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martedì 27 giugno 2017

Società, comunità, teatro

Credo che una società possa dimostrarsi evoluta, possa esprimere veramente valore se è in grado di (creare le condizioni per) sviluppare e coltivare comunità, promuoverle e farle diventare motore di cambiamento.
L'aggregazione dei singoli in comunità  è speculare alla evoluzione di sistemi complessi, per cui il tutto è maggiore della somma delle parti.
In altre parole, una comunità numerosa (e in qualche modo motivata) dispone delle risorse che le permettono di realizzare opere (dalle Piramidi alla conquista dello Spazio, alla codifica di leggi sempre più democratiche) che uno singolo o pochi individui non potrebbero nemmeno concepire.


Il nostro substrato genetico è portatore dell'imprinting sociale: apparteniamo a una sottofamiglia di primati ( che condividiamo con Gorilla, Scimpanzè, Bonobo), che ha tra le spiccate caratteristiche etologiche quella di vivere in comunità ( tribù) di decine di individui.
Incisioni rupestri in Val Camonica: testimonianza di comunità antiche

Abbiamo imparato a espandere il cerchio oltre l'ambito familiare e delle conoscenze dirette,  creando villaggi, città, nazioni;  ci siamo aggregati secondo credenze, culture, passioni;  a diversi livelli, abbiamo provato un senso di appartenenza, così forte che ancora adesso prevalgono campanilismi e separatismi, oggi che non è più necessario prevalere  sull'altro per sopravvivere.

Per contro, esiste forte nell'uomo anche il senso di individualità, il bisogno di prevalere ( che equivale ad avere maggiori possibilità di sopravvivere e di perpetuare il proprio corredo genetico).

Recentemente, in occasione del  confronto elettorale, abbiamo  assisistito alla apoteosi  dell'individualità: molti candidati, o sostenitori  si sono attivati spinti più dal bisogno di prevalere  e di imporre la propria visione che da quello spirito di servizio così necessario affichè  la politica non si  corrompa in  interessi particolari.
E' facile considerare che, ove prevalgano gli interessi di pochi, non si presterà attenzione ai bisogni di tutti, minando così le basi della comunità, che è tale proprio perchè "mette in comune" risorse, impegno, interessi, aspettative.
Quarto Stato di Pellizza da Volpedo - Una comunità che si muove


Fondamento della costruzione delle comunità più ampie, quelle civili e professionali, quelle nazionali o internazionali, è l'esperienza che ognuno di noi fa nelle primarie comunità di riferimento, in primis la comunità familiare, poi quelle scolastiche, sportive, sociali.
Il ruolo di organizzazioni quali gli oratori o i Centri di Aggregazione Giovanili, o i gruppi Scout, che più di altri hanno una mission educativa nei confronti dei minori e dei giovani,  per la loro stessa natura sono strumento fondamentale per generare quel senso di appartenenza, di condivisione, di partecipazione che sono i fondamenti per la vita sociale.

Come quindi non tenere in considerazione  gli sforzi e i risultati ottenuti da un nutrito gruppo di giovani e adolescenti, che hanno partecipato, collaborato, lavorato spesso sacrificando il proprio ego a favore del gruppo, nella realizzazione di un evento che ha anche lo scopo intrinseco di servire (in senso culturale) una comunità?


Una trentina di giovani e adolescenti, accompagnati da un manipolo di adulti, hanno messo in scena una versione del musical "Madre Teresa" di  Michele Paulicelli, offrendolo in due serata "sold out" in Agorà.  Avendo due figli parte attiva di questo gruppo, ho potuto percepire la crescita del senso di appartenenza, dell'afflato verso un obiettivo comune, dello spirito di servizio che è via via cresciuto in loro,
Sono certo che in ogni organizzazione educativa, in occasione di un evento particolare, si può percepire questo.

Come non confidare che domani questi giovani saranno in grado di costruire comunità?





mercoledì 14 maggio 2014

Motivazioni

Credo che a  spingere l'uomo ad affrontare una attività, un lavoro, siano essenzialmente tre fattori.
Quello di un possibile ritorno strettamente economico quale un salario, o di branding o di qualsiasi altro tipo che possa contribuira a trarne un vantaggio per se e per la propria cerchia familiare.
Quello etico, la consapevolezza che l'attività che si intraprende possa essere di una qualche utilità per la comunità, e quello della qualità, del piacere di realizzare un lavoro ben fatto.
Trovare motivazioni secondo questi termini, al netto di influenze di ambito strettamente personale,  non dovrebbe essere difficile.
Purchè lo scopo, il target, le mansioni, le prospettive siano chiare ben definite, ragionevolmente realizzabili e i cui risultati siano se non misurabili, quanto meno identificabili.

Il cuoco che lavora in un ristorante ha uno scopo ben definito, preparare del cibo nel modo migliore. I risultati sono evidenti al palato dei clienti.
Ogni impiegato è motivato nel fare bene il proprio lavoro sia per la soddisfazione personale di avere assolto un compito, sia per l'aspettativa salariali.
Quando però gli scopi sono nebulosi, o si ha l'impressione di non svolgere una funzione utile a qualcuno, occorre un grande sforzo per proseguire.
Quando lavoravo in un gruppo di ricerca ( dire che fossi  nel novero dei ricercatori sarebbe forse troppo, anche se qualche risultato l'ho ottenuto anch'io ), ci si trovava spesso con un target non ben definito.  C'era sì un obiettivo finale, ma non sempre era  univoco e immutabile. Capitava che  si scopriva qualche obiettivo intermedio o si raggiungevano risultati differenti per serendipità.
Ci si trovava però a volte nelle secche motivazionali. Troppo lontano e nebuloso l'obiettivo finale, capitava a molti , io compreso,  di girare in tondo, avvitandosi su esperimenti, approfondimenti, linee di lavoro lontane dal mainstream.
Lo stesso può avvenire, e avviene spesso in ambiti non legati al posto di lavoro ( quindi con il fattore "ritorno economico"  più debole).
Anche in quel caso, la mancanza di un target ben definito rende tutto più difficile.
Quando autoprodussi ( elegante eufemismo per giustificare la pubblicazione a pagamento, giustamente rinominata dagli anglosassoni come vanity press ) la raccolta di racconti Alta Via , ora disponibile anche in e-book qui e nei maggiori e-store ad un prezzo infimo, avevo bene idea del target di riferimento, che era la mia cerchia amicale e di conoscenze con i quali volevo condividere  le mie riflessioni su quanto avevamo condiviso "realmente" negli anni precedenti.
Ma se lo scopo si fa evanescente, se ad esempio non si sa se quanto si scrive potrà avere lettori, e quali reazioni potrà suscitare e se il ritorno sarà in qualche modo positivo, come sperimenta chiunque tenti di affacciarsi nel business della letteratura ( tanto per fare un esempio di cui ho esperienza diretta e indiretta, avendo seguito le vicende di alcune amiche che stanno riscuotendo un discreto successo ), in quel caso la motivazione deve essere forte e alimentata dalla volontà interiore.
Ed è questa volontà che a dispetto di tutti i segnali avversi, sostiene il cammino della creatività, dell'impegno, del lavoro.
Se poi, rispetto a questo mio confuso post, volete approfondire l'argomento, chi meglio di Annamaria Testa può aiutarci a capire cos'è la motivazione?
Da parte mia, è stato uno sforzo motivazionale persino arrivare a produrre questo testo, che ho dovuto riscrivere per un errore di salvataggio.




venerdì 23 marzo 2012

Opportunita`

Questa sera una decina di giovani dell'Unione Pastorale Giovanile di Cernusco s/N metteranno in scena la lettura di un mio lavoro: Il Cielo Oscuro.  Mi fa un grande  piacere questa iniziativa, oltre che per soddisfazione personale, anche per l'entusiastica risposta ricevuta nell'aderire ad una cosa che, pur nella sua semplicita`, obbliga a mettersi in gioco davanti ad un numero di persone sperabilmente alto.
I giovani ci stupiscono sempre. Ce li disegnano come ignavi, dedicati tuttalpiu` al cazzeggio multimediatico  socialtecnologico (=perdere tempo su Facebook), poi li vedi impegnati nella realizzazione di sogni, nel darsi da fare per migliorare questa societa` ( mi pare proprio che la campagna elettorale locale si stia delineando come quella con la piu` bassa eta` media dei partecipanti - non solo candidati - magari escludendo dal computo qualche vecchia volpe o qualcuno coinvolto per dignita` di bandiera), nello scendere in campo per costruire il proprio futuro, visto che le generazioni paragonabili alla mia non sono state in grado di garantirlo.
Tutto sta nel dare loro qualche opportunita`. Se il gioco delle parti e` solo autoreferenziale, e vengono coinvolti solo gli amici o i soliti noti, di solito di eta` omogenea, non si dara` spazio alla crescita dei giovani e in definitiva della comunita` di appartenenza.
L'evoluzione autentica non e` quella dei piccoli aggiustamenti, men che meno cercando di mantenere lo status quo. L'evoluzione e` fatta di eventi catastrofici - non nel senso comune del termine, ma intendendo una rottura netta con le condizioni di partenza. E di solito i giovani lo sanno essere,  catastrofici.

( Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.)
Antoine de Saint-Exupéry

mercoledì 14 marzo 2012

Per un ecosistema dell'impegno

Affidereste il vostro condominio ad una amministratore che non solo non e` capace di mediare, ma anzi e` sempre pronto a polemizzare e a criticare l’operato di altri? O che pretende di sistemare le aiuole quando ci sarebbe il tetto da rifare? Affidereste la realizzazione della vostra casa ad un architetto che non conosce le norme edilizie e che non e` in grado di fare un preventivo quantomeno coerente?
Nelle discussioni che si ha la ventura di seguire in questi giorni, attraverso tutti gli strumenti di comunicazione, in un flusso che va crescendo di giorno in giorno, le figure citate sopra brillano di luce sinistra.
La rincorsa elettorale non deve essere impostata sul “vorrei”, ma su quello che deve ( e puo`, in base alle risorse a disposizione)  essere fatto per il bene della citta`, per il bene comune dei cittadini. Di esempi di progetti impostati sulla soddisfazione personale di questo o quell’amministratore siamo pieni. Alcuni sono rimasti per fortuna sulla carta ( nessuno ricorda le ambiziose intenzioni a realizzare un grande palazzetto di non so quanti posti, o dell’arco “di trionfo” che avrebbe dovuto accogliere le auto all’altezza della rotonda Fontanone-Falcone Borsellino) altri ce li trasciniamo come cimeli inutili, uno per tutti la ruota ad acqua tristemente ferma dalla sua inaugurazione ( faccia attenzione chi parla di energia idrica sul naviglio ). Tutte buone intenzioni, ma si sa dove portano.
Il fatto è, come già dissi, che al primo cittadino spetta la gestione di un sistema complesso,  del quale va tenuta in considerazione sia la visione olistica, ovvero l’insieme delle persone e delle cose, sia l’applicazione riduzionistica, ovvero il preoccuparsi del singolo problema, del singolo individuo.
In questo dualismo di azione, al quale chiunque conquisti la poltrona di sindaco deve sottostare, non c’è spazio per i “vorrei” se all’intenzione non corrisponde una azione che insegua il bene comune, che non è detto sia di tutti, ma quantomeno di una maggioranza.
Mi pare, a giudicare i segnali che si intercettano in Rete e nel mondo reale, che molti dei candidati ad assumere un ruolo nella gestione pubblica non siano consapevoli della responsabilità che vanno assumendosi.  L’idea forte e la buona volontà non sono sufficienti. Serve  una economia dell’impegno ( con il permesso al copyright di chi studia le economie e le ecologie di questo mondo) una predisposizione alla visione  multiprospettica e l’umiltà di affrontare i problemi non con la sufficienza di chi ha già la risposta in tasca, ma con la volontà di apprendere prima, per cercare soluzioni poi.


La critica all’operato di una amministrazione non e` sbagliata, anzi e` doverosa, spesso serve anche a chi amministra avere un punto di vista diverso, per eventualmente correggere la rotta.
Ma non è la strada per migliorare il mondo. Ad un mondo migliore servono idee, non urla.

martedì 4 ottobre 2011

Catalizzare

catalizzare
[ca-ta-liz-zà-re] v.tr. [sogg-v-arg]

    1 chim. Provocare una catalisi: c. una reazione
    2 Dotare qlco. del dispositivo di catalizzazione: c. un motorino
    3 fig. Attrarre, concentrare: c. l'attenzione

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Nel processo di scrivere ( per essere pubblicati) si muovono due pulsioni, almeno. La prima e` la volonta` di veicolare un pensiero che si ritiene degno di essere diffuso, che possa essere di interesse per altri, o di conforto, o di svago. La seconda spinta e` data dall'ego imponente che ogni scrittore ha, anche il piu` timido, che si tramuta in ansia di voler essere letti. Dunque ogni pubblicazione e` insieme atto di egoismo e generosita`. A questa legge non sfuggo, come testimonia la mia campagna su FB  per spingere ad acquistare e leggere la mia ultima raccolta di racconti raggruppati sotto quel titolo evocativo ( e molto markettaro) di "Le scale della casa del prete".

Non sfuggo, anche se l'intero guadagno ( detratte le spese) va  come contributo alla realizzazione del nuovo edificio oratoriano.

Pero` non immaginavo che il coinvolgere alcuni giovani nell'aiutarmi a realizzare la presentazione e a promuovere  l'acquisto del libro potesse scatenare una serie di idee e di iniziative che travalicano le intenzioni iniziali. Iniziative di cui parleremo quando i dettagli saranno maggiormente definiti.

Intanto vi bastino questo paio di foto e una considerazione:



 La considerazione, facile, e` che spesso basta essere in grado di fare da catalizzatore,  stimolare la creativita` e l'entusiasmo dei giovani ( ma anche di chi e` giovane ... dentro), e una cascata di idee e di iniziative  si sviluppano e arricchiscono l'impegno quotidiano di chi crede che, nonostante tutto, vale la pena spendersi per  costruire un mondo un po' piu` bello.

martedì 29 marzo 2011

Al tamburo tribale mancano ... gli occhi!


Ho gia` avuto occasione di ribadire, in questa sede, l'importanza in ambito locale di uno strumento come la radio ( qui e qui ). Rilevo tuttavia una difficolta`, che non e` solo la mia personale  nel trovare slot temporali da dedicare a  questa attivita` (il programma  ZTI su RCS  e` da tempo in sospeso ) - di idee da implementare ce ne sarebbero e se ne potrebbero trovare altre, quel che mi manca, oggi, e` il tempo nella fascia oraria "pregiata" della prima serata.
Dicevo, se da un lato il senso della presenza di uno strumento che aiuta a fare comunita` locale non cede di un millimetro, e basterebbe la presenza costante alle celebrazioni liturgiche e alle sedute del consiglio per dare giustificazione di un impegno comunque gravoso, dall'altro si devono fare i conti con le mutate condizioni, soprattutto in termini di scambio comunicativo.

Intervista al Sindaco a Persona e Citta`- RCS 93.9
Asincronizzazione 
C'e` una tendenza in atto ormai da parecchi anni, a partire da quando il  (video)registratore e` entrato nelle nostre case, ma che ha acquisito via via piu` piede al migliorare dell'offerta tecnologica. E` la asincronizzazione della ricezione, ovvero il fatto che per ascoltare o vedere un programma non e` necessario restare sintonizzati, ma e` sufficiente registrarlo su un supporto e quando si e` piu` comodi, godersi lo spettacolo.
Questo fatto, il poter fruire i contenuti ( mi suggerite un altro modo di esprimere questo concetto? fruire i contenuti non mi suona bene... ) , e` stato ed e`  il punto di forza della comunicazione scritta: non si deve essere presenti nello stesso momento per acquisire le informazioni, e` sufficiente afferire allo stesso mezzo, l'autore in modalita` input, il lettore in modalita` output. Questo permett ai documenti scritti di attraversare il tempo e mantenersi "freschi" anche dopo decenni o secoli.
Certo, le emozioni che si hanno alla partecipazione ad un evento in diretta ( un concerto, un teatro, uno spettacolo di cabaret)  non si provano allo stesso modo  attraverso i mezzi elettronici ( radio o TV o cinema), e comunque la maggior parte dell'offerta mediatica e` registrata rendendo vana, senza significato la necessita` di sincronizzarsi con l'orario di trasmissione dell'offerta stessa ( cosa che vale ancora per le dirette di grandi eventi, come olimpiadi e mondiali di calcio, celebrazioni mondiali storico e politiche, etc. )

Pero` sino a poco tempo fa, per radio e televisione , per la maggior parte delle persone la sola modalita` possibile era quella di sintonizzarsi all'ora giusta per poter ascoltare o vedere il programma preferito.

Poi e` arrivata l'alta tecnologia, con le offerte Pay TV ( canali che in differita trasmettono la stessa programmazione di quello principale), Pay per View ( scegli cosa guardare ), e Internet, con YouTube,  Tv in streaming, tools  come MegaVideo, o modalita` di peer-to-peer piu` o meno legali.
Anche le radio offrono la trasmissione in streaming, e i podcast dei programmi piu` importanti.

Con questo anche la radio locale, ma non solo, direi ogni organizzazione che si propone di dare informazione locale, deve confrontarsi.

 Multimedialita`
L'altra criticita` da tenere in considerazione   e` il mescolarsi dei diversi aspetti comunicativi: parola, grafica, musica, video, con lo scopo di offrire contenuti sempre piu` interessanti, sviluppano in sinergia mediatica  un prodotto che  vuole rendere piu` completa l'esperienza dell'acquisizione dei contenuti.
Per sua natura la radio e` monocanale: impegna solo l'audio e permette anche di fare altro, mentre la si ascolta, soprattutto in caso di trasmissioni non particolarmente impegnate.
Tuttavia, nella ricerca di un posto al sole, soprattutto per mezzi a diffusione locale, l'uso della multimedialita` a complemento o per promozione del mezzo audio potrebbe fare la differenza.
Il punto e` che il linguaggio radiofonico, oggi, o e` sostenuto da un poderoso impianto redazionale, in grado di offrire programmi che sollecitino l'attenzione e che , o rischia di assumere il ruolo che era qualche anno fa la filodiffusione: un tappeto sonoro a compagnia delle attivita` di (pochi) ascoltatori, senza nessuna capacita` di farsi voce della comunita` di cui e` parte.

Quali siano le soluzioni, non lo so. Forse e` possibile sperimentare forme nuove di produzione , integrare allo strumento classico le possibilita` offerte dal Web oggi ( a partire da You Tube, la maggior parte delle trasmissioni radio potrebbe essere anche registrata in video e pubblicata ), non solo in funzione di replicatore dei contenuti, ma cercando nuove strade, nuove soluzioni, magari dirompenti come lo e` stata la radio, trent'anni fa.

giovedì 17 dicembre 2009

Cronaca bianca a radio RCS

La prima esperienza in radio di una certa rilevanza ( ovvero qualcosa piu` di un intervento da ospite ) fu grazie ad un nostro educatore ( ora vecchio amico, che non ha perso l'entusiasmo per fare comunita`, anche nella piccola citta` di Pienza dove vive ) che ci coinvolse intorno alla meta` degli anni 70, in un progetto nel quale voleva portare in radio, sempre RCS, oltre alla solita cronaca nera, anche la Cronaca Bianca, ovvero tutte quelle notizie positive che spesso non trovano spazio nei notiziari.
Ripensavo a questo tirando un po' le conclusioni della conversazione di ieri sera in Radio RCS con i ragazzi Scout. Erano Luca, Federica e Miriam, ma rappresentavano non solo i loro amici scout, ma tutti i ragazzi che si impegnano nel migliorare il nostro mondo.


Loro, come tutti i giovani che mi e` capitato di ospitare in radio, sono pieni di entusiasmo, hanno grandi prospettive, coltivano grandi ideali.
Dovremmo dare piu` voce a tutte le cose belle che riescono a realizzare, contribuirebbero a far tornare la fiducia anche ai piu` sconsolati.

Sono certo che, come il mio vecchio amico, non perderanno l'entusiasmo.

martedì 24 novembre 2009

Il coraggio di non accontentarsi


Potrei accontentarmi. Fare di necessita` virtu` , adattarmi al lavoro che sto facendo, vivere la vita che sto vivendo, senza stimoli che non siano quelli artificiali forniti dalla televisione, aspettare di anno in anno l’avvicinarsi della pensione, pensare a sistemare i figli, accontentarmi della casa che ho. Accontentarsi.

Però a volte non basta. Vorrei cambiare casa, o trovare una attivita` che dia veramente un senso alla vita, o semplicemente un nuovo lavoro più soddisfacente, oppure dedicarmi ad un hobby che dia un senso alle ore di tempo libero.

Ma la realizzazione di un desiderio, senza bacchetta magica, comporta fatica.

Eppure, vedo intorno a me esempi che mi confortano.

Vedo persone che non si accontentano, che cercano più senso per la loro vita, e per fare questo rischiano, sconvolgono il proprio senso del quotidiano in nome di valori più alti di una pantofolosa serata o di uno stordimento di finesettimana.

  • Vedo una amica, Cristina, con una vita impostata a servire il Signore presso una congregazione religiosa dalla vocazione educativa decidere che l’esperienza pur bella di condivisione con chi in fondo ha già a disposizione modelli di riferimento non è sufficiente a dare un senso alla sua vita. Con fatica e sofferenza lascia la congregazione e fa partire una scuola popolare nel quartiere di Scampia, Napoli, per ragazzi il cui solo modello educativo è quello dato dalla criminalita`. Il coraggio di non accontentarsi.
  • Vedo un professore di istituto tecnico, prof. Antonio Cantaro, non accontentarsi delle sue lezioni, ma lavorare alla diffusione di un modo più intelligente di sfruttare le tecnologie informatiche, diffondendo il software libero e l’approccio alternativo a Windows, rappresentato da Ubuntu . Il coraggio di non accontentarsi.
  • Ricordo un sacerdote della pastorale giovanile ( allora però non si chiamava così) che avrebbe potuto “fare carriera” diventando parroco ma che invece decide di passare alcuni anni in Africa, fidei donum, perche` forse non era sufficiente parlare di condivisione se non la si pratica sino in fondo. Il coraggio di non accontentarsi.

Non è difficile aver voglia di qualcosa di più per la propria vita e per quella dei propri cari, il difficile è realizzarlo.



Mai

ti si concede un desiderio

senza che anche ti sia dato il potere

di farlo avverare.

Può darsi tu debba faticare

per questo,

tuttavia.

(R.Bach, Illusioni )

sabato 17 gennaio 2009

Semplicemente una comunita`

Una considerazione. Nei miei sporadici passaggi in radio nella trasmissione Persona e citta` su RCS 93.9 mi sono ritrovato a intervistare persone con le quali ho collaborato o con cui ho condiviso esperienze.
Ho partecipato alla nascita del sito di CernuscoInsieme, ho suonato nell’orchestra e ho presentato i nostrani epigoni dei Legnanesi ( Maurizio e Paolo ) , ho partecipato attivamente ad alcune stagioni di vivere Cernusco , anche qui collaborando alla nascita del periodico che sarebbe diventato Futura.
Non è smania di protagonismo, soprattutto perche` mi sono trovato a fare questo senza nemmeno pensare alle conseguenze o se questo avrebbe influito sulla mia immagine pubblica ( come se a qualcuno fregasse qualcosa della mia immagine ! )
Semplicemente, vivendo in una comunita` , si condividono interessi e passioni.
Semplicemente, se un amico chiede, lo si aiuta.
Semplicemente, la forza stessa della comunita` sta nel cogliere il valore di fare qualcosa per gli altri. Non per quale strana ragione morale o religiosa ( che ci sta, ma è un livello diverso) . Ma perche` se una comunita` cresce, ne beneficiano tutti.

martedì 2 settembre 2008

Il profumo del pane

Alla riapertura di un nuovo anno pastorale, alcune considerazioni sui sacerdoti che si occupano dei ragazzi e dei giovani.

Il profumo del pane

Se vuoi costruire una barca,
non radunare uomini per tagliare legna,
dividere i compiti e impartire ordini,
ma insegna loro la nostalgia
per il mare vasto e infinito.
(A.de S.Exupery )


Cosa chiediamo noi laici ad un sacerdote?
Che ci accompagni e guidi nel percorso spirituale e anche umano, essendo questi due aspetti della vita tra loro inscindibili, qualunque cosa dicano a tal proposito molti laicisti.
Cosa chiediamo dunque ad un sacerdote che segue i nostri figli?
Che siano date a loro le nostre stesse opportunità di crescita, commisurate con l’età e in armonia con le offerte delle altre “agenzie” formative ( famiglia, scuola, associazioni sportive ).
Questo non significa quindi solo dare i fondamenti del catechismo e qualche nozione di etica, ma far crescere nei ragazzi la voglia di scoprire e comprendere , attraverso lo studio e la vita vissuta, gli insegnamenti di Cristo.
È una sfida per certi versi più ardua di quella di un parroco ( e non ce ne vogliano i nostri parroci, specie in questi giorni impegnativi ).
A quest’ultimo è richiesto di impastare il pane della fede, e non è impresa da poco.
Ai preti dell’oratorio è invece richiesto di crearne il profumo, quel profumo che, appena avvertito, fa venire appetito, fame di verità e di Dio.
È chiesto di creare generazioni non solo di cristiani, perché sono molti quelli che durante il cammino prendono altre strade, ma di donne e uomini attenti, tolleranti e decisi a lavorare con passione per il bene comune.
Per questo abbiamo sempre apprezzato i preti dell’oratorio, e non solo quelli di Cernusco.
Li abbiamo visti, spesso freschi di ordinazione sacerdotale, affrontare orde di ragazzini che chiedono non solo di poter giocare in oratorio, ma di giocare insieme. Ragazzini che, non sapendolo, cercano un modello di riferimento, e che trovano nel prete un esempio positivo e il punto fermo intorno al quale fare ruotare le prime esperienze di comunità e di responsabilità.
E se in questo percorso le difficoltà e le incomprensioni non mancano, se l’umiltà di riconoscere i propri errori non è facile da trovare e se qualche polemica disturba le relazioni personali, ciò non ci deve far perdere di vista lo scopo principale, l’educazione dei ragazzi.
Per questo ringraziamo i don che si sono susseguiti, don Angelo, don Danilo, don Paolo, per limitarci solo ai più vicini alla esperienza nostra e dei nostri figli.
Per questo ringraziamo don Andrea, che con il suo vulcanico entusiasmo sta offrendo alle generazioni dei nostri figli grandi opportunità di crescita attraverso prove e assunzioni di responsabilità, propedeutiche a ben più grandi sfide nell’avventura della vita.

Gabriella e Loris Navoni

martedì 1 luglio 2008

Per crescere

Claudio è sempre fonte di riflessione ( in questo caso sulla proposta delle impronte digitali ai minori stranieri , http://claudiogargantini.blogspot.com/ ).
Se l'umanità vuole crescere e migliorare, deve lasciarsi indietro brutte pagine come questa.
Non è solo questione di carità, mai come ora ci si rende conto che le vicende del mondo sono interconnesse tra loro, e le maggiori responsabilità degli avvenimenti negativi ricadono su chi detiene potere e ricchezza: noi "occidentali"
E' un alto gradino da superare, ma necessario.

venerdì 13 giugno 2008

Motivazioni

Ci sono almeno tre motivazioni che spingono la gente al lavoro ( in particolare, più genericamente si può parlare di impegno) :
il guadagno di una somma di denaro per vivere;
la sensazione di fare qualcosa di utile alla comunità;
la speranza di dare un senso alla propria esistenza;

Sono tre aspetti sempre presenti, in misura diversa, in ognuno di noi.
Dovrebbero compensarsi armonicamente perché la vita sia completa. Purtroppo questo non avviene quasi mai.

martedì 10 giugno 2008

Parlare di vita con accanto la morte

Mi sono reso conto solo recentemente che spesso nei miei racconti, a fare da coprotagonista è la morte.
Del resto è il fine ultimo a cui tutti tendiamo, poco importa se la si consideri un passaggio a una nuova vita o semplicemente la chiusura definitiva del libro della propria esistenza.
Un conto però e farne una analisi "letteraria" ovvero in qualche modo distaccata, non partecipata ( anche se esperienze con genitori e amici scomparsi si sono vissute con dolore), altro è vivere sentendo giorno per giorno più distinto il passo della Grande Mietitrice.
E' quindi ancora più degno di ammirazione Randy Paush che dopo la sua ultima lezione, a tratti esilarante performance, appare di nuovo in pubblico, pronto a testimoniare l'inesorabile consumarsi del suo corpo, ma proprio per questo pronto anche a celebrare la bellezza della vita, se vissuta in pienezza. ( una traduzione del discorso la trovate grazie a Luca Chittaro, di Nova-Sole24Ore ).
Una lezione da meditare.

lunedì 28 aprile 2008

Il curioso in Libreria - Maggio 2008

(leggere, ascoltare, incontrare )


LETTERALMENTE FUORI DAL CORO ( DI SOLITO MI SIEDO A FIANCO)

Quando mi accingo ad intonare il Santo insieme al coro degli adolescenti, alla messa domenicale delle undici, mi viene spesso da sorridere: la musica e` tratta da un brano della famosa opera rock degli anni 70 Jesus Christ Superstar, che tanta polemica creo` per aver presentato un Gesu` troppo “umano”. Altro polverone ci fu per un musicista nostrano, tale Guccini, che oso` intitolare una sua canzone Dio è morto, prontamente censurata da zelanti e un po’ bigotti funzionari RAI ( ma trasmessa tranquillamente da Radio Vaticana, che ne aveva colto il messaggio di speranza, posto solo nella terza strofa). Cosa è rimasto di quello spirito rivoluzionario, anche nel mondo cattolico, che porto` addirittura alle messe beat ( che contribuirono alla mia –e non solo mia - formazione musicale e in parte anche spirituale) ? Era un linguaggio forse un po’ crudo, forse figlio di una stagione , il sessantotto, di confusione ma anche di grandi speranze, e di sperimentazione di nuovi linguaggi. Allora la chiesa aveva raccolto la sfida, mentre oggi, comunque proiettata nella missione di far comprendere il messaggio evangelico a tutti coloro che vogliano ascoltare, sembra un po’ in difficoltà nell’usare i linguaggi piu` comprensibili dalla gente. Non solo per i mezzi, che le nuove tecnologie sono gia` nelle mani e nei piani di lavoro dei sacerdoti, ma per i temi e alle riflessioni con i quali affrontare il messaggio cristiano alla luce dei nostri tempi, temi spesso attinti da una visione del mondo e della società purtroppo non sempre aggiornata.
Questo, naturalmente, nella mia personalissima opinione.

IL CORAGGIO

Non si deve essere eroi per avere coraggio, si puo` agire anche nelle piccole cose:
si puo` avere il coraggio di spegnere il televisore, quando c’è solo TV spazzatura.
Il coraggio di crescere dei figli, avendo un progetto serio in mente, per loro, non per noi.
Il coraggio di allargare veramente le braccia nell’abbraccio del Padre Nostro.
Il coraggio di rivelare la propria debolezza e la propria sofferenza , come Giovanni Paolo II negli ultimi anni della sua vita.
Il coraggio di essere coraggiosi , ovvero imparare ad avere fiducia nei propri mezzi. È un viaggio alla fonte del coraggio inteso come forza nel tollerare l’insuccesso, entusiasmo nel riprovare, capacità di chiedere aiuto e di offrirlo, quello raccontato ai bambini dai 6 anni nel libro dello psicoterapeuta Domenico Barilla`, edito da Carthusia, dal titolo omonimo.
Il coraggio di parlare della propria sconvolgente malattia, come ha fatto Randy Pausch, docente della Carnegie Mellon a cui restano solo pochi mesi di vita, nella sua ultima lezione(la trovate, in inglese – anche se non lo capite, vale la pena guardarla- su You Tube , www.youtube.com e comunque in rete ne parlano in molti ) recentemente pubblicata da Rizzoli con il titolo “L’ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore”.
Ha parlato con ironia e coraggio, facendo spesso sbellicare dalle risate la platea, dei sogni della sua infanzia e della fatica che si fa per riuscire a realizzarli, e del fatto che la vita vale la pena di essere vissuta.
Perche` cio` che è importante è avere il coraggio di coltivare dei sogni.

lunedì 21 aprile 2008

25 Aprile

Qualche tempo fa il nostro amico Claudio mi ha donato una raccolta di poesie da lui composte nel corso degli anni.
Penso di fare cosa gradita a tutti se ne riporto una sul 25 aprile, del 2005, sempre attuale, a parte l'accenno ai sindaci. E' in dialetto milanese, per i non autoctoni appeno ho qualche minuto posto la traduzione.

Buona Lettura













25 April

Fan festa i partigian,
quei pocc che’ restàa,
quei cun't la memoria,
e col cör in man,
han mai dì nigut, han mai parlàa,
ma han scrivü la nostra storia.

Fa festa al sindic e un para d'asesur,
che per 'sto dì hin ubligàa,
andà in corteo insema ai comunisti,
col Camerani, che cun't fervur,
"bella ciao" al ghe fà cantà,
e scultà el discurs sui tudesc e fascisti.

Fa festa tüta la gent,
quela semplice, quela unesta,
che tachen föra dal balcun,
la bandera cun't tanti culur al vent,
e la spera che la stessa festa,
per tüt al mund la sia dabun.

Fa festa tüta la cumpagnia,
nei ricordi d'un amis,
che se pö minga desmentegà.
l'è là in ciel, setàa giù a l'umbria,
suta 'na pianta del paradis,
ghe disum "grazie" per quel che'l ga dàa.

Fan festa i passaritt,
che cun't la stagiun bela,
cinguetan prest a la matina,
nascündù fra i ram bei fitt,
quand se smorza l'ultima stela,
e l'aria l'è ‘mo buna e fina.


Fan festa i tusan,
che g'han voia de balà,
sugnà per 'sta ucasiun,
de truà in un stagn,
un sciat de trasfurmà,
cun't un basin pien de pasiun.

Fan festa i urtulan,
che caten i prim maset,
d'isalata e d'erbiùn,
"l'è primavera, oh tusan!"
andem in da l'urtaia a braset,
schiscem al prà cum'è un burlùn.

Fem festa, grande festa,
l'è el 25 april, la liberasiun,
dai tudesc, fascisti e tira pèe,
fasem insema la prutesta,
cuntra el guvernu Berluscun,
perché sem amòo cum'è 'sti an indrèe.

Fem festa anca mi e ti,
che suta la tempesta e in mes al vent,
vestì da la festa, cun't i anei in man,
propri in 'sto dì,
in una geseta tra amis e parent,
hem cumbinà un bel dagn.



Claudio Fedeli, 2005





giovedì 17 aprile 2008

La speranza nei giovani

Erano sei ragazze, ieri a Persona e Città, a parlare della associazione Ragazzi e Cinema, nella quale tutte hanno parte attiva nel promuovere la socializzazione e l'espressione della propria personalità attraverso le arti "performative".
Al di là dei risultati di questo impegno, comunque notevoli, resta il fatto che vedere ragazze che studiano, in alcuni casi lavorano part-time e trovano anche il tempo di accompagnare ragazzi più giovani nel cammino dell'espressività personale, fa bene al cuore.
C'è ancora speranza nei giovani.

giovedì 27 marzo 2008

Citazione ad uso dei delusi

Ma non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare. Ma il tempo che avranno non dipenderà da noi.
(J.R.R. Tolkien )

lunedì 28 gennaio 2008

Il valore della comunitá

Festa della famiglia. Centinaia di persone, intorno ai ragazzi dell’oratorio, si riuniscono per una celebrazione molto informale della bellezza di avere una famiglia.
Sto un po’ ai margini, giocare a tombola non mi entusiasma, poi sono arrivato tardi: preferisco stare a guardare, e chiacchierare con chi mi è intorno.
Tanta gente in teatro, per lo spettacolo dei ragazzi abbinato alla tombolata. Lo stesso sta accadendo nelle altre parrocchie. E negli altri paesi del milanese.
Gente che si incontra, magari dopo parecchio tempo. Ci si scambia un saluto, per dire “siamo qui ancora”; si riallacciano legami magari un po’ sfilacciati, perché in fondo, con tutte le differenze , di abitudini, di sensibilità, ci si sente parte di una comunità.
È il valore della comunità reale, concreta, che all’occorrenza sa contrapporre la propria voce ai cosiddetti poteri forti.
Da tempo si esalta il ruolo delle comunità virtuali che l’avvento di internet e delle nuove tecnologie ha permesso, semplificando lo scambio di idee e informazioni ad una velocità che prima pareva impensabile. Mail, SMS, blog hanno permesso di creare in pochissimo tempo movimenti d’opinione che stanno assumendo un ruolo fondamentale nelle dinamiche economiche e sociali del mondo intero.
Di tutto questo però, la comunità reale ne è la base e il complemento necessario ove attingere quello spirito di partecipazione che altrimenti risulterebbe asettico, astratto.
La forza di continuare ad andare controcorrente arriva soprattutto dallo scambio umano, dal comunicare con la voce umana, dalla stretta di mano e dall’abbraccio, dal riappropriarsi dello spazio dell’incontro e del confronto.

mercoledì 23 gennaio 2008

Memoria condivisa ed egoismo giustificato

Il sonno della ragione genera mostri (F.Goya)

Fra qualche giorno ricorre la Giornata della Memoria. Lo sforzo di chi ha promosso questa celebrazione è quello di offrire una condivisione della memoria degli anni terribili perchè questo non accada più. Ma è opportuno condividere anche le ragioni per cui si arrivò a quei terrifici giorni. E si scopre che a prevalere in quei momenti fu un misto di egoismo ed indifferenza, a tutti i livelli, sociali e politici, che permisero al demone dell'odio di prevalere su ogni cosa.
Così quello a cui si assiste oggi sembra un ripercorrere strade già tracciate.
Non solo per il manifestarsi di folli fenomeni di crudeltà efferata, ma anche per quel senso diffuso di caduta dei valori base della nostra società, espresso come indifferenza alle regole del vivere civile.
Ecco allora un correre a raccomandarsi per scalzare le graduatorie di ogni tipo, anche dell'asilo nido, pur di avere il posto garantito, o proporre uno sconto solo se non facciamo la fattura, o imbucarsi nel giro giusto per ottenere quel posto nel consiglio di amministrazione.
E poi un correre a giustificarsi, perchè la società è una giungla, e si deve sgomitare per avere un posto al sole, e che se non ci si fa furbi al giorno d'oggi, etc. etc.
Magari non si infrange nessuna legge, ma ci si fa beffe della comunità a cui si appartiene.
Che fare per contrastare questo atteggiamento?

martedì 22 gennaio 2008

l'orticello

Siamo chiamati a creare ponti, intessere relazioni, generare interessi comuni. Si fatica a lavorare insieme, non è semplice, ma se in più l'orizzonte è limitato dalla miopia di chi vuole coltivare solo il proprio orticello di impegni, allora la strada che si potrà fare è drammaticamente breve.
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.