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martedì 19 luglio 2016

Prospettive

La vista cambia continuamente.

Superi un dosso, aggiri un versante, 
esci dal folto di un bosco,

e ciò che vedi muta in continuazione.
Ogni curva di sentiero 
porta i tuoi occhi su paesaggi differenti.
In montagna, dove le prospettive cambiano 
al cambiare della luce del giorno, 
al mutare del clima, 
al girare del vento che piega 
le cime degli alberi.

Dalla montagna impari a cambiare punto di vista, ad adeguare il tuo progetto di cammino alle condizioni e agli imprevisti che incontri.
E nell'esperienza di adulto in  mezzo a  giovani e adolescenti, presente ma  non protagonista, bensì al servizio, ritrovi questa necessità di cambio di prospettiva.
Non è importante il ruolo, ma la disponibilità, non le intenzioni, ma l'adattarsi. 
Vivi, al pari di loro, la precarietà di una tenda, l'esposizione nuda (metaforicamente, s'intende) al vento, al sole, alla pioggia al freddo. Accompagni il loro cammino, fornendo sostegno e pazienza. Accetti l'acqua fredda per lavarsi la mattina, la doccia dopo che tutti sono andati a dormire, l'incessante andirivieni per la preparazione del cibo ( e mangiano come gli hobbit, cinque volte al giorno!). Ami l'avventura condivisa, il sudore della salita, l'adrenalina del tuffarsi da altezze che mai nella tua giovinezza avresti affrontato, il disagio del risveglio in una tendina ricoperta di ghiaccio.
E questo ti cambia.

Impercettibilmente, sposta l'asticella delle cose importanti.
E disagi quotidiani del lavoro abbassano il loro score. Sono fastidiosi, ma non così importanti. 
Le bollette da pagare, gli appuntamenti da rincorrere. Da fare, ma non così importanti.
L'ultimo film da vedere, canzone da ascoltare, spettacolo cui assistere. Belli, ma non così importanti.

Importa vivere una famiglia, una amicizia, una comunità.
E preghi per aver la forza di farlo.



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Su l'esperienza di campeggio e montagna ho già scritto:


lunedì 23 novembre 2015

Dieci anni di Alta Via

C'è voluto un imprevisto coinvolgimento nell'uscita periodica dei diciottenni dell'UPG Cernusco a San Martino Valmasino per ricordarmi che sono passati dieci anni dalla pubblicazione di Alta Via.
Non che sia un anniversario fondamentale. Per di più sono solo poche centinaia le persone che hanno letto quella raccolta di racconti. Però è stato il mio primo tentativo serio di mettermi in gioco e proporre al pubblico quanto avevo nel famoso "cassetto".
Racconti brevi ( qualcuno dice "troppo"), scrittura un po' acerba,  raccolti nel 2005 ma nati  molto prima, a partire da quella avventura dell'estate del 1985 che ci ha visto scarpinare e arrampicare tra le pendici del Badile e del Cengalo sino a fin sotto il Disgrazia.


Mi chiedevo dunque ieri mattina, mentre mi affacciavo su una val di Mello ancora ostaggio dell'ombra, se le tensioni, le aspirazioni, le speranze e le incertezze dei giovani di oggi fossero le stesse dei giovani di trent'anni fa,  quello che eravamo noi.
Forse no.
Forse tutto è cambiato.
Il contesto sociale è profondamente differente, gli orizzonti si allargano, ma nel contempo si diluiscono i contrasti. La generazione degli "sdraiati" altrimenti detti "sbatti zero" sembra prevalere.

Li ho visti, quei giovani sempre connessi. Disposti a dimenticarlo, lo smartphone, in cambio di un momento intenso di amicizia, di una avventura o di un impegno.
Se cresce in loro l'entusiasmo, ci sono. Se comprendono il senso delle cose, lavorano per renderle possibili.
E dunque forse Alta Via  vale anche per loro, rispecchia il loro affacciarsi sul mondo, macchiato di luci e ombre, ma definitivamente bellissimo.

La foto di copertina della edizione cartacea di Alta Via.
Ora disponibile in ebook



lunedì 22 dicembre 2014

Qualcosa accadrà

S.Natale 2014



 
www.valbrembanaweb.com

  
ispirato e dedicato alle ragazze e ai ragazzi di  #CampSacer2014



Spilli di ghiaccio colpiscono incessantemente il naso e le guance di Irma, le sole parti esposte all’aria gelida. Tutt’intorno a lei vortica  il pulviscolo  stendendo cortine di neve sospesa che li isolano dal paesaggio intorno.  
Qualche albero accanto segna un’ombra più scura. Irma spera di non incontrare un lupo o un orso.
Stringe forte la mano di suo fratello. Enea non può restare qui. Deve condurlo in salvo.  E può farlo solo lei, a meno che non accada qualcosa.
Sono nel mezzo di una bufera, proprio come quest’estate.
Lo sentivano che sarebbe successo, sin dalla mattina, quando un timido sole aveva riscaldato le ginocchia nude e le mani intirizzite. Durante la traversata, sempre in quota, sempre tra pietraie e radure di erba cesposa e tenace,  il tempo ha iniziato a guastarsi, il freddo sempre più insistente.
Temevano di dover affrontare ancora per ore quel cammino senza una meta visibile, quell’arrancare tra le rocce. Invece qualcosa è accaduto. Il gestore di un rifugio, posto più in alto del sentiero, interrogato da due mandati in avanscoperta si è detto disposto ad accogliere la comitiva per il pranzo.
Una accoglienza  provvidenziale. Una comunità eterogenea, piccoli invasori, un centinaio,  accolti con affetto dai gestori  e gli usuali ospiti sorpresi  e divertiti dal baccano, diventata quasi una famiglia.
Poi, sulla via del ritorno a valle, la bufera si è scatenata. Il nevischio penetrava in tutte le fessure, picchiava sul naso, accecava,  raggelava le labbra.  D’improvviso, qualcosa è accaduto.
Giunti a limite del bosco di larici, il sole si è liberato dalle coltri e ha sciolto la bufera in un soffio gentile.
Come vorrebbe fosse così anche ora. Ma è pieno inverno, e la notte si è già mangiata la poca luce del pomeriggio.
“Ho freddo!” si lamenta Enea.
“Coraggio! Ancora un poco.”  Enea è piccolo, non ha la sua stessa resistenza. Attraversare questa foresta innevata è una impresa difficile per un adulto, figurarsi per due ragazzini.  Ma ce la faranno.
Arrancano nella neve fresca, sovente cadendo a faccia in giù. E allora il gelo della neve giunge sino ai polsi, penetra nel collo, nelle orecchie.
Un latrare attutito blocca il respiro di  Irma. Lupi!
Sono ancora lontani,  ma i lupi sono veloci. Devono affrettarsi. Raggiungere un luogo sicuro.  Irma rimpiange di non aver letto Zanna Bianca o Il richiamo della Foresta. Magari avrebbe imparato come difendersi dai lupi.
“Irma, io ho freddo! Torniamo dentro.”  
Fratello rompiscatole!  Mai una volta che stia al gioco.
“Irma! Enea! Rientrate? Siete stati in giardino per più di due ore. Non vorrete prendervi un malanno la vigilia di Natale!”
Il richiamo della mamma  e i lamenti di Enea riportano a malavoglia Irma alla realtà.   
Batte i piedi per  togliere la neve, mette a posto le cose e lascia che il giardino si riprenda il suo biancore grazie alla neve che ora cade copiosa.
La luce densa e calda della finestra indora i fiocchi più vicini a casa.
È bello rientrare in casa,Irma pensa, è bello stare con i genitori.
Pensa alla sua famiglia, a tutte le famiglie, pensa a chi un famiglia vera non ce l’ha, a chi è solo anche a Natale, magari lontano da casa. Magari senza neppure una casa.
Pensa alle sue amiche, a tutte le avventure che affronta con loro.
Pensa  all’avventura del Natale, sempre uguale anno dopo anno eppure sempre diversa. Pensa a come l’affronterà domani.
È la Vigilia.
Irma ne è certa. Sta per accadere qualcosa.


Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.