mercoledì 14 maggio 2014

Motivazioni

Credo che a  spingere l'uomo ad affrontare una attività, un lavoro, siano essenzialmente tre fattori.
Quello di un possibile ritorno strettamente economico quale un salario, o di branding o di qualsiasi altro tipo che possa contribuira a trarne un vantaggio per se e per la propria cerchia familiare.
Quello etico, la consapevolezza che l'attività che si intraprende possa essere di una qualche utilità per la comunità, e quello della qualità, del piacere di realizzare un lavoro ben fatto.
Trovare motivazioni secondo questi termini, al netto di influenze di ambito strettamente personale,  non dovrebbe essere difficile.
Purchè lo scopo, il target, le mansioni, le prospettive siano chiare ben definite, ragionevolmente realizzabili e i cui risultati siano se non misurabili, quanto meno identificabili.

Il cuoco che lavora in un ristorante ha uno scopo ben definito, preparare del cibo nel modo migliore. I risultati sono evidenti al palato dei clienti.
Ogni impiegato è motivato nel fare bene il proprio lavoro sia per la soddisfazione personale di avere assolto un compito, sia per l'aspettativa salariali.
Quando però gli scopi sono nebulosi, o si ha l'impressione di non svolgere una funzione utile a qualcuno, occorre un grande sforzo per proseguire.
Quando lavoravo in un gruppo di ricerca ( dire che fossi  nel novero dei ricercatori sarebbe forse troppo, anche se qualche risultato l'ho ottenuto anch'io ), ci si trovava spesso con un target non ben definito.  C'era sì un obiettivo finale, ma non sempre era  univoco e immutabile. Capitava che  si scopriva qualche obiettivo intermedio o si raggiungevano risultati differenti per serendipità.
Ci si trovava però a volte nelle secche motivazionali. Troppo lontano e nebuloso l'obiettivo finale, capitava a molti , io compreso,  di girare in tondo, avvitandosi su esperimenti, approfondimenti, linee di lavoro lontane dal mainstream.
Lo stesso può avvenire, e avviene spesso in ambiti non legati al posto di lavoro ( quindi con il fattore "ritorno economico"  più debole).
Anche in quel caso, la mancanza di un target ben definito rende tutto più difficile.
Quando autoprodussi ( elegante eufemismo per giustificare la pubblicazione a pagamento, giustamente rinominata dagli anglosassoni come vanity press ) la raccolta di racconti Alta Via , ora disponibile anche in e-book qui e nei maggiori e-store ad un prezzo infimo, avevo bene idea del target di riferimento, che era la mia cerchia amicale e di conoscenze con i quali volevo condividere  le mie riflessioni su quanto avevamo condiviso "realmente" negli anni precedenti.
Ma se lo scopo si fa evanescente, se ad esempio non si sa se quanto si scrive potrà avere lettori, e quali reazioni potrà suscitare e se il ritorno sarà in qualche modo positivo, come sperimenta chiunque tenti di affacciarsi nel business della letteratura ( tanto per fare un esempio di cui ho esperienza diretta e indiretta, avendo seguito le vicende di alcune amiche che stanno riscuotendo un discreto successo ), in quel caso la motivazione deve essere forte e alimentata dalla volontà interiore.
Ed è questa volontà che a dispetto di tutti i segnali avversi, sostiene il cammino della creatività, dell'impegno, del lavoro.
Se poi, rispetto a questo mio confuso post, volete approfondire l'argomento, chi meglio di Annamaria Testa può aiutarci a capire cos'è la motivazione?
Da parte mia, è stato uno sforzo motivazionale persino arrivare a produrre questo testo, che ho dovuto riscrivere per un errore di salvataggio.




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Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.