La cultura è quella parola che inizia guardando l'uomo
e si completa guardando il mondo
domenica 26 dicembre 2021
sabato 14 novembre 2020
Note a margine di due letture consecutive: "Bianco" di Laura Bonalumi e "Città d'argento" di Marco Erba
Ho da pochi giorni letto in sequenza due romanzi, "Bianco" di Laura Bonalumi, e "Città d'Argento" di Marco Erba. Nonostante in entrambi (più evidente in quello di Laura) trasparisse l'intento di rivolgersi a un pubblico giovane, i cosidetti Young Adults, sono rimasto fortemente colpito.
Dopo "Bianco" sono andato a rivedermi il film catastrofico "The Day after Tomorrow", mentre "Città d'argento" mi ha tolto il sonno per un paio di notti ( per un'ora buona, poi sono crollato.
Con l'intento di scrivere questa nota, ho cercato di capire cosa avessero in comune questi due testi, oltre al fatto che gli autori sono (miei) concittadini e legati a me da vincoli di parentela ( Laura) e amicizia (entrambi).
[Digressione n°1: non è difficile a Cernusco conoscere qualche autore di romanzi o saggi. Ne siamo pieni. A puro titolo di esempio illustri rappresentanti sono stati la spumeggiante Loredana Limone, con la sua saga di Borgo Propizio. e il professore Giorgio Perego, fine narratore di storia locale. ]
Insomma, forse un paio di temi possono essere usati per presentare queste due opere.
Il primo è la speranza.
In "Bianco" essa è la trave che sostiene tutta la narrazione.
I protagonisti agiscono guidati dalla speranza che alla catastrofe segua l'armonia, pur con equilibri differenti a quelli cui si erano abituati
In "Città d'argento" si coltiva la speranza nell'essere umano, che sia in grado di imparare dai propri errori e di non cedere agli impulsi distruttivit ma coltivi il senso della pace e dell'appartenenza a una unica famiglia umana.
[Digressione n° 2: Città d'argento esordisce come un classico romanzo per adolescenti, con adolescenti come protagonisti e con i classici problemi degli adolescenti. A un certo punto, però cambia registro, la tensione sale, e il finale consolatorio non basta a cancellare le immagini delle atrocità descritte e documentate storicamente.]
Il secondo tema è quello delle interazioni. L'esistenza degli esseri umani non può prescindere dalle interazioni gli uni con gli altri. La realtà stessa dell'universo è interazione ( semplificando molto, ma molto, le lezioni di Carlo Rovelli).
Nelle conseguenze emotive delle relazioni con le persone si ritrova il senso delle storie raccontate.
Nella capacità che ha la pagina scritta di indurre emozioni sta la bellezza del leggere.
lunedì 19 ottobre 2020
Il profilo delle foglie
Sviluppare una narrazione è un po' come seguire il profilo delle foglie.
Nei giorni di autunno, coltivando l'ambizione di una uscita di scena spettacolare, gli alberi esibiscono la loro veste più intensa. Così gli umani, per conservare il ricordo dei colori e dei disegni frattali delle chiome, accentuano l'attenzione verso quei coinquilini silenziosi.
Dunque ci si rende conto che vi sono foglie semplici, dal disegno regolare, in forma di mandorla, di lancia o di cuore. Percorrere il suo profilo è semplice, come una narrazione che si dipana senza colpi di scena o flashback. Possono esserci dentellature che ne vivacizzano l'aspetto. Sempre sono sostenute da una buona nervatura.
Si trovano poi foglie dal profilo articolato, lobate, digitate, palmatosetta. Seguirne i contorni è impegnativo, ma la bellezza di queste foglie è evidente. come in storie la cui trama è complicata, piena di rimandi, di flashback, anticipazioni, cambi di percorso, e proprio per questo appassionanti.
Esiste dunque il grande albero della narrativa che ospita queste foglie, e trovi tra i suoi rami le trame che raccontano la grande storia dell'umanità.
Poi le foglie cadono, arriva il vento e le scompiglia tutte.
lunedì 18 giugno 2018
La ricerca della bellezza
Si percepisce che nelle attività che hanno scelto, nel preferire la musica, la danza, la letteratura, in tutto quello fanno, che tutti noi facciamo, mossi da pulsioni non sempre e non del tutto esprimibili , vi è la ricerca della bellezza.
Ma di cosa si tratta, veramente?
Non è puramente senso estetico, a volte frivolo, a volte romantico, quasi sempre avulso dalla realtà.
Non è pura emozione, irresponsabile e libera.
E' compenetrazione del proprio essere nella dimensione dell'esistenza, capacità di cogliere in questo il valore assoluto della esperienza di vita.
Musica
L'uomo ricerca in esse una digressione dalla banalità, un pattern modificato nella trama rassicurante ma noiosa, una informazione che rompa la simmetria multilaterale della quotidianità.
| è più bello un fiore reale, con le sue imperfezioni, o la sua rappresentazione grafica, perfetta ma astratta? |
Forse lì abita la bellezza?
Nel trovare sequenze familiari di segni, suoni, movimenti, che avvolgono la mente come un nido, una culla dove trovare rifugio. Ma se ci si limitasse a questo, tuttavia, l'intera arte sarebbe un continuo plagiare se stessa. Sempre uguale, protettrice, bozzolo entro il quale autoriferirsi.
In questo momento di intimità, di annullamento delle percezioni si insinua invece uno spillo, una digressione, un elemento nuovo che risveglia la mente, la costringe a essere presente a se stessa, a riformulare l'interpretazione di quello che vede, sente, comprende.
| dal Web, free of use |
Anche nella pratica dello yoga non è l'estetica del gesto a prevalere, non la sua perfezione, ma il suo equilibrio; l'armonia del corpo rispetto alla mente e all'anima.
Non è forse questa la felicità: essere in uno stato di armonia con le cose e le persone che ci circondando e con cui interagiamo?
La ricerca della bellezza dunque altro non è che la ricerca della felicità.
venerdì 9 giugno 2017
Elogio della debolezza: gli Hobbit di Tolkien come metafora dell'uomo comune
Questo famoso incipit, da Lo Hobbit, introduce i piccoli uomini nelle vicende che si dipanano in tutto il romanzo e nel ben più corposo "Il Signore degli Anelli", realizzati dal filologo John Ronald Reuel Tolkien.
E' una razza di uomini insignificante e anche se Tolkien si è sempre sforzato di nobilitarne l'immagine è facile accomunare la parola Hobbit a rabbit ( "coniglio" in inglese). Per di più sono quasi sconosciuti alle altre razze della Terra di Mezzo, Elfi, Nani, Uomini, Ent e Orchi, Troll, Vagabondi, Mannari.
Dal canto loro, vivono sereni nella Contea, del tutto ignari degli avvenimenti e delle guerre scatenate dalla brama di Sauron, cui è stato sottratto l'anello del Potere, con il quale avrebbe dominato.
Vi possono essere metafore nelle storie della Terra di Mezzo?
Malgrado Tolkien si schermisse, è evidente che il mondo da lui inventato è specchio dell'Europa del suo tempo, che lui oltretutto aveva vissuto dolorosamente nelle trincee della Grande Guerra, con la grande minaccia del nazismo, l'esaltazione delle nazioni e delle razze, le tecnologie asservite più alla guerra che al bene.
A tutto questo gli Hobbit rispondono con la loro semplicità. Non si occupano di politica, se non di quella strettamente locale, non impugnano armi ( in quasi duemila anni di storia solo per due volte dovettero ricorrervi), non amano avventure e esplorazioni.
Sono l'esatta metafora dell'uomo comune, che vive di prospettive minime e di soddisfazioni limitate.
Ma questi piccoli esseri sono chiamati ad una impresa apparentemente molto al di sopra delle proprie possibilità e per la quale i rappresentanti delle altre razze si tirano indietro, troppo coinvolti nella ricerca di potere da opporre al male di Sauron.
Ma il potere dell'Anello non sembra avere ancora influenzato Frodo, che si rende disponibile a portarlo nel monte Fato, per distruggerlo.
"Prenderò io l'Anello - disse - ma non conosco la strada"
Elrond levò gli occhi e lo guardò, e Frodo si sentì il cuore trafitto dall'improvvisa acutezza dello sguardo. "Se intendo bene tutto quel che ho udito -disse - credo che codesto compito sia destinato a te, Frodo; se non trovi tu la via, nessun altro la troverà. E' giunta l'ora del popolo della Contea, ed esso si leva dai campi silenziosi e tranquilli per scuotere le torri e i consigli dei grandi.
Scatta allora la solidarietà, inaspettata, degli amici un po' incoscienti ma che non abbandonerebbero mai per niente al mondo Frodo
"Ma allora non hai capito - disse Pipino - Tu devi partire, perciò dobbiamo partire anche noi. Merry e io veniamo con te. Sam è un'ottima persona, e salterebbe nella gola di un drago per soccorrerti, se non inciampasse nei propri piedi; ma avrai bisogno di più di un compagno nella tua pericolosa avventura."
Ecco che i pigri e gaudenti Hobbit per amore di un amico, per orgoglio e per un senso di responsabilità che in fondo è anche timore di perdere quanto di bello hanno nella Terra di Mezzo, soprendono i Grandi per la loro intraprendenza.
Sovente i Grandi della terra devono fare i conti con la determinazione e il coraggio degli ultimi, a cui pare molto più chiara la differenza tra il bene e il male.
Tuttavia la vicinanza al Potere, corrompe.
Proprio nell'ultimo atto, la volontà di Frodo vacilla.
"Sono venuto - disse- Ma ora non scelgo di fare ciò per cui sono venuto. Non compirò quest'atto. L'anello è mio!" E improvvisamente, infilandoselo al dito, scomparve alla vista di Sam.
La lusinga del Potere colpisce anche i più puri tra i cuori della Terra di Mezzo.
Ecco dunque intervenire il Fato, o l'Assoluto, nella persona di Gollum, che sottrae l'Anello a Frodo in modo cruento, compiendo l'ultimo atto.
"Tesoro, tesoro, Tesoro! - gridò Gollum - Mio Tesoro" E mentre pronunciava quelle parole, con gli occhi rivolti verso l'alto, gongolanti di gioia alla vista della sua conquista, mise un piede in fallo, inciampò, vacillò un istante sull'orlo e poi precipitò con un urlo.Dagli abissi giunse il suo ultimo lamentevole Tesoro! ed egli scomparve per sempre.
Ove non riesce l'uomo, interviene il destino, o Dio.
Con quest'ultimo atto non si vuole sminuire il cammino di consapevolezza, oltre che di sofferenza, che Frodo, come semplice uomo, compie, ma aggiungere a questo la valenza di contestualità nella quale siamo immersi. Siamo nel nostro tempo e dobbiamo agire in esso.
"Altri mali potranno sopraggiungere, perchè Sauron non è che un servo o un emissario. ma non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno terra sana e pulita da coltivare. Ma il tempo che avranno non dipende da noi."
martedì 23 maggio 2017
"La tentazione di essere famiglia" ovvero "Voglia di tenerezza"
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| va beh, non siamo noi... |
"Mamma o Papà?": leggera commedia - troppo leggera, direi superficiale - su separazione e figli, con finale consolatorio;
"Moglie e Marito": fantascientifico scambio di genere in una coppia in crisi, stereotipi smascherati e risate autoironiche sessiste ( nel senso che ognuni ride delle manie e dei vezzi del proprio sesso);
"Lasciati andare": Psicanalista ebreo cinico e annoiato, quasi separato, incontra spumeggiante e malandrina personal trainer, che lo schioda dalla stasi e gli fa apprezzare di nuovo la vita;
"Famiglia all'improvviso, istruzioni non incluse": tenera e appassionante avventura di un padre suo malgrado;
"La tenerezza": drammatico doppio affresco sulla genesi della violenza domestica e sulla solitudine.
E' su questi ultimi due che mi vorrei soffermare. Il primo vede la rocambolesca costruzione, mediante l'esplosiva fisicità del bravo Omar Sy, di una famiglia non convenzionale. Tra lacrime e risate, propone interrogativi su quale sia il vero cuore pulsante di una famiglia.
Il secondo, tratto (un po' troppo) disinvoltamente dall'ottimo libro di Lorenzo Marone, "La tentazione di essere felici." ci mostra invece come questo cuore pulsante possa essere infranto, perchè bellissimo ma fragile.
Da diverse angolazioni, tutte queste opere credo intendano ribadire che è insita nell'uomo la voglia di famiglia, di rapporti di tenerezza con "altri" da sè. Ed è solo soddisfando questa esigenza nel senso più alto possibile ( rispetto, attenzione, amore, appunto) che ci si realizza in pienezza.
| Spazio, tempo, materia, energia, informazione => interazione |
Propongo qui una apparentemente ardita comparazione.
Carlo Rovelli, nel suo magistrale Sette brevi lezioni di fisica illustra il mondo fisico come " un pullulare continuo e irrequieto di cose, un venire alla luce e uno sparire contonuo di effimere entità" e propone una teoria ( Teoria della gravità quantistica a loop) che designa come componente fondamentale un oggetto minuscolo "loop" che racchiude una certa quantità di energia e che non esiste in se, ma in relazione con i suoi simili con i quali interagisce. Questi loop non occupano lo spazio, ma sono essi stessi spazio, non agiscono nel tempo, ma "sono essi stessi la sorgente del tempo". Quindi Rovelli si domanda: " Dobbiamo accettare l'idea che la realtà sia solo interazione?"
Non è forse vero questo anche in senso psicologico? L'evoluzione ha portato a rendere indispensabile l'interazione tra gli esseri umani, per sopravvivere dapprima, poi per migliorare sempre più la propria condizione. Questo ha influito sulla identità di ogni singolo uomo.
Noi esseri umani, non siamo "reali" se non quando interagiamo con gli altri, quando entriamo in relazione?
E quanto più la relazione è profonda, piena, tanto più ci sentiamo arricchiti, godiamo della pienezza di senso della nostra vita.
E le azioni, e gli errori che inevitabilmente talune azioni comportano, non sono altro che tentativi di arricchire relazioni, scoprirle, rinnovarle.
Siamo assaliti in ogni momento dalla tentazione di essere innamorati, essere coppia, essere famiglia, vivere una relazione che sia senso al nostro vivere.
E' una tentazione bella, alla quale però non sempre siamo in grado di rispondere.
Ma non per questo non dobbiamo provarci.
sabato 6 maggio 2017
La parola trova spazio
La parola trova spazio. lo ha trovato nello spazio del Santuario di Santa Maria in Cernusco, ove per un breve intervallo la Parola (di Dio) ha ceduto lo spazio, il suono, l'attenzione alle parole della poetessa.
Arianna Scommegna, con il background sonoro della fisarmonica di Giulia Bertasi, ha tessuto un manto con le parole del Magnificat di Alda Merini, un manto che rivela e racchiude la vita e la personalità di Maria, madre di Dio. Personalità non supina alla volontà di Dio, ma ansiosa di capire il mistero dell'incarnazione, il senso del dono di una vita destinata a diventare dolore. Con le parole sussurrate, enfatizzate, sbiascicate, intrecciate, urlate, Arianna ci ha donato un'ora di intensa emozione che togliendo di mezzo l'ipocrita coreografia di una adolescente succube degli eventi , ha mostrato una donna vera, che non si piega alla volontà di Dio senza conoscere, parola per parola, il suo progetto.
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| credit: Libreria del Naviglio |
La parola trova spazio nella vita dell'uomo, lo separa dalla altre creature. Dio comunica con l'uomo e con il creato attraverso il Verbo (il primo verbo riferito a Dio è disse, non pensò o creò, ma dire, ovvero emettere una parola).
giovedì 27 aprile 2017
Stavo leggendo Jonathan Safran Foer, ma poi ho incontrato Niall Williams...
Raramente corro a acquistare l'ultimo best seller annunciato. Di solito mi prendo un po' di tempo, specie se conosco poco l'autore. Così ho fatto per "Eccomi" di Jonathan Safran Foer. Di lui mi aveva incantato "Molto forte, incredibilmente vicino" storia di un ragazzino orfano di padre a causa dell'attacco alle Torri Gemelle del 11 settembre 2001. Un modo di scrivere controcorrente, molto visuale, grafico. Prima di passare all'attesissimo libro uscito lo scorso anno e per il quale erano state spese tonnellate di parole, ho voluto tastare il polso a JSF leggendo il suo primo romanzo, "Ogni cosa è illuminata".
L'inizio è rocambolesco: la ricerca delle origini in Ucraina del protagonista narrate da un ucraino che parla inglese ( italiano nella traduzione) in modo stralunato.
Stavo proseguendo nella lettura, a cui dedico meno tempo di quanto vorrei, quando mi sono imbattuto in un libro di cui avevo sentito parlare in toni entusiastici. Storia della pioggia, di Naill Williams.
E' bastato leggere alcune frasi nella prima pagina, e me ne sono innamorato.
"Non so se il tempo arrugginisce o lucida l'anima dell'uomo,
se è vero che è meglio guardare in alto piuttosto che in basso.
Noi siamo la nostra storia, la raccontiamo per rimanere vivi
o mantenere in vita quelli che raccontiamo."
Citando i titoli della libreria di suo padre, che nella forzata immobilità ha consumato interamente, la ragazza narrante traccia la storia di una famiglia piuttosto comune, irlandese ma non troppo. Io non amo molto i romanzi famigliari, corali, dove è facile perdersi ( avete presente quanti Buendia ci sono in "Cent'anni di solitudine" di Garcia Marquez? ), ma qui si VEDE l'Irlanda, il fiume Shannon, i campi eternamente umidi dalla pioggia incessante. Sulla quarta di copertina questo libro è presentato come un inno al potere curativo dei libri che sorprende per l'originalità con cui svolge l'antico tema del legame tra letteratura e vita.
Non so se i libri abbiano veramente un potere taumaturgico. Di certo in essi trovi mondi con i quali confrontarsi, dai quali cogliere il meglio per essere noi stessi migliori.
Perchè leggo
Se leggo, è perchè voglio capire.Se apro un libro, è perchè voglio immergermi in un mondo, immedesimarmi in un personaggio, apprezzare una storia.
Se fosse possibile, andrei ad ascoltare tutti gli esperti del mondo, alle conferenze, alle lezioni.
Seguirei gli esploratori nei loro viaggi, gli avventurieri nelle loro imprese.
Ma non è possibile.
Per questo leggo.
Dai libri, dai giornali, dalle pagine web. Non importa dove. Importano le storie, importa la conoscenza. Dei libri, amo il contenuto.
(Poi certo, riprenderò a leggere JSF )
giovedì 9 marzo 2017
Un romanzo per una autentica storia italiana
A partire dal 1954 sino ai primi anni sessanta si sviluppò una importante avventura tecnologica che pose l'Italia sullo stesso podio di USA, UK, e Germania nel campo ancora primaverile dei calcolatori elettronici, e che aprì la strada da un lato all'impostazione di una "scuola" di informatica, poi declinata con l'istituzione di alcune facoltà universitarie, dall'altro ad una altra grande avventura, questa volta imprenditoriale, conosciuta come Olivetti, marchio e cognome di quell'Adriano, illuminato leader difficilmente uguagliabile.
La realizzazione completamente in casa di un calcolatore elettronico, conosciuto come Calcolatrice Elettronica Pisana, in bilico tra una tecnologia consolidata, quella delle valvole e il nuovo transistor, che inaugurò la stagione dei semiconduttori, tutt'ora fiorente nonostante la ricerca di alternative ancora più efficaci, fu uno dei momenti più alti, e meno conosciuti, della storia tecnologica italiana.
Peraltro anche l'azienda dove lavoro nacque in quegli anni per l'esigenza di avere strategicamente in Italia la promettente tecnologia dei semiconduttori.
Sentendomi dunque in debito con i pionieri della ricerca elettronica, ho pensato di usare quel periodo e quell'ambiente come sfondo per la storia che intendevo raccontare.
Avevo anche l'ambizione di introdurre alcuni concetti di crittografia, non fine a se stessa, quanto per accentuare quel senso di mistero, quella tensione della scoperta, che inevitabilmente accompagna la nostra vita.
In questo background si innescano i rapporti di amicizia tra due ragazze, e tra queste e uno dei protagonisti dell'avventura tecnologica sopracitata, che fa da filo conduttore dei piani storici nei quali la storia si dipana.
Questi gli ingredienti di Ex Umbris. Forse troppi, forse a mettere molta carne al fuoco rischi di bruciarne un po'.
Ma ho voluto correre il rischio, anche mescolando le carte, perchè penso che in ogni caso, la storia della Calcolatrice Elettronica Pisana meriti di essere raccontata.
| in Libreria e negli e-store |
mercoledì 22 febbraio 2017
Il paradigma del Sudoku e la metafora della montagna
Tutti conoscono quel gioco chiamato SUDOKU, nome giapponese per un esercizio nato in Svizzera nel XVIII secolo, e rimbalzato per il mondo sino ad assumere la forma ( anzi le forme) che conosciamo. Lo scopo è quello di piazzare simboli numerici ( ma può essere una qualsiasi sequenza di simboli, non ci sono operazioni numeriche da fare) nelle caselle in modo che vi sia un solo simbolo verticalmente, orizzontalmente e nel quadrato tre per tre a cui la casella appartiene.
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| Un esempio di Sudoku. Riesco a fare matrici con difficoltà bassa o qualche volta media. Quelli veramente difficili sono fuori portata |
Viene considerato un gioco di logica, ma a me piace pensarlo come un esperimento di relazioni.
Ogni simbolo ha il suo posto nella tabella in relazione non solo ai suoi vicini ( il quadrato 3x3 ) ma anche a simboli lontani che a loro volta dipendono da disposizioni di altri simboli.
Ogni simbolo del Sudoku deve trovare il suo posto nel meta-mondo della matrice nove per nove che è il campo da gioco, così come ognuno di noi deve trovare il suo posto nel mondo, interagendo correttamente non solo con i nostri vicini ( parenti, amici, colleghi) ma anche con persone a noi lontane, fisicamente o socialmente o culturalmente.
Trovarlo non è impresa facile.
Un posto nel mondo lo devono cercare anche i protagonisti de "Le otto montagne", romanzo di Paolo Cognetti, dove si narra della crescita e della ricerca interiore del protagonista, cittadino amante della montagna e di un suo amico, che in montagna vi è nato, cresciuto e che da essa non è mai sceso.
Non è un romanzo epico, una sfida alle cime come tanti resoconti dei nostri campioni alpinisti, e nemmeno una narrazione intrisa di nostalgia, come quasi sempre sono i racconti di Mauro Corona, che anche se contemporanei, hanno l'odore che si prova visitando una di quelle cantine dei borghi antichi, aperte per qualche sagra estiva.
Qui no, qui si respira un'aria diversa. Chiunque abbia trascorso almeno una estate in qualche borgo montano può ritrovarsi in molte delle sue pagine. E la crudezza della vita di montagna non è nei rigori dell'inverno o nell'essenzialità del vivere, quanto nell'isolamento, ambito e detestato allo stesso tempo. La ricerca della libertà dagli usi e dai costumi del vivere civile la si paga con la solitudine. Essere autentici, ricercare l'essenziale può essere molto costoso.
Non si può uscire dal consesso degli uomini, così come non si può mettere un numero fuori dalla griglia del Sudoku.
mercoledì 25 gennaio 2017
Le spalle dei Giganti
Sulle spalle dei Giganti
Spesso le nostre azioni, le scelte che facciamo sono ispirate, suggerite, in qualche modo guidate da esperienze e scelte di persone che ci hanno preceduto, e delle quali abbiamo stima.
Non si tratta di imitare esattamente ciò che hanno fatto loro, ma in principal modo coglierne lo spirito che li guidava, capire le sfide che dovevano affrontare e fare propri i principi che li muovevano.
"noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'acume della vista o l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti."
Poi, certamente, personaggi come Albert Einstein, Alan Turing, Leonardo Da Vinci, Martin Luther King o Ghandi sono universalemente riconosciuti come pilastri, nei propri ambiti di esperienza, affinchè l'umanità possa progredire.
L'arte di essere fragili
Alessandro D'Avenia avrebbe potuto proseguire sul filone adolescenziale, che gli ha dato tanto successo, invece si dimostra essere uno scrittore completo che non esplora solo il mondo dell'adolescenza ( Bianca come il latte, rossa come il sangue), ma anche il dramma della mafia ( Ciò che inferno non è - ispirato alla figura di don Pino Puglisi, che D'Avenia ha conosciuto personalmente) e la fatica esistenziale di una figura gigante nella letteratura italiana e mondiale, Giacomo Leopardi.Nel suo libro L'arte di essere fragili, che a dispetto di alcune referenze in rete NON E' un romanzo, e volendo ben vedere neppure un saggio, ma un libro da meditazione, da gustare così come si gusta un vino Passito, a piccoli sorsi, lo stereotipo del poeta pessimista e sfigato viene ribaltato.
Leopardi è un esploratore dell'anima umana, del destino e della natura.
D'Avenia si fa interprete di questa esplorazione e dell'autore, che non sempre risulta di immediata lettura a chi come noi è abituato alla prosa piatta dei quotidiani o di certi prolissi autori d'oltreoceano.
E dunque attraverso quattro sezioni, adolescenza, maturità, riparazione, morte, D'Avenia analizza il lavoro di Leopardi, la vita, trovandone specchio nella vita di oggi di migliaia di giovani e adulti che non si rassegnano a vivere in un mondo senza bellezza.
Tocca molti temi, tra cui quelli che prediligo:
- la cultura, che"non ha nulla a che fare con il consumare oggetti culturali: ci si illude che consumando più libri, più musica, più quadri, si acquisirà più cultura [...] Cultura vuol dire stare nel campo, farlo fiorire, a costo di sudore.[...] Nella cultura ci sono il realismo del passato e del futuro e la lentezza del presente, cosa che il consumo non conosce: esso vuole rapidità e immediatezza, non contempla la passione e la pazienza."
- l'amore: "quando un cuore dice a un altro 'ti amerò per sempre', che pretesa avanza se non quella che riuscirà a trovare sempre il nuovo nella stessa persona, l'infinito nel finito?"
- la bellezza: " sentiamo di meritare la bellezza, proprio per la sua gratuità".
- la passione per le persona e per le cose, perchè "le passioni si risvegliano a contatto con il fuoco, non con le istruzioni per accenderlo."
E se possiamo anche noi riflettere su queste cose è perchè Alessandro D'Avenia è salito sulle fragili spalle del giovane e favoloso Leopardi, ha osservato oltre la siepe l'ultimo orizzonte, e leggendo le sue opere ci spiega che:
Solo uno è il metodo della faticosa ed entusiasmante arte di dare compimento a se stessi e alle cose fragili per salvarle dalla morte: l'amore.
venerdì 26 agosto 2016
Terra Acqua Fuoco Aria
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| Terra aria e acqua in una vetrata del Casinò di San Pellegrino Terme |
Una stagione piena di emozioni.
In questa estate non ancora conclusa in termini metereologici e astronomici, ma lasciata alle spalle per l'indesiderato bisogno che abbiamo di lavorare, globalmente (come famiglia) abbiamo collezionato esperienze varie, molto semplici ma per noi significative,
Mi è piaciuto collezionare immagini verbali di queste esperienze attraverso i quattro elementi della tradizione filosofica, Terra, Acqua, Fuoco, Aria.
Ad ogni elemento ho voluto poi associare più o meno arbitrariamente alcune tra le letture recenti e possibili.
Terra
Assolata polvere di sentiero, che trascina salsedine e profumi di macchia.Bastioni di rocce a delineare orizzonti
Profumo di terra e muschio, bagnati dall'acquazzone.
Strade, lunghi rettilinei che intersecano il continente a congiungere popoli
Futuro Interiore di Michela Murgia.
Un libro politico, in senso ampio. Un libro generazionale, di una età diversa dalla mia ( l'autrice ha nove anni in meno) ma tutto sommato coinvolta nelle stesse dinamiche. Con il suo linguaggio senza fronzoli, Murgia propone riflessioni su cittadinanza, democrazia, bellezza, relazioni. Riporto alcuni passaggi tra i più significativi:"La bellezza è una questione politica. Ogni volta che ce ne dimentichiamo o che la consideriamo secondaria ci ritroviamo in mano a governanti che della politica non hanno alcuna visione estetica e convinti che il mondo possa ridursi a funzione, agiscono dimenticando che invece è relazione."
"Il disordine è un elemento strutturale e qualificante del vivere democratico"
"...una visione della vita civica muscolare e costantemente reattiva al dissenso, percepito come un potenziale pericolo da disinnescare di continuo. Eppure il dissenso all'esperienza democratica, perchè la democrazia è l'unico sistema di governo che sul dissenso si è fondato."
Vorrei leggere:
Contro Natura, di D.Bressanini-B.Maurino
Acqua
Onde cerulee che crepitano sulla spiagga di sassi.Rumoreggiare di un torrente dopo una notte di pioggia, ancora pioggia che leviga pelle e sentieri.
Piscine ribollenti di acque, per relax e divertimento.
Sete estinta da una fresca sorgente.
Il ciclope di Paolo Rumiz
Qualcuno lo ha definito un viaggio immobile. In effetti Paolo Rumiz, nella sua permanenza come ospite di un faro in un isola ancorata nel Mediterraneo, ci porta con sè per tutti i mari conosciuti, ci fa viaggiare come Ulisse, come i Fenici, i Greci, le Repubbliche Marinare. Ci racconta dei fari, occhi accesi dove la Terra incontra il Mare, dei faristi, donne e uomini che amano l'essenziale, che altrimenti non sopravvivrebbero alle geometrie di edifici espressi in verticale, massicci ma scossi da maestrale e tempeste. Narra in una linguaVorrei leggere:
Storia della pioggia di Niall Williams
Fuoco
Folgori di temporali rimbombanti tra le pareti della valle.
Fiamma tranquilla a riscaldare il tramonto,
Falò rumoroso che chiude un'esperienza e apre al mondo.
Esile luce che accompagna la veglia.
Superintelligence di Nick Bostrom
Siamo pronti per le intelligenze artificiali? Abbiamo capito come effettivamente funziona la nostra intelligenza? Ci sono diverse strategie per emulare il comportamento del nostro cervello. Questo libro le affronta e ne esamina i pro e i contro. Vi saprò dire qualcosa in più quando lo avrò finito....Vorrei leggere:
Eccomi di Jonathan Safran Foer
Aria
Vento che raffresca.
Pensieri che attraversano distanze.
Lembi di nubi che si intrecciano agli aghi di pino.
Vele gonfie a navigare sulla linea tra l'azzurro e il cobalto.
I robot sono tra noi di Enrica Battifoglia
Forse non li avremo domani nelle nostre case, ma i robot sono già una realtà da molti anni, in campo industriale, e presto copriranno molte attività che l'uomo non vuole ( per noia o per il limitato valore intrinseco) o non può ( per i rischi associati) fare. Se qualcuno vuole farsi un'idea di come sarà il futuro con questi compagni artificiali, può leggere questo libro, Non ha aggiunto molto di più di quanto avevo appreso con altre letture, e di cui ho parlato in due post precedenti: - L'anima che noi diamo alle macchine
- Le implicazioni sociali e pratiche della convivenza con un umanoide robot
lunedì 18 aprile 2016
Come e cosa raccontare, e assomigliare al dottor Strange (d'accordo, lui è più bello)
Guidati dal giovane Matteo Occhipinti, abbiamo chiaccherato soprattutto sulle ragioni che portano alla scrittura e anche le modalità di costruzione del piano narrativo.
Per provocare un po' il manipolo di pubblico che ci ascoltava, l'ho sparata grossa: ho affermato che il motivo per cui scrivo, anzi la motivazione che spinge chiunque si cimenta nella scrittura narrativa è una ambizione alla divinità.
In verità questa affermazione, che è stata accompagnata da un rumoroso commento di incredulità, ha un suo fondamento nel considerare che ogni narratore di storie è un creatore di mondi.
Si entra nella storia narrata e ci si tuffa in un mondo, tanto più alieno quanto più distante dall'esperienza reale.
Ma anche in una storia verosimile, il fatto stesso di essere guidati dalle parole raccontate dall'autore, e quindi da un punto di vista assolutamente soggettivo, fa sì che si faccia esperienza di uno degli infiniti universi possibili nel multiverso della narrazione.
Questa visione prende spunto dal concetto di Subcreazione, proposto da Tolkien nei suoi saggi,
Ogni autore è un sub-creatore, purchè mantenga. all'interno del mondo narrato, coerenza.
| La mappa della Terra di Mezzo, una porzione di Arda, l'Universo creato da Tolkien per i suoi libri |
L'altro tema accennato in questo brevissimo incontro è stata l'interpretazione che si da al processo di scrittura. Per me, ho detto, è come un puzzle di cui si trovano via via uno o due pezzi, seminascosti tra i pensieri di una vita, e che si cerca faticosamente di mettere insieme.
Poi, una volta assemblati i pezzi, si cerca di interpretare l'immagine che ne risulta,
A volte ci si rende conto che i pezzi sono troppi, in altri casi alcuni non sono nella posizione corretta (vi è mai capitato? un pezzo di cielo è quasi identico ad un altro, sembra incastrarsi bene, ma solo quello giusto ha l'incastro perfetto.
Ricostruire il puzzle della storia che si vuole narrare a volte è un po' frustrante, ma si è poi ripagati dal risultato finale.
Per finire, qualcuno sa cos'ho in comune io con il dottor Strange? (vedi qui sotto, le foto scattate in occasione dell'evento)
Le mani, naturalmente!
mercoledì 23 marzo 2016
Narrare è comunicare. Scientificamente.
Eppure, la letteratura è governata da leggi scientifiche, in almeno un paio di modi:
| 2001 Odissea nello spazio precedette di pochissimi anni lo sbarco sulla Luna |
| Imbattersi in un cliffhanger può essere frustrante, a volte |
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.


















![Storia della pioggia di [Williams, Niall]](https://images-eu.ssl-images-amazon.com/images/I/41yHSat9QvL.jpg)
















