Non posso certo dire di essere un bravo scrittore.
Non posso dire di essere uno scrittore, comunque.
Scrivo, semplicemente. Mi piace, qualcuno mi legge.
Qui o nelle pubblicazioni che ho autoprodotto.
Qualcuno ha avuto per me parole di elogio, forse piu` a scopo consolatorio che per aver apprezzato.
Seguo intuizioni, le raccolgo, ne assemblo una linea coerente e scrivo.
Fare racconti e` piuttosto facile - fare racconti BELLI, e` quello il difficile.
Fare racconti e` piuttosto facile perche` ne basta una, di intuizione, e lavori molto per sottrazione. Cosi`, ad esempio, di un personaggio non devi delinearne tutta la complessita`, ma solo quella parte funzionale al racconto. Quello che conta nel racconto non e` propriamente l'architettura, ma lo stile.
Nel racconto lungo, nel romanzo, invece, l'architettura ha una parte preponderante.
Molti autori anglosassoni non hanno quello che si dice un bello stile di scrittura, eppure sono vincenti per le sequenze narrative, per il concatenarsi degli eventi. Se questi non sono bene architettati, la narrazione non tiene.
Disegnare una architettura appropriata per il romanzo che hai in mente e` cosa complicata.
Devi mettere insieme le intuizioni, cercare di posizionare gli elementi come in un Tangram sino ad ottenere una figura accettabile , piacevole. Poi descrivere la figura cosi` da svelarla piano, indurre il lettore a seguirti, descriverla senza essere esplicito, ma chiaramente.
Il trade off tra lo stile e l'architettura e` qualcosa che si impara lentamente. E il piu` delle volte a proprie spese.
(Post correlati: Informazione modulare, Il dovere di uno scrittore, i codici della scrittura )
Appunti e virgole
Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.
mercoledì 17 aprile 2013
giovedì 11 aprile 2013
Informazione modulare
Per lavoro, ma anche per piacere ( mi piace fare queste cose - ci sono a volte aspetti piacevoli del lavorare in una azienda hi-tech ) sto esaminando strumenti che mettano in pratica il concetto di modularizzazione dell'informazione.
Prendiamo in considerazione ad esempio un articolo scientifico o tecnico.
Spesso quello che serve del testo sono solo alcune parti, alcuni concetti immersi in una conversazione che ha di solito lo scopo di "preparare il lettore" indicando gli ambiti, temporali, spaziali, metodologici e semantici entro i quali si produce l'informazione. Inoltre queste informazioni potrebbero essere utilizzate in differenti modi, pubblicate sotto diverse forme, schede tecniche, abstract, articoli di taglio meno tecnico, summary.
Lo scopo di modularizzare l'informazione e` dunque quello di confezionare in modo adeguato l'informazione sin dalla sua creazione ( o dalla sua estrazione da dati prodotti in molti modi possibili ) in modo che sia riutilizzabile senza ulteriori adattamenti per gli scopi sopradescritti.
Si hanno dunque una serie di vantaggi, nel modularizzare:

Strumenti social quali Twitter obbligano in un certo senso a seguire questo modello, almeno nel senso della sintesi, e l'idea trova contributo ideale nel lavoro di "asciugatura" della prosa in rete fatto da persone in gamba come Luisa Carrada.
Il rischio che si corre tuttavia e` che la modularizzazione annulli la narrazione. Le informazioni sono in relazione tra loro. O meglio noi stabiliamo relazioni tra le informazioni in base alle nostre necessita`, ai nostri interessi. Se pero` la rete delle relazioni non viene trasmessa, il suo processo di costruzione deve essere rifatto.
Come nel gioco del Lego ci sono diversi tipi di mattoncini, ma e`solo guardando le istruzioni che si riescono a realizzare oggetti completi e complessi, cosi` nella condivisione delle informazioni, oltre alle singole unita` di informazione, e` importante trasmettere anche l'architettura.
Prendiamo in considerazione ad esempio un articolo scientifico o tecnico.
Spesso quello che serve del testo sono solo alcune parti, alcuni concetti immersi in una conversazione che ha di solito lo scopo di "preparare il lettore" indicando gli ambiti, temporali, spaziali, metodologici e semantici entro i quali si produce l'informazione. Inoltre queste informazioni potrebbero essere utilizzate in differenti modi, pubblicate sotto diverse forme, schede tecniche, abstract, articoli di taglio meno tecnico, summary.
Si hanno dunque una serie di vantaggi, nel modularizzare:
- sintesi - l'informazione e` presentata sinteticamente, con formule il piu` possibile non ambigue, con un linguaggio semplice e conciso;
- riuso - l'unita` di informazione puo` essere riutilizzata in molti modi, anche molto differenti dallo scopo iniziale;
- indipendenza di stile - la modalita` di presentazione dell'informazione e` indipendente dalla forma, dallo stile del produttore dell'informazione stessa.
- aggregazione - l'unita` di informaziono puo` essere aggregata con altre con uno sforzo minimo.

Strumenti social quali Twitter obbligano in un certo senso a seguire questo modello, almeno nel senso della sintesi, e l'idea trova contributo ideale nel lavoro di "asciugatura" della prosa in rete fatto da persone in gamba come Luisa Carrada.
Il rischio che si corre tuttavia e` che la modularizzazione annulli la narrazione. Le informazioni sono in relazione tra loro. O meglio noi stabiliamo relazioni tra le informazioni in base alle nostre necessita`, ai nostri interessi. Se pero` la rete delle relazioni non viene trasmessa, il suo processo di costruzione deve essere rifatto.
Come nel gioco del Lego ci sono diversi tipi di mattoncini, ma e`solo guardando le istruzioni che si riescono a realizzare oggetti completi e complessi, cosi` nella condivisione delle informazioni, oltre alle singole unita` di informazione, e` importante trasmettere anche l'architettura.
lunedì 25 marzo 2013
Digitale o analogico? Conoscenza e decisioni
Si parla tanto di rivoluzione digitale, ma quando poi si va a chiedere cosa significa, non sempre si ha ben chiaro il concetto.
Il concetto di digitale deriva da "digit" ovvero dito, nel senso della discretizzazione della realta` compiuta nell'atto del contare, che e` uno dei primi processi che la mente umana ha fatto nel tentativo di categorizzare l'universo che lo circonda. Dunque l'enumerazione di cose, complici le nostre dita - che hanno determinato la numerazione decimale, ma anche quella a base dodici , usando le falangi di una mano escluso il pollice - e` stata la prima digitalizzazione della realta`.
Tornando alla rivoluzione, quella veramente digitale si e` avuta a partire dagli anni 40 / 50 quando ci si e` resi conto che gli strumenti elettronici per il calcolo erano piu` efficaci se si basavano sulla logica binaria ( 0 e 1, circuito chiuso o aperto) che su quella analogica usata sino a quel momento ( qualsiasi circuito elettrico che agisce come sistema di controllo si puo` considerare di fatto un calcolatore ).
Inoltre si e` compreso che era possibile ricondurre tutti i tipi di problemi a descrizioni formali, in linguaggio matematico, trattabili quindi da elaboratori elettronici.
Quando ci riferiamo al mondo digitale parliamo pero` di una elaborazione ( una discretizzazione , il piu` delle volte appunto con strumenti a logica binaria, quindi digitale ) di un mondo che e` essenzialmente analogico.
Perche` nel nostro mondo non c'e` solo bianco o nero, ma infinite sfumature di grigio ( non solo cinquanta ;-).
L'universo si comporta seguendo leggi che solo in condizioni particolari riusciamo a discretizzare, ma che il piu` delle volte assume comportamenti caotici.
Le relazioni tra persone, perlopiu`, sono fortemente dinamiche, non sempre riconducibili a stati discreti di assenso/diniego, appartenenza/esclusione, dialogo/chiusura.
L'universo e` dunque analogico.
Vero?
Se esaminiamo l'infinitamente piccolo, il subatomico, ( o meglio, se leggiamo quello che altri - giganti della scienza - hanno scoperto e divulgato) ci accorgiamo che il comportamento delle particelle non e` continuo, ma discreto: gli elettroni si possono muovere intorno ad un atomo solo in orbite a determinati livelli energetici. Tutte le scoperte fisiche successive, nel campo della fisica ma non solo, sono costrette a tenere in debita considerazione questa teoria.
L'universo dunque e` discreto?
Cosa trarre infine da questo?
Credo si possa sviluppare una considerazione di metodo. Siamo portati a classificare ogni informazione, ogni evento, come buono o cattivo, falso o vero, interessante o non degno di attenzione. E` nella nostra natura, si e` sviluppato nella nostra evoluzione questa necessita` di comprendere cio` che e` bene e cio` che e` male. Ma questo andava bene nei confini della nostra esperienza sensibile. In un mondo che svela la sua complessita` man mano che la scienza progredisce, le categorie antiche non sono piu` sufficienti. La capacita` di discernimento e le azioni che vogliamo intraprendere devono essere prese in base a categorie di giudizio che e` bene ricordare, sono sempre piu` fluide e obbligate a tener conto della complessita` nella quale siamo immersi.
Tenerne conto non implica di riuscire a fare le scelte giuste. Perlomeno ci si deve provare.
Il concetto di digitale deriva da "digit" ovvero dito, nel senso della discretizzazione della realta` compiuta nell'atto del contare, che e` uno dei primi processi che la mente umana ha fatto nel tentativo di categorizzare l'universo che lo circonda. Dunque l'enumerazione di cose, complici le nostre dita - che hanno determinato la numerazione decimale, ma anche quella a base dodici , usando le falangi di una mano escluso il pollice - e` stata la prima digitalizzazione della realta`.
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| Comportamento di un transistor - dato che a 0 Volts resta spento mentre ad una tensione maggiore (5 V per esempio) si accende, si puo` ricondurre il suo comportamento analogico ad uno binario. |
| Esempio di calcolatore analogico: il regolo calcolatore |
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| Esempio di calcolatore analogico per problemi astronomici |
Quando ci riferiamo al mondo digitale parliamo pero` di una elaborazione ( una discretizzazione , il piu` delle volte appunto con strumenti a logica binaria, quindi digitale ) di un mondo che e` essenzialmente analogico.
Perche` nel nostro mondo non c'e` solo bianco o nero, ma infinite sfumature di grigio ( non solo cinquanta ;-).
L'universo si comporta seguendo leggi che solo in condizioni particolari riusciamo a discretizzare, ma che il piu` delle volte assume comportamenti caotici.
Le relazioni tra persone, perlopiu`, sono fortemente dinamiche, non sempre riconducibili a stati discreti di assenso/diniego, appartenenza/esclusione, dialogo/chiusura.
L'universo e` dunque analogico.
Vero?
Se esaminiamo l'infinitamente piccolo, il subatomico, ( o meglio, se leggiamo quello che altri - giganti della scienza - hanno scoperto e divulgato) ci accorgiamo che il comportamento delle particelle non e` continuo, ma discreto: gli elettroni si possono muovere intorno ad un atomo solo in orbite a determinati livelli energetici. Tutte le scoperte fisiche successive, nel campo della fisica ma non solo, sono costrette a tenere in debita considerazione questa teoria.
L'universo dunque e` discreto?
Cosa trarre infine da questo?
Credo si possa sviluppare una considerazione di metodo. Siamo portati a classificare ogni informazione, ogni evento, come buono o cattivo, falso o vero, interessante o non degno di attenzione. E` nella nostra natura, si e` sviluppato nella nostra evoluzione questa necessita` di comprendere cio` che e` bene e cio` che e` male. Ma questo andava bene nei confini della nostra esperienza sensibile. In un mondo che svela la sua complessita` man mano che la scienza progredisce, le categorie antiche non sono piu` sufficienti. La capacita` di discernimento e le azioni che vogliamo intraprendere devono essere prese in base a categorie di giudizio che e` bene ricordare, sono sempre piu` fluide e obbligate a tener conto della complessita` nella quale siamo immersi.
Tenerne conto non implica di riuscire a fare le scelte giuste. Perlomeno ci si deve provare.
| Giusto o sbagliato? Destra o sinistra? Bene o Male? |
martedì 12 marzo 2013
Del narrare ( M. de Cervantes )
Che se mi si volesse rispondere che gli autori di simili libri li scrivono appunto come cose inventate e che quindi non sono obbligati a puntualmente osservare la verità, risponderei che la finzione è tanto più attraente quanto più sembra verità, e tanto più diletta quanto più ha in sé di verosimile e di possibile ad accadere. Le favole inventate debbono disposarsi all'intelletto di chi le abbia a leggere, e s'hanno a scrivere per modo che, conciliando fra loro le cose impossibili, appianando le troppo alte difficoltà, tenendo gli animi sospesi, suscitino ammirazione e interesse, rallegrino e divertano in modo che meraviglia e piacere vadano insieme di pari passo: cose queste che non potrà fare chi rifugga dalla verosimiglianza e dall'imitazione in cui consiste l'arte perfetta dello scrivere.
( dal "don Chisciotte della Mancia" )
venerdì 22 febbraio 2013
Dichiarazione di voto .... o forse no.
Tutti i gruppi umani sono tendenzialmente autoreferenziali. Associazioni, gruppi di amici , squadre, club, anche e soprattutto partiti, oltre a perseguire lo scopo per cui sono nati, si adoperano anche per la propria sopravvivenza e per il proprio posto nella comunita` di riferimento. Questo e` assolutamente normale e fisiologico. Quando pero` l'autoreferenza si erge a sistema, la cosa puo` diventare fastidiosa. E` il rischio che corrono i partiti, soprattutto loro. E che spesso non sono stati in grado di gestire in modo virtuoso la consapevolezza del ruolo chiave che hanno.
Per questo sono stato sempre critico con gli amici che si buttano a capofitto in una avventura che rischia di diventare totalizzante. Meglio strutture leggere, plurarliste e "fluide" cosi` che non debbano difendere interessi consolidati negli anni, posizioni da trincea.
Ma la dialettica e` necessaria in democrazia. Ne e` l'essenza, e difficilmente e` possibile praticarla lasciando che ciascuno dei sessanta milioni di cittadini italiani dica la sua.
La delega, oculata e proattiva , e` l'attuazione sui grandi numeri della dialettica democratica.
Allora i partiti servono. Ma devono rircordare ogni giorno a loro stessi il motivo per cui sono nati.
Che non e` certo quello di arricchirsi come casta e provare a vivere in un mondo virtuale di privilegi e disinteresse ( o meglio di simulato interesse) dei problemi del Paese.
Credo che la riacquisizione di questa consapevolezza sia in atto, ne sono prova i tanti giovani che con entusiasmo e disinteresse lavorano, in ogni schieramento, per "pulire" la politica.
Ma e` una strada ancora incerta, per questo mi riesce difficile dire in tutta onesta` se sia stata , in special modo a livello nazionale, veramente imboccata.
Per questo sono stato sempre critico con gli amici che si buttano a capofitto in una avventura che rischia di diventare totalizzante. Meglio strutture leggere, plurarliste e "fluide" cosi` che non debbano difendere interessi consolidati negli anni, posizioni da trincea.
Ma la dialettica e` necessaria in democrazia. Ne e` l'essenza, e difficilmente e` possibile praticarla lasciando che ciascuno dei sessanta milioni di cittadini italiani dica la sua.
La delega, oculata e proattiva , e` l'attuazione sui grandi numeri della dialettica democratica.
Allora i partiti servono. Ma devono rircordare ogni giorno a loro stessi il motivo per cui sono nati.
Che non e` certo quello di arricchirsi come casta e provare a vivere in un mondo virtuale di privilegi e disinteresse ( o meglio di simulato interesse) dei problemi del Paese.
Credo che la riacquisizione di questa consapevolezza sia in atto, ne sono prova i tanti giovani che con entusiasmo e disinteresse lavorano, in ogni schieramento, per "pulire" la politica.
Ma e` una strada ancora incerta, per questo mi riesce difficile dire in tutta onesta` se sia stata , in special modo a livello nazionale, veramente imboccata.
giovedì 7 febbraio 2013
Ex Umbris
Quattrominutieventinovesecondi. E` quanto dura il project trailer di Ex Umbris, il romanzo che ho concluso e che vorrei vedere pubblicato. Non e` un vero booktrailer, anche perche` il prodotto non c’e` ancora ( se mai ci sara`).
E` un video mi pare abbastanza evocativo dei temi che vengono trattati nel romanzo.
Se vi piace, fatelo girare, soprattutto a chi potrebbe aiutarmi a far nascere il libro ( esclusi gli editori a pagamento).
Buona visione!
E` un video mi pare abbastanza evocativo dei temi che vengono trattati nel romanzo.
Se vi piace, fatelo girare, soprattutto a chi potrebbe aiutarmi a far nascere il libro ( esclusi gli editori a pagamento).
Buona visione!
martedì 5 febbraio 2013
Il dovere di uno scrittore
Scrivere, nel diario di questo blog o in espressioni piu` "concrete", e` per me importante: e` il mio modo di comunicare. Non solo per veicolare informazioni, notizie, o riflessioni personali, ma anche per esprimere la mia personalita`.
Del resto e` quello che uno scrittore professionista fa. Esprime se stesso attraverso quello che racconta.
Se e` molto bravo, riesce a mettere la propria figura sullo sfondo, in modo che non si noti, ma e` assolutamente presente nel quadro complessivo, e anzi ne caratterizza lo stile.
Riflessioni sulla comunicazione attraverso la scrittura ne ho gia` fatte, qui, e prima o poi raccogliero` quei pensieri per dar loro forma organica , oggi pero` vorrei riflettere sui doveri, non scritti, non codificati ( non perlomeno nei testi sulla scrittura che ho avuto modo di accostare ), ma che sono implicitamente presenti nel processo creativo dello scrivere.
Con un giro di parole,mi piace dire che uno scrittore dovrebbe far pensare e nello stesso tempo non far pensare.
Non far pensare ( distrarre) significa riuscire a realizzare una narrazione che trascini il lettore fuori dal quotidiano e lo immerga nell'universo del racconto, quel sub-universo teorizzato da Tolkien ( che afferma che il fantastico e` una lente della realta` ) dove tutto e` possibile perche` l'incredulita` e` sospesa.
Dovere di uno scrittore e` pero` anche far pensare, cioe` instillare nel lettore il germe di una riflessione, il dubbio che demolisca una certezza, lo spunto per capire un pezzetto del mondo - reale- nel quale siamo immersi. Che lo si faccia attraverso una narrazione fantastica ( Tolkien, Lewis, Rowling , solo per citare i piu` famosi, raccontano di come il confine tra bene e male sia una lama sottile, uno sentiero in cresta da percorrere con attenzione) o con la banalita` degli eventi quotidiani, poco importa.
Una narrazione diventa capolavoro quando il lettore vi trova miscelato il divertimento alla riflessione; quando porta a casa, dopo il viaggio incredibile della lettura, un seme di saggezza.
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