mercoledì 19 dicembre 2012

Il futuro appartiene a tutti


Lunedi, ore 23.15
La notte sta avanzando.
Ripenso all’incontro di stasera, il primo del gruppo di volontari che si sono resi disponibili dopo il convegno di sabato 24 novembre: Cernusco 2032 - la citta` dell’innovazione, affollato da una novantina di persone, di diversa estrazione professionale e culturale, interessate a capire  come sara` la Cernusco di domani, e magari a costruirla insieme.

I volontari di questa sera sono una decina, molti sconosciuti l’uno all’altro. Poche e con poche forze, rispetto al sogno che hanno. Che abbiamo.
Mentre affronto le ultime incombenze della sera mi rendo conto che l’iniziativa, che ancora deve trovare la sintesi tra le  diverse voci che hanno dato il proprio contributo,  presenta alcune sfaccettature.
Un primo aspetto  e` lo scopo principale : costruire una visione della Cernusco del futuro attraverso  un nuovo modo di promuovere le attivita` produttive, il lavoro, l’ambiente.  Forse le aspettative dell’incontro erano altre e piu` alte.  Molti avrebbero voluto mettere sul piatto gli aspetti sociali, quelli culturali  o le lacune amministrative delle istituzioni.
Ma analizzare le possibilita` di sviluppo in una ottica di innovazione e di utilizzo delle nuove tecnologie, con lo scopo ultimo di creare “ricchezza” per la citta` sotto forma di opportunita` lavorative e imprenditoriali, mi pare gia` un buon inizio.  
Un inizio promettente, in questi tempi difficili.

C’e` poi un  risultato immediato, gia` tangibile nei pochi incontri avuti faccia a faccia, ma supportati da intensi scambi informativi via Internet.
E` l’aver creato una rete  di conoscenze, di rispetto e di collaborazione tra le persone che anche solo marginalmente si sono  interessate a questa idea,  e questa rete e` destinata ad allargarsi, a includere altri operatori, altre risorse, altri amici.

Ma c’e` un altro aspetto, forse quello emotivamente piu` importante. L’impegno profuso per la Cernusco del 2032 non soddisfa  solo l’ambizione di  fare qualcosa di bello e magari utile per la citta`. Risponde all’esigenza di preparare il terreno per le generazioni future. Vorremmo lasciare loro una citta` bella, dove sia bello lavorare e vivere. Dove si possa cogliere il meglio e si possa lottare perche` tutti abbiano le stesse opportunita`.
I miei figli dormono, guardo il piu` piccolo e penso che  il futuro appartiene a loro. Appartiene a tutti.
L’importante e` costruirlo a partire da oggi.
Nel nostro piccolo, ci proviamo.





Disclaimer: "Il futuro appartiene a tutti" by Nico Acampora

Da leggere anche #CERNUSCO2032: TECNOLOGIA, PRODUTTIVITA', AMBIENTE di Ermanno Zacchetti


Hashtag: #CERNUSCO2032

martedì 11 dicembre 2012

Domenico

Domenico LoparcoHo perso un collega. Si chiamava Domenico Loparco, aveva 37 anni. E` morto nella maniera piu` tragica e piu` epica.
Lo ha preso la montagna.
Lui, uomo nato con negli occhi la linea dell'orizzonte piatta del mare di Puglia, aveva scoperto l'alpinismo alcuni anni fa. Mi raccontava delle sue prime esperienze col CAI di Monza, il suo impatto con un mondo nel quale probabilmente trovava la liberta`.
Aveva cambiato sede, alla ricerca di un senso anche nel lavoro che faceva, e ci eravamo persi di vista. Intelligente e schivo, ponderava le opportunita` e coglieva l'essenziale nelle cose.
La montagna lo ha portato via, non perdonandogli quel passo falso, uno dei pochissimi che aveva commesso nella vita.
 Ho perso un collega.
 Ho perso un amico.

lunedì 19 novembre 2012

Visioni di futuro


L’evento visionario sulla Cernusco del 2032, che si terra` sabato prossimo 24 nov. presso la nuova Vecchia Filanda, ha suscitato qualche perplessita` e commenti non del tutto benevoli.
Si contesta soprattutto l'opportunita` di porsi un orizzonte cosi` in la` nel tempo, e  riversare energie su esso, a discapito della situazione contingente alla quale si dovrebbe  cercare di porre rimedio.
La questione pero` mi sembra mal posta, anche tenendo conto che la nostra  non e` certo una citta` insensibile alla solidarieta`, non solo su fronte istituzionale.
E` mal posta soprattutto perche` non si tiene conto che la capacita` di prevedere, di immaginare il futuro e` proprio uno dei punti di intelligenza che ha differenziato la razza umana dalle altre.
Usare uno strumento efficace come la lancia , ad esempio, poteva forse bastare a garantire la sopravvivenza, ma la capacita` di imbrigliare l'energia in un sistema elastico per concentrarla in un dardo lanciato verso la preda garantiva una maggior efficacia nella caccia e quindi maggior tempo a disposizione per altro. Arco e frecce divennero armi strategiche ed efficaci sino forse al diciassettesimo secolo.

 I fratelli Wright costruivano e riparavano biciclette. Se avessero solamente pensato a come fare meglio ( con piu` profitto) le biciclette o a ripararle in modo piu` efficiente forse non sarebbero riusciti a far volare il primo aeroplano. Ci sono le innovazioni incrementali ( costruire meglio biciclette, ma anche li` i fratelli introdussero molte novita`) e innovazioni di rottura ( inventare aeroplani).
Tutte le grandi invenzioni  ( dal treno al telefono,  dalla bicicletta al computer ) incontrarono perplessita` e ostacoli, perche` implicavano il cambiamento radicale di un paradigma dato per assodato ( nel caso del treno, la velocita`, nel telefono la modalita` di comunicazione a distanza).
Ma ogni spinta verso il futuro ha finito per modificare ( per lo piu` in meglio ) le condizioni dell'oggi.
Questo e` lo spirito con il quale sento di poter partecipare a Cernusco 2032. Per me, ma, e` bene ricordarlo, anche per i miei figli e per le generazioni future.

martedì 6 novembre 2012

Consapevolezza: se hai uno strumento, usalo!

Ho recentemente collaborato alla realizzazione della Intranet della divisione dove lavoro, composta da un migliaio di persone distribuite in tre siti principali nel mondo e altri siti minori.
Lo scopo di questa intranet e` quello di scambiare informazioni tecniche e stimolare discussioni di carattere generale sulla vita in azienda, sulle possibilita` di migliorare le modalita` e i flussi di lavoro, di tutto quanto possa essere utile per lavorare in un ambiente confortevole e smart.
Purtroppo, a distanza di quasi un mese dall'apertura, i contributi si possono contare sulle dita di una mano.
Colpa di una campagna pubblicitaria scarsa, di uno scarso coinvolgimento del management, della poverta` dell'interfaccia ( ma non deve essere Facebook, dopo tutto e` una intranet aziendale) ? Forse colpa di tutto questo, ma a mio parere quello che manca e` una consapevolezza. Manca nei miei colleghi il rendersi conto che hanno a disposizione uno strumento  potente di discussione e di valorizzazione, manca nei managers la consapevolezza di avere un canale di comunicazione privilegiato per rinsaldare un legame di fiducia con i collaboratori.


Capita spesso che mia figlia, dotata di IPad fornito dalla sua scuola a ( presunto) supporto didattico, chieda a me come e dove reperire informazioni su un determinato argomento ( quando non chiede direttamente a me o a Gabriella o a suo fratello, prendendoci per la classica enciclopedia ambulante) . In due anni di superiori ancora non ha capito come usare Google, Bing, Yahoo  o Wikipedia per reperire informazioni di base. Non che non ne sia capace, semplicemente non ci pensa.
Non sono certo il solo che afferma che il rischio che  le nuove generazioni corrono e` lo stesso che correvamo noi con la TV: essere fruitori acritici di contenuti e temi che altri decidono per te.
Oggi la cosa e` un po' piu` complessa, i contenuti passano attraverso piu` canali, c'e` la possibilita` di una maggiore interattivita` , ma mi pare che il "mi piace" ( o il tagging di qualsiasi tipo) di oggi sia come  il televisore a 99 canali ( perche` 99? per risparmiare sui led in piu` che il numero 100 a tre cifre richiedeva) di qualche decennio fa: ti dava l'illusione di una liberta` che era in realta` la liberta` di scegliere la padella dove venir cucinato a fuoco lento.

Quello di cui abbiamo bisogno tutti, non solo i giovani, e`  di comprendere le potenzialita` che la rete ci offre.
( Mi fa male vedere adulti che sui social network svelano una immaturita` che non avresti immaginato, postando inutili e ripetitivi contenuti, quando non offensivi, quasi che la rete tolga le inibizioni sociali e riveli il vero carattere di una persona - voglio sperare che non sia davvero cosi`)

Credo che chi abbia questa consapevolezza debba fare uno sforzo per diffonderla e promuoverla, attraverso comportamenti e stimoli adeguati,  e  alla fine mi piacerebbe poter fare mia una affermazione fatta nel corso di una discussione ( su un social network )  da Claudio Gargantini, che se mi permette, pubblico qui:

Ecco perche` dico benedetto internet che ha dato dignita` comunicativa ad ogni persona, 

perche` ha liberato la comunicazione e l'ha concessa liberamente a tutti.


giovedì 25 ottobre 2012

Tempi lunghi



In questi tempi concitati, dove tutto sembra affastellarsi sopra le nostre teste senza che si riesca  a mettere ordine, e la tecnologia  viaggia velocissima, scoprire che in realta` c'e` bisogno di tempo perche` le cose  trovino il suo posto, puo` sembrare strano.
Eppure un brevetto da noi presentato il 27 maggio 2005 per l'Europa e un anno dopo per gli USA, e` stato accettato in questi ultimi  solo nel febbraio 2011.
Di per se` il brevetto, anche se potenzialmente interessante non e` di quelli che fanno strappare i capelli per l'entusiasmo: parla di protocolli tra dispositivi.  Quanto di rilevante e` pensare che le novita` che andiamo ad acquistare oggi hanno una storia  quantomeno decennale.  E che il futuro che avremo tra le mani fra decenni, lo stanno inventando adesso.

venerdì 19 ottobre 2012

Pionieri - prima parte

L'undici agosto del 1954 Enrico Fermi, l'illustre scienziato italiano che aveva gettato le basi per l'utilizzo dell'energia atomica, sia in senso militare che civile, ebbe un'idea.
L'Universita` di Pisa aveva ricevuto un finanziamento dalle provincie e dai comuni di Pisa, Lucca  e Livorno.
Di questi tempi sembra impossibile. Non avevano finanziato l'ennesimo tratto di strada, o un ospedale o qualche altra infrastruttura utile come ritorno mediatico e quindi elettorale. Avevano finanziato una universita`, che quei soldi li avrebbe usati per ricerche la cui importanza  ancora oggi suscita perplessita` nella gente comune. Intendevano infatti realizzare un sincrotrone, ovvero uno di  quegli acceleratori di particelle che vengono alla ribalta solo se permettono di trovare  "la particella di Dio" o se qualche sventurato ministro lo usa per regalarci una gaffe planetaria.
Evidentemente gli amministratori di quel tempo non avevano l'orizzonte limitato al proprio bacino di voti, guardavano oltre.
Ma Roma li aveva preceduti. Un sincrotrone sarebbe stato realizzato in quella citta`. Dunque si trattava di trovare qualcosa di alto interesse scientifico che permettesse al mondo accademico di progredire in qualche ambito di ricerca, e alla comunita` intera di dotarsi di un volano per innovazione, industria e cultura.
Qui entro` in gioco Fermi. Negli States aveva avuto modo di comprendere l'importanza  dei calcolatori elettronici. Fu facile per lui suggerire di realizzare interamente in Italia un calcolatore elettronico. Questo, oltre a dotare l'universita` di un potente strumento di calcolo, avrebbe permesso di formare un pool di esperti in questa branca dell'elettronica, che avrebbero contribuito allo sviluppo tecnologico dell'intera Italia.
Nacque cosi` la Calcolatrice Elettronica Pisana.
(segue)

Il pensiero e l'universo

"The universe is very very big, and our brain is really small. So the test of knowing the universe is very ambitious" 
David Weinberger,  filosofo e tecnologo, co-autore del Cluetrain Manifesto.
( grazie a Luca De Biase


Ma cielo e terra ti comprendono forse, perché tu li colmi? o tu li colmi, e ancora sopravanza una parte di te, perché non ti comprendono? E dove riversi questa parte che sopravanza di te, dopo aver colmato il cielo e la terra? O non piuttosto nulla ti occorre che ti contenga, tu che tutto contieni, poiché ciò che colmi, contenendo lo colmi? Davvero non sono i vasi colmi di te a renderti stabile. Neppure se si spezzassero, tu ti spanderesti; quando tu ti spandi su di noi , non tu ti abbassi, ma noi elevi, non tu ti disperdi, ma noi raduni. Però nel colmare, che fai, ogni essere, con tutto il tuo essere lo colmi. E dunque, se tutti gli esseri dell'universo non riescono a comprendere tutto il tuo essere, comprendono di te una sola parte, e la medesima parte tutti assieme? oppure i singoli esseri comprendono una singola parte, maggiore i maggiori, minore i minori? Dunque, esisterebbero parti di te maggiori, altre minori? o piuttosto tu sei intero dappertutto, e nessuna cosa ti comprende per intero?

S. Agostino, Padre della Chiesa
( grazie a Dio)

giovedì 4 ottobre 2012

La cappellina della nuova SACER




Entrando, ci accoglie un profumo di legno.
Legno delle grandi travi curve a formare il tetto.
Curve. Archi pronti  a scagliare preghiere come frecce verso il Cielo.
Legno della panche che abbracciano l’altare.
L’ho accarezzato,  quel legno, l’ho sentito sotto le dita. Mi sono emozionato  su quelle panche.
L’ho accarezzato quel legno, il legno di quelle panche che ospiteranno generazioni di nostri figli.
Li vedranno pregare, spesso svogliati nei pomeriggi dopo essersi spesi nel gioco.
Li vedranno a volte addormentarsi, nelle lunghe sere di adorazione. Li vedranno giocarsi la propria vita, chiedere aiuto  per capire cosa fare da grandi.
 Ricordo la vecchia Cappellina, quella  in uno stanzino di villa Celada. In disparte, minuscola. Accoglieva i dubbi e le speranze di noi ragazzi.  Ma era piccola, i Vespri la riempivano , ci si stringeva sulle panche.
Si viveva cosi’  la ricerca del Divino, e del senso della vita. In disparte e nel raccoglimento. Forse era il solo modo.
Oggi, che tutte le verita` sono urlate, come fare per trovare il Divino nel rumore che invade la citta`?
La nuova Cappellina si lascia abbracciare dall’oratorio, incastonata nel centro come la prua di una nave che ha trovato il suo approdo. Ma oltre, oltre le vetrate che narrano la vita dell’uomo con al centro la Madre di Dio, nella trasparenza dei colori anche la citta` e` oggetto di quell’abbraccio.
E insieme alla citta`, il mondo.
Possa la Madonna di Fatima aiutare i nostri ragazzi a non essere autoreferenziali, a non bastare a se stessi, a non smetter di cercare e di essere curiosi.
Possano essere lanciati come frecce verso la vita.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, 
e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell'Arciere;
Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l'arco che sta saldo.
(Gibran Kahil Gibran)

venerdì 14 settembre 2012

Innovazione nelle persone

Il vulcanico Ermanno Zacchetti, che mette sempre cuore e cervello nelle cose che fa, ha lanciato una sfida un paio di mesi fa.
Chiedeva di pensare,  OGGI, a come poter iniziare a costruire la Cernusco di DOMANI, con una data indicativa di riferimento 2032, cioe` tra 20 anni.
Questa sfida chiede una lungimiranza  che e` difficile avere in tempi come questi, dove cambiamenti  tecnologici hanno impatti  cosi`  repentini sulla societa` che fatichiamo a stargli dietro.

Io questa sfida l'ho raccolta. Un po' perche` mi piace pensare all'innovazione e un po'  perche` amo la mia citta`.
Ho pensato un po' durante questi mesi, favorito anche dalle vacanze, cercando di far emergere almeno due aspetti:
  •  trovare sistemi o processi innovativi che avrebbero potuto essere applicati ad una discussione sul futuro della citta`;
  • accordare queste innovazioni con le reali capacita` di risposta della comunita` civile.
La difficolta` di conciliare i due punti qui sopra me la evidenzio` quest'estate un amico, responsabile di un settore di Milano della raccolta rifiuti. Disse che le tecnologie per ottenere rifiuti di buona qualita` ci sono, quello che manca e` la sensibilita` dei cittadini nel condurre correttamente la raccolta differenziata. Questa sensibilita` non si puo` pianificare, entra nella cultura lentamente e a condizioni  al contorno favorevoli.

E allora? Quale contributo posso dare? Ho provato a tracciare un po' di temi 'caldi' per l'innovazione della citta`:  ma anche se si riuscisse a coprire con una pianificazione a lungo termine su uno solo di queste tematiche, il vero nodo sta altrove.

Sta nel riuscire a portare l'innovazione ad un livello di percezione che sia veramente per tutti.  
Il successo sostanzialmente immediato dei social network, per esempio, e` dovuto al fatto che la tecnologia non ha fatto altro che amplificare una tendenza naturale nella razza umana a socializzare attraverso soprattutto la conversazione, e a permettere questo continuo scambio empatico in tempo  reale. Si recupera la dimensione del villaggio ( e qui ci sta il villaggio globale di MacLuhan, non nella TV ) annullando le distanze.
Perche` anche in altri ambiti riesca questo processo di innovazione ( che altri non deve essere, in via definitiva,  che un processo di miglioramento delle nostre condizioni di vita ), si deve fare leva sugli stessi meccanismi. 
Per continuare l'esempio precedente, non dovrebbe essere un peso fare la raccolta differenziata, sia perche` lo smistamento e` facile, so con chiarezza quali rifiuti vanno in un contenitore quali in un altro ( e ancora sulla maggioranza dei prodotti  non vi e` indicazione di che tipo di rifiuto a loro volta producono) sia perche` ne comprendo e condivido le finalita`, sia perche` ne ricavo un guadagno indiretto e magari anche diretto. 

In tutti gli ambiti la percezione di semplicita` e di utilita` dovrebbe essere il leit-motiv che porta al successo dell'iniziativa, e  che dovrebbe poi fare parte di quel bagaglio di cultura spicciola ( e buone pratiche ) necessarie per affrontare un mondo sempre piu` complesso.


Come far si` che questo sia possibile, non lo so: credo sia la grande sfida per il 2032.



mercoledì 5 settembre 2012

Sulle spalle dei giganti

Ecco, io su questa faccenda della comunicazione ci sto pensando da un pezzo, ve ne sarete accorti ( qui accanto l’elenco dei miei contributi nel blog). Siccome  poi negli anni ho imparato che per comprendere un fenomeno  (sia esso fisico/tecnologico, come mi e` capitato al lavoro, sia sociale o culturale), si deve andare alla sorgente, a chi per primo ha teorizzato, ha scoperto la spiegazione, ha gettato le basi per interpretare e farne uso, allora ho cercato chi fosse stato il primo a dare corpo logico a questa faccenda.

Ho cercato di attingere al lavoro di Claude Shannon del 1948,  (The Mathematical Theory of Communication) , lavoro non facile per le mie scarse capacita`, cercando di tracciare un parallelo tra la teoria e la comunicazione applicata. Cosa che peraltro non e` che mi sia vennuta benissimo.

Ma sono i commenti, anzi le domande che un po’ retoricamente si pone Warren Weaver, nell’articolo-spalla dell’anno successivo ( che spiega anche agli ostici delle formule matematiche perche` il lavoro di Shannon e` cosi` importante ) a stimolare oggi maggiormente la mia riflessione sull’argomento, visto in chiave interpretativa del processo di scrittura, in particolare di scrittura narrativa.
Dapprima Weaver introduce tre livelli di  comprensione della comunicazione, che rispondono alle seguenti domande:
A. Con quanta accuratezza i simboli della comunicazione possono essere trasmessi? ( questo e` il livello tecnico a cui Shannon da` una  definizione rigorosa )
B. Con quanta precisione i simboli trasmessi riportano il significato desiderato? ( livello semantico)
C. Quanto efficacemente il messaggio influisce nel comportamento del ricevente? (livello dell’efficacia)

Weaver ricorda che se anche le due ultime domande sembrano attenere alla sfera filosofica del problema di comunicare, e la prima esclusivamente alla sfera ingegneristica, e queste sfere sono apparentemente disgiunte, in realta` l’influenza del livello tecnico sugli altri due e` alta, tanto da compromettere  la riuscita del processo comunicativo.
E` dunque necessario tornare ad analizzare il livello tecnico per comprendere appieno i meccanismi della comunicazione. E questo mi conforta nel mio ricercare.


lunedì 27 agosto 2012

Molto forte, incredibilmente vicino



La prima volta che vidi il trailer del film tratto dal libro omonimo fui veramente colpito.  Le immagini dell'11 settembre, lo struggimento del ragazzino protagonista che perde il padre, le musiche degli U2 , lasciavano presagire un'opera che scavava nei sentimenti e che avrebbe  certamente non lasciato indifferenti gli spettatori. 
Ma non sono uno che corre al cinema ad ogni occasione, e ho archiviato il film tra  quelli "da vedere", lista piuttosto lunga di titoli che  non esauriro` mai.
La stessa faccia angosciata del ragazzino mi ha salutato dalla fascetta allegata   al  libro.   L'ho preso in mano e sfogliato,  non aspettandomi granche` di piu di quanto gia` provato con il trailer.
Invece mi hanno  colpito le illustrazioni, le pagine bianche con una sola riga, le cerchiature in rosso sugli articoli di giornale.
L'autore usa un modo di scrivere non convenzionale. Entra nel profondo dell'anima del ragazzo protagonista, scavando con spietata delicatezza nelle ansie e paure di un bambino che ha perduto il padre e non ne comprende il motivo. Ansie e paure che si annidano anche nelle vicende dei nonni, che scorrono parallele e solo in chiusura si riannodano  ( anche se per poco) per amore del nipote e del figlio perduto.
Spassosa, per contro, la corrispondenza che il ragazzino tiene con personaggi della scienza quali Stephen Hawking e  Jane Goodall.
In confronto a tanta letteratura prolissa che proviene dal continente americano, un capolavoro. 

Un libro che non aiuta a trovare risposte, ma almeno a porsi domande.


Molto Forte, Incredibilmente vicino, di Jonathan S. Foer, ed. Guanda

martedì 21 agosto 2012

Cose che mi sono capitate *

Non ho fatto vacanze in luoghi straordinari o degni di essere descritti in qualche guida. Non ho nemmeno fatto avventure degne di tale nome. Ho semplicemente vissuto alcune esperienze semplici, quelle che tutti noi possiamo provare. Ma raccoglierle e dar loro  un corpo scritto puo` essere un primo contributo alla creazione di un percorso narrativo che sfocia in un racconto o romanzo. Per questo le ho annotate sul taccuino:


  • Ho avuto il battesimo della sella. Capirai, dira` qualcuno, ma a 49 anni, capire che gli animali non sono come le auto, non li si deve guidare ma convincere, per me e` un grande risultato. Eppoi, girare per la valle con lo sguardo a piu` di due metri e mezzo  di altezza, fa tutta un'altra impressione
  • Ho concentrato in una sola escursione quello che potevo fare in due o tre: sei ore di cammino, per uno non allenato come me, si sentono.
  • Dopo una vita a cercare scoiattoli nei boschi di montagna, li trovo nella pineta di un agriturismo di Eraclea Mare. C'era anche una ghiandaia.
  • Ho visto un uomo di settant'anni commuoversi all'ascolto dell'Ave Maria di Gounod durante la celebrazione del suo cinquantesimo di matrimonio. L'Ave Maria la cantavo io, a mio modo - un po' rock. Ero fuori allenamento, ma ho fatto molte prove. Il parroco era d'accordo ( non se fosse stata quella di Schubert ).

* Il titolo e` un riferimento al diario del protagonista di "Molto forte, incredibilmente vicino, di J.S. Foer, da cui e` stato tratto l'omonimo film, e di cui parlero` in un prossimo post.

sabato 4 agosto 2012

Le parole non dette

Gli esperti sono convinti dell'impossibilita` per l'uomo di non comunicare: e` questo il primo dei cinque principi che lo psicologo Paul Watzlawick, con altri colleghi della Scuola di Palo Alto (Mental Research Institute ), California, hanno enunciato in merito alla comunicazione umana.
Anche quando un individuo decide con coscienza di escludersi da qualsiasi consesso comunicativo, in quell'istante comunica una informazione e quindi, di fatto, comunica.

Fenomeni fisici che trasmettono informazioni
Questo e` possibile, a mio parere, per due motivi. Il primo e` dettato dal fatto di essere comunque parte di una comunita`, che e` quella dell'animale uomo,  alla quale si e` intrinsecamente legati. Il secondo e`  a causa sempre della natura umana che cerca significati non solo nelle relazioni tra individui, ma anche tra essa e il mondo circostante. Magari detto in modo improprio, questi continuamente emette messaggi, anche dalle cose inanimate, che l'uomo rielabora per creare il proprio universo di significati e per muoversi in esso. Il rosso dei frutti maturi indica la disponibilita` del cibo, l'emissione periodica di radiazioni indica che la stella studiata e` del tipo pulsar, il rosso del semaforo indica l'ingiunzione a fermarsi ( ma questo e` un messaggio umano mediato da un sistema automatico), tremori e esplosioni accanto ad un vulcano indicano una imminente eruzione. La nostra capacita` di elaborare informazioni e` in grado di analizzare anche messaggi non specifici.
E` necessaria tuttavia almeno un senso di empatia, una relazione di vicinanza non solo fisica. una attenzione non passiva. Nel consesso umano l'empatia viene naturale, facilitata dalla comunicazione non verbale che anche chi vorrebbe estromettersi dal contesto comunicativo inevitabilmente fa ( ad esempio incrociando le braccia, allontanando lo sguardo  o uscendo da una stanza, in questi modi indica la sua volonta` di non comunicare, ma inevitabilmente un messaggio lo produce.

Un insolito modo di comunicare
In ambito letterario, il non comunicare acquisisce altri significati.
Puo` essere un artificio, trascurando di dare informazioni  che verranno poi svelate successivamente, creando nel lettore quel pathos che spinge a proseguire nella lettura.
Si possono omettere particolari, sottointendere caratteristiche che non siano essenziali alla prosecuzione della storia.
C'e` un altro modo di omettere parte della comunicazione.
Si tratta di usare le parole giuste affinche` non ne siano necessarie altre. La narrazione si scava nella roccia dura, trarne fuori la parola adatta e` una fatica che viene poi ripagata dall'eleganza dell'essenzialita`.
Questa tecnica e` vincente se si riesce ad instaurare con il lettore quell'empatia che nel rapporto personale e` possibile attraverso i gesti, le espressioni, gli atteggiamenti.
Visto che pero` le dimensioni sono appiattite sulle pagine del libro ( o dello schermo) in quale modo ricreare quell'empatia?  Sempre con le parole. Dunque la difficolta` dell'utilizzo di un linguaggio essenziale e` duplice: rendere la narazione completa  con una linea descrittiva il piu` possibile pulita, catturare il lettore  affinche` entri nel para-universo che l'autore sta descrivendo,
Fatica improba, possibile solo a pochi.

martedì 24 luglio 2012

Futuro remoto


Forse a quelli delle generazioni successive alla mia ( sono del '63) sfugge la portata rivoluzionaria che ha avuto la sostituzione della valvola termoionica  con il transistor.



In generale le valvole erano grandi quanto una piccola lampadina, consumavano parecchi watt di potenza e dovevano essere alimentati ad una tensione piuttosto alta ( alcune arrivavano a 160 V ). Molto lontani dalle prestazioni di oggi.
Piazzare transistor al posto di valvole volle dire fare dispositivi piu` piccoli, meno energivori, ( scalando verso il basso di cento o mille volte - senza tener conto dell'attuale trend della microelettronica), agevolando la   penetrazione in  un mercato che era disposto ad acquisire qualsiasi novita` che facesse sentire i cittadini parte di un mondo che si avviava a diventare moderno.


Ricordo i nostri padri scorazzarci nella gita domenicale ( in auto, altro bene del boom economico che aveva cambiato i paradigmi del vivere quotidiano ) senza rinunciare alla radiocronaca delle partite di calcio ascoltata grazie alla nuova radio a transistor.  La tecnologia diventava, se non portatile, quanto meno trasportabile. I televisori cambiavano forma, si rimpicciolivano, acquistavano un posto nel cuore della famiglia, in cucina, e da li` non si sarebbero schiodati sino ai giorni nostri.



Dimenticai una radio a transistor simile a questa su lunotto posteriore
 dell'auto di mio padre una domenica assolata. Al ritorno la trovammo
"bollita", chiaramente non funzionava piu`... 
L'elettronica, ridottisi drasticamente i costi, entrava di prepotenza  nelle nostre vite, senza pero` che ne fossimo consapevoli degli effetti ( positivi e negativi) .
Le generazioni cresciute con il monopolio televisivo hanno imparato a riporre nella TV un fiducia incondizionata, che per fortuna  nelle nuove generazioni si sta incrinando, a favore dei famigerati social network, ma anche di una fruizione dei contenuti teoricamente piu` libera, perche` l'offerta puo` venire non solo dai grandi gruppi dell comunicazione, ma anche da singoli cittadini o produttori indipendenti.
E tutto questo grazie ad un piccolo, insignificante ma potente transistor.


lunedì 16 luglio 2012

Dio esiste?

La prima idea che mi feci di un calcolatore fu simile a quelle vignette che ancora circolano dove il "cervellone" viene rappresentato come un gigantesco armadio tutto luci e pulsanti, con un sistema di interfaccia che si limita ad una striscia di carta stampata in continuo. Era la seconda metà degli anni settanta, poca era la tecnologia che si poteva portare su un normale tavolo da lavoro. Avevo visto a scuola due Olivetti, il P652, per la programmazione assembler, e il P6060, per scrivere programmi in Basic. MA mi parevano poco piu` che strumenti didattici. Chi mi accolse nel primo posto di lavoro, in una direzione assicurativa, fu proprio  l' IBM  4341, mainframe che riempiva più di una stanza, e che ancora per partire necessitava di una sequenza di tasti premuti e verifica dell'accensione delle luci. A tale compito era destinato un sistemista che appariva agli occhi di noi semplici operatori come il Guru Assoluto.
Anche il tempo macchina era gestito da un ufficio di "schedulatori" che cercavano di ottimizzarne le risorse, quello che oggi fa il sistema operativo.
In quel contesto le possibili evoluzioni dei computer portavano a profetizzare, con buon anticipo rispetto a Ray Kurzweil, la singolarita` tecnologica e il prevalere dei computer sull'uomo.  Ci si spinge oltre, sino ad immaginare un supercomputer in grado di diventare Dio ( F.Brown , La risposta, 1954 ).

L'avvento dei computer portatili, poi addirittura tascabili ( gli smartphone ) hanno modificato la percezione di cosa sia un computer.  E` diventato un oggetto ludico, uno status symbol, uno strumento di comunicazione, una finestra sul mondo 'altro' popolato da persone virtuali che danno il meglio ( o il peggio) di se` attraverso click di mouse su "Mi piace - Commenta - Condividi"

Ma ci si dimentica che a fare la differenza non sono solo i  computer cosi` diffusi tra la gente. Essi agiscono come terminali. Intelligenti, ma terminali. Dietro di essi ci sono i grandi data center dei colossi social: Facebook, Google, Twitter, Linkedin, Pinterest, etc.
La conoscenza del mondo, pur apparendo a nostra disposizione con un solo tocco delle dita, appartiene a loro, racchiusa nei giganteschi mainframe intimamente connessi con l'intero tessuto culturale e produttivo del pianeta. Non puo` essere che un giorno essi si destino, in un impeto di autocoscienza, e resisi conto della loro potenza  non provino una irrefrenabile ambizione di divenire Dio?

giovedì 12 luglio 2012

Strumenti immortali

Ci sono strumenti e soluzioni che resistono allo scorrere del tempo. Principalmente per il loro legame unzionale con la fisiologia umana, o perche` esplicano funzioni base nella maniera piu` efficace. Prendete un cucchiaio, per esempio. La sua forma e funzionalita` sono state sviluppate circa 2-3 mila anni fa, e ha subito poche modifiche, soprattutto estetiche, o quando ha esteso la sua funzionalita` primaria, che era ed e` quella di portare cibo alla bocca ( e quella non e` cambiata ;-).
Anche se considerate la bicicletta, vecchia di  duecento anni, la sostanza non cambia. Essa ha avuto una grande evoluzione nelle forme e soprattutto nei materiali, ma la funzionalita` essenziale, quella di trasferire energia cinetica dalle gambe alle ruote, non e` mai cambiata, cosi` come non sono cambiati nella loro esssenza  i suoi elementi strutturali ( manubrio, sellino, ruote, freni, pedali, trasmissione , sostanzialmente evolutisi in termini di efficenza e ergonomicita` ).
Allo stesso modo alcune funzionalita` software, nate nel boom dell'era informatica pre-internet , sorprendentemente mantengono la loro utilita` a dispetto della pressione dei nuovi paradigmi del Web, delle funzionalita` cloud e altre amenita` del genere. 
L'avvento del sistema Unix si trascino` una serie di funzionalita` software e di linguaggi ancora oggi strumenti indispensabili per molti designer. A partire dal linguaggio C, vero pilastro della programmazione, ad una serie di tool e funzionalita` , quali l'apparentemente complicato editor VI, il linguaggio AWK, i comandi grep e sort e molti altri. ( Devo avere da qualche parte documenti originale dei Bell Labs del 1978, ereditati da un mio dirigente dei primi anni in azienda, che contengono tutti gli articoli descrittivi).  
Sono strumenti che sono alla base di molta della tecnologia avanzata che caratterizza i nostri giorni.
Saperlo mi da` un certo conforto. 

mercoledì 11 luglio 2012

Scienza delle conseguenze

Non sempre riesco a seguire Luca De Biase nei  commenti che riporta nel suo blog. Specie quando discute di giornalismo e editoria. Non che sia particolarmente difficile nei ragionamenti. E' un giornalista, sa farsi capire. Semplicemente non sono campi che mi appassionano.

Diverso è quando propone chiavi di lettura della realtà, come nel suo e-book in formato Kindle  "Scienza delle conseguenze" ( su Amazon,  editore 40k).
In una specie di compendio, De Biase illustra lo spaesamento dei nostri tempi che ci vedono passare da una interpretazione del mondo lineare, ad una dove la complessità  si rivela ma che ancora non siamo in grado di comprendere e a nostra volta controllare. Da qui la confusione nell'economia, che si sta rivelando incapace di fare previsioni su se stessa, in balia di una finanza che mira solo a generare profitto per se stessa.
Descrivere quello che succede, succintamente come ha fatto De Biase, ma gli autori di riferimento sono molti, da Nassim Taleb a Daniel Kaheman, e molto piu' logorroici , non puo` certo dare una soluzione. E cercare di ri-postare semplificando ulteriormente, che e` un po' il mio ruolo , nemmeno.
Ma se leggendo questo post, o meglio  il lavoro di Luca De Biase ( costa meno di un euro, se avete il Kindle),  vi balena l'idea che qualcosa si puo` cambiare, fosse anche il modo di interagire su Facebook, e che siete voi gli attori del cambiamento, allora un piccolo meme di consapevolezza si e` propagato, e il futuro potrebbe essere un poco piu` chiaro.

lunedì 9 luglio 2012

Resilienza


Una storia singolare quella della pianta della foto. Si tratta di un mandarino che lo scorso anno cresceva rigoglioso, come ormai da qualche anno, ma che ha affrontato male l'inverno, perdendo completamente le foglie. Colpa mia, non avendolo protetto a sufficienza. All'arrivo della primavera, quando anche le piu` provate hanno fatto spuntare i loro germogli, questa pianta e` rimasta desolatamente spoglia. Ormai considerata sulla soglia della definitiva morte,  mi apprestavo ad estirparla dal vaso e destinarla alla inglorisosa fine della discarica. Tuttavia sotto la corteccia la linfa colorava ancora di verde i rami. Ho aspettato. Le settimane passavano e periodicamente controllavo, grattando la corteccia, se non avesse definitivamente cessato l'attivita` vitale. Ma il verde continuava ad essere brillante, segno che la vita scorreva ancora.
Un paio di settimane fa piccoli bottoni verdi sono apparsi su alcuni rami, e rapidamente si sono trasformati in folgoranti foglioline, seguite in poco tempo dai fiori bianchi.
Che insegnamenti trarre?
Dapprima che la vita e` molto piu` forte  di quanto uno si aspetti. La resilienza, la capacita` di sopportare avversita` e di superarle e` un sorprendente aspetto della vita, di tutta la vita.
Il secondo insegnamento e` che si deve sempre dare un'altra possibilita`. A tutti.

giovedì 28 giugno 2012

Il valore della Relazione

Cosa spinge la gente a pubblicare sui soliti social network tutti quegli inutili aggiornamenti  su cosa hanno mangiato, cosa stanno facendo, dove stanno andando? Perche` presumono che altri possano essere interessati a questo?
Perche` da un lato si invoca tanto la privacy e dall'altro si arriva ad un esibizionismo sfrenato, al quale manca solo lo sconfinamento nel porngrafico?
Che senso ha rilanciare immagini, vignette, battute che hanno gia` fatto il giro del mondo, ma che fa tanto figo ripostare?
Una disamina accurata di questa predisposizione a mettere in mostra i propri panni ( quando invece nel mondo reale si  e` restii a svelarsi a chi si trova appena al di fuori della stretta cerchia amicale e parentale)  la lasciamo ai sociologi. Possiamo comunque pensare che questo fenomeno sia dovuto alla predisposizione alla socialita` che e` innata nella nostra specie, che pero` nel mondo reale e` dotata di quella componente di fisicita` che la limita, sia perche` difficilmente si entra in relazione con piu` di un manipolo di persone alla volta , sia perche` le componenti non verbali della relazione - gestualita`, mimica facciale, ambiente stesso dove la relazione si consuma -  in qualche modo ne accrescono il valore di scambio.
Quindi , come una merce dall'alto valore che non viene svenduta con facilita`, gli scambi tra umani sono autolimitanti, e non trovero` mai, o quasi mai (!) , un conoscente che mi racconta che ha appena mangiato un risotto con la salsiccia o che lo scorso weekend si e` bevuto un mojito in riva al mare, senza nemmeno aver approcciato un saluto e un "come va?".
Invece questo avviene comunemente nei social network, perche` il costo della relazione e` molto piu` basso. Questo pero` induce  anche comportamenti  eticamente non conformi. Se non si riesce a mantenere una forma di autocontrollo,  il rischio di appesantire una discussione con commenti inappropriati e pesantemente offensivi  e` alto. Cosi` come cadere nelle trappole degli spam o di chi fa girare bufale talmente improbabili da risultare sospette anche  a mio figlio di dieci anni.
Se, senza volere essere moralisti, si apprezzasse un po' di piu` il valore della relazione, sia che si esplichi nei luighi pubblici che nelle vie elettroniche del Web, perderebbero di significato molti dei pseudo-contenuti che affollano le  nostre bacheche, e ci guadagneremmo , quantomeno in capacita` critica.





giovedì 21 giugno 2012

Dite, amici, ed entrate!




La parola "amici"  e` stata in questi anni purtroppo svalutata dall'uso che se n'e` fatto in Facebook, dove chiunque sia in contatto con te diventa tuo "amico" ( in Twitter sei solo un follower, in Linkedin un contatto, in Google + fai parte di una cerchia, ognuno ha trovato il modo di definire quel legame telematico ).
Il che non e` del tutto sbagliato. Infatti raramente si approccia ad un nuovo social network semplicemente entrando e stabilendo contatti col primo che capita. Di solito si entra - se non si e` Rete-dipendente - grazie al suggerimento di un amico (reale), o perche` si intende seguire una persona che si conosce ( magari lei non conosce te, ma non importa). Guardando alla lista di amici dei propri contatti  si puo` arguire che in fondo , escluse alcune eccezioni ( rumore, direbbero gli ingegneri della comunicazione) non ci si connette con persone con le quali non si ha nulla a che fare. Questo risponde a quel fenomeno di aggregazione delle reti che determinano la presenza di cluster (grappoli)  altamente connessi tra di loro, con connessioni piu` deboli ( meno frequenti) tra cluster diversi.  Gli appartenenti ad un cluster sono sostanzialmente omogenei per qualche carattere (condividono una appartenenza, una caratteristica, un' idea).
Il senso di appartenenza si rafforza, la tribu` appare nel continuo scambio di "Mi piace"  e di "Condividi".
Ma oltre ai legami forti del gruppo ci sono i legami deboli di chi e` in contatto con altre persone  non appartenenti al cluster di provenienza.  Questo fa si` che il gruppo non sia completamente autoreferente, e rende giustizia alla legge dei sei gradi di separazione. In realta` e` solo attraverso questi legami deboli che la rete ha il suo compimento e la sua giustificazione. Solo la connessione con qualcuno 'altro' da noi  libera la diffusione delle idee, la scoperta e  condivisione di istanze e informazioni.
Pero` e` chiaro che da un punto si deve partire. Per verificare non tanto che la tua idea abbia successo, ma che perlomeno abbia senso, ( non sto parlando in questo caso del re-post di  articoli di gossip o delle foto dell'ultima serata insieme, ma di idee concrete per il "mondo reale" o di informative o notizie che abbiano un impatto, anche piccolo, sulla vita delle persone )  davvero il cluster ristretto puo` essere di aiuto. Sempreche` alberghi tra i suoi componenti uno spirito collaborativo.

(Per chi malauguratamente non ha letto il libro il Signore degli Anelli, e me ne  dispiace, quella è la scritta in elfico posta sulle porte magiche all'ingresso di Moria - il regno sotterraneo dei Nani )

lunedì 18 giugno 2012

Danza, sudore, pace

Aveva ragione ieri sera Oreste Castagna, presentando il 29 Gala di Fine Anno del Centro Danza e Ricerca di Cologno M.se, guidato dalla vulcanica Agnese Riccitelli ( non raccontero` la serata, seguire la Riccitelli su Facebook per avere ragguagli). Aveva ragione nel dire che tutto il lavoro fatto da quella scuola, cosi` come nelle altre ( e mi vengono in mente i nomi di Letizia, Anna, Barbara, solo per citare chi conosco direttamente o indirettamente), e che sfocia nei saggi che si affastellano in queste settimane, serve per stare insieme.  Stare insieme durante l'anno, imparando a regolare il passo sincrono con quello delle compagne, soffrendo per empatia quando l'amica si distorce una caviglia, accettando  qualche umiliazione o qualche sconfitta,  tacendo se si deve fare coppia con la piu` antipatica. Tutti le attivita` sportive insegnano questo, ma nel mondo dello spettacolo c'e` l'evento topico, l'esibizione per il pubblico, senza punteggi da conseguire ne' squadre da battere. Esibizione per il gusto di divertire e stupire il pubblico. Che si sente anch'esso parte di una comunita`. Questa e` la magia dei concerti, degli eventi live,  del teatro. Anche se circondato da sconosciuti, sei parte della comunita` di pratica riunita con lo scopo di seguire lo spettacolo, E le risate sono risate in comunita`, gli applausi esprimono il loro senso se fatti da un insieme, non da singoli ( che se la platea non raccoglie l'invito, si sentono come estromessi in quell'istante dalla comunita` ). Ne sa qualcosa l'amico  Dario Frigerio, presente per il services audio-luce, che ha calcato i palchi innumerevoli volte e sa quanto calore un pubblico appassionato puo` dare.
E Oreste dice che in questo modo i ragazzi e le ragazze imparano a costruire la pace. Vero. Sempre che ci siano le famiglie a supportarli. Sempre che i genitori non vedano, indipendentemente dalle capacita`, nella propria figlia la novella Eleonora Abbagnato, o nel proprio figlio l'emulo di Gallinari o di Del Piero. Sempre che non insegnino al proprio figlio che si deve solo sgomitare ( magari cercando di lavorare il minimo indispensabile ) per  conquistarsi il posto  che spetta di diritto nell'Olimpo artistico o sportivo. Dimenticando che e` col sudore che si costruisce il futuro, nostro e degli altri, E ieri sera, di sudore se n'e` visto parecchio.

giovedì 14 giugno 2012

Narrare chi fa l'impresa

In questi tempi di crisi, si parla tanto di innovazione, di creatività, di opportunità da creare specie per le generazioni che si affacciano ora nel mondo del lavoro, ma se da un lato questo è il leit-motiv di una certa cultura dell'impresa, chiamiamola Lavoro 2.0, dall'altra si  assiste ad un tirare i remi in barca che lascia in balia delle onde della crisi migliaia di lavoratori anche qualificati.
Certo è difficile avere punti di riferimento, in Italia. Molti imprenditori che ottengono un qualche successo difficilmente ricevono attenzione al di là della cerchia più specialistica nel Web e nella carta stampata.
E anche quando se ne parla, si tratta sempre di reportage che ne illustrano caratteristiche e successi, difficoltà e diffusione. Raro che si generi, per le donne e gli uomini che oggi "fanno l'impresa" quella letteratura emozionale che avvicina al personaggio e ci permette di identificarci in esso, nel bene o nel male. Difficile insomma che ci sia in Italia chi si cimenta nell'avventura cinematografica di narrare le vicende di uno Zuckemberg nostrano  ( che potrebbe essere Renzo Rosso, o Polegato, o un qualsiasi imprenditore che ha portato il marchio Made in Italy nel mondo).
Fare sì che una bella storia di imprenditoria, o di innovazione, diventi narrazione e susciti emozioni, così come tanto successo hanno le biografie di personaggi famosi, non sempre capolavori, ma in grado di evocare ricordi ed emozioni, potrebbe non  essere solo una furba operazione di marketing.
Può essere che la narrazione susciti  senso di emulazione,  empatia,
Può essere che serva, a qualcuno, per riprendere slancio.
Ci provo anch'io, a narrare.

venerdì 1 giugno 2012

poi ne arrivano altri....

Altri libri che aumentano lo stack ( fa piu` figo che dire pila) ,  e riuscire a rincorrerli tutti ( eh ,si` i libri si muovono, non nel senso fisico, ma nel plasmare il tuo cervello creando emozioni e pensieri che ti cambiano)  diventa problematico.
Un altro suggerito da De Biase e` Economia a Colori, di Andrea Segre , dove l'economia viene vista come parte di una visione piu` globale, ecologica.  E` curioso come le ricette per uscire dalla crisi che ci attanaglia - non solo quella contingente, ma la crisi di valori, la spada di Damocle dell'inquinamento e sfruttamento planetario, l'incapacita` di migliorare definitivamente e globalmente la vita dell'uomo sulla Terra - non necessitino di chissa` quali sforzi organizzativi, ma un recupero delle saggezze e delle pratiche soppiantate da questa illusoria sovrabbondanza di risorse. Non si tratta di luddismo, di rifiuto a priori dello sviluppo tecnologico ed economico, ma di recuperare quella dimensione umana che nessuna economia e` in grado di regolare, semmai da essa deve essere regolata. Di mettere al primo posto l'uomo.
Curioso e` anche che questa cosa sia gia` stata detta, sostanzialmente inascoltata,  un paio di migliaia di anni fa.


Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. ( Matteo 6, 19-21 )


mercoledì 30 maggio 2012

Arretrati

Nel post precedente confessavo di non avere ancora concluso il libro di Loredana Limone "Borgo Propizio".  L'autrice non ha di che preoccuparsi, il libro e` bello e scorrevole,  sto recuperando velocemente.
C'era un tempo in cui mi facevo fuori  due-tre libri la settimana. Ma ero adolescente, allora. Disimpegnato. Oggi sono attratto dai libri, ma non riesco a leggere molto. E si` che appena ho la percezione che mi aspetta un qualche momento di inattivita`, un libro mi accompagna. Leggo in piscina, in auto mentre attendo la figlia che finisca la lezione di danza, qualche volta in mensa, se sono da solo, e li` benedico gli inventori dello smartphone (The adventure of Sherlock Holmes in epub).

Pero` poi i libri da leggere si accumulano. A qualcuno rinuncio perche` l'argomento non mi interessa, o perche` non incontra le mie aspettative, altri semplicemente finiscono nel mezzo della pila.
Ecco alcuni dei libri in lista d'attesa:
Borgo Propizio, di Loredana Limone: in lettura; ha raggiunto la cima della pila perche` al momento dell'acquisto era imminente la presentazione in Libreria, e non potevo partecipare "a mani vuote"
Insieme, di Richard Sennet : sospeso per il sopraggiungere di Borgo Propizio. In verita` interessante perche` studia i processi collaborativi che sono alla base della mia attivita` professionale corrente, ero pero` arrivato ad una fase di stallo, e lo stacco dato dalla lettura del romanzo di cui sopra non e` stato traumatico.
Information, di James Gleick: come sopra, sospeso per sopravvanzo. Come Insieme, entrambi suggeriti da Luca De Biase nel suo blog, mi interessa sia ad un certo livello professionale, ma in piu` mi piace per approfondire un tema, quello della comunicazione, che ho provato ad affrontare in alcuni post.
Acciaio, di Silvia Avallone: bellissimo, ma sospeso, perche` la lama d'acciaio della narrazione mi apriva ferite profonde.
I pilastri della terra, di Ken Follett, abbandonato per eccessiva lunghezza e un po' di noia.

Del resto possiamo fare nostre  le regole di Daniel Pennac,che in Come un romanzo elenca i diritti del lettore:

I. Il diritto di non leggere

II. Il diritto di saltare le pagine
III. Il diritto di non finire un libro
IV. Il diritto di rileggere
V. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
VI. Il diritto al bovarismo* (malattia testualmente contagiosa)
VII. Il diritto di leggere ovunque
VIII. Il diritto di spizzicare
IX. Il diritto di leggere a voce alta
X. Il diritto di tacere


Ah, gia`. Qualche volta, i libri, li scrivo anche.



martedì 29 maggio 2012

Non so come va a finire, a Borgo Propizio

Non ho ancora finito il libro, non so come andrà a finire l'avventura scaturita a Borgo Propizio  dal'idea un po' ardita di una giovane donna di aprire una latteria, in questi tempi in cui tutti i negozi chiudono.
Non lo so, perche` la trama, a meta` del volume, scritto da Loredana Limone, gia` autrice di volumi di letteratura gastronomica , e` ancora in divenire, ci si aspettano gustosi ( visto il background dell'autrice, e` il caso di dirlo) colpi di scena.

Da quelle pagine non ancora concluse traspare una levita` di racconto, una atmosfera da racconti fiabeschi, un senso di appartenenza ad un mondo che per generazioni e` stato anche il nostro.
Ma nella fiaba si muovono persone piu` che reali. Leggendo della signora Elvira o di Mariolina e Marietta si entra nel gossip di paese, nell'identificazione di ognuno attraverso le amicizie e le parentele ( " la mia consuocera, la mamma del marito della mia seconda, ti ricordi?" - trionfa la regola dei sei gradi di separazione ). Proprio come succede nei paesi e nei borghi.
Non solo il libro, ma pure la presentazione, tenutasi presso la Libreria del Naviglio sabato scorso, e` stata spumeggiante. Condotta da Laura Bonalumi ( rinominata BRAVAlumi da Loredana "Bona non so, non posso dirlo io, che sia brava ne sono convinta") con verve e ironia,  le due hanno giocato molto sul loro rapporto di amicizia, prendendosi un po' in giro, quasi fossero sorelle.
E il rapporto tra sorelle , "la sorellanza", e` uno dei fili conduttori che caratterizzano Borgo Propizio e i suoi abitanti.  Borgo e abitanti stererotipi degli innumerevoli centri, antichi di una antichita` nobile ma anche consumata nei campi e nelle botteghe , logora come la pelle di una calzatura un tempo elegante, ma ancora in grado di sognare piccoli sogni che un giorno o l'altro potrebbero realizzarsi.  Il tutto in una lettura facile, una trama abbastanza complessa ma non difficile da seguire, una sceneggiatura che farebbe la sua bella figura anche in una  fiction televisiva.


Forse non aiutera` a comprendere i grandi misteri della vita, ma  rivela un piacevole e curioso spaccato della vita di molte delle comunita` urbane italiane, e in definitiva, di tutti noi.

mercoledì 16 maggio 2012

Vincere la crisi e cercare la verità, con la libertà dei dati

Si potrebbe non essere d'accordo con Luigi Zingales e la sua ricetta per correggere il sistema giunto ormai allo sfascio, che consiste nel promuovere un capitalismo - vero - in grado di frenare gli eccessi della finanza e favorire il benessere.
La sua tesi, esposta in un libro di prossima uscita: Manifesto capitalista,  è che il mercato libero necessita di leggi, ma anche di regole specifiche, e che la sua autoregolamentazione è data da uno stretto link tra mercato, politica e cittadini che fungano da controllori.
Una anticipazione di questo lavoro è stata pubblicata su IL ( del Sole 24 Ore) uscito in edicola  la scorsa settimana
Si potrebbe non essere d'accordo perché parrebbe una visione utopica, e come tale presupporrebbe una onestà fattuale ( oltre che intellettuale) di tutti gli stakeholder del sistema. Ma proprio perchè utopia, avrebbe la stessa valenza delle altre utopie più ideologiche dei nostri tempi ( il comunismo, ad esempio) che alla prova dei fatti si sono rivelate deboli. Il cristianesimo ha pure trovato un alibi, ammettendo la debolezza umana che viene però riscattata da Dio.
Oltre a queste considerazioni pero` non vado, perche' poco o niente so di socio-economia.
Non si può però non essere d'accordo sull'importanza che riveste, nel controllo del sistema - qualunque analisi si voglia fare su di esso - la disponibilità dei dati, delle informazioni.
Dati che sono, a suo dire, la più grande minaccia per il potere: i manager, come i dittatori, tentano di nasconderli o di manipolarli.
Comunque la si pensi, la conoscenza permette di non prendere per oro colato ciò che ci viene proposto. Le nuove tecnologie, inoltre, non solo mettono a disposizione enormi quantità di informazioni, dalle quali poter ricavare i dati che interessano, ma anche gli strumenti adatti per l'analisi ( si pensi al "semplice" motore di ricerca, sino alla SNA - analisi delle reti sociali, che rivela possibili falle nella comunicazione,  passando per la mappatura geografica di vari fenomeni ( si veda Ushahidi  e la tematica del surplus cognitivo descritta da Clay Shirky ).
Certo, per l'analisi dei mercati mondiali sono necessarie conoscenze specialistiche, ma nel nostro piccolo possiamo cercare di avere una visione reale , non fidandoci  ad esempio solo dei messaggi su Facebook, ma facendo funzionare il nostro spirito critico  e cercando per quanto possibile la fonte delle informazioni che riceviamo.

mercoledì 9 maggio 2012

Innovate to enhance collaboration


Collaborate is different than communicate.
Communication is a one-way relationship to distribute information that are supposed to be useful to the recipient. Important results of a work done can be deployed through classical or new media ( journals. newsletters, e-mails, blogs) but the feedback, if any, cames usually off line.
Collaboration implies a common substrate to grow up, a mutually recognized set of working rules ( a contract) and ability to listen each other . All of us say that we are willing to collaborate, once requested , but to be really collaborative, a change of culture is needed.
New tools, new methods, can help in finding the way to enhance collaboration, but what is really needed it is a change of thinking the way we work. For example:
  • Instead of keep your notes on a piece of paper, put it on a shareable file: sooner or later contribute from colleagues or friends will help you in improving you ideas;
  • usually you keep history of a project on an e-mail folder, but sometimes it is difficult to retrieve a specific topics others discussed: why do not put it on a discussion forum?
Do not think this change of paradigm, this innovative approach, as a waste of time: this is instead a long-term opportunity to gain value to your poorly appreciated work.

venerdì 4 maggio 2012

Corollario tecnico a "Non facciamola troppo semplice"

A corollario del tema espresso nel post precedente, vorrei far notare che curiosamente nell'ambito tecnologico che mi è proprio a causa del lavoro che faccio, l'elettronica,  l'interpretazione della realtà in modo analogico e in modo discreto si alternano in una ( per dirla con Hofstadter) Eterna Ghirlanda Brillante. Facendo un escursus  storico molto approssimato, si può affermanre che i primi studi sull'elettronica videro il comportamento degli elettroni come lineare, e anche i dispositivi  che svolgevano funzioni complesse ( comparatori o addizionatori ) sfruttavano leggi analogiche. Poi venne la logica booleana, e la sua riproduzione  in circuito  ( sempre secondo leggi lineari, ma che vengono sfruttate oltre i limiti del funzionamento classico per ottenere comportamenti non lineari ( saturazione). Oggi sembra che il mondo - almeno quello della comunicazione - possa essere solo digitale, anche le trasmissioni televisive si sono adeguate. Questo perché i sistemi digitali sono più immuni al rumore, ovvero ai disturbi ambientali. Ma gli elettroni non sono cambiati negli ultimi anni. Nemmeno negli ultimi millenni. Quello che è cambiato è la percezione che abbiamo su di loro, che a livello microscopico vediamo comportarsi ancora con leggi lineari , ma scalando di dimensioni ecco che subentrano i concetti quantistici, ancora una volta discreti.
Questo inseguirsi di modelli potrebbe condurre in confusione un profano ( a me sicuramente ) ma sono indicatori della estrema variabilità del sistema universo, che l'uomo con fatica tende a racchiudere in leggi. 

Non facciamola troppo semplice

Come e` solito, la recente campagna elettorale e` stata caratterizzata piu` da slogan che da riflessioni articolate sui problemi che affliggono le comunita` civili. Si esprimono giudizi tranchant, si propongono soluzioni semplicistiche, si invocano soluzioni categoriche che pero` ricordano sinistramente periodi storici che ci siamo lasciati alle spalle. E se qualcuno tenta di argomentare scelte e  opportunita` secondo logiche articolate, viene accusato di nascondere interessi personali o di partito. Con la scusa di semplificare, si ribadiscono le categorie, bianco o nero, vero o falso, e le si assegnano ad ogni problema ci si trovi ad affrontare.  Spesso questo atteggiamento cela una reale incapacita` di analizzare il problema, altre volte e`  il banale ricorso a demagogia elettorale.  In entrambi i casi si nasconde il fatto che la realta` non  cosi` dicotomica.  Ne` semplice.
C'e` una frase attribuita a Einstein: "Everything should be made as simple as possible, but no simpler" - 
 che tradurrei come "Ogni cosa ( concetto)   dovrebbe essere resa piu` semplice possibile, ma non banale".

Nell'ultimo dorso culturale del Corriere, "La Lettura" del 29 aprile, un articolo di Antonio Sgobba suggerisce di leggere la realta` non con categorie nette, ma con la vaghezza dell'imprecisione, perche` se "descrivere il mondo in termini discreti e` una utile finzione"  in verita` ci si  scontra sempre con continuita`  di  cui dobbiamo tenere conto. I colori non sono solo  quelli primari, ma una infinita gradazione di essi, la popolazione umana non e` solo alta o bassa, ma tutta la gamma di altezze tra gli estremi.
Riuscire a comprendere questa vaghezza permette all'uomo di comprendere meglio la realta`, e di trovare modelli interpretativi migliori; in definitiva, migliorare le capacita` cognitive.

Avere un modello del mondo non troppo semplice ( e il mondo e` MOLTO complesso, come ho gia` avuto occasione di dire)   aiuta a non farsi illusioni, a definire strategie piu` realistiche nell'affrontare i problemi.

( Di questo dovrebbero tenerne conto i politici, e chi li vota. )

Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.