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domenica 8 marzo 2020

Silenzio

Una cosa di cui si sente la mancanza nella concitazione della quotidianità, ancor di più in questi tempi critici, è il silenzio.
Non il silenzio della fine giornata, quando spegni le ultime luci di casa e intorno a te il buio, pur stemperato dall'inquinamento luminoso, si impossessa dello spazio della mente.
Nemmeno è il silenzio delle chiese, nelle quali entri per cercare Dio o una parola di bellezza. Lì il tuo silenzio è rotto dal flusso delle preoccupazioni, delle suppliche, dell'intercalare ipnotico del rosario, a volte così fitto che la Parola cercata non trova spazio.

Il silenzio di cui parlo è quello che si prova sulla vetta di una montagna, quando il battito del cuore dopo la fatica della salita si calma e ti siedi ad ammirare il paesaggio intorno a te, di azzurro rocce e ghiaccio.
Non si è portati a parlare dopo questo genere di esperienze, poche parole pratiche, la narrazione si conserva per il fondovalle.
Lì, solo il vibrare del vento, e la tua anima nuda, a tu per tu con l'infinito.
E' un silenzio pieno. E' l'Universo, la Natura, Dio che irrompe nei tuoi sensi, ti assorbe, ti plasma.
Così diventi vetta, roccia, neve. Non vi è nulla al di là dell'immensità.
La stessa sensazione la percepisci anche di fronte alla distesa profonda del mare, o nel frastagliato profilo delle campagne intorno alle città quando, camminando o correndo, ti fermi colto da un particolare, e da esso lo sguardo si allarga all'orizzonte tessuto dei colori del tramonto.

Perchè quel silenzio svuota la mente, ti riporta all'essenziale, stempera il quotidiano che si fa piccolo e insignificante di fronte all'universo, di cui sei parte e spettatore.
Di questo silenzio vi è molto bisogno, in questi giorni.


venerdì 5 aprile 2019

L'Universo, Dio e l'orticello di casa

Leggere "Onde nello spaziotempo" di Govert Schilling, e le "Lezioni" di Carlo Rovelli,  accessibili  ( specialmente il primo) anche a chi ha poche o nulle competenze in fisica, ti cambia completamente il modo di interpretare l'Universo.
Questi testi spiegano come le leggi che regolano l'Universo siano, con buona approssimazione (la certezza assoluta non fa parte del bagaglio mentale dello scienziato, disposto a dubitare anche del sorgere del sole) quelle descritte da Einstein, e perfezionate e confermate poi negli anni, sulla relatività.
Certo, la vita quotidiana sulla Terra resta la stessa: i fenomeni fisici che osserviamo non sono se non marginalmente influenzati dalle leggi relativistiche, con l'esclusione del GPS, ad esempio, che non sarebbe così preciso se non si tenesse conto, nei calcoli, della relatività. 
Insomma, un bicchiere lasciato cadere si frantumerà in mille pezzi e una palla rimbalzerà come ha sempre fatto.




Cambia però la percezione che ho del mondo. L'universo non è quello di Star Wars, con la Forza che agisce simultaneamente in tutti i pianeti, fregandosene bellamente della massima velocità possibile, quella della luce.
Per la nostra esperienza  quotidiana, la luce ha velocità praticamente nulla. Schiacciamo l'interruttore e TACC! la luce arriva. Ma se vogliamo  fare conversazione con un abitante della Luna, tra domanda e risposta  passeranno perlomeno tre secondi (1 secondo e mezzo per andare e 1 secondo e mezzo perchè la risposta arrivi; la Luna dista mediamente 384.000 Km dalla Terra). Dimenticavo, le onde radio nel vuoto hanno la stessa velocità della luce.
In tema di distanze, sconvolge pensare che la luce del Sole ci mette circa otto minuti e mezzo, sono circa 498 secondi,  per arrivare a noi.  
Fate questo esperimento: prendete un metro da muratore, lungo almeno 5 metri, e confrontate la distanza di 3 cm ( distanza Terra-Luna) con l'intera lunghezza del metro ( distanza Terra-Sole).


La supernova vista da Keplero nel 1604  esplose agli albori della civiltà, e la sua luce viaggiò per 18.000 anni prima di arrivare a noi.
SN 1604

Ma se le distanze astronomiche  ci atterriscono, ancora più sconvolgenti sono le rivelazioni in merito alle onde gravitazionali.  Tutti conosciamo la gravità, perchè ne facciamo esperienza quotidianamente, senza di essa fluttueremmo nello spazio.  La gravità ci spinge a terra, perchè una forza attrattiva tra le masse.  Einstein scoprì che la gravità,o meglio l'interazione gravitazionale,  a livelli astronomici è una modifica dello spazio tempo ( più correttamente una curvatura) data dalle masse enormi in gioco: pianeti e stelle, molte di esse centinaia, migliaia di volte più massiccie del nostro sole.
Ci sono delle conseguenze, in questo.
Il tempo non scorre allo stesso modo in tutto l'Universo, dove c'è maggiore massa il tempo rallenta.
Non siamo oggetti immersi nello spazio-tempo; noi SIAMO lo spaziotempo.
Ogni particella esiste perchè frutto di una interazione tra massa e energia:  la realtà è interazione.



 A questo punto entra in scena Dio ( per chi crede nella sua esistenza, ma anche per chi non crede, ma si pone il problema) . Come si colloca in questo Universo? Ne è parte? O sta al di fuori?  E' nello spazio, è parte di esso, o lo travalica?
Già Sant'Agostino si era posto questo dubbio, nelle sue Confessioni. E si era tra il terzo e quarto secolo dopo Cristo.
E se davvero Dio è entrato nella Storia dell'Uomo per donarci suo Figlio, come avrebbe fatto? Avrebbe dovuto deformare il tessuto spazio-temporale in un modo che, al confronto, la collisione di due buchi neri supermassicci sarebbe stata come un soffiio di vento.


Ho suggerito una serie di pensieri, ognuno di essi meriterebbe ore di discussione e decine di letture di approfondimento; comunque la si pensi su Dio, alla luce di quanto stiamo comprendendo sull'universo e sulla realtà , pensare di poter coltivare ancora l'orticello di casa, dove si coltivano pregiudizi, egoismi  e  mindset statici ( "si è sempre fatto così, perchè cambiare?") credo sia quanto di più controproducente per la sopravvivenza della specie umana.

Libri:
Govert Schilling, "Onde nello spaziotempo. Einstein, le onde gravitazionali e il futuro dell'astronomia", Codice Edizioni, 2018
Carlo Rovelli, "Sette brevi lezioni di fisica", Adelphi, 2014
Carlo Rovelli, "L'ordine del tempo", Adelphi, 2017

giovedì 21 luglio 2016

Increspature dello Spazio

Ogni volta che ci si trova di fronte ad una manifestazione della Natura, sia in una escursione, o in un viaggio, o semplicemente di fronte ad una immagine particolarmente evocativa, è normale stupirsi della grandezza del mondo e della sua bellezza. Per chi crede, è spontaneo lodare il Signore che di tutto questo è l'artefice. Per chi fatica a credere in una entità superiore e creatric  il senso di stupore non è da meno.
Uno spumeggiante salto d'acqua, una parete che ci sovrasta per centinaia di metri, una distesa di verde senza soluzione di continuità, la sorpresa del cielo stellato  inducono con facilità domande sul senso dell'esistenza, e sul ruolo che noi, piccoli umani, abbiamo nel mondo.
I nostri sensi percepiscono in modo immediato la grandezza, la vastità, la potenza della natura in tutte le sue forme.

Più difficile stupirsi di ciò che è oltre il nostro orizzonte visivo.
Vediamo le stelle, ma non ne percepiamo la distanza. Vediamo il sole sorgere e tramontare e, come i nostri antenati, pensiamo istintivamente che sia esso a girare intorno alla Terra e non viceversa.

Per capire veramente la vastità dell'universo, l'uomo ha dovuto studiare. Rifiutare ciò che i sensi suggerivano e analizzare il mondo con metodo scientifico.
 E lo stupore è ancora più grande.!
Non solo ruotiamo intorno al sole. ma lo facciamo alla velocità di 108.000 chilometri all'ora. Siamo lontani dal Sole che ci acceca 150 milioni di chilometri, e la sua luce impiega più di otto minuti per giungere a noi.
Cose che non riusciamo ad immaginare.
E se il sole è a otto minuti luce, la stella più vicina dista circa quattro anni luce, ovvero quel puntino nel cielo è la luce che aveva quattro anni fa. Nel frattempo magari si è spenta.
 E ci sono stelle che al confronto il nostro Sole ( enorme rispetto alla Terra) è solo un bruscolino.


Ma la cosa più stupefacente è pensare la nostra esistenza nell'universo in termini di spazio e tempo.
Perchè in fondo non siamo altro che increspature nel tessuto spaziotemporale dell'universo.

In questo ci viene in aiuto Carlo Rovelli, con le sue Sette Brevi Lezioni di Fisica, breve libro alla portata di tutti.
Suggerisce chiavi di lettura per la relatività generale, per la fisica delle particelle, i quanti, i modelli cosmologici.  La realtà che scaturisce dagli studi della fisica moderna non è certo quella che appare agli occhi di noi profani. Ed è una realtà che ci colma di stupore, che cambia i punti di vista.

"Ci rendiamo conto che siamo pieni di pregiudizi
e la nostra immagine intuitiva del mondo è parziale, 
parrocchiale, inadeguata.
Il mondo continua a cambiare sotto i nostri occhi, 
man mano che lo vediamo meglio."

Immersi come siamo in questo universo che stiamo imparando ad osservare, ci chiediamo chi siamo veramente.

"Questo  mondo strano, variopinto e stupefacente che esploriamo,
dove lo spazio si sgrana, il tempo non esiste 
e le cose possono non essere in alcun luogo, 
non è qualcosa che ci allontana da noi:
è solo ciò che la naturale curiosità ci mostra della nostra casa.
Della trama di cui siamo fatti noi stessi.
Noi siamo fatti della stessa polvere di cui sono fatte le cose
e sia quando siamo immersi  nel dolore 
sia quando ridiamo e risplende la gioia
non facciamo che essere quello 
che  non possiamo che essere:
una parte del nostro mondo."

 e ancora:

"Qui, sul bordo di quello che sappiamo,
a contatto con l'oceano di quanto non sappiamo,
brillano il mistero del mondo,
la bellezza del mondo,
e ci lasciano senza fiato."

 


mercoledì 10 dicembre 2014

Ho visto l'alba dalla stazione spaziale!



Slideshow Image
Senza nemmeno salirci ( non ho mica tutto questo tempo da dedicare al training per diventare astronauta... ), ma grazie al High Definition Earth Viewing System ( HDEV - Sistema di visualizzazione della Terra ad alta definizione )  si può  osservare in tempo reale lo stesso panorama  che gli astronauti vedono dalla cupola dell'ISS.  Quando la stazione transita sopra la parte di terra in notturna non c'è molto da vedere, ma nel giorno la vista è impagabile.
Ho avuto la fortuna di vedere infiammarsi le strutture della stazione appena prima della (sua ) alba.  Ho compreso, in piccolo, molto piccolo,  l'emozione che ha provato Samantha Cristoforetti appena giunta sulla Stazione ( qui, Logbook +1 ).

Mi piacerebbe che gli integralisti, di qualsiasi provenienza, fossero obbligati a passare un po' di tempo ad osservare la Terra dall'alto, o meglio ancora, da qui (Blue Pale Dot).
Per intenderci, la Terra è quel pixel appena più chiaro che appare sulla striscia arancio, uno degli anelli di Saturno.
Vedendo la Terra così insignificatamente piccola ( e siamo ancora nel Sistema Solare! ) ci si accorge di quanto siano meschine le nostre diatribe.


martedì 18 novembre 2014

Samantha, Rosetta, Ambition e Interstellar

Il cortocircuito l'ho avuto quando ho visto il video dell'intervento di Samantha Cristoforetti ( era alla Maker Faire Rome ), l'astronauta italiana che a breve abiterà l'ISS per sei mesi,  Tra le descrizioni delle sue attività di preparazione, ha fatto un paio di omaggi ad altrettanto opere  fantascientifiche; Guida Galattica per gli Autostoppisti e Star Trek.  Ella ha affermato che sono state anche esse fonte di ispirazione ,oltre alla passione per la tecnologia e la scienza, alle narrazioni delle avventure spaziali e al cielo terso che da piccola osservava dalla sua casa, per la sua carriera. Ma il nesso non l'ho colto subito, anche se ruotava tra i miei pochi neuroni come  un satellite intorno ad un pianeta. Sentivo che c'era qualcosa che avrei dovuto notare, ma ancora non sapevo cosa.



Poi c'è stata l'avventura di Rosetta. La sonda che dopo dieci anni di viaggio raggiunge la cometa, il Lander che tocca la superficie, le foto,  ma soprattutto il suggestivo film che l'ESA ha commissionato per l'avvenimento: Ambition.


Un cortometraggio che, da un futuro lontanissimo  evoca  il primo contatto con una cometa ( la missione Rosetta, appunto), come segno dell'ambizione e dell'ostinazione della  razza umana.

Ecco dunque  che il tema, la relazione tra scienza e fantascienza si  fa più chiaro.
Provo ad elaborare quello che  secondo me è il punto che accomuna il racconto di futuri ( o presenti) possibili e lo studio del mondo così com'è, secondo criteri oggettivi e misurabili
Quello che mi sento di dire è che lo scopo della fantascienza non è quello di prefigurare come potrebbe essere il mondo futuro in base a congetture o a scoperte scientifiche vere o eventuali. L'obiettivo ultimo, come sostanzialmente in tutti i generi letterari, resta quello di scovare e studiare l'animo umano, le sue sfaccettature, la sua capacità di reagire ad imprevisti e catastrofi, caratteristiche che trascendono le epoche e i contesti storici.
Se Asimov ha narrato di robot, lo ha fatto evidenziando e spesso mettendo alla berlina comportamenti tipicamente umani.
La saga di Star Wars è tutto sommato un romanzo di formazione.
2001 Odissea nello Spazio,  racconta il balbettìo dell'uomo, i suoi primi vagiti  di fronte all'infinito che lo ospita, di cui ha compreso solo pochi atomi.
Tra lo sfrecciare di astronavi, i dialoghi con robot più o meno senzienti, le profonde oscurità dello spazio, quello che conta è l'uomo e  il suo posto nell'Universo.
La narrazione fantscientifica si propone come stimolo all'approccio scientifico, che aiuta a capire il "come" delle cose, ma ambisce a ragionare sul "perchè", risposta che si trova inequivocabilmente dentro di noi, sempre che esista.


Qui si innesta allora  il colossal del momento,  Interstellar che ( a dispetto delle incongruenze  ad esempio descritte qui dall'ottimo Paolo Attivissimo - utile leggere anche i commenti -, che ringrazio per gli spunti e le informazioni che ama condividere) si dimostra un forte generatore di emozioni.
E la ricerca, tutta, sia essa scientifica che umanistica, sia etica che religiosa, non ha forse come forte motore la parte emozionale della nostra mente?
Non siamo Vulcaniani, i nostri progressi, personali e globali, sono fortemente guidati dalle emozioni che proviamo, soddisfazione quando qualcosa riesce, ansia nell'affrontare una avversità, resilienza quando qualcosa va storto ma non si vuole mollare e, appunto,  ambizione.

Non c'è dubbio che viaggiare nello spazio, sia da astronauta, che seguendo una sonda grande poco più di una scrivania, o attraverso le immagini su un grande schermo, è sempre una emozione grande.

venerdì 1 febbraio 2013

Teorema dell'ignoranza ad uso dei non matematici

Considera la conoscenza in rapporto ai numeri naturali.

I numeri naturali ( 1,2,3,..., n ) sono infiniti, ovvero prendendo un numero a caso anche molto grande, ce ne saranno sempre infiniti dopo di esso.
Associa ad ogni quanto di conoscenza un numero naturale.
Per quanto di conoscenza si intenda un argomento, un concetto di cui si abbia appunto  conoscenza.
Ad esempio, i nomi dei sette nani di Biancaneve o dei tredici dello Hobbit, la formazione del Milan del '75, la  formula bruta del paracetamolo, chi ha vinto Sanremo due anni fa, la trama dei romanzi di Wilbur Smith, i versi della Divina Commedia, il procedimento di realizzazione di un motore di F1...
Ma la conoscenza e` riferita  all'universo nel quale siamo immersi, che e` esperienzalmente infinito ( in ogni direzione).
Quindi la quantita` della conoscenza e` infinita
Addizionando i quanti di conoscenza che ognuno di noi matura, otteniamo un numero, che puo` essere mediamente grande ( per una persona normale) o anche molto grande.
Ma anche avendo a disposizione un numero molto grande espressione della conoscenza, ci sara` sempre un numero infinito di cose che non conosciamo.
Si deduce quindi che ogni uomo ha ignoranza infinita.

Da meditare quando avete a che fare con la supponenza di qualcuno che si reputa piu` istruito di voi....

L'universo infinito

venerdì 18 aprile 2008

Note a margine alla realizzazione del LHC




“Con il calcolatore si possono effettuare con una certa approssimazione alcune delle operazioni che può fare il cervello, ma non la maggior parte di esse e certamente non le più importanti.
Comunque se anche si potesse effettuarle tutte, ci sarebbe da spiegare l’anima, e al riguardo i calcolatori non hanno niente da dirci.”
Douglas R. Hofstadter, in Godel, Escher, Bach, un eterna ghirlanda brillante, 1979





Da sempre l’uomo, nell’osservare e studiare la natura per risolvere problemi pratici e di sopravvivenza, guarda ad essa per rispondere non solo al come, ma anche al perché:
“più l'uomo conosce la realtà e il mondo e più conosce se stesso nella sua unicità, mentre gli diventa sempre più impellente la domanda sul senso delle cose e della sua stessa esistenza.” ( Giovanni Paolo II, enciclica Fides et Ratio ).
La fisica, nello specifico, è la disciplina che viene interpretata come quella più vicina a dare risposte sull’esistenza di un Altrove che potrebbe essere quel Dio che l’uomo ricerca. Questo perché gli scienziati che svelano i misteri della materia , quindi dell’infinitamente piccolo, e con essi spiegano l’evoluzione dell’universo ( quindi dell’infinitamente grande) appaiono come Prometeo mentre ruba il fuoco agli dei: eroi nella ricerca dell’assoluto.
Perché di assoluto si tratta quando si parla del LARGE HADRON COLLIDER, il grande acceleratore di particelle del CERN che ha soppiantato il LEC nel sottosuolo di Ginevra e dintorni.
Lo scopo di questa macchina è di sparare grappoli di protoni su una circonferenza di 27 Km e far sì che collidano con altri protoni che girano in senso contrario, sviluppando energie pari a 7 TEV (Tera Electron Volt) ( è l’energia che sviluppa un mosca che vola, ma concentrata nello spazio un miliardo di volte più piccolo la fa diventare una quantità spaventosa). Questo dovrebbe permettere agli scienziati ( molti italiani ) di esplorare i confini della conoscenza, completando quella spiegazione di come è fatto l’universo conosciuta come Modello Standard.
In questo modello ci sono delle lacune:
Cos’è la massa?
Perché il 95% dell’universo è fatto di materia oscura?
Perché l’antimateria è così poca?
Lanciando i protoni a velocità prossime a quelle della luce ( attenzione, di solito sono fotoni ed elettroni – molto più piccoli - a raggiungere quelle velocità, i protoni se ne stanno buoni buoni nel nucleo dell’atomo) e facendoli cozzare tra loro i tecnici del CERN sperano di creare nuove particelle ( il bosone di Higgs ) e studiandone le caratteristiche confidano di trovare risposte alle domande di cui sopra. (la mia è, ovviamente una banalizzazione dei concetti: per una trattazione più scientifica e rimandi a documenti guardate queste pagine di Wikipedia)


Sembrerebbero domande peregrine per chi come noi è costretto a vivere la concretezza del quotidiano ma, a parte le ricadute tecnologiche ( si ricordi che il World Wide Web , ovvero il modo di gestire i contenuti informativi attraverso la rete Internet , nasce al CERN ) , tale ricerca risponde al bisogno innato dell’uomo di conoscere nel profondo, senza fermarsi alle apparenze, le cose intorno, per meglio comprendere il suo ruolo nell’universo.
Credo dunque che tentare di rivelare la vera natura della materia, sia un tentativo “laico” di cercare la Verità, al di là delle coltri e degli ostacoli dovuti alla nostra “finitezza”.
Del resto pare che Einstein affermasse: “quello che mi interessa è conoscere il pensiero di Dio, il resto sono dettagli”.




“Il cielo e la terra dunque ti contengono, dato che tu li riempi? O tu li riempi, ma ancora ne resta, perché intero non ti contengono? E allora dove riversi tutto ciò che, dopo aver riempito il cielo e la terra, resta di te? O forse non hai bisogno di essere contenuto, tu che tutto contieni, dato che le cose che riempi è contenendole che le riempi?” ( S.Agostino, Confessioni )

martedì 18 dicembre 2007

Limite

Posso immaginare un Dio che entra nella storia, si fa uomo, fa miracoli, muore e risorge per il riscatto dell'umanità.
Quello che non riesco a immaginare è un Dio infinito.
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.