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martedì 24 aprile 2018

Quando la parola diventa pubblica, costruisce una comunità


E' noto che l'uso della parola è prerogativa quasi solo della razza umana. Poche limitate eccezioni dimostrano che anche alcune specie a noi affini, scimpanze, bonobo, gorilla, sono in grado di utilizzare il nostro vocabolario per comunicare, col linguaggio dei segni , essendo impediti dalla loro anatomia  a pronunciare suoni articolati come quelli di un linguaggio.
Parlare in pubblico implica la presenza di ascoltatori che entrano nella dimensione dell'ascolto
Sin dalla prima comunità, quella familiare, le conversazioni, lo scambio di informazioni attraverso la parola è il primario strumento di relazione non istintiva.  Parlare, anche a un bambino che non è in grado ancora di sostenere un dialogo, stringe legami, stabilisce relazioni.   Nei bambini più timidi, l'orizzonte familiare è anche il confine oltre il quale il dialogo non esiste, non si concepisce.
Poi il concetto di comunità si estende: scuola, amici, parrocchia, squadra, gruppo, associazione, colleghi, l'orizzonte delle interazioni si fa ampio, e anche la complessità della comunicazione si fa più alta.
Si fa esperienza anche di comunicazione uno a molti: l'insegnante spiega a tutta la classe, il sacerdote commenta dall'altare, l'esperto tiene una conferenza, il coach ammonisce la squadra, il politico illustra il suo programma.
Spesso non è evidente, ma nel seguire chi sta parlando, si accetta in una qualche misura di condividere quel flusso informativo con altri, e in definitiva di appartenere a una stessa comunità di interesse.
Un episodio vissuto in prima persona può essere un esempio efficace.
A Barcellona, poche ore dopo l'attentato


Nei giorni dell'attentato a Barcellona, la scorsa estate, la mia famiglia, con un gruppo di amici, era lì, e ci trovammo, pur senza essere coinvolti direttamente, nel caos dei momenti immediatamente successivi. La sera, in camera, seguimmo i notiziari, e nonostante tre su quattro di noi non conoscessero lo spagnolo, non solo eravamo avidi di immagini e informazioni, ma ascoltavamo il tono delle testimonianze, empatizzavamo con i cittadini catalani e in qualche modo ci sentivamo parte di quella comunità ferita.

Quando la parola diventa pubblica, realizza una comunità.



Altrove ho raccontato di come la parola riempia gli spazi, si insinui nella vita portando il suo contenuto di significato a sostenere la nostra ricerca.
La parola crea anche empatia, così come ha fatto ancora la talentuosa  Arianna Scommegna a teatro con "Potevo essere io",(1) agrodolce monologo sulla vita di periferia, che può plasmare il destino di una persona in molti modi diversi. Il riferimento a esperienze comuni, anche quelle tragiche, pur con qualche generazione di differenza, il repentino cambio di registri,  la  capacità di Arianna di "tenere il palco", anche senza microfono che la ha abbandonata nei primi minuti di recitazione, tutto questo ha reso permeabile la nostra membrana affettiva.
Tutti noi ci facciamo portatori dell'esperienza della protagonista, e tutti noi pensiamo che "potevamo essere noi". Siamo stati spettatori di una esperienza culturale, ma che ha scavato nelle nostre vite (che è poi quello che la cultura deve fare, in fondo).
Anche durante la lettura recitata del testo di don Tonino Bello, fatto da alcuni amici,(2) si percepiva quel senso di appartenenza a una comunità, che nello specifico si stringe nel ricordo di un  uomo non comune, un sacerdote che fa scordare le gerarchie e le sovrastrutture per entrare nel cuore del senso di Dio.
Dunque già il riunirsi in un luogo per ascoltare insieme, essere pubblico per qualcuno, e percepire la parola che tutti raggiunge come elemento agglutinante, significa accettare di essere singolo in un insieme, parte di un gruppo, elemento fondante di un organismo dove il tutto è maggiore della somma delle singole parti.



(1) 13 aprile 2018, Teatro Agorà, Cernusco s/N
(2) 20 aprile 2018, Parrocchia del Divin Pianto, Cernusco s/N

martedì 27 giugno 2017

Società, comunità, teatro

Credo che una società possa dimostrarsi evoluta, possa esprimere veramente valore se è in grado di (creare le condizioni per) sviluppare e coltivare comunità, promuoverle e farle diventare motore di cambiamento.
L'aggregazione dei singoli in comunità  è speculare alla evoluzione di sistemi complessi, per cui il tutto è maggiore della somma delle parti.
In altre parole, una comunità numerosa (e in qualche modo motivata) dispone delle risorse che le permettono di realizzare opere (dalle Piramidi alla conquista dello Spazio, alla codifica di leggi sempre più democratiche) che uno singolo o pochi individui non potrebbero nemmeno concepire.


Il nostro substrato genetico è portatore dell'imprinting sociale: apparteniamo a una sottofamiglia di primati ( che condividiamo con Gorilla, Scimpanzè, Bonobo), che ha tra le spiccate caratteristiche etologiche quella di vivere in comunità ( tribù) di decine di individui.
Incisioni rupestri in Val Camonica: testimonianza di comunità antiche

Abbiamo imparato a espandere il cerchio oltre l'ambito familiare e delle conoscenze dirette,  creando villaggi, città, nazioni;  ci siamo aggregati secondo credenze, culture, passioni;  a diversi livelli, abbiamo provato un senso di appartenenza, così forte che ancora adesso prevalgono campanilismi e separatismi, oggi che non è più necessario prevalere  sull'altro per sopravvivere.

Per contro, esiste forte nell'uomo anche il senso di individualità, il bisogno di prevalere ( che equivale ad avere maggiori possibilità di sopravvivere e di perpetuare il proprio corredo genetico).

Recentemente, in occasione del  confronto elettorale, abbiamo  assisistito alla apoteosi  dell'individualità: molti candidati, o sostenitori  si sono attivati spinti più dal bisogno di prevalere  e di imporre la propria visione che da quello spirito di servizio così necessario affichè  la politica non si  corrompa in  interessi particolari.
E' facile considerare che, ove prevalgano gli interessi di pochi, non si presterà attenzione ai bisogni di tutti, minando così le basi della comunità, che è tale proprio perchè "mette in comune" risorse, impegno, interessi, aspettative.
Quarto Stato di Pellizza da Volpedo - Una comunità che si muove


Fondamento della costruzione delle comunità più ampie, quelle civili e professionali, quelle nazionali o internazionali, è l'esperienza che ognuno di noi fa nelle primarie comunità di riferimento, in primis la comunità familiare, poi quelle scolastiche, sportive, sociali.
Il ruolo di organizzazioni quali gli oratori o i Centri di Aggregazione Giovanili, o i gruppi Scout, che più di altri hanno una mission educativa nei confronti dei minori e dei giovani,  per la loro stessa natura sono strumento fondamentale per generare quel senso di appartenenza, di condivisione, di partecipazione che sono i fondamenti per la vita sociale.

Come quindi non tenere in considerazione  gli sforzi e i risultati ottenuti da un nutrito gruppo di giovani e adolescenti, che hanno partecipato, collaborato, lavorato spesso sacrificando il proprio ego a favore del gruppo, nella realizzazione di un evento che ha anche lo scopo intrinseco di servire (in senso culturale) una comunità?


Una trentina di giovani e adolescenti, accompagnati da un manipolo di adulti, hanno messo in scena una versione del musical "Madre Teresa" di  Michele Paulicelli, offrendolo in due serata "sold out" in Agorà.  Avendo due figli parte attiva di questo gruppo, ho potuto percepire la crescita del senso di appartenenza, dell'afflato verso un obiettivo comune, dello spirito di servizio che è via via cresciuto in loro,
Sono certo che in ogni organizzazione educativa, in occasione di un evento particolare, si può percepire questo.

Come non confidare che domani questi giovani saranno in grado di costruire comunità?





martedì 19 luglio 2016

Prospettive

La vista cambia continuamente.

Superi un dosso, aggiri un versante, 
esci dal folto di un bosco,

e ciò che vedi muta in continuazione.
Ogni curva di sentiero 
porta i tuoi occhi su paesaggi differenti.
In montagna, dove le prospettive cambiano 
al cambiare della luce del giorno, 
al mutare del clima, 
al girare del vento che piega 
le cime degli alberi.

Dalla montagna impari a cambiare punto di vista, ad adeguare il tuo progetto di cammino alle condizioni e agli imprevisti che incontri.
E nell'esperienza di adulto in  mezzo a  giovani e adolescenti, presente ma  non protagonista, bensì al servizio, ritrovi questa necessità di cambio di prospettiva.
Non è importante il ruolo, ma la disponibilità, non le intenzioni, ma l'adattarsi. 
Vivi, al pari di loro, la precarietà di una tenda, l'esposizione nuda (metaforicamente, s'intende) al vento, al sole, alla pioggia al freddo. Accompagni il loro cammino, fornendo sostegno e pazienza. Accetti l'acqua fredda per lavarsi la mattina, la doccia dopo che tutti sono andati a dormire, l'incessante andirivieni per la preparazione del cibo ( e mangiano come gli hobbit, cinque volte al giorno!). Ami l'avventura condivisa, il sudore della salita, l'adrenalina del tuffarsi da altezze che mai nella tua giovinezza avresti affrontato, il disagio del risveglio in una tendina ricoperta di ghiaccio.
E questo ti cambia.

Impercettibilmente, sposta l'asticella delle cose importanti.
E disagi quotidiani del lavoro abbassano il loro score. Sono fastidiosi, ma non così importanti. 
Le bollette da pagare, gli appuntamenti da rincorrere. Da fare, ma non così importanti.
L'ultimo film da vedere, canzone da ascoltare, spettacolo cui assistere. Belli, ma non così importanti.

Importa vivere una famiglia, una amicizia, una comunità.
E preghi per aver la forza di farlo.



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Su l'esperienza di campeggio e montagna ho già scritto:


giovedì 11 giugno 2015

Lavori a metà

Dalla vicenda urbanistica che  ha visto, obtorto collo,  coinvolto il nostro quartiere e della quale ho  raccontato qui e sui social network  si potrebbero trarre alcune considerazioni  sulla comunicazione e sulla percezione, che potrebbero interessare  anche a chi cernuschese non è.
Nelle attività che richiedono un alto livello di automatismo (quali la guida di un qualsiasi mezzo), la percezione è falsata dall'abitudine. Capita a tutti di imboccare una strada che precedentemente aveva un senso di marcia a noi favorevole, mentre ora è in senso vietato.
E' dunque opportuno un periodo di preavviso che segnali le modifiche in corso in modo evidente, così che venga  percepito  correttamente dall'utente e tale percezione prevalga sull'automatismo dell'abitudine.
Questo è stato fatto correttamente nella prima fase, quando a cambiare verso fu via Torriani.
(ci si può peraltro chiedere quanto possano essere utili testi con font che costringono l'autista a concentrarsi sulla lettura anzichè sulla strada.).
Poi più nulla.
Ci siamo trovati riduzioni di strade da doppio a unico senso, con relativi indicazioni di divieto di accesso, e persino in alcuni casi inutili divieti di sosta da un giorno all'altro, senza preavviso ne notifica. Ma il punto più emblematico è l'immissione in via Piave da via Dalla Chiesa.

Nell'intenzione dei progettisti, in via Piave con direttrice da nord a sud, ci si può immetttere solo provenendo da ovest ( quindi girando a destra) mentre  chi arriva da est dovrebbe proseguire sino alla prima rotonda e tornare indietro per un tratto di una cinquantina di metri. Cosa  che nelle intenzioni del progettista forzerebbe un minore flusso passante sulla via stessa.
Peccato che hanno trascurato di

  1. segnalare efficacemente la modifica ( non ci sono stati in questo caso cartelli ad uso deigli automobilisti e dei cittadini);
  2. modificare la segnaletica orizzontale (sino a ieri);
  3. usare una efficace segnaletica verticale ( vi è un obbligo a proseguire diritto, ma persino io, avendo saputo dell'installazione, l'ho notato, confuso com'è con i numerosi segnali blu che già popolano il tratto. Sarebbe forse stato più opportuno ( sempre se a norma) installare un divieto di svolta a sinistra, il cui colore rosso sarebbe stato notato con più facilità.
Un po' troppi cartelli blu.... 


L'inefficacia delle misure adottate mi è stata testimoniata dalle risposte di automobilisti che interpellati da alcuni vicini hanno risposto di non aver notato nessuna segnalazione e anche dal fatto che tale errore è stato fatto da rappresentanti della polizia locale, con auto di servizio.

...tanto che nessuno nota l'obbligo di proseguire diritto 


Risulta chiaro da questi fatti che

  1.  la struttura responsabile ha probabilmente una certa difficoltà organizzativa al suo interno, non essendo in grado di pianificare un intervento organico;
  2. non è stata fatta nessuna riflessione sulla percezione e sull'attenzione richiesta agli automobilisti e ai cittadini;
  3. non è stata fatta nessuna riflessione sulla sicurezza, tenendo conto del flusso pedonale e ciclistico della zona e che comunque la velocità media di chi percorre le strade a senso unico è sensibilmente più alta  ( la prova è che la seconda parte di interventi si è attuata dopo l'incidente che ha coinvolto, senza conseguenze, uno scuolabus. Se non fosse accaduto, saremmo ancora qui in attesa? )
  4. non è stata fatta nessuna riflessione sulla comunicazione. Forse chi si occupa di comunicazione istituzionale ha il focus sulle segnalazioni di eventi, meno sulla vita quotidiana.

L'incongruità di questa operazione è aggravata dalle informazioni, da fonte autorevole. di una nuova stesure del Piano Urbano del Traffico, che sarebbe stato disponibile a fine anno, e che potrebbe modificare ancora la situazione viabilistica della zona. 
C'è da chiedersi a chi spetti il coordinamento di  queste operazioni.
Questo è quanto percepiscono i cittadini; come in altre occasioni, mi piacerebbe essere se non in errore, quantomeno con una visione parziale. 
Sino ad ora, però nessuno ha replicato alle mie opposizioni 
Resto in attesa.


P.S. ad aggravare la cosa, ieri hanno rifatto la segnaletica orizzontale di via Adua, che attende da mesi il rifacimento del manto. Aspettare no, eh?



giovedì 11 luglio 2013

Dieci giorni in Paradiso

Il buio si fa piu` intenso. Solo il fondovalle e` rischiarato dalla luce violacea degli ultimi raggi. Il cielo prepara il suo tappeto di stelle, con la Via Lattea a decorarne l'intero arco.
Le tende, avvolte ancora dal vociare dei ragazzi, tra poco cadranno nel silenzio. Troppo stanchi.
Giorni intensi, di comunita` e di escursioni, di giochi e impegni.
Dopo ventitre anni dal mio ultimo campeggio, alcune cose sono rimaste le stesse. Stesse le scatolette di carne e tonno e i salamini per le escursioni, stesse le vesciche per chi non si attrezza adeguatamente. Stesso il freddo della mattina al risveglio, e lo sguardo preoccupato al cielo a scongiurare la pioggia. Stessi i riti della colazione, pranzo, cena, merende varie. Stesse ( almeno nell'intenzione) le corvee per sparecchiare e pulire.

Le montagne antiche avvolgono il campeggio, e accolgono il passo (spesso strascicato) dei piccoli escursionisti, come da cinquantadue  anni a questa parte.
Finiti gli impegni, cessati i rumori nelle tende, noi genitori tracciamo il bilancio della giornata, o contempliamo la notte nel modo speciale che solo il campeggio permette.
Dieci giorni in Paradiso, pochi per cambiare la vita, molti per cambiare la prospettiva.

Pensavo di salire per portare il mio contributo di genitore, magari unito ad una certa esperienza di montagna e di campeggio, torno ricco di punti di vista nuovi.
Inimmaginabili.

Come quando, camminando, si supera un crinale e si apre la vista ad un nuovo panorama.




lunedì 19 novembre 2012

Visioni di futuro


L’evento visionario sulla Cernusco del 2032, che si terra` sabato prossimo 24 nov. presso la nuova Vecchia Filanda, ha suscitato qualche perplessita` e commenti non del tutto benevoli.
Si contesta soprattutto l'opportunita` di porsi un orizzonte cosi` in la` nel tempo, e  riversare energie su esso, a discapito della situazione contingente alla quale si dovrebbe  cercare di porre rimedio.
La questione pero` mi sembra mal posta, anche tenendo conto che la nostra  non e` certo una citta` insensibile alla solidarieta`, non solo su fronte istituzionale.
E` mal posta soprattutto perche` non si tiene conto che la capacita` di prevedere, di immaginare il futuro e` proprio uno dei punti di intelligenza che ha differenziato la razza umana dalle altre.
Usare uno strumento efficace come la lancia , ad esempio, poteva forse bastare a garantire la sopravvivenza, ma la capacita` di imbrigliare l'energia in un sistema elastico per concentrarla in un dardo lanciato verso la preda garantiva una maggior efficacia nella caccia e quindi maggior tempo a disposizione per altro. Arco e frecce divennero armi strategiche ed efficaci sino forse al diciassettesimo secolo.

 I fratelli Wright costruivano e riparavano biciclette. Se avessero solamente pensato a come fare meglio ( con piu` profitto) le biciclette o a ripararle in modo piu` efficiente forse non sarebbero riusciti a far volare il primo aeroplano. Ci sono le innovazioni incrementali ( costruire meglio biciclette, ma anche li` i fratelli introdussero molte novita`) e innovazioni di rottura ( inventare aeroplani).
Tutte le grandi invenzioni  ( dal treno al telefono,  dalla bicicletta al computer ) incontrarono perplessita` e ostacoli, perche` implicavano il cambiamento radicale di un paradigma dato per assodato ( nel caso del treno, la velocita`, nel telefono la modalita` di comunicazione a distanza).
Ma ogni spinta verso il futuro ha finito per modificare ( per lo piu` in meglio ) le condizioni dell'oggi.
Questo e` lo spirito con il quale sento di poter partecipare a Cernusco 2032. Per me, ma, e` bene ricordarlo, anche per i miei figli e per le generazioni future.

giovedì 28 giugno 2012

Il valore della Relazione

Cosa spinge la gente a pubblicare sui soliti social network tutti quegli inutili aggiornamenti  su cosa hanno mangiato, cosa stanno facendo, dove stanno andando? Perche` presumono che altri possano essere interessati a questo?
Perche` da un lato si invoca tanto la privacy e dall'altro si arriva ad un esibizionismo sfrenato, al quale manca solo lo sconfinamento nel porngrafico?
Che senso ha rilanciare immagini, vignette, battute che hanno gia` fatto il giro del mondo, ma che fa tanto figo ripostare?
Una disamina accurata di questa predisposizione a mettere in mostra i propri panni ( quando invece nel mondo reale si  e` restii a svelarsi a chi si trova appena al di fuori della stretta cerchia amicale e parentale)  la lasciamo ai sociologi. Possiamo comunque pensare che questo fenomeno sia dovuto alla predisposizione alla socialita` che e` innata nella nostra specie, che pero` nel mondo reale e` dotata di quella componente di fisicita` che la limita, sia perche` difficilmente si entra in relazione con piu` di un manipolo di persone alla volta , sia perche` le componenti non verbali della relazione - gestualita`, mimica facciale, ambiente stesso dove la relazione si consuma -  in qualche modo ne accrescono il valore di scambio.
Quindi , come una merce dall'alto valore che non viene svenduta con facilita`, gli scambi tra umani sono autolimitanti, e non trovero` mai, o quasi mai (!) , un conoscente che mi racconta che ha appena mangiato un risotto con la salsiccia o che lo scorso weekend si e` bevuto un mojito in riva al mare, senza nemmeno aver approcciato un saluto e un "come va?".
Invece questo avviene comunemente nei social network, perche` il costo della relazione e` molto piu` basso. Questo pero` induce  anche comportamenti  eticamente non conformi. Se non si riesce a mantenere una forma di autocontrollo,  il rischio di appesantire una discussione con commenti inappropriati e pesantemente offensivi  e` alto. Cosi` come cadere nelle trappole degli spam o di chi fa girare bufale talmente improbabili da risultare sospette anche  a mio figlio di dieci anni.
Se, senza volere essere moralisti, si apprezzasse un po' di piu` il valore della relazione, sia che si esplichi nei luighi pubblici che nelle vie elettroniche del Web, perderebbero di significato molti dei pseudo-contenuti che affollano le  nostre bacheche, e ci guadagneremmo , quantomeno in capacita` critica.





venerdì 3 febbraio 2012

Qual'e` il confine tra l'impegno e il tornaconto personale?

Qual'e` il confine tra l'impegno e il tornaconto personale, nelle attivita` di volontariato? Com e` possibile discriminare tra una dedizione completa alla comunita` alla quale fornisci servizi  ( di tipo sociale, culturale, politico) e l'attenzione (certo magari non esclusiva, ma comunque presente) ad un proprio arricchimento, che se non necessariamente e` monetario, puo` tuttavia realizzarsi in privilegi, agevolazioni, o anche solo una piu` alta immagine di se` presso la comunita`?
Le recenti vicende della Casta, cosi` come i continui episodi di corruzione e di abuso di posizione dominante, sono in tal senso emblematiche e dimostrano che non sempre le persone scelte, anche con metodi democratici, sono all'altezza del ruolo che gli e` stato assegnato.

E` pur vero che e` normale tendenza umana cercare di trarre beneficio per se, ove possibile.
Ad esempio, potrei dire che questo blog e` un servizio, perche` tento di dare spiegazioni, mi auguro comprensibili a tutti, su alcuni accadimenti del mondo, in realta` nello scrivere soddisfo il mio ego, cosi` come la maggior parte dei blogger e dei frequentatori della rete ( si`, anche di Facebook e Twitter).
L'antidoto a questo e` una attenzione costante, una delega che non sia in bianco. Ma penso che ancora piu` importante sia l'abbandonare il senso corporativo che muove tutte le associazioni, gli enti privati, i partiti. Quel sentirsi esclusivi, soli depositari di un mandato di salvatori del mondo, innesca meccanismi di autocompiacimento, di  mutua complicita` tra i membri, che scivola verso la relativizzazione delle regole delle comunita` piu` ampie a cui ci si riferisce ( siano esse civili, religiose, o di fatto ) , giustificando spiacevoli fenomeni di  scavalcamento delle stesse. Non sempre si arriva a commettere illeciti perseguibili dalla giustizia, ma spesso l'etica, in questo modo, viene messa in secondo piano.
Tenere sempre presente che la comunita` di riferimento e` quella che ci permette di vivere, per estensione il mondo intero, e non il gruppetto di amici o di chi condivide un impegno,  ci fa evitare errori spiacevoli e potenzialmente pericolosi, per se` e per gli altri. 

giovedì 2 febbraio 2012

La realta` e` relazione

L'ultimo uomo sulla Terra e` il tema di molti romanzi di stampo catastrofistico, tra i quali spiccano "Io sono leggenda" da cui hanno tratto il film omonimo (oltre ad altri) e "La nube purpurea" di M.P.Shiel.
Vi e` sempre, in questo tipo di racconti, ma anche in quelli, quali ad esempio Robinson Crusoe, ove gli avvenimenti non hanno testimoni, una certa difficolta` narrativa, per mantenere nel lettore  la sospensione dell'incredulita`, risolta con accorgimenti letterari a volte un po' forzati ( ne La nube purpurea, gli avvenimenti sono narrazioni di "quarta" mano e trattano un futuro possibile ).
Questo proprio a causa della solitudine del protagonista, che non e` una solitudine temporanea, ma strutturale, generata da una catastrofe di proporzioni mondiali ( o piu` ridotte, nel caso di Robinson ).
E se uno e` solo, assolutamente solo, e` come se non esistesse.

La vita di ogni persona si compie e completa nelle relazioni con gli altri simili.
Senza, la stessa mente vacilla (ecco perche` il naufrago del film Cast Away  si costruisce un amico immaginario - Wilson - con un pallone da football).
Solo nell'instaurarsi di una relazione con un altro, l'oggetto di tale relazione diventa reale. Se lo e` solo per se stessi, e non lo si riesce a comunicare agli altri, perde  il suo significato.

Nessun uomo e` un'isola, dicevano John Donne e Thomas Merton,  e in qualcho modo lo dimostra anche il successo di questi anni dei social network, che suppliscono alla continuita` della  relazione che si poteva trovare nelle comunita` rurali o nelle citta` in cui tutti si conoscevano, qualche decennio fa.
Il ruolo dei media nel definire  gli ambiti di relazione e` del resto fondamentale. Le generazioni precedenti la mia, figlie del boom televisivo, hanno imparato ad associare la realta` delle cose con quello che il mezzo  proponeva. Una cosa era vera se veniva descritta, riportata, annunciata in televisione.
(Ora non e` piu' cosi`, ma la frequenza con cui molti utilizzatori della Rete cadono vittime di bufale o spam  dimostra che la funzione di leadership culturale e` stata trasferita dal mezzo televisivo a quello telematico).

Tutto e` in funzione della relazione con l'altro.  Persino il successo personale avviene solo se si e` in grado di stabilire relazioni che, non sempre ma di solito, risultino vantaggiose per tutti. Raccontano i fratelli Heath nell'articolo che da` il titolo a "The Myth of the Garage" ebook gratuito, che il mito degli inventori un po' scorbutici e misantropi rinchiusi nel garage di casa ad inventare successi planetari e` sostanzialmente falso: Hewlett & Packard, Jobs e Wozniak riuscirono nelle loro imprese non solo per il loro indiscutibile genio, ma anche per la capacita` di tessere relazioni, di stabilire legami umani oltre che professionali.
Il linguaggio rappresenta l'epifania del rapporto sociale:  attraverso esso l'uomo ha acquisito coscienza di se come individuo e come gruppo, e il la parola "io" ha acquisito una carica di significati, non tutti negativi, e ci ha resi capaci di inserirci , distinti,  nella moltitudine degli individui.
 
 Ci si puo` permettere di essere un po' orsi, preferendo spesso la solitudine alla caciara o alle chiacchere al vento di certi incontri tra amici, ma non si puo` prescindere dal considerare che  siamo inseriti in un consesso sociale, che grazie ad esso siamo  quel che siamo e possiamo fare la vita che stiamo vivendo ( perche` nella comunita` troviamo servizi, risorse e anche valori con cui vivere) , e che non dobbiamo chiudere completamente la porta alle relazioni umane.

lunedì 10 ottobre 2011

Testo della ballata

Ecco, al meglio dei miei ricordi, il testo della Ballata della Sacer. 


Io vi voglio raccontare la storia di un ragazzo
che voleva affrontare la vita da se`
ma un giorno un amico lo prese per la mano
e gli fece capire cosa fossero gli altri

Lui comincia a ballare la ballata della Sacer
lui comincia a provare la goduria della comunita`

Lui aveva una Gilera che anda va ai cento all’ora
se la Pula lo prendeva a SanVito* il posto c’era
Ma una sera un’amico gli domanda per favore
un passaggio per la Bassa** sul sedile posteriore

Lui comincia ...

Dieci sacchi ogni sera a borlotti lui spendeva
ma se invece li vinceva per la donna li spendeva
ma un giorno degli amici oltre il mare sono andati
e la grana che’l ciapava*** in Brasile la mandava.

Lui comincia...

Era un tipo un poco duro che faceva il viso scuro
se la mamma gli diceva devi dire la preghiera
ma una sera che dormiva sotto il ponte del Naviglio
si avvicina il Signore e lo prende per la mano.

Lui comincia...
Lui continua ….

*SanVito = carcere di San Vittore
**Bassa = Bassa Pianura Padana, provincie di Lodi, Cremona, Pavia
***ciapava = prendeva ( dialetto milanese)



 E` nato da una canzone di Gioventu` Studentesca, come racconta Sergio Pozzi:
Sergio ha scritto:
"Ok. mi provochi. La "ballata" con "adios" e la bellissima "rossa sera" e altre minori hanno un preciso autore (donna) di cui non ricordo il nome. Sono i primissimi anni '60 quando Don Giussani e la Gioventù Studentesca "entrano" anche in Oratorio. Molti erano gli studenti dopo le "pene" della generazione post guerra dove gli studi erano riservati ai più "abbienti". Subito dopo (a metà anni '60) ma prima di C.L. l'Azione Cattolica classica (via S. Antonio) venne data in mano a dirigenti "presentati" da Don Giussani. Uno fra tutti poi diventato prete Don Marco Barbetta. Poi ci fu..... (amnesia) che andò Missionario in Brasile. Gioventu Studentesca e Azione Cattolica interagivano tranquillamente, pur distinte anche da noi. Nel 1964-1965, Don Giuseppe Locatelli mi mandò in Val Vigezzo ad un convegno di preparazione-aggiornamento per i futuri "dirigenti" di A.C. per la SACER. Ero il solo di Cernusco. In tre giorni imparai quello che c'era da imparare-carpire...e fra quese la canzoni citate. Fu facilissimo per me "adattare" la ballata alla SACER anche perchè si affacciavano i nuovi "venti missionari". Al sottoscritto i credits...limitati ma all'autrice delle canzoni il merito. Tempo fa, chiesi a Leo Oriani di rivederle in modo "strumentale". Le uso spesso per i miei video: le userò anche per quello in costruzione... che sai."

Dunque autore della nostra versione e` Sergio, resta da capire chi fosse l'autrice dell'originale.  In rete non ho trovato riferimenti. Qualcuno puo` aiutarci? ( Ragazzi, chiedete ai vostri padri che non frequentano la rete di tornare indietro coi ricordi, ancora non corrosi dalla senilita`, magari affiora qualcosa.... )

venerdì 7 ottobre 2011

Un video della presentazione de "Le scale della casa del prete"

Sergio Pozzi ci stupisce: ha messo in rete questo video:




molto bello nella composizione e nell'accostamento della Operazione Nostalgia con le foto storiche di episodi avvenuti intorno a quelle scale. Belle anche le riprese, tenuto conto delle luci ambientali e del fatto che ha rispreso con uno smartphone!
Un cameo speciale intorno al minuto 14: indovinate chi c'era con me sul palco?

venerdì 2 settembre 2011

Quello che la gente dice

Tra i siti di rete sociale, ve n'e` uno che promuove i rapporti professionali, spesso utile per  migliorare la propria posizione ( piu` vero all'estero che in Italia, ma anche qui le cose stanno rapidamente evolvendosi ), ma anche per scambiare idee su temi tecnici o che coinvolgono il mondo del lavoro.
Il pregio di un social network come quello e` che, a differenza di Facebook, le stronzate restano quasi tutte fuori dalla porta (  pero` chi vuole costruirsi un personal brand credibile dovrebbe stare attento a quello che posta anche su FB ), e restano argomenti che hanno almeno qualche possibilita` di essere presi in considerazione.

All'interno di questo social network professionale, vi e` la possibilita` come dicevo di discutere di metodologie,  esperienze, tecnologie, associandosi a gruppi di persone che mostrano interessi comuni. Ho aderito al gruppo di interesse che riporta il nome della mia azienda, convinto che ivi si discutesse di strategie, problemi del mercato, nuove tecnologie all'orizzonte o altro che potesse interessare una comunita` iscritta che conta un migliaio abbondante di persone. Invece vi erano pochissime discussioni in corso, per lo piu` riguardanti posizioni di lavoro in India, o conferenze gia` scadute.
 Ma come? Una tra le aziende piu` avanzate tecnologicamente, in un mercato sempre sul filo del rasoio, e nessuno che volesse discutere ( non dico risolvere, perche` per quello ci dovrebbe essere il management ) dei problemi e delle opportunita` che si presentano?

Evidentemente nelle letture che avevano infuso in me un grande ottimismo riguardo all'uso della Rete per migliorare i rapporti sociali ( sono SEMPRE un grande ottimista, in verita` ) mancava il capitolo "Quando la gente non ha niente da dire".

Ma ero convinto che non fosse cosi`.  Come in una situazione caotica esiste l'evento catastrofico che porta ad una cambiamento di stato, cosi` nei sistemi sociali e` necessario  che qualcuno scagli la pietra ( dica "Che l'inse", getti la stampella, inciti il popolo, ) perche` il sistema si autogoverni ad un livello superiore , in questo caso, di partecipazione.

Ho dunque provato a gettare l'esca proponendo alcune discussioni di interesse generale, che certo non avrebbero trovato in quella sede una possibile soluzione, ma che avevano l'appeal giusto per sviscerare opinioni. Infatti dopo qualche tempo sono arrivati i primi risultati.  Qualcuno ha risposto alle mie domande, innescandone altre. Qualcun'altro ha aggiunto altri temi di discussione.  Si sono aggiunte persone che questi temi li trattano professionalmente, quindi c'e` anche la prospettiva di poter suggerire soluzioni che vengano prese in considerazione ( a differenza dei forum su politica, economia, etc. difficilmente letti dai diretti interessati ).

La strada e` ancora lunga ( c'e` da risolvere l'anomalia di discutere temi aziendali al di fuori dell'azienda ) ma i segnali sono incoraggianti.  Forse non ho nessun merito,  forse una evoluzione in nel senso della partecipazione del forum ci sarebbe stata comunque, ma mi piace pensare di aver fatto da catalizzatore dell'evento scatenante.  E che le conseguenze sono migliorative per il lavoro di molte persone.



Che insegnamento trarne?

Spesso le competenze e gli strumenti per risolvere un problema, migliorare una situazione, uscire da un empasse esistono tra noi e sono facili da usare. E` necessario pero` un grado di consapevolezza che deve crescere in modo evidente, spesso dirompente, a causa di un evento catastrofico ( nel senso usato dalla teoria del caos, beninteso ).  A volte si deve avere il coraggio di causare quell'evento.

martedì 29 marzo 2011

Al tamburo tribale mancano ... gli occhi!


Ho gia` avuto occasione di ribadire, in questa sede, l'importanza in ambito locale di uno strumento come la radio ( qui e qui ). Rilevo tuttavia una difficolta`, che non e` solo la mia personale  nel trovare slot temporali da dedicare a  questa attivita` (il programma  ZTI su RCS  e` da tempo in sospeso ) - di idee da implementare ce ne sarebbero e se ne potrebbero trovare altre, quel che mi manca, oggi, e` il tempo nella fascia oraria "pregiata" della prima serata.
Dicevo, se da un lato il senso della presenza di uno strumento che aiuta a fare comunita` locale non cede di un millimetro, e basterebbe la presenza costante alle celebrazioni liturgiche e alle sedute del consiglio per dare giustificazione di un impegno comunque gravoso, dall'altro si devono fare i conti con le mutate condizioni, soprattutto in termini di scambio comunicativo.

Intervista al Sindaco a Persona e Citta`- RCS 93.9
Asincronizzazione 
C'e` una tendenza in atto ormai da parecchi anni, a partire da quando il  (video)registratore e` entrato nelle nostre case, ma che ha acquisito via via piu` piede al migliorare dell'offerta tecnologica. E` la asincronizzazione della ricezione, ovvero il fatto che per ascoltare o vedere un programma non e` necessario restare sintonizzati, ma e` sufficiente registrarlo su un supporto e quando si e` piu` comodi, godersi lo spettacolo.
Questo fatto, il poter fruire i contenuti ( mi suggerite un altro modo di esprimere questo concetto? fruire i contenuti non mi suona bene... ) , e` stato ed e`  il punto di forza della comunicazione scritta: non si deve essere presenti nello stesso momento per acquisire le informazioni, e` sufficiente afferire allo stesso mezzo, l'autore in modalita` input, il lettore in modalita` output. Questo permett ai documenti scritti di attraversare il tempo e mantenersi "freschi" anche dopo decenni o secoli.
Certo, le emozioni che si hanno alla partecipazione ad un evento in diretta ( un concerto, un teatro, uno spettacolo di cabaret)  non si provano allo stesso modo  attraverso i mezzi elettronici ( radio o TV o cinema), e comunque la maggior parte dell'offerta mediatica e` registrata rendendo vana, senza significato la necessita` di sincronizzarsi con l'orario di trasmissione dell'offerta stessa ( cosa che vale ancora per le dirette di grandi eventi, come olimpiadi e mondiali di calcio, celebrazioni mondiali storico e politiche, etc. )

Pero` sino a poco tempo fa, per radio e televisione , per la maggior parte delle persone la sola modalita` possibile era quella di sintonizzarsi all'ora giusta per poter ascoltare o vedere il programma preferito.

Poi e` arrivata l'alta tecnologia, con le offerte Pay TV ( canali che in differita trasmettono la stessa programmazione di quello principale), Pay per View ( scegli cosa guardare ), e Internet, con YouTube,  Tv in streaming, tools  come MegaVideo, o modalita` di peer-to-peer piu` o meno legali.
Anche le radio offrono la trasmissione in streaming, e i podcast dei programmi piu` importanti.

Con questo anche la radio locale, ma non solo, direi ogni organizzazione che si propone di dare informazione locale, deve confrontarsi.

 Multimedialita`
L'altra criticita` da tenere in considerazione   e` il mescolarsi dei diversi aspetti comunicativi: parola, grafica, musica, video, con lo scopo di offrire contenuti sempre piu` interessanti, sviluppano in sinergia mediatica  un prodotto che  vuole rendere piu` completa l'esperienza dell'acquisizione dei contenuti.
Per sua natura la radio e` monocanale: impegna solo l'audio e permette anche di fare altro, mentre la si ascolta, soprattutto in caso di trasmissioni non particolarmente impegnate.
Tuttavia, nella ricerca di un posto al sole, soprattutto per mezzi a diffusione locale, l'uso della multimedialita` a complemento o per promozione del mezzo audio potrebbe fare la differenza.
Il punto e` che il linguaggio radiofonico, oggi, o e` sostenuto da un poderoso impianto redazionale, in grado di offrire programmi che sollecitino l'attenzione e che , o rischia di assumere il ruolo che era qualche anno fa la filodiffusione: un tappeto sonoro a compagnia delle attivita` di (pochi) ascoltatori, senza nessuna capacita` di farsi voce della comunita` di cui e` parte.

Quali siano le soluzioni, non lo so. Forse e` possibile sperimentare forme nuove di produzione , integrare allo strumento classico le possibilita` offerte dal Web oggi ( a partire da You Tube, la maggior parte delle trasmissioni radio potrebbe essere anche registrata in video e pubblicata ), non solo in funzione di replicatore dei contenuti, ma cercando nuove strade, nuove soluzioni, magari dirompenti come lo e` stata la radio, trent'anni fa.

mercoledì 9 febbraio 2011

Sulla cresta dell'onda

Nel computo dei (pochi) pregi  e difetti che Facebook ha, pur essendo un potente strumento di comunicazione,  elencherei tra i difetti un meccanismo perverso, che colpisce soprattutto chi vuole usarlo per veicolare contenuti  che non siano i re-post di messaggi gia` trasmessi da migliaia di utenti e che si diffondono per contagio naturale.
Facebook e il suo creatore: Mark Zuckerberg

Mi riferisco alla volatilita` dei messaggi, che permangono in bacheca per un tempo variabile ma strettamente dipendente dal trafffico che c'e` al momento;  pertanto la difficolta` di chi come me e come i blogger cernuschesi ( ma credo che sia un fenomeno che colpisce tutti i comunicatori "locali"  che intendono far sentire la propria voce attraverso FB) intende usare questo strumento per pubblicizzare le proprie iniziative o le proprie idee  equivalgono a cercare di far prevalere la propria voce e i proprio prodotto in un mercato vociante e chiassoso.
( Chi vusa pusse` la vaca l'e` sua - chi grida di piu` riesce ad ottenere la vacca - dicevano i nostri avi lombardi).
Dunque pare che la soluzione sia quella di essere permanentemente connessi e reiterare periodicamente i messaggi, le segnalazioni di eventi, i commenti e le condivisioni, cosi` da essere sempre sulla cresta dell'onda mediatica  che si infrange sulla comunicazione  tramite il computer.
Il che implica un consumo di risorse ( fisiche - connessione e temporali ) che non sempre sono a disposizione, specie se quello che si condivide in rete non e` frutto dell'attivita` lavorativa principale.
Ma, visto che l'evoluzione non si ferma, e la tensione a comunicare non si riduce nei termini previsti dal tool oggetto di questo post,  si puo` prevedere che altre forme di diffusione delle notizie e delle informazioni di ambito locale appariranno fra breve tempo a riempire questa nicchia.
E magari a mandare in soffitta FB e company.

giovedì 14 ottobre 2010

Il tamburo tribale si fa sentire


E` bello vedere che le radio sono prese in considerazione dagli altri media ( qui l'intervista ad Andrea Frabetti, qui sul Giorno edizione Martesana mentre ancora Il Giorno qui per la radio su Web RadioMXT del CAG di Cernusco ).
Ma la sopravvivenza di un media ( che per definizione, e` un mezzo ) e` dovuto, tra gli altri fattori, al contenuto che questo mezzo porta. Ed e` qui che i tamburi si fanno sentire.
Perche` RCS, comunque contenitore di programmi tra loro molto eterogenei, riesce ad offrire servizi al territorio nel quale e` immerso, e solo questo continuo stringere legami e` la chiave della sopravvivenza. Per questo esistono trasmissioni come Persona e citta` e la sua evoluzione in ZTI Zona a Traffico Illimitato, per questo abbiamo sostenuto Una Parentesi Graffa trasmissione dell' Unione Pastorale Giovanile e abbiamo voluto la Radio presente alla Festa degli Oratori; altre collaborazioni sono poi allo studio.
In una realta` mediatica in continua evoluzione la radio mantiene salda la sua posizione, perche` la sua fruizione richiede un impegno differente rispetto agli altri media ( si puo` lavorare, viaggiare, leggere ascoltando la radio, con gli altri mezzi, anche quelli piu` recenti, questo non e` possibile ) e anche dal punto di vista infrastrutturale il broadcasting in FM sostanzialmente terra` ancora per molto ( magari integrato con il digitale ).

Per la sua particolarita` di essere radio di decanato, e` rappresentativa della comunita` che serve, oltre che della citta` e dei comuni limitrofi, e questo la differenzia da sostanzialmente tutte le radio nazionali. La sua debolezza e` la sua forza.

Occorre pero` che la comunita` sia consapevole delle potenzialita` e le sfrutti appieno. ( Chi ha orecchie per intendere... ) .
Facciamo in modo che il tamburo batta ancora per molto, molto tempo!

lunedì 4 ottobre 2010

RadioSinergie





Un bel pomeriggio, quello di domenica allo stand di RCS 93.9 nella Festa degli Oratori, e un bell'esempio di sinergia tra realta` accomunate dalla stessa filiazione ( parrocchia) ma tanto diverse eppure complementari. Perche` se lo scopo di un oratorio e` prettamente educativo, anche la radio puo` contribuire, incoraggiando la partecipazione, l'attenzione e l'apertura.

Grazie dunque a Andrea Frabetti, istrionico conduttore, ai ragazzi dell' UPG che hanno dato vita a numerosi speciali di Una Parentesi Graffa, a chi ci ha accompagnato con pazienza dallo studio, Ivan "Teppa" Arienti e Daniele Damiani, e soprattutto grazie agli ospiti.

La cosa interessante e` che tutti, sia il sindaco Eugenio Comincini, che il presidente dell'ASO Alessandro Raimondi, che i vicepresidenti del CAI Beppe Zucchetti e Claudio Keller con Alfredo Ratti per il campeggio SACER , che don Andrea Ferrarotti, concordano su una cosa: la sinergia tra enti affini permette di ottenere risultati piu` grandi della semplice somma delle parti. E` un concetto che si concretizza e che possiamo toccare con mano nella nostra comunita`.
Grazie anche a Giancarlo Melzi per le foto che vedete qui allegate.

lunedì 14 giugno 2010

L'avventura dell'oratorio

E` iniziato l'oratorio feriale ( Meno male! come cantava sui gradini della vecchia casa del don -attuale sede della AS Sacer - "secoli fa" il compianto Felice ).
Piu` di novecento bambini e ragazzi distribuiti nei tre oratori cernuschesi per una avventura educativa che non ha eguali, sia per offerta formativa che per organizzazione ( ce la invidiano persino i villaggi vacanze ) e che di fatto, tra genitori e nonni coinvolge l'uno per cento della popolazione cernuschese.
Con buona pace di chi critica don Andrea per l'eccesso di apertura, e` il piu` bel biglietto da visita per la comunita` cattolica, e spesso il primo vero contatto libero ( cioe` non mediato dall'obbligo della frequentazione in funzione dei sacramenti ) di molti ragazzi con la dimensione di comunita`, strumento INDISPENSABILE per costruire nel loro domani tutte le relazioni, la rete per poter crescere e dare il contributo alla societa` in maniera efficace.

mercoledì 17 marzo 2010

Sin da piccoli

Di quanto ha detto questa sera don Andrea Ferrarotti, responsabile della pastorale giovanile delle parrocchie di Cernusco, presentando il cammino di catechesi per i bambini nati nel 2002, mi ha colpito in particolare un aspetto. E' un concetto che sicuramente i pedagogisti e i sociologi hanno ben presente, ma da me mai rilevato e peraltro mai menzionate ne' tenuto in considerazione quando si parla di relazioni umane, così tanto considerate in questa epoca di social network.
In una frase: le relazioni umane si costruiscono sin da piccoli.
Risulta chiaro che è quindi necessario un substrato che ne favorisca lo sviluppo, e in questo è fondamentale il ruolo della famiglia.
Se questa si chiude a riccio, difficilmente ci potranno essere occasioni di scambio di esperienze, primo passo per un avvicinamento relazionale che possa poi risultare utile nelle successive fasi della vita.
E' pure interessante notare che questa valutazione non ha nessun addendum di tipo religioso: resta valida pure in senso laico, e quanto la parrocchia è in grado di dare è casomai un ambiente già customizzato per lo sviluppo del bambino in questo senso, ma è chiaro che qualsiasi agenzia educativa orientata all'infanzia favorisce questo sviluppo.
Grazie don Andrea di questa dritta.

lunedì 15 febbraio 2010

Radio e comunita`

"le radio locali sono un elemento caratterizzante del panorama dei media in Italia e rappresentano una pluralità di voci e di legami con il territorio costruita con tenacia da migliaia di operatori e di volontari"
Di solito non cito dal web, ma questo articolo di Marco Sabella, che trovate sul Corriere della Sera di oggi e qui , fa riferimento ad una ricerca sulle radio locali pubblicata dal prof. Marco Gambaro. Lascio ai sociologi il compito di entrare nel dettaglio di questo studio, quello che mi preme far notare e` che i piccoli sforzi che stiamo facendo per avvicinare sempre piu` RCS alla realta` locale ( proseguo di Persona e Citta`, promozione di Una Parentesi Graffa dell'UPG, a presto forse uno spazio per il calcio in oratorio e non solo ) vanno nella direzione giusta.
"Le radio locali, è la conclusione della ricerca, potranno continuare a svolgere un’importante funzione di raccordo con le comunità locali e di palestra per l’ingresso professionale dei giovani nelle industrie della comunicazione."
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.