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sabato 1 febbraio 2020

La vita in equilibrio

Nella pratica dello yoga vi sono alcune posizioni nelle quali è richiesto di saper mantenere l'equilibrio. Una di queste, tra quelle che preferisco, è VRKSASANA, posizione dell'albero, mentre quella preferita da Gabriella, e tra le più spettacolari, è NATARAJASANA, posizione di Shiva re della danza ( la fa alla perfezione nostra figlia Maria Sofia, ma lei danza dall'età di quattro anni...).
VRKSASANA, posizione dell'albero
( dal Web, proprietà dell'autore)

Quando ci si approccia a queste e altre posizioni si comprende presto che l'equilibrio per il corpo umano non è un processo statico. Non è che una volta raggiunto il momento in cui tutte le forze gravitazionali  che insistono sulle superfici del nostro corpo si equivalgono, allora si può restare indefinitamente in quella posizione.
La nostra maestra di Yoga ci spiega che in realtà l'equilibrio è un processo dinamico, , formato dal continuo aggiustamento delle parti del corpo, tendini, muscoli.
E' una continua ricerca.
Che non deve essere affrontata con la forza bruta, con la pretesa di affrontare questa sfida come un nemico da abbattere.
Lo yoga insegna che  il risultato si ottiene assecondando il corpo, allineaando corpo, mente, anima; liberandosi dai preconcetti che, lungi dall'essere guide per una vita più semplice, invece si frappongono tra il nostro essere e il nostro profondo obiettivo.

NATARAJASANA posizione di Shiva re della danza
(dal Web, proprietà dell'autore)
Così è la vita.
Qualsiasi condizione della vita umana non è statica, cambia continuamente, per fattori esterni o interni ( una guerra, nei casi peggiori, o una spesa inaspettata, una grave perdita, così come un banale contrattempo, un dubbio, un ritardo).
Non si è mai "arrivati",  non si è mai tranquilli, non si raggiunge mai uno status fisso e inamovibile, ma tutto è in movimento, impercettibile a volte,  e ad esso ci si deve adeguare.

Si deve essere pronti ad agire, a  spostare il baricentro della propria esistenza, a percepire i cambiamenti, prenderne coscienza e attuare azioni che permettano ancora di ritrovare l'equilibrio.

Questo è qualcosa che ci insegna lo yoga.


lunedì 18 giugno 2018

La ricerca della bellezza

Una cosa che sto imparando dalla mia famiglia ( si impara sempre da  chi è in relazione con noi, ma non sempre si è consapevoli di questo) in questi giorni di chiusura delle attività con saggi e esibizioni ma più in generale in questi mesi, anni, è di provare a capire la natura della bellezza.

Si percepisce che nelle attività che hanno scelto, nel preferire la musica, la danza, la letteratura, in tutto quello fanno, che tutti noi facciamo, mossi da pulsioni non sempre e non del tutto esprimibili , vi è la ricerca della bellezza.

Ma di cosa si tratta, veramente?
Non è puramente senso estetico,  a volte frivolo, a volte romantico, quasi sempre avulso dalla realtà.
Non è pura emozione, irresponsabile e libera.
E' compenetrazione del proprio essere nella dimensione dell'esistenza, capacità di cogliere in questo il valore assoluto della esperienza di vita.

 Danza

Musica

Grafica
 Letteratura














L'uomo ricerca in esse una digressione dalla banalità, un pattern modificato nella trama rassicurante ma noiosa, una informazione che rompa la simmetria multilaterale della quotidianità.


è più bello un fiore reale, con  le sue imperfezioni,
o la sua rappresentazione grafica, perfetta ma astratta?

Forse lì abita la bellezza?
Nel trovare sequenze familiari di segni, suoni, movimenti, che avvolgono la mente come un nido, una culla dove trovare rifugio. Ma se ci si limitasse a questo, tuttavia, l'intera arte sarebbe un continuo plagiare se stessa. Sempre uguale, protettrice, bozzolo entro il quale autoriferirsi.
In questo momento di intimità, di annullamento delle percezioni si insinua invece  uno spillo, una digressione, un  elemento nuovo che risveglia la mente, la costringe a essere presente a se stessa, a riformulare l'interpretazione di quello che vede, sente, comprende.

dal Web, free of use

Anche nella pratica dello yoga non è l'estetica del gesto a prevalere, non la sua perfezione, ma il suo equilibrio; l'armonia del corpo rispetto alla mente e all'anima.
Non è forse questa la felicità: essere in uno stato di armonia con le cose e le persone  che ci circondando e con cui interagiamo?
La ricerca della bellezza dunque altro non è che la ricerca della felicità.

giovedì 15 febbraio 2018

Appunti su yoga e comunicazione


Da circa un anno, insieme a Gabriella, ci stiamo dedicando alla pratica dello yoga. Tralasciando tutti gli evidenti benefici psicofisici e mettendo da parte per un attimo il fatto che sia una espressione di religioni e culture orientali ,  quello che ce lo fa apprezzare è il fatto che sia una disciplina che  intende occuparsi di tutti gli aspetti della vita, che vede lo spirito, inteso sia in senso metafisico che come comprensione di sè, in piena connessione con il corpo.

Ho scoperto che il quinto chakra  dello yoga, vishuddha , posto accanto alla laringe, che ci permette di parlare, è quello della comunicazione. La parola come veicolo primario della comunicazione.

Siamo uomini non solo per la nostra composizione genetica, ma anche e soprattutto perchè interagiamo con gli altri, lo facciamo sin dalla nascita. Chi rifiuta di comunicare perde parte della sua umanità. Ma per comunicare in modo appropriato è necessario sviluppare modalità comuni a tutti i membri della comunità di appartenenza. Da qui i linguaggi, suoni (e poi simboli, diventati successivamente lettere) che racchiudono un significato comune.
Per vivere, e con-vivere, sono anche indispensabili modalità di comportamento , spesso codificate in riti.

Occorre ritornare al significato  di rito.  Non abitudine, come spesso viene percepito.
Se pur nati con l'idea di portare un messaggio, sottolineare l'importanza di un evento o di un gesto, piegare l'attenzione verso una buona pratica ( il rito della buonanotte per i bambini, che riallaccia il legame familiare, o il segno di croce per i cristiani, insieme simbolo identificativo e memoria  , i riti si sono sclerotizzati, svuotati di significati in parte a causa dell'incapacità delle istituzioni civili e religiose di sostenerli.
In verità essi sono una modalità per guidare il pensiero e l'azione verso uno scopo buono per sè e per gli altri.


I riti dello yoga ( il saluto, la respirazione, le posizioni ), guidano la mente. Tutto concorre a una visione dell'essere spirituale intrecciata al corpo materiale.  L'energia visualizzata nelle pratiche yoga non è vera "energia", ma proiezione della nostra mente per acquisire consapevolezza. Eppure veramente influisce sul corpo, donandone equilibrio, calma, elasticità fisica e mentale.

Con questa predisposizione, l'aspetto emotivo della  comunicazione acquista una valenza positiva che ne rinforza anche la parte di contenuto, rendendolo più efficace.

Sarebbe davvero auspicabile che questa positività emozionale, questa elasticità di pensiero  si diffondessero nella società allo stesso modo. Per restituire ai riti i significati dimenticati, alle azioni il giusto peso, alle comunicazioni il giusto equilibrio, alle opinioni gli strumenti adatti affinchè non siano lampi di un pensiero scoordinato, ma attente meditazioni con gli occhi bene aperti sul mondo.

Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.