sequel dell'opera, sia per indurre quels senso di incompiuto che tanto caratterizza la nostra esistenza.   E'  la suspence che rende appassionante un racconto.

lunedì 14 ottobre 2013

Ma la cultura si difende con la cultura

Posso anche  capire le preoccupazioni che la successione di ondate migratorie che si abbattono sul nostro Paese  sollevano , in merito ai problemi di ordine pubblico e al melting-pot culturale che il riaggiustamento degli equilibri demografici porta.
Potrei anch'io liquidare come eccessivo il relativismo di garanzia  che porta ad eliminare o annacquare i simboli e le usanze della cultura dominante in nome di una uguaglianza che, se puo` valere per i diritti e le opportunita`, in termini culturali non puo` aver senso ( perche` LA CULTURA E` DIFFERENZA ! ).
In altre parole trovo imbecille rimuovere crocifissi o non fare presepi solo per non ferire persone di altre religioni: LA CULTURA E` CONFRONTO.

Dall'altra parte trovo altrettanto imbecille promuovere simboli o azioni o movimenti a difesa di una presunta cultura nazionale o locale. Ci sarebbe anche da chiedersi quale sia questa cultura. Tanto per fare un paio di  esempi, nel nostro territorio lombardo  si sono succedute negli ultimi mille anni, invasioni di popolazioni germaniche,  francesi, spagnole, oltre a migrazioni venete e del Sud Italia, e ciascuna di esse ha lasciato tracce nella storia, nella vita e nella cultura di questa terra.
E poi vogliamo fare riferimento ad un capo Celta che proveniendo dalla Francia ( altra invasione!) un po' meno di tremila anni fa  decide di fermarsi nel mezzo della pianura e fondarvi un villaggio (Medhe - lan citta` di mezzo )?
Bella storia. Ottima per un romanzo.
Cosi` come trovo anacronistico esaltare piu` o meno velatamente il mito della razza, reminiscenza nostalgica da minculpop e gestione della conoscenza a senso unico.
Si vada a leggere Luigi Luca Cavalli Sforza o antropologi del suo calibro per capire quanto questo concetto sia anacronistico e fuorviante.
LA CULTURA E` INFORMAZIONE.

Il punto e` dunque questo: chi teme che l'attuale rimescolamento etnico ( attuale non in termini di anni, ma di decenni , che gli effetti si vedranno in la` nel tempo, cosi` come e` sempre stato ) erodi
lo status sociale solido e incrollabile dei popoli del nord ( che a veder bene  non e`  ne' solido ne' incrollabile)  o la storica tradizione euro-cristiana dello stivale, deve adoperarsi per promuovere i frutti di tale cultura.
LA CULTURA E` MUTAZIONE.

Ben vengano dunque i cultori delle tradizioni, purche` sappiano rinnovarsi nei linguaggi e nelle prospettive ( Davide Van De Sfross docet).
Ben vengano le tavole rotonde sul valore della cultura cristiana, purche` si ricordi che non e` fine a se stessa, ma frutto di una dirompente rivoluzione di valori che non includono l'egoismo, l'indifferenza e il razzismo.
LA CULTURA E` RISPETTO.

Ma nelle polemiche sulle migrazioni, di cultura ne vedo ben poca.

venerdì 11 ottobre 2013

Albero e foglia

Viviamo universi distinti.
Racchiusi nel nostro ambiente artificiale, citta`, appartamenti, uffici,  siamo scarsamente consapevoli del mondo primigenio che abbiamo spodestato. L'attenzione si concentra  sui ritmi del lavoro della scuola con le ore scandite da notiziari programmi TV appuntamenti su Facebook, notifiche di messaggi, palestra cene riunioni incontri.
 E` per lo piu` una natura addomesticata a fare da cornice al nostro vivere veloce.
Solo di tanto in tanto ci accorgiamo di quello che abbiamo relegato nei parchi, nei giardini, nelle pieghe delle nostre vacanze..
Come affacciati  ad un universo sino ad allora sconosciuto,  i turbinii della mente cessano, l'attenzione si mette a fuoco, l'immagine entra nella testa.
Un airone in un prato brinato nell'attesa di involarsi, la mutazione di colore delle foglie nello scorrere dei giorni, il fluire rapido dell'acqua in un fosso, l'accavallarsi confuso di nuvole rosa e grigio al chiudersi del giorno, e tra esse, come un fantasma, il pallido fantasma della luna, l'apparente complessita` del disporsi delle foglie di una pianta.
Di queste immagini dobbiamo riappropriarci.
Di questa Natura viviamo.


mercoledì 25 settembre 2013

L'inutilita` di Facebook

( ovvero, perche` anch'io lo uso.)

NON E` CHE SPUTO NEL PIATTO DOVE MANGIO
anche perche` non e` scrivendo sul social network che mi procuro da mangiare.
Certo qualche volta e` divertente, spesso passano messaggi edificanti ( ri-postati ennemila volte e che spesso perdono il contesto cosi che` non sai piu` il motivo per cui sono scaturiti.)
Di per se`, poi, come tutti gli strumenti, Facebook non e` certo diabolico. E` fatto per mettere in comunicazione le persone, per far si` che scambino contenuti liberamente, che condividano pensieri e opinioni, oltre che immagini. E questo va tutto a vantaggio di un recupero di una interazione sociale, specie ora che le mutate condizioni di vita  precluono  a molti l'accesso alla piazza reale ( sempre meno tempo a disposizione, dispersione del tessuto commerciale)  a favore dei rapporti mediati da computer.
Il punto e` che se l'uso che se ne fa di questi social si ferma al chiacchericcio, al gossip, allo scambio di materiale piu` o meno pruriginoso.... non e` che sia un grande uso.
I vantaggi di uno strumento come  Facebook possono essere:
- condivisione di discussioni su temi delle comunita` di appartenenza;
- acquisizione di informazioni non divulgate dagli altri media, perche` di interesse locale ( purche siano informazioni autentiche e non bufale - e qui si aprirebbe un'altra discussione );
- promozione delle proprie iniziative;
- mantenimento delle relazioni sociali pre-esistenti e creazione di nuove;

Di questi aspetti se ne avvantaggiano anche altri strumenti informatici, siti e blog, che trovano nella finestra di Facebook una vetrina a  basso costo ed alto rendimento.
Sempre che` non si consideri il proprio universo circoscritto dalla cornice del monitor, ma si portino nel mondo reale le relazioni costruite in Rete.

L'uso responsabile di uno strumento cosi` potente permette di ottenere risultati diversamente impensabili.
L'invito e` dunque quello di provare a considerare questo strumento non piu` e non solo per svago e per riaffermazione della propria presenza nel circolo degli amici, ma come autentico sistema di scambio di informazioni e di creazione di una comunita` virtuale, si`, ma specchio di quella reale.


martedì 10 settembre 2013

Alta Via , nuova edizione

Per qualche anno, prima che uscisse Alta Via nel 2005 , avevamo preso l'abitudine di confezionare un racconto e offrirlo ai familiari e agli amici come regalo di Natale.  Con la pubblicazione del libro, presso uno di quegli editori  on demand, ho voluto raccogliere quelli e altri racconti per  condividere anche con altri  il frutto dell'hobby coltivato nei vent'anni precedenti di raccontare attraverso delle storie le illusioni e disillusioni dei giovani di allora, alle prese con la vita e la morte.

Qualcuno in questi anni ha persino utilizzato il mio testo per proporre riflessioni, suggerire spunti.
Il libro cartaceo, che non ha superato i confini degli amici e conoscenti se non in pochi casi,  e` ormai fuori produzione, percio` ho pensato di  riversare il contenuto, integrato dalla poesia "Verso l'Alto" dedicata agli alpinisti, e che ne` un po' il prologo, in formato e-book e metterlo  a disposizione di tutti al prezzo "simbolico" di 0,99 euro .
 
 
Lo trovate nelle migliori librerie e-book. Si`, anche quella. altrimenti lo potete acquistare qui a fianco.
Buona Lettura!
 
Aggiornamento:
Qui un video dedicato , per entrare nello spirito dei racconti:

giovedì 29 agosto 2013

Letture sull'Amore e un paio di sorprese

Le sorprese, legate al compimento del mezzo secolo, sono quelle che vedete in foto: un gradito tablet da 8 pollici, che funziona molto bene anche come e-reader (a dispetto dei  puristi ; avendo provato anche il kindle, io tutte queste difficolta` di lettura non le ho trovate), e quel supporto alla lettura che ho scampato sino ad ora ( un oculista aveva vaticinato l'uso degli occhiali, ma sono passati sei/sette anni da allora ) , ma mi ritrovo a dover utilizzare specialmente alla sera o con font molto piccoli.
Dei libri che mi son portato in vacanza, alcuni erano di argomenti tecnici inerenti al mio lavoro ( un giorno o l'altro parlero` anche degli aspetti della collaborazione attraverso i social network aziendali ) che ho piluccato per cercare informazioni utili.
Sorprendentemente, e me ne sto rendendo conto ora mentre scrivo queste righe, i tre libri di narrativa  che ho avuto tra le mani quest'estate hanno a che fare, in un modo o nell'altro, con la famiglia.

Il primo in realta` e` il poema erotico/amoroso per eccellenza, conosciuto come Cantico dei Cantici. L'ho riletto nella versione tradotta e commentata da Ceronetti, un classico di Adelphi che una famosa catena di librerie ha rimesso in circolo in edizione speciale. Avevo letto alcune versioni parecchi anni fa, e avere tra le mani il testo ha riacceso in me la voglia di  ( provare a ) studiare un po' questo sorprendente testo.

In "Non so niente di te" di Paola Mastrocola, si narra di una famiglia apparentemente vincente, padre avvocato, madre architetto, figlio con una carriera ben guidata, da economista.  Ma le apparenze nascondono una ribellione interiore ( che purtroppo a volte prende il sopravvento nella narrazione, appesantendo un po' il flusso del romanzo, per altri versi magistralmente scritto ) che si concretizza con uno stratagemma del figlio, che una volta scoperto sconvolgera` le vite di tutti.

Anche "Non volare via" di Sara Rattaro racconta di una famiglia. Alle prese, in una narrazione a tratti scioccante, con la rottura della normalita`, costruita con fatica a tutela di un figlio disabile, per un tradimento e la sparizione della figlia adolescente. Basta un momento, un bacio in piu`, e il fragile castello ipocrita crolla trascinando  tutto l'amore che si e` disposti  a dare: "quando si tratta della nostra vita ecco arriva il caos, perche` mettere in ordine significa trovare una logica, fare una selezione, quindi perdere qualcosa. O qualcuno." 

Non e` difficile notare che questi due romanzi sono dominati da una negazione. Espressa anche nel titolo da quell'avverbio "Non so niente di te", "Non volare via".

Vivere intensamente la famiglia significa comunque negare qualcosa, rinunciare ad una liberta` presunta che a volte si rivendica, significa negare le proprie aspettative verso i figli, ("voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati avanti"-cit. G. K. Gibran  ) , negare percorsi che usino la famiglia come supporto per il proprio esclusivo successo.

La scoperta di questa negazione, di questo dover rinunciare per avere e` il cammino, il percorso di coppia e di famiglia.



Anche nel Cantico vi e` una negazione. Non una assenza, perche` Dio  sostiene le fondamenta dello scenario nel quale si muovono i due amanti, ma nel Cantico Dio non appare, non viene nominato. Quasi volesse rinunciare a se per esaltare l'amore umano. Non ha bisogno di essere citato, perche` a detta di Ceronetti: "nel niente erotico sacralizzato le grandi realta` dubbiose, Uomo, Anima, Corpo, Sapienza, Dio esistono in figure viventi di attirati reciprocamente, abbracciati, intrecciati, e nello stesso tempo di fuggitivi, sospiranti, separati, desiderosi, introvabili. " 
Personalmente non ritengo che il Cantico dei Cantici sia una metafora del rapporto tra l'umanita` e il divino, quanto il perfezionamento di quello che viene detto in Genesi 2, 14:  "Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna."

E il cerchio tra le tre letture agostane si chiude.




giovedì 11 luglio 2013

Dieci giorni in Paradiso

Il buio si fa piu` intenso. Solo il fondovalle e` rischiarato dalla luce violacea degli ultimi raggi. Il cielo prepara il suo tappeto di stelle, con la Via Lattea a decorarne l'intero arco.
Le tende, avvolte ancora dal vociare dei ragazzi, tra poco cadranno nel silenzio. Troppo stanchi.
Giorni intensi, di comunita` e di escursioni, di giochi e impegni.
Dopo ventitre anni dal mio ultimo campeggio, alcune cose sono rimaste le stesse. Stesse le scatolette di carne e tonno e i salamini per le escursioni, stesse le vesciche per chi non si attrezza adeguatamente. Stesso il freddo della mattina al risveglio, e lo sguardo preoccupato al cielo a scongiurare la pioggia. Stessi i riti della colazione, pranzo, cena, merende varie. Stesse ( almeno nell'intenzione) le corvee per sparecchiare e pulire.

Le montagne antiche avvolgono il campeggio, e accolgono il passo (spesso strascicato) dei piccoli escursionisti, come da cinquantadue  anni a questa parte.
Finiti gli impegni, cessati i rumori nelle tende, noi genitori tracciamo il bilancio della giornata, o contempliamo la notte nel modo speciale che solo il campeggio permette.
Dieci giorni in Paradiso, pochi per cambiare la vita, molti per cambiare la prospettiva.

Pensavo di salire per portare il mio contributo di genitore, magari unito ad una certa esperienza di montagna e di campeggio, torno ricco di punti di vista nuovi.
Inimmaginabili.

Come quando, camminando, si supera un crinale e si apre la vista ad un nuovo panorama.




domenica 23 giugno 2013

Cinquanta

Dico sempre che non c'e` gran merito a compiere gli anni.
E` semplicemente una convenzione umana quella di celebrare il momento del passaggio della Terra piu` o meno dallo stesso punto ( relativo al sole, che nel frattempo si e` spostato nell'universo ) che ti ha visto nascere un tot di anni prima.

Se merito c'e`, soprattutto per chi supera qualche decina, e` quello di essere sopravvissuti.
Non e` stato cosi` per molto tempo. Il traguardo dei cinquanta ,nel corso della storia umana - fino a pochi decenni fa, poteva sembrare un miraggio, o comunque l'inizio di un declino, il chiudersi di una eta`.
Eppure, la luce di alcune delle stelle piu` brillanti nel cielo e` piu` giovane di me, anche se le stelle che l'hanno prodotta sono di gran lunga piu` vecchie.
Inaspettatamente eccoci qua, a questo appuntamento convenzionale che solo a causa della numerazione decimale ( fosse dominante la base dodici, usata da Sumeri e Assiri, quali sarebbero stati gli anni importanti?) assume carattere simbolico.
venticinque anni fa

Un traguardo?  Forse.
Una tappa, meglio.
Una collezione di cose fatte, di occasioni colte e di altre perdute.
Una strada che ne incrocia altre, a volte semplicemente intersecandole, altre percorrendo parallele il tempo  per un tratto piu` o meno lungo. Poi, dalla fantastica  fusione con una di queste strade,  ecco che ne scaturiscono di nuove, pronte a tracciare solchi  nella storia.
Con essi si apre uno spiraglio nella barriera del dubbio dell'esistenza.

Bilanci? Non c'e` tempo.
C'e` voglia di fare, ancora.
Voglia di mettersi in gioco, seppur con armi diverse.
Una tensione per vivere pienamente, nonostante tutto, il futuro che si presenta.
Magari per i prossimi cinquanta (?) anni.


my recent life




venerdì 21 giugno 2013

Un mito rivisitato alla grande


La chiamano parodia, ma e` riduttivo. Di solito un capolavoro ridotto in parodia ne esce un po' ammaccato, si stempera la tensione che ne caratterizza la grandezza e, di concerto, capolavoro e parodia diluiscono l'uno all'altro il senso della completezza della storia.
Con la versione di Moby Dick che si legge sui TOPOLINO n. 3003-3004, questo non avviene.
Vuoi per ilviraggio dei colori,  l'angolatura dei disegni,  la caratterizzazione "leggera" dei personaggi rispetto all'originale, il Moby Dick di Francesco  Artibani (sceneggiatura)  e Paolo Mottura ( disegni), sostiene quello di Melville, ne da` slancio come se aggiungesse una nuova vela agli alberi del Pequod.
Due volumi da conservare.
E che mi fanno tornare la voglia di leggere Moby Dick.

giovedì 13 giugno 2013

Un conto e` giocare alla tombola ...#NOSLOT

Un conto e` giocare alla tombola o puntare alla ruota nelle feste di paese o dell'oratorio.
Un altro e` gettarsi nell'antro del gioco d'azzardo, delle slot machine, delle lotterie senza fine.
Giocare in quel modo ti ruba l'anima.

http://www.vita.it/noslot/index.html


13 giugno Blogging Day contro il gioco d'azzardo

lunedì 10 giugno 2013

Dalla debolezza la forza

Il post precedente che parla del dispositivo di allarme per l'allontanamento di un bambino ( o il furto di un oggetto) e` un esempio di come l'innovazione percorra strade non lineari, non immaginabili in contesti di garanzia, dove i processi consolidati devono essere mantenuti ( "Si e` sempre fatto cosi`") e non si deve sviare dalla strada maestra dello sviluppo incrementale( per intenderci e` innovazione incrementale quella che ha portato ad avere microprocessori per i nostri PC sempre piu` potenti e dispendiosi di risorse: grande miglioramento, ma il salto radicale  e` stato fatto con processori relativamente  meno potenti ma ospitati sui dispositivi mobili conosciuti come smartphone e tablet  ).
La soluzione proposta con quel dispositivo e` un esempio di un processo di innovazione in cui  la DEBOLEZZA del sistema diventa la sua FORZA.
Il protocollo Bluetooth, infatti, proprio perche` deve essere a bassa potenza per risiedere su dispositivi  mobili, non ha un grande raggio di azione, dai 10 metri della prima versione al massimo di 100 per la nuova release. Senza contare che ostacoli quali muri abbassano di molto la potenza.
Ora questo che avrebbe potuto rappresentare un ostacolo ad un utilizzo in linea con quelli gia` sperimentati ( auricolare, cuffie, etc. ) .
Invece chi ha inventato questo dispositivo ha  cambiato le regole, non preoccupandosi di quello che non poteva fare a causa di quel limite , ma cercando di capire cosa AVREBBE POTUTO FARE grazie a quel limite. Ecco che nasce un allarme che scatta quando la connessione si perde. E che puo` essere applicato in diverse occasioni.
strutture semplici visioni complesse

Un punto di debolezza, se visto con altri occhi, diventa punto di forza.

giovedì 6 giugno 2013

Tecnologia che ti aiuta ( o almeno ci prova)

Un'altro drammatico episodio di cronaca ha risvegliato una mia idea che maturava da tempo.
Un genitore ha dimenticato in auto il proprio figlio piccolo per ore, colpito da un black out mnemonico, e l'esito e` stato tragico.
Ma ci sono altri contesti in cui si rischia di perdere il proprio figlio. Solo pochi giorni fa abbiamo vissuto attimi di apprensione per una nostra amica che aveva perso il bambino di pochi anni tra la folla.
Oppure in spiaggia, ci si appisola al sole e il figlio nel giocare si allontana, e quando ci si risveglia subentra il panico.
Ci sono soluzioni?
Qualcuno ha annotato una proposta piuttosto complessa di un sensore da applicare al seggiolino che dia l'allarme in caso di auto ferma e di permanenza del peso del bambino sul seggiolino.
Troppo complesso.

C'e` una soluzione tecnicamente a mio parere molto semplice che puo` sfruttare un dispositivo diffusissimo e dalle enormi potenzialita` e una tecnologia anch'essa ampiamente diffusa: il cellulare e Bluetooth.
Sono gia` in commercio , non ancora in Italia credo,    dispositivi antifurto  che sfruttano la particolarita` della tecnologia Bluetooth di avere un range di copertura massima dai 10 ai 100 mt ( a seconda della versione tecnologica, e comunque  regolabile ) e che possono fare scattare un allarme in caso di superamento di questo range.
Allarme che puo` essere disattivato solo da una consapevole risposta dell'utente ( non un semplice click) che obblighi a rendersi conto di cio` che si sta facendo.
Perche` non diffondere l'uso di questi dispositivi? Costano poche decine di euro, inoltre  un adattamento del dispositivo ad esigenza piu` vicine a quelle di salvaguardia del bambino ( rendere il tutto impermeabile, ad esempio) potrebbe essere fatto da una azienda specializzata. Anche in Italia

Comunque nessuna soluzione tecnica puo` sostituire l'attenzione genitoriale, e nessun dispositivo puo` contrastare il fato, la casualita`, la distrazione.

martedì 4 giugno 2013

Emozioni dai libri



In questi mesi ho avuto sotto gli occhi due libri tra loro molto diversi, ma che sorprendentemente ho scoperto avere alcuni punti in comune.
In primo luogo si rivolgono entrambi a quel popolo di lettori che ancora non ha raggiunto la maggiore eta`,  adolescenti o  poco piu`, o comunque a chi non e` disposto a coprire di cinismo qualsiasi avvenimento del mondo, e concede alla speranza e ai buoni sentimenti ancora diritto di asilo nel proprio cuore.
Inoltre, anche se in modo diverso, la natura  e` coprotagonista: nel primo caso sotto forma di fiocchi di neve, nel secondo venendo catapultati prepotentemente sin dalle prime pagine nell'ambiente del Parco Nazionale d'Abruzzo.
Sto parlando de "La bambina dai capelli di Luce e Vento" di Laura Bonalumi, e de "Il passaggio dell'Orso" di Giuseppe Festa.
Laura sceglie la neve come filo conduttore di una storia di amicizia un po' speciale. E se la protagonista appare un po' improbabile ( vi sfido a trovare una ragazzina non interessata a  social network, nuove tecnologie, iPad e vari macinatori di musica ), la sua caratterizzazione e` funzionale a rappresentarne la solitudine.  Solitudine presente anche in alcuni dei personaggi dell'avventura degli orsi scritta da Giuseppe.
Anche l'ambientazione della storia sottilinea quel senso di solitudine, prevale infatti la cameretta della protagonista, teatro di rivelazioni extrasensoriali  che nulla tolgono, anzi in qualche modo accentuano la drammaticita` dello stato di coma in cui si trova la Bambina del titolo.
Drammatica situazione, raccontata pero` da Laura con la leggerezza degli occhi della protagonista, impreparata a confrontarsi con questa dimensione un po' onirica, ma determinata ad aiutare la Bambina.
Per tutti l'insegnamento e` lo stesso: quando si e` disposti ad aprire il proprio cuore, non si e` piu` soli.
Il passaggio dell'orso
Molto piu` aperto e solare il set de il Passaggio dell'Orso, e non poteva essere altrimenti, visti i paesaggi incantevoli del Parco.   Qui a prevalere come leit-motiv e` il rispetto della natura in tutte le sue forme. Vi sono echi aspri del migliore Mauro Corona ( Le voci del bosco ) nelle descrizioni della dura vita e delle attivita` dei guardiaparco, stemperate dalla naturale gentilezza di Giuseppe ( che oltre a cimentarsi come scrittore, e` frontman dei Lingalad, e educatore ambientale). E nel romanzo l'amore per la Natura trasuda e  diventa il tema dominante, con un messaggio per le nuove generazioni: il progresso non e` solo nelle nuove tecnologie o nel Web, ma nella capacita` di  entrare in relazione con gli altri esseri viventi, espressione di quella Natura nella quale siamo immersi e dalla quale attingiamo ingrati  a piene mani.
Due libri perfetti per ragazzi e adolescenti, ma che non guastano nella libreria di adulti ancora capaci di provare emozioni 

mercoledì 17 aprile 2013

Sul Narrare ( Architettura della narrazione )

Non posso certo dire di essere un bravo scrittore.
Non posso dire di essere uno scrittore, comunque.
Scrivo, semplicemente. Mi piace, qualcuno mi legge.
Qui o nelle pubblicazioni che ho autoprodotto.
Qualcuno ha avuto per me parole di elogio, forse piu` a scopo consolatorio che per aver apprezzato.
Seguo intuizioni, le raccolgo, ne assemblo una linea coerente e scrivo.

Fare racconti e` piuttosto facile - fare racconti BELLI, e` quello il difficile.
Fare racconti e` piuttosto facile perche` ne basta una, di intuizione, e lavori molto per sottrazione. Cosi`, ad esempio, di un personaggio non devi delinearne tutta la complessita`, ma solo quella parte funzionale al racconto. Quello che conta nel racconto non e` propriamente l'architettura, ma lo stile.

Nel racconto lungo, nel romanzo, invece, l'architettura ha una parte preponderante.
Molti autori anglosassoni non hanno quello che si dice un bello stile di scrittura, eppure sono vincenti per le sequenze narrative, per il concatenarsi degli eventi.  Se questi non sono bene architettati, la narrazione non tiene.
Disegnare una architettura appropriata per il romanzo che hai in mente e` cosa complicata.
Devi mettere insieme le intuizioni, cercare di posizionare gli elementi come in un Tangram sino ad ottenere una figura accettabile , piacevole. Poi descrivere la figura cosi` da svelarla piano, indurre il lettore a seguirti, descriverla senza essere esplicito, ma chiaramente.


Il trade off tra lo stile e l'architettura e` qualcosa che si impara lentamente.  E il piu` delle volte a  proprie spese.


(Post correlati: Informazione modulare, Il dovere di uno scrittore, i codici della scrittura )

giovedì 11 aprile 2013

Informazione modulare

Per lavoro, ma anche per piacere ( mi piace fare queste cose - ci sono a volte aspetti piacevoli del lavorare in una azienda hi-tech ) sto esaminando strumenti che mettano in pratica il concetto di modularizzazione dell'informazione.
Prendiamo in considerazione ad esempio un articolo scientifico o tecnico.
Spesso quello che serve del testo sono solo alcune parti, alcuni concetti immersi in una conversazione che ha di solito lo scopo di "preparare il lettore" indicando gli ambiti, temporali, spaziali, metodologici e semantici entro i quali si produce l'informazione.  Inoltre  queste informazioni potrebbero essere utilizzate in differenti modi, pubblicate sotto diverse forme,  schede tecniche,  abstract, articoli di taglio meno tecnico, summary.
Lo scopo di modularizzare l'informazione e` dunque quello di confezionare in modo adeguato l'informazione sin dalla sua creazione  (  o dalla sua estrazione da dati prodotti in molti modi possibili ) in modo che sia riutilizzabile senza ulteriori adattamenti per gli scopi sopradescritti.
Si hanno dunque una serie di vantaggi, nel modularizzare:

  • sintesi - l'informazione e` presentata sinteticamente, con formule  il piu` possibile non ambigue, con un linguaggio semplice e conciso;
  • riuso - l'unita` di informazione  puo` essere riutilizzata in molti modi, anche molto differenti dallo scopo iniziale;
  • indipendenza di stile -  la modalita` di presentazione dell'informazione e` indipendente dalla forma, dallo stile del produttore dell'informazione stessa.
  • aggregazione - l'unita` di  informaziono puo` essere aggregata con altre con uno sforzo minimo.  
In questa ottica ogni articolo, ogni pagina web possono essere considerate come un aggregato coerente di unita` informative. Esistono strumenti che gestiscono questo ( e che sto studiando) ad esempio DITA XML
 dita-bird_0.jpg
Strumenti social quali Twitter obbligano in un certo senso a seguire questo modello, almeno nel senso della sintesi, e  l'idea trova contributo ideale nel lavoro di "asciugatura" della prosa in rete fatto da persone in gamba come Luisa Carrada.

Il rischio che si corre tuttavia e` che la modularizzazione annulli la narrazione. Le informazioni sono in relazione tra loro. O meglio noi stabiliamo relazioni tra le informazioni in base alle nostre necessita`, ai nostri interessi. Se pero` la rete delle relazioni non viene trasmessa, il suo processo di costruzione deve essere rifatto.
Come nel gioco del Lego ci sono diversi tipi di mattoncini, ma e`solo guardando le istruzioni che si riescono a realizzare oggetti completi e complessi, cosi` nella condivisione delle informazioni, oltre alle singole unita` di informazione, e` importante trasmettere anche l'architettura.

lunedì 25 marzo 2013

Digitale o analogico? Conoscenza e decisioni

Si parla tanto di rivoluzione digitale, ma quando poi si va a chiedere cosa significa, non sempre si ha ben chiaro il concetto.
Il concetto di digitale deriva da "digit" ovvero dito, nel senso della discretizzazione della realta` compiuta nell'atto del contare, che e` uno dei primi processi che la mente umana ha fatto nel tentativo di categorizzare l'universo che lo circonda.  Dunque l'enumerazione di cose, complici le nostre dita - che hanno determinato la numerazione decimale, ma anche quella a base dodici , usando le falangi di una mano escluso il pollice - e`  stata la prima digitalizzazione della realta`.
Comportamento di un transistor - dato che a 0 Volts resta spento mentre ad una tensione maggiore
(5 V per esempio) si accende, si puo` ricondurre il suo comportamento analogico ad uno binario.
Tornando alla rivoluzione, quella veramente digitale si e` avuta a partire dagli anni 40 / 50 quando ci si e` resi conto che  gli strumenti elettronici per il calcolo erano piu` efficaci se si basavano sulla logica binaria  ( 0 e 1, circuito chiuso o aperto) che su quella analogica usata sino a quel momento ( qualsiasi circuito elettrico che agisce come sistema di controllo si puo` considerare di fatto un calcolatore ).

File:RegoloFaber-Castell.jpg
Esempio di calcolatore analogico: il regolo calcolatore

Calcolatore analogico per la soluzione dell'equazione di Keplero ("macchinetta del Carlini")
Esempio di calcolatore analogico per problemi astronomici
Inoltre si e` compreso che era possibile  ricondurre tutti i tipi di problemi a  descrizioni formali, in linguaggio matematico, trattabili  quindi da elaboratori elettronici.

Quando ci riferiamo al mondo digitale parliamo pero` di una elaborazione ( una discretizzazione , il piu` delle volte appunto con strumenti a logica binaria, quindi digitale ) di un mondo che e` essenzialmente analogico.
Perche` nel nostro mondo non c'e` solo bianco o nero, ma infinite sfumature di grigio ( non solo cinquanta ;-).
L'universo si comporta seguendo leggi che solo in condizioni particolari riusciamo a discretizzare, ma che il piu` delle volte assume comportamenti caotici.
Le relazioni tra persone, perlopiu`, sono fortemente dinamiche, non sempre  riconducibili a stati discreti  di assenso/diniego, appartenenza/esclusione, dialogo/chiusura.
L'universo e` dunque analogico.
Vero?
Se esaminiamo  l'infinitamente piccolo, il subatomico, ( o meglio, se leggiamo quello che altri - giganti della scienza - hanno scoperto e divulgato)  ci accorgiamo che il comportamento delle particelle non e` continuo, ma discreto:  gli elettroni si possono muovere intorno ad un atomo solo in  orbite  a determinati livelli energetici.  Tutte  le scoperte fisiche successive, nel campo della fisica ma non solo, sono costrette a tenere in debita considerazione questa teoria.

L'universo dunque e` discreto?


Cosa trarre infine da questo?

Credo si possa sviluppare una considerazione di metodo. Siamo portati a classificare ogni informazione, ogni evento, come buono o cattivo, falso o vero,  interessante o non degno di attenzione.  E` nella nostra natura,  si e` sviluppato nella nostra evoluzione questa necessita` di comprendere cio` che e` bene e cio` che e` male. Ma questo andava bene nei confini della nostra esperienza sensibile. In un mondo che svela la sua complessita` man mano che la scienza progredisce, le categorie antiche non sono piu` sufficienti. La capacita` di discernimento e le azioni che vogliamo intraprendere devono essere prese in base a categorie di giudizio che e` bene ricordare, sono sempre piu` fluide e obbligate a tener conto della complessita` nella quale siamo immersi.
Tenerne conto non implica di riuscire a fare le scelte giuste. Perlomeno ci si deve provare.
Giusto o sbagliato? Destra o sinistra? Bene o Male? 

  

martedì 12 marzo 2013

Del narrare ( M. de Cervantes )


Che se mi si volesse rispondere che gli autori di simili libri li scrivono appunto come cose inventate e che quindi non sono obbligati a puntualmente osservare la verità, risponderei che la finzione è tanto più attraente quanto più sembra verità, e tanto più diletta quanto più ha in sé di verosimile e di possibile ad accadere. Le favole inventate debbono disposarsi all'intelletto di chi le abbia a leggere, e s'hanno a scrivere per modo che, conciliando fra loro le cose impossibili, appianando le troppo alte difficoltà, tenendo gli animi sospesi, suscitino ammirazione e interesse, rallegrino e divertano in modo che meraviglia e piacere vadano insieme di pari passo: cose queste che non potrà fare chi rifugga dalla verosimiglianza e dall'imitazione in cui consiste l'arte perfetta dello scrivere.
( dal  "don Chisciotte della Mancia" )

venerdì 22 febbraio 2013

Dichiarazione di voto .... o forse no.

Tutti i gruppi umani sono tendenzialmente autoreferenziali. Associazioni, gruppi di amici , squadre, club, anche e soprattutto partiti, oltre  a perseguire lo scopo per cui sono nati, si adoperano anche per la propria sopravvivenza e per il proprio posto nella comunita` di riferimento. Questo e` assolutamente normale e fisiologico. Quando pero` l'autoreferenza si erge a sistema, la cosa puo` diventare fastidiosa. E` il rischio che corrono i partiti, soprattutto loro.  E che spesso  non sono stati in grado di gestire in modo virtuoso la consapevolezza del ruolo chiave che hanno.
Per questo sono stato sempre critico con gli amici che si buttano a capofitto in una avventura che rischia di diventare totalizzante. Meglio strutture leggere, plurarliste e "fluide" cosi` che non debbano difendere interessi consolidati negli anni, posizioni  da  trincea.
Ma la dialettica e` necessaria in democrazia. Ne e` l'essenza, e  difficilmente  e` possibile praticarla lasciando che ciascuno dei sessanta milioni di cittadini italiani dica la sua.
La delega, oculata e proattiva , e` l'attuazione sui grandi numeri della dialettica democratica.
Allora i partiti servono.  Ma devono rircordare ogni giorno a loro stessi il motivo per cui sono nati.
Che non e` certo quello di arricchirsi come casta e provare a vivere in un mondo virtuale di privilegi e disinteresse ( o meglio di simulato interesse)  dei problemi del Paese.
Credo che la riacquisizione di questa consapevolezza sia in atto, ne sono prova  i tanti giovani che con entusiasmo e disinteresse lavorano, in ogni schieramento, per "pulire" la politica.
Ma e` una strada ancora incerta, per questo mi riesce difficile dire in tutta onesta`  se sia stata , in special modo a livello nazionale, veramente imboccata.

martedì 5 febbraio 2013

Il dovere di uno scrittore



Scrivere, nel diario di questo blog o in espressioni piu` "concrete", e` per me importante: e` il mio modo di comunicare. Non solo per veicolare informazioni, notizie, o riflessioni personali,  ma anche  per esprimere la mia personalita`.
Del resto e` quello che uno scrittore professionista fa. Esprime se stesso attraverso quello che racconta.
Se e` molto bravo, riesce a mettere la propria figura sullo sfondo, in modo che non si noti, ma e` assolutamente presente nel quadro complessivo, e anzi ne caratterizza lo stile.
Riflessioni sulla comunicazione attraverso la scrittura ne ho gia` fatte, qui, e prima o poi  raccogliero` quei pensieri per dar loro forma organica , oggi pero` vorrei riflettere sui doveri, non scritti, non codificati ( non perlomeno nei testi sulla scrittura che ho avuto modo di accostare ), ma che sono implicitamente presenti  nel processo creativo dello scrivere.
Con un giro di parole,mi piace dire che uno scrittore dovrebbe far pensare e nello stesso tempo non far pensare.
Non far pensare ( distrarre)  significa riuscire a realizzare una narrazione che trascini il lettore fuori dal quotidiano e lo immerga nell'universo del  racconto, quel sub-universo teorizzato da Tolkien ( che afferma che il fantastico e` una lente della realta` ) dove tutto e` possibile perche` l'incredulita` e` sospesa.
Dovere di uno scrittore e` pero` anche far  pensare, cioe` instillare nel lettore il germe di una riflessione, il dubbio che demolisca una certezza, lo spunto per capire un pezzetto del mondo - reale- nel quale siamo immersi. Che lo si faccia attraverso una narrazione fantastica ( Tolkien, Lewis, Rowling , solo per citare i piu` famosi, raccontano di come il confine  tra bene e male  sia una lama sottile, uno sentiero in cresta da percorrere con attenzione) o con la banalita` degli eventi quotidiani, poco importa.

Una narrazione diventa capolavoro quando il lettore vi trova miscelato il divertimento alla riflessione; quando porta a casa, dopo il viaggio incredibile della lettura, un seme di saggezza.

Pagina bianca

venerdì 1 febbraio 2013

Teorema dell'ignoranza ad uso dei non matematici

Considera la conoscenza in rapporto ai numeri naturali.

I numeri naturali ( 1,2,3,..., n ) sono infiniti, ovvero prendendo un numero a caso anche molto grande, ce ne saranno sempre infiniti dopo di esso.
Associa ad ogni quanto di conoscenza un numero naturale.
Per quanto di conoscenza si intenda un argomento, un concetto di cui si abbia appunto  conoscenza.
Ad esempio, i nomi dei sette nani di Biancaneve o dei tredici dello Hobbit, la formazione del Milan del '75, la  formula bruta del paracetamolo, chi ha vinto Sanremo due anni fa, la trama dei romanzi di Wilbur Smith, i versi della Divina Commedia, il procedimento di realizzazione di un motore di F1...
Ma la conoscenza e` riferita  all'universo nel quale siamo immersi, che e` esperienzalmente infinito ( in ogni direzione).
Quindi la quantita` della conoscenza e` infinita
Addizionando i quanti di conoscenza che ognuno di noi matura, otteniamo un numero, che puo` essere mediamente grande ( per una persona normale) o anche molto grande.
Ma anche avendo a disposizione un numero molto grande espressione della conoscenza, ci sara` sempre un numero infinito di cose che non conosciamo.
Si deduce quindi che ogni uomo ha ignoranza infinita.

Da meditare quando avete a che fare con la supponenza di qualcuno che si reputa piu` istruito di voi....

L'universo infinito

domenica 20 gennaio 2013

La neve e la complessita`

LA BAMBINA DAI CAPELLI DI LUCE E VENTO


 Non ha ancora letto il romanzo di Laura Bonalumi, La bambina dai capelli di luce e vento, presentato in Libreria del Naviglio sabato scorso e che ha un legame speciale con la neve, fenomeno atmosferico tanto temuto per i disagi che puo` causare ma tanto affascinante per le emozioni che un paesaggio imbiancato puo` portare.

Rimando in un prossimo post la critica ad un testo che ha l'aria di centrare sia il tema che il "target", in altre parole e` un testo  per ragazzi che porta  stile e contenuti apprezzabili anche da lettori adulti.

Un'altra riflessione e` pero` scaturita, nel constatare che Laura e` il secondo esempio cernuschese in meno di un anno ( il primo e`  Loredana Limone, con Borgo Propizio, uscito a Maggio dello scorso anno ) di chi "ce l'ha fatta", di chi e` riuscito a proporre a livello nazionale una sua opera.  ( tralascio chi ,cernuschese, sull'orizzonte culturale italiano c'e` gia` da un po', come Lello Gurrado - e ne scordo sicuramente altri)
Entrambe provengono ad un substrato culturale che ruota in buona parte intorno al territorio di Cernusco, alle sue espressioni sia istituzionali ( una su tutta la Biblioteca) che non ( qui l'elenco include la Libreria del Naviglio, la Radio, le associazioni culturali, e molto altro).
Fatto salvo il loro innegabile talento e tenacia,  mi sento di fare una considerazione scientifica di quelle che tanto piacciono a Laura.
La teoria insegna che  i sistemi complessi  hanno comportamenti emergenti ( Il comportamento emergente è la situazione nella quale un sistema esibisce proprietà inspiegabili sulla base delle leggi che governano le sue componenti prese singolarmente - fonte Wikipedia ),  e volendo tracciare un parallelo, l'esposizione mediatica di Laura e Loredana sono il comportamento emergente del sistema complesso dato dalle loro interazioni sociali e culturali di cui Cernusco, come dicevo, fa parte.
Non sono abbastanza esperto da saper valutare una relazione diretta tra l'aumentare della complessita` di un sistema e i comportamenti emergenti che ne provengono, ma l'esperienza insegna che se c'e` un substrato ricco, e` piu` facile ottenere frutti.
Pertanto sono felice di essere parte di questo network di relazioni, idee, iniziative.  Do` il mio contributo e ne vengo contaminato, sperando di essere anch'io portatore in futuro di un comportamento emergente.

Ultima riflessione, per tornare al libro: anche la neve e` frutto di un sistema complesso.

Immagine
courtesy of Valbrembanaweb -zogno65


lunedì 7 gennaio 2013

L'innovazione crea lavoro?


Il rumore che CERNUSCO2032 - citta` dell'innovazione, commentata piu` volte in questo blog e da me sostenuta, e` in gran parte dovuto al dubbio che una iniziativa del genere possa avere ricadute in termini sociali sulla comunita` cernuschese.
E` un dubbio che anche a  me affiora spesso alla mente, specie ora che il lavoro di sintesi degli spunti proposti si sta avviando e si delineano alcune idee che possono concretizzarsi in tempi relativamente brevi, soprattutto in ambiti di tecnologia digitale e di comunicazione.
Il rischio che potrebbe profilarsi e` quello di  creare spazi ( fisici e virtuali) che una volta riempiti si rivelino statici, e autoreferenziali,  non in grado di creare quella rete di relazioni  sia professionali che di semplice conoscenza  necessaria perche`  l'idea che sta alla base do CERNUSCO2032 possa germogliare e dare frutti.
Si dovranno introdurre  regole e azioni che rendano dinamico il modo di operare sotto il brand CERNUSCO2032, che attivino un volano di conoscenze e idee che sia utile non solo a chi vi lavora, ma all'intera comunita` di business cernuschese ( ivi compresa la componente commerciale).
Questo permetterebbe non solo lo scambio di idee e soluzioni, ma anche di menti, costituendo cosi` un  potenziale piccolo contributo al mercato del lavoro.

Che poi l'innovazione ( che puo` significare  cambiamento di paradigma non solo nel prodotto, ma anche nei correlati, fornitura, vendita, stoccaggio, marketing, etc. ) sia il cavallo vincente da cavalcare, anche a Cernusco, lo dimostrano alcuni esempi che ho raccolto in queste ultime settimane:  una coppia di donne dopo una esperienza di commercio fallimentare, seguono la filosofia di una catena di franchising dove non e` importante il margine di profitto per singolo pezzo venduto, ma la quantita` agevolata da un prezzo bassissimo; un giovane che insieme ad altri amici intraprende controcorrente, la strada dell'orticoltura, bio e di prodotti di qualita`; un'altra coppia di donne che ri-aprono un negozio di alimentari in una zona "scoperta" della citta`.

Iniziative che, pur non rientrando nel quadro d'intervento potenziale di CERNUSCO2032 - almeno in questa fase, pure ne condividono lo spirito. E che andrebbero sostenute, agevolate.

A questo proposito trovo singolare che tra gli enti e le istituzioni  che storicamente hanno sempre sostenuto il tessuto produttivo e commerciale della citta` non ci siano state iniziative analoghe (anche meno tecnologicamente orientate, lo concedo) per sostenere la piccola imprenditorialita` cernuschese e il mercato del lavoro, e si preferiscano destinare fondi in celebrazioni che lasciano il tempo che trovano.

Segni dei tempi?



Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.