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martedì 19 luglio 2016

Prospettive

La vista cambia continuamente.

Superi un dosso, aggiri un versante, 
esci dal folto di un bosco,

e ciò che vedi muta in continuazione.
Ogni curva di sentiero 
porta i tuoi occhi su paesaggi differenti.
In montagna, dove le prospettive cambiano 
al cambiare della luce del giorno, 
al mutare del clima, 
al girare del vento che piega 
le cime degli alberi.

Dalla montagna impari a cambiare punto di vista, ad adeguare il tuo progetto di cammino alle condizioni e agli imprevisti che incontri.
E nell'esperienza di adulto in  mezzo a  giovani e adolescenti, presente ma  non protagonista, bensì al servizio, ritrovi questa necessità di cambio di prospettiva.
Non è importante il ruolo, ma la disponibilità, non le intenzioni, ma l'adattarsi. 
Vivi, al pari di loro, la precarietà di una tenda, l'esposizione nuda (metaforicamente, s'intende) al vento, al sole, alla pioggia al freddo. Accompagni il loro cammino, fornendo sostegno e pazienza. Accetti l'acqua fredda per lavarsi la mattina, la doccia dopo che tutti sono andati a dormire, l'incessante andirivieni per la preparazione del cibo ( e mangiano come gli hobbit, cinque volte al giorno!). Ami l'avventura condivisa, il sudore della salita, l'adrenalina del tuffarsi da altezze che mai nella tua giovinezza avresti affrontato, il disagio del risveglio in una tendina ricoperta di ghiaccio.
E questo ti cambia.

Impercettibilmente, sposta l'asticella delle cose importanti.
E disagi quotidiani del lavoro abbassano il loro score. Sono fastidiosi, ma non così importanti. 
Le bollette da pagare, gli appuntamenti da rincorrere. Da fare, ma non così importanti.
L'ultimo film da vedere, canzone da ascoltare, spettacolo cui assistere. Belli, ma non così importanti.

Importa vivere una famiglia, una amicizia, una comunità.
E preghi per aver la forza di farlo.



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Su l'esperienza di campeggio e montagna ho già scritto:


giovedì 11 luglio 2013

Dieci giorni in Paradiso

Il buio si fa piu` intenso. Solo il fondovalle e` rischiarato dalla luce violacea degli ultimi raggi. Il cielo prepara il suo tappeto di stelle, con la Via Lattea a decorarne l'intero arco.
Le tende, avvolte ancora dal vociare dei ragazzi, tra poco cadranno nel silenzio. Troppo stanchi.
Giorni intensi, di comunita` e di escursioni, di giochi e impegni.
Dopo ventitre anni dal mio ultimo campeggio, alcune cose sono rimaste le stesse. Stesse le scatolette di carne e tonno e i salamini per le escursioni, stesse le vesciche per chi non si attrezza adeguatamente. Stesso il freddo della mattina al risveglio, e lo sguardo preoccupato al cielo a scongiurare la pioggia. Stessi i riti della colazione, pranzo, cena, merende varie. Stesse ( almeno nell'intenzione) le corvee per sparecchiare e pulire.

Le montagne antiche avvolgono il campeggio, e accolgono il passo (spesso strascicato) dei piccoli escursionisti, come da cinquantadue  anni a questa parte.
Finiti gli impegni, cessati i rumori nelle tende, noi genitori tracciamo il bilancio della giornata, o contempliamo la notte nel modo speciale che solo il campeggio permette.
Dieci giorni in Paradiso, pochi per cambiare la vita, molti per cambiare la prospettiva.

Pensavo di salire per portare il mio contributo di genitore, magari unito ad una certa esperienza di montagna e di campeggio, torno ricco di punti di vista nuovi.
Inimmaginabili.

Come quando, camminando, si supera un crinale e si apre la vista ad un nuovo panorama.




giovedì 4 ottobre 2012

La cappellina della nuova SACER




Entrando, ci accoglie un profumo di legno.
Legno delle grandi travi curve a formare il tetto.
Curve. Archi pronti  a scagliare preghiere come frecce verso il Cielo.
Legno della panche che abbracciano l’altare.
L’ho accarezzato,  quel legno, l’ho sentito sotto le dita. Mi sono emozionato  su quelle panche.
L’ho accarezzato quel legno, il legno di quelle panche che ospiteranno generazioni di nostri figli.
Li vedranno pregare, spesso svogliati nei pomeriggi dopo essersi spesi nel gioco.
Li vedranno a volte addormentarsi, nelle lunghe sere di adorazione. Li vedranno giocarsi la propria vita, chiedere aiuto  per capire cosa fare da grandi.
 Ricordo la vecchia Cappellina, quella  in uno stanzino di villa Celada. In disparte, minuscola. Accoglieva i dubbi e le speranze di noi ragazzi.  Ma era piccola, i Vespri la riempivano , ci si stringeva sulle panche.
Si viveva cosi’  la ricerca del Divino, e del senso della vita. In disparte e nel raccoglimento. Forse era il solo modo.
Oggi, che tutte le verita` sono urlate, come fare per trovare il Divino nel rumore che invade la citta`?
La nuova Cappellina si lascia abbracciare dall’oratorio, incastonata nel centro come la prua di una nave che ha trovato il suo approdo. Ma oltre, oltre le vetrate che narrano la vita dell’uomo con al centro la Madre di Dio, nella trasparenza dei colori anche la citta` e` oggetto di quell’abbraccio.
E insieme alla citta`, il mondo.
Possa la Madonna di Fatima aiutare i nostri ragazzi a non essere autoreferenziali, a non bastare a se stessi, a non smetter di cercare e di essere curiosi.
Possano essere lanciati come frecce verso la vita.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, 
e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell'Arciere;
Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l'arco che sta saldo.
(Gibran Kahil Gibran)

lunedì 10 ottobre 2011

Testo della ballata

Ecco, al meglio dei miei ricordi, il testo della Ballata della Sacer. 


Io vi voglio raccontare la storia di un ragazzo
che voleva affrontare la vita da se`
ma un giorno un amico lo prese per la mano
e gli fece capire cosa fossero gli altri

Lui comincia a ballare la ballata della Sacer
lui comincia a provare la goduria della comunita`

Lui aveva una Gilera che anda va ai cento all’ora
se la Pula lo prendeva a SanVito* il posto c’era
Ma una sera un’amico gli domanda per favore
un passaggio per la Bassa** sul sedile posteriore

Lui comincia ...

Dieci sacchi ogni sera a borlotti lui spendeva
ma se invece li vinceva per la donna li spendeva
ma un giorno degli amici oltre il mare sono andati
e la grana che’l ciapava*** in Brasile la mandava.

Lui comincia...

Era un tipo un poco duro che faceva il viso scuro
se la mamma gli diceva devi dire la preghiera
ma una sera che dormiva sotto il ponte del Naviglio
si avvicina il Signore e lo prende per la mano.

Lui comincia...
Lui continua ….

*SanVito = carcere di San Vittore
**Bassa = Bassa Pianura Padana, provincie di Lodi, Cremona, Pavia
***ciapava = prendeva ( dialetto milanese)



 E` nato da una canzone di Gioventu` Studentesca, come racconta Sergio Pozzi:
Sergio ha scritto:
"Ok. mi provochi. La "ballata" con "adios" e la bellissima "rossa sera" e altre minori hanno un preciso autore (donna) di cui non ricordo il nome. Sono i primissimi anni '60 quando Don Giussani e la Gioventù Studentesca "entrano" anche in Oratorio. Molti erano gli studenti dopo le "pene" della generazione post guerra dove gli studi erano riservati ai più "abbienti". Subito dopo (a metà anni '60) ma prima di C.L. l'Azione Cattolica classica (via S. Antonio) venne data in mano a dirigenti "presentati" da Don Giussani. Uno fra tutti poi diventato prete Don Marco Barbetta. Poi ci fu..... (amnesia) che andò Missionario in Brasile. Gioventu Studentesca e Azione Cattolica interagivano tranquillamente, pur distinte anche da noi. Nel 1964-1965, Don Giuseppe Locatelli mi mandò in Val Vigezzo ad un convegno di preparazione-aggiornamento per i futuri "dirigenti" di A.C. per la SACER. Ero il solo di Cernusco. In tre giorni imparai quello che c'era da imparare-carpire...e fra quese la canzoni citate. Fu facilissimo per me "adattare" la ballata alla SACER anche perchè si affacciavano i nuovi "venti missionari". Al sottoscritto i credits...limitati ma all'autrice delle canzoni il merito. Tempo fa, chiesi a Leo Oriani di rivederle in modo "strumentale". Le uso spesso per i miei video: le userò anche per quello in costruzione... che sai."

Dunque autore della nostra versione e` Sergio, resta da capire chi fosse l'autrice dell'originale.  In rete non ho trovato riferimenti. Qualcuno puo` aiutarci? ( Ragazzi, chiedete ai vostri padri che non frequentano la rete di tornare indietro coi ricordi, ancora non corrosi dalla senilita`, magari affiora qualcosa.... )

venerdì 7 ottobre 2011

Un video della presentazione de "Le scale della casa del prete"

Sergio Pozzi ci stupisce: ha messo in rete questo video:




molto bello nella composizione e nell'accostamento della Operazione Nostalgia con le foto storiche di episodi avvenuti intorno a quelle scale. Belle anche le riprese, tenuto conto delle luci ambientali e del fatto che ha rispreso con uno smartphone!
Un cameo speciale intorno al minuto 14: indovinate chi c'era con me sul palco?

martedì 19 luglio 2011

Le scale della casa del prete

Pubblicare un libro non e` propriamente una operazione facile. Non dal punto di vista dell'edizione, cioe` della creazione del prodotto fisico: oggi con gli strumenti di print-on-demand, i vari editori a pagamento ( basta che non ti freghino ... ) e l'e-book,  ognuno puo` crearsi il personale libricino da distribuire, regalare o vendere alla propria rete di amici e conoscenti - come ho gia` fatto io per i due precedenti volumi, Alta ViaAlla ricerca dei Draghi, del resto.

Piuttosto la difficolta` sta nel mettersi in gioco. Nel mostrare ai potenziali lettori un pezzo della propria anima sotto forma di parole scritte. E scritte possibilmente al meglio delle proprie capacita`, perche` i lettori sono giudici severi, esclusa la mamma, la suocera e pochi altri parenti, anche se ti blandiscono con complimenti e pacche sulle spalle, in realta` scandiscono parola per parola con il recondito scopo di trovare il fallo, la smagliatura della trama , per poi rinfacciartelo.
Ma soprattutto scrivere e` una forma di comunicazione, nella quale e` importante sia la sintassi che la semantica. E  se non hai cose da dire, lo si capisce subito: la narrazione diventa povera di pathos, si gira intorno alle figure retoriche, alle situazioni simili a mille altre lette nei romanzi di genere. 
Quindi ogni paragrafo dovra` essere meditato, limato dell'asprezza della prima stesura, adattato come una tessera di puzzle a comporre la figura intera, analizzato nella forma e nella sostanza. Un lavoro duro, che richiede concentrazione e tempo.
Perche` allora, a meno di un anno dall'uscita di Alla ricerca dei Draghi, mi presento con una nuova pubblicazione?
Per due motivi:
1) Quando si e` profilato all'orizzonte il Demolition Day, l'apertura dei cantieri e la effettiva concretizzazione del nuovo corso dell'oratorio, qualcuno ha proposto idee quantomeno folcloristiche per il reperimento di fondi. Allora ho pensato a come avrei potuto contribuire, magari dando in cambio qualcosa che valesse un po' di piu` di un semplice souvenir;
2) Avevo per le mani alcuni racconti che non avevano trovato spazio nell'ultima raccolta. Parlano dell'uomo e del suo rapporto con Dio. Qualche pagina di queste mi era stata piu` volte richiesta.
Ecco dunque "Le scale della casa del prete" che a dispetto del nome, non racconta le avventure di un tempo che fu, ma serve da trampolino di lancio per aspirare a  qualcosa di piu` Alto.
Chiaro che  essendo l'oratorio luogo prediletto per la crescita sociale e spirituale dei giovani,  unire lo scopo e il contenuto mi e` parso il modo piu` naturale per rendere omaggio al luogo, in forte trasformazione, agli amici, con i quali si e` cresciuti, alle future generazioni, nostra luce e speranza.

lunedì 4 ottobre 2010

RadioSinergie





Un bel pomeriggio, quello di domenica allo stand di RCS 93.9 nella Festa degli Oratori, e un bell'esempio di sinergia tra realta` accomunate dalla stessa filiazione ( parrocchia) ma tanto diverse eppure complementari. Perche` se lo scopo di un oratorio e` prettamente educativo, anche la radio puo` contribuire, incoraggiando la partecipazione, l'attenzione e l'apertura.

Grazie dunque a Andrea Frabetti, istrionico conduttore, ai ragazzi dell' UPG che hanno dato vita a numerosi speciali di Una Parentesi Graffa, a chi ci ha accompagnato con pazienza dallo studio, Ivan "Teppa" Arienti e Daniele Damiani, e soprattutto grazie agli ospiti.

La cosa interessante e` che tutti, sia il sindaco Eugenio Comincini, che il presidente dell'ASO Alessandro Raimondi, che i vicepresidenti del CAI Beppe Zucchetti e Claudio Keller con Alfredo Ratti per il campeggio SACER , che don Andrea Ferrarotti, concordano su una cosa: la sinergia tra enti affini permette di ottenere risultati piu` grandi della semplice somma delle parti. E` un concetto che si concretizza e che possiamo toccare con mano nella nostra comunita`.
Grazie anche a Giancarlo Melzi per le foto che vedete qui allegate.

lunedì 14 giugno 2010

L'avventura dell'oratorio

E` iniziato l'oratorio feriale ( Meno male! come cantava sui gradini della vecchia casa del don -attuale sede della AS Sacer - "secoli fa" il compianto Felice ).
Piu` di novecento bambini e ragazzi distribuiti nei tre oratori cernuschesi per una avventura educativa che non ha eguali, sia per offerta formativa che per organizzazione ( ce la invidiano persino i villaggi vacanze ) e che di fatto, tra genitori e nonni coinvolge l'uno per cento della popolazione cernuschese.
Con buona pace di chi critica don Andrea per l'eccesso di apertura, e` il piu` bel biglietto da visita per la comunita` cattolica, e spesso il primo vero contatto libero ( cioe` non mediato dall'obbligo della frequentazione in funzione dei sacramenti ) di molti ragazzi con la dimensione di comunita`, strumento INDISPENSABILE per costruire nel loro domani tutte le relazioni, la rete per poter crescere e dare il contributo alla societa` in maniera efficace.

giovedì 4 dicembre 2008

Fiducia ai giovani

Hanno meno della metà dei miei anni, Matteo Fabrizio e Ivo, i ragazzi che ieri sera hanno partecipato alla puntata di Persona e Città, spiegando la loro esperienza in oratorio.
Senza pretesa di santificare il luogo e le persone che vi si impegnano, dalle loro parole ricevo la conferma che esso è davvero una ottima opportunità per crescere, come ce ne sono poche nella comunità cittadina ( CAG, SCOUT, qualche società sportiva -ma con i grossi limiti che l'agonismo e la proposta settoriale comportano - e poco altro ).
Ed è vero anche che se si è esigenti, si chiede una assunzione di responsabilità commisurata alla loro età e esperienza, i ragazzi e i giovani possono davvero dare molto. Spesso molto più degli adulti.

martedì 2 settembre 2008

Il profumo del pane

Alla riapertura di un nuovo anno pastorale, alcune considerazioni sui sacerdoti che si occupano dei ragazzi e dei giovani.

Il profumo del pane

Se vuoi costruire una barca,
non radunare uomini per tagliare legna,
dividere i compiti e impartire ordini,
ma insegna loro la nostalgia
per il mare vasto e infinito.
(A.de S.Exupery )


Cosa chiediamo noi laici ad un sacerdote?
Che ci accompagni e guidi nel percorso spirituale e anche umano, essendo questi due aspetti della vita tra loro inscindibili, qualunque cosa dicano a tal proposito molti laicisti.
Cosa chiediamo dunque ad un sacerdote che segue i nostri figli?
Che siano date a loro le nostre stesse opportunità di crescita, commisurate con l’età e in armonia con le offerte delle altre “agenzie” formative ( famiglia, scuola, associazioni sportive ).
Questo non significa quindi solo dare i fondamenti del catechismo e qualche nozione di etica, ma far crescere nei ragazzi la voglia di scoprire e comprendere , attraverso lo studio e la vita vissuta, gli insegnamenti di Cristo.
È una sfida per certi versi più ardua di quella di un parroco ( e non ce ne vogliano i nostri parroci, specie in questi giorni impegnativi ).
A quest’ultimo è richiesto di impastare il pane della fede, e non è impresa da poco.
Ai preti dell’oratorio è invece richiesto di crearne il profumo, quel profumo che, appena avvertito, fa venire appetito, fame di verità e di Dio.
È chiesto di creare generazioni non solo di cristiani, perché sono molti quelli che durante il cammino prendono altre strade, ma di donne e uomini attenti, tolleranti e decisi a lavorare con passione per il bene comune.
Per questo abbiamo sempre apprezzato i preti dell’oratorio, e non solo quelli di Cernusco.
Li abbiamo visti, spesso freschi di ordinazione sacerdotale, affrontare orde di ragazzini che chiedono non solo di poter giocare in oratorio, ma di giocare insieme. Ragazzini che, non sapendolo, cercano un modello di riferimento, e che trovano nel prete un esempio positivo e il punto fermo intorno al quale fare ruotare le prime esperienze di comunità e di responsabilità.
E se in questo percorso le difficoltà e le incomprensioni non mancano, se l’umiltà di riconoscere i propri errori non è facile da trovare e se qualche polemica disturba le relazioni personali, ciò non ci deve far perdere di vista lo scopo principale, l’educazione dei ragazzi.
Per questo ringraziamo i don che si sono susseguiti, don Angelo, don Danilo, don Paolo, per limitarci solo ai più vicini alla esperienza nostra e dei nostri figli.
Per questo ringraziamo don Andrea, che con il suo vulcanico entusiasmo sta offrendo alle generazioni dei nostri figli grandi opportunità di crescita attraverso prove e assunzioni di responsabilità, propedeutiche a ben più grandi sfide nell’avventura della vita.

Gabriella e Loris Navoni
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.