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mercoledì 15 marzo 2017

Capire e amare



"Con la nostra riusciamo solo a sfiorare la vita degli altri, se siamo fortunati,  per un periodo che può apparire breve o lungo.

Mai abbastanza per capire.

Mai abbastanza per amare."





Nonostante la stesura di Ex Umbris risalga a qualche anno fa, e le revisioni frequenti prima di assumere la forma attuale, è solo da pochi giorni che mi sono accorto dell'accostamento dei due verbi e soprattutto del significato che possiamo dargli.
Capire e amare, ovvero la parte razionale e quella emotiva di ciascuno di noi.

CAPIRE = MENTE
AMARE = CUORE

Nella vicenda narrata nel libro capire e amare si alternano, così come si alternano i piani temporali della narrazione.
Pure il mondo in cui siamo immersi è frammentato, complesso, siamo costretti a confrontarci con aspetti diversi che ogni volta suscitano diverse emozioni, e per cui cerchiamo possibili logiche di risposta.

Ma la mente e il cuore non sono in contrapposizione. Si intrecciano, si sostengono l'un l'altro. La motivazione a comprendere il mondo  sta nell'emozione della scoperta, così come l'afflato emotivo deve essere comunque guidato dal pensiero razionale, per non rischiare di cadere in dolorosi baratri. In Cina i concetti di cuore e mente si esprimono allo stesso modo: xin.
Il suggerimento che ne deriva è di uscire dal dualismo incociliabile.
"A differenziare l'umanità è la capacità di seguire il cuore-mente, anzichè lasciarsi guidare in modo cieco solo dai sensi o dall'intelletto. Le decisioni sagge non nascono solo dal riflettere razionalmente. Nascono dal comprendere che cosa, secondo il nostro cuore-mente, è giusto fare. Si prendono buone decisioni quando le due cosa vanno di pari passo."
(da La Via, M.Puett - C.Gross-Loh, Einaudi)
L'intreccio del capire e dell'amare permette di canalizzare nelle azioni, nelle nostre passioni il meglio di noi stessi.

In questo senso, Ex Umbris è una storia di passione: passione per la tecnologia, passione per la ricerca, per l'avventura, passione per la vita. E non si distanzia poi molto dalla vita reale:
Trovare passione per le cose che si fanno è, se non la chiave per il successo, perlomeno il modo di dare loro un senso.




venerdì 5 agosto 2016

Camminare espande lo spazio

Se osservi un paesaggio, sia in illustrazione che dal vero, avrai sempre una percezione bidimensionale della realtà che vedi.
Lo spazio della percezione equivale a quello che riesci a vedere. Non puoi sapere cosa c'è d'altro.
Neppure percorrere quello spazio con mezzi meccanici rivela molto di più. Troppo veloce  il passaggio perchè lo sguardo si possa posare su più di un particolare.


Solo camminando si può espandere lo spazio, distendere la terza dimensione degli avvallamenti, dei dirupi, dei promontori. delle stradine nascoste, angoli bui, gli scorci segreti, le prospettive dimenticate.
Solo così le strade non sono più tracciati da percorrere, ma luoghi con case, negozi, gente con cui parlare e confrontarsi; i sentieri non sono solo segni indispensabili sulle mappe, ma modifiche di prospettiva, estensioni verticali, cambi repentini di marcia e direzione.

E la mente si espande.


giovedì 28 gennaio 2016

Conoscenza necessaria

Quando si legge una notizia, specialmente in rete, in particolar modo sui social, se non è palesemente contraffatta, si è portati a crederla vera.Se poi in qualche modo conferma una nostra percezione su un tema a noi caro, tutte le diffidenze cadono.
Entra in gioco in questo caso il Principio del Minimo Sforzo il quale afferma che , mediamente, chi è alla ricerca di informazioni, tende a usare il metodo più conveneniente, meno impegnativo. Si privilegia una acquisizione passiva dell'informazione, a fronte di una ricerca attiva che però comporta maggiore sforzo, tempo da dedicare e competenza.

E' il percorso che più si confà a chi naviga "a vista" nella rete, sperando di imbattersi nel post, documento, commento o qualsiasi produzione di pensiero che lo aiuti proprio in quel problema che sta affrontando.
Alla fatica di studiare, approfondire, non accontentarsi della prima notizia letta si preferisce l'autoconvincimento di essere nel giusto, di avere le giuste conoscenze e la competenza necessaria.
Ma raccogliere informazioni non significa  automaticamente acquisire conoscenza.

Gandalf non applica il principio del minimo sforzo nella sua ricerca sull'Unico Anello


Luciano Floridi, filosofo italiano che sta dando un fondamentale contributo alla comprensione del mondo dell'informazione nella quale siamo immersi, discute del passaggio tra l'informazione e la conoscenza in un interessante articolo.
Ci si chiede infatti come una informazione, ovvero una serie di dati ( osservazioni dalla realtà ) di cui si conosce la relazione che li lega e che si presume essere veri    possa  diventare conoscenza, cioè una capacità della persona che la detiene di capire alcuni aspetti del mondo e agire di conseguenza in modo efficace.
La chiave interpretativa sta nel considerare le informazioni parte di una rete che le metta in relazione tra loro. Da queste relazioni  nasce la conoscenza.
Se in questo modello il prerequisito è che tutte le informazioni siano vere, la falsità di un solo nodo della rete pregiudica la veridicità di tutta la rete, quindi della conoscenza che si acquisisce.

Tornando alle notizie in Internet, spesso bufale o notizie false vengono accettate perchè il network di informazioni a cui fanno riferimento è per la maggior parte vero.  Di falso ci possono essere uno o due particolari, fondamentali per per compromettere la  verità dell'intero sistema, ma che possono sfuggire ad un utente non particolarmente attento.

Studiare come la conoscenza si costruisce, da cose e come è composta l'informazione può aiutare ad aumentare l'attenzione e a navigare nella Rete in modo più consapevole.



lunedì 25 marzo 2013

Digitale o analogico? Conoscenza e decisioni

Si parla tanto di rivoluzione digitale, ma quando poi si va a chiedere cosa significa, non sempre si ha ben chiaro il concetto.
Il concetto di digitale deriva da "digit" ovvero dito, nel senso della discretizzazione della realta` compiuta nell'atto del contare, che e` uno dei primi processi che la mente umana ha fatto nel tentativo di categorizzare l'universo che lo circonda.  Dunque l'enumerazione di cose, complici le nostre dita - che hanno determinato la numerazione decimale, ma anche quella a base dodici , usando le falangi di una mano escluso il pollice - e`  stata la prima digitalizzazione della realta`.
Comportamento di un transistor - dato che a 0 Volts resta spento mentre ad una tensione maggiore
(5 V per esempio) si accende, si puo` ricondurre il suo comportamento analogico ad uno binario.
Tornando alla rivoluzione, quella veramente digitale si e` avuta a partire dagli anni 40 / 50 quando ci si e` resi conto che  gli strumenti elettronici per il calcolo erano piu` efficaci se si basavano sulla logica binaria  ( 0 e 1, circuito chiuso o aperto) che su quella analogica usata sino a quel momento ( qualsiasi circuito elettrico che agisce come sistema di controllo si puo` considerare di fatto un calcolatore ).

File:RegoloFaber-Castell.jpg
Esempio di calcolatore analogico: il regolo calcolatore

Calcolatore analogico per la soluzione dell'equazione di Keplero ("macchinetta del Carlini")
Esempio di calcolatore analogico per problemi astronomici
Inoltre si e` compreso che era possibile  ricondurre tutti i tipi di problemi a  descrizioni formali, in linguaggio matematico, trattabili  quindi da elaboratori elettronici.

Quando ci riferiamo al mondo digitale parliamo pero` di una elaborazione ( una discretizzazione , il piu` delle volte appunto con strumenti a logica binaria, quindi digitale ) di un mondo che e` essenzialmente analogico.
Perche` nel nostro mondo non c'e` solo bianco o nero, ma infinite sfumature di grigio ( non solo cinquanta ;-).
L'universo si comporta seguendo leggi che solo in condizioni particolari riusciamo a discretizzare, ma che il piu` delle volte assume comportamenti caotici.
Le relazioni tra persone, perlopiu`, sono fortemente dinamiche, non sempre  riconducibili a stati discreti  di assenso/diniego, appartenenza/esclusione, dialogo/chiusura.
L'universo e` dunque analogico.
Vero?
Se esaminiamo  l'infinitamente piccolo, il subatomico, ( o meglio, se leggiamo quello che altri - giganti della scienza - hanno scoperto e divulgato)  ci accorgiamo che il comportamento delle particelle non e` continuo, ma discreto:  gli elettroni si possono muovere intorno ad un atomo solo in  orbite  a determinati livelli energetici.  Tutte  le scoperte fisiche successive, nel campo della fisica ma non solo, sono costrette a tenere in debita considerazione questa teoria.

L'universo dunque e` discreto?


Cosa trarre infine da questo?

Credo si possa sviluppare una considerazione di metodo. Siamo portati a classificare ogni informazione, ogni evento, come buono o cattivo, falso o vero,  interessante o non degno di attenzione.  E` nella nostra natura,  si e` sviluppato nella nostra evoluzione questa necessita` di comprendere cio` che e` bene e cio` che e` male. Ma questo andava bene nei confini della nostra esperienza sensibile. In un mondo che svela la sua complessita` man mano che la scienza progredisce, le categorie antiche non sono piu` sufficienti. La capacita` di discernimento e le azioni che vogliamo intraprendere devono essere prese in base a categorie di giudizio che e` bene ricordare, sono sempre piu` fluide e obbligate a tener conto della complessita` nella quale siamo immersi.
Tenerne conto non implica di riuscire a fare le scelte giuste. Perlomeno ci si deve provare.
Giusto o sbagliato? Destra o sinistra? Bene o Male? 

  

martedì 18 maggio 2010

Cammina cammina


Siamo un popolo in cammino.

E non è una metafora biblica.
Dall'inizio della sua avventura sulla terra l'umanità ha usato le proprie gambe per i suoi spostamenti, dalla caccia alle migrazioni. Pochi e fortunati erano coloro che si potevano permettere un carro e un cavallo; il resto del popolo seguiva il suo leader macinando chilometri sulle suole delle sue scarpe, quando c'erano. Solo negli ultimi secoli abbiamo potuto usufruire di differenti forze motrici, e solo da pochi decenni la sedentarietà è divenuta un problema addirittura di tipo sanitario.
Il recupero della condizione del camminare non è dunque un banale esercizio salutistico, anche se sicuramente il sistema cardiovascolare ringrazia, ma la riscoperta della vera essenza del nostro rapporto con lo spazio. Quando, per lavoro, mi e` capitato di essere in una citta` a me straniera, ho sempre preferito, avendone il tempo, esplorarla a piedi, per meglio coglierne le distanze e comprenderne le architetture. Camminare stimola l'attenzione per le cose. Ti fa apprezzare i particolari, un balcone fiorito, il battibecco tra due all'angolo della strada. In un contesto naturale camminare vuole dire anche essere poco rumorosi, cogliere dunque i suoni, il fruscio della folata di vento che piega le cime degli alberi,
Certo, si deve avere occhi per questo. E gambe.

L'estate che si approssima puo` essere viatico, e` il caso di dirlo, per fare esperienza di cammino, e per alcuni di noi sara` esperienza totalizzante, almeno per qualche giorno ( penso all'esperienza del Campeggio, dove il cammino e` "verticale" e a Santiago de Compostela ) .
Per tutti la possibilita` di approffittare dell'esperienze altrui, attraverso i libri: la letteratura e` densa di metafore escursionistiche, di descrizioni realistiche e fantastiche, di mete da raggiungere.

A partire dall'Antico e dal Nuovo Testamento ( Gesu` stesso ha probabilmente percorso un bel po' di chilometri a piedi ) sino al fantasy da me amato( la prima parte del Signore degli Anelli e` una bella descrizione di trekking tra le colline inglesi ) l'essenza stessa della azione umana, sino all'avvento delle tecnologie di movimento piu` evolute, non poteva far altro che affidarsi alle proprie gambe, e solo raramente ad un supporto animale, di solito riservato ai potenti.

Abbiamo dunque che persino il calcolo della circonferenza della terra , descritta da Denis Guedj nel suo La Chioma di Berenice viene fatta da Eratostene avvalendosi di un bematista, un uomo dal ritmo regolare che contava i passi compiuti con una precoisione paragonabile a quella di una misurazione odierna con strumenti ordinari.

Anche Marlo Morgan, racconta (in parte inventando) di un viaggio nell'outback australiano in compagnia degli aborigeni in E venne chiamata due cuori. Un viaggio spirituale per recuperare il legame con la terra.

Legame che e` il leit motiv sia se l'approccio e` filosofico, come in Demetrio Duccio con La filosofia del camminare, che romanzesco ( Andrea Bocconi, Di buon Passo ed Enrico Brizzi, con Nessuno lo sapra` e Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro).

Chi vuole poi approfondire un percorso piu` spirituale puo` leggersi Sentieri per lo spirito, di G.Di Santo- C.Finocchietti. "Una raccolta di venti itinerari di fede. Per chi vuole ritornare a respirare e recuperare anche una dimensione più umana della propria vita."



Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.