giovedì 12 luglio 2012

Strumenti immortali

Ci sono strumenti e soluzioni che resistono allo scorrere del tempo. Principalmente per il loro legame unzionale con la fisiologia umana, o perche` esplicano funzioni base nella maniera piu` efficace. Prendete un cucchiaio, per esempio. La sua forma e funzionalita` sono state sviluppate circa 2-3 mila anni fa, e ha subito poche modifiche, soprattutto estetiche, o quando ha esteso la sua funzionalita` primaria, che era ed e` quella di portare cibo alla bocca ( e quella non e` cambiata ;-).
Anche se considerate la bicicletta, vecchia di  duecento anni, la sostanza non cambia. Essa ha avuto una grande evoluzione nelle forme e soprattutto nei materiali, ma la funzionalita` essenziale, quella di trasferire energia cinetica dalle gambe alle ruote, non e` mai cambiata, cosi` come non sono cambiati nella loro esssenza  i suoi elementi strutturali ( manubrio, sellino, ruote, freni, pedali, trasmissione , sostanzialmente evolutisi in termini di efficenza e ergonomicita` ).
Allo stesso modo alcune funzionalita` software, nate nel boom dell'era informatica pre-internet , sorprendentemente mantengono la loro utilita` a dispetto della pressione dei nuovi paradigmi del Web, delle funzionalita` cloud e altre amenita` del genere. 
L'avvento del sistema Unix si trascino` una serie di funzionalita` software e di linguaggi ancora oggi strumenti indispensabili per molti designer. A partire dal linguaggio C, vero pilastro della programmazione, ad una serie di tool e funzionalita` , quali l'apparentemente complicato editor VI, il linguaggio AWK, i comandi grep e sort e molti altri. ( Devo avere da qualche parte documenti originale dei Bell Labs del 1978, ereditati da un mio dirigente dei primi anni in azienda, che contengono tutti gli articoli descrittivi).  
Sono strumenti che sono alla base di molta della tecnologia avanzata che caratterizza i nostri giorni.
Saperlo mi da` un certo conforto. 

mercoledì 11 luglio 2012

Scienza delle conseguenze

Non sempre riesco a seguire Luca De Biase nei  commenti che riporta nel suo blog. Specie quando discute di giornalismo e editoria. Non che sia particolarmente difficile nei ragionamenti. E' un giornalista, sa farsi capire. Semplicemente non sono campi che mi appassionano.

Diverso è quando propone chiavi di lettura della realtà, come nel suo e-book in formato Kindle  "Scienza delle conseguenze" ( su Amazon,  editore 40k).
In una specie di compendio, De Biase illustra lo spaesamento dei nostri tempi che ci vedono passare da una interpretazione del mondo lineare, ad una dove la complessità  si rivela ma che ancora non siamo in grado di comprendere e a nostra volta controllare. Da qui la confusione nell'economia, che si sta rivelando incapace di fare previsioni su se stessa, in balia di una finanza che mira solo a generare profitto per se stessa.
Descrivere quello che succede, succintamente come ha fatto De Biase, ma gli autori di riferimento sono molti, da Nassim Taleb a Daniel Kaheman, e molto piu' logorroici , non puo` certo dare una soluzione. E cercare di ri-postare semplificando ulteriormente, che e` un po' il mio ruolo , nemmeno.
Ma se leggendo questo post, o meglio  il lavoro di Luca De Biase ( costa meno di un euro, se avete il Kindle),  vi balena l'idea che qualcosa si puo` cambiare, fosse anche il modo di interagire su Facebook, e che siete voi gli attori del cambiamento, allora un piccolo meme di consapevolezza si e` propagato, e il futuro potrebbe essere un poco piu` chiaro.

lunedì 9 luglio 2012

Resilienza


Una storia singolare quella della pianta della foto. Si tratta di un mandarino che lo scorso anno cresceva rigoglioso, come ormai da qualche anno, ma che ha affrontato male l'inverno, perdendo completamente le foglie. Colpa mia, non avendolo protetto a sufficienza. All'arrivo della primavera, quando anche le piu` provate hanno fatto spuntare i loro germogli, questa pianta e` rimasta desolatamente spoglia. Ormai considerata sulla soglia della definitiva morte,  mi apprestavo ad estirparla dal vaso e destinarla alla inglorisosa fine della discarica. Tuttavia sotto la corteccia la linfa colorava ancora di verde i rami. Ho aspettato. Le settimane passavano e periodicamente controllavo, grattando la corteccia, se non avesse definitivamente cessato l'attivita` vitale. Ma il verde continuava ad essere brillante, segno che la vita scorreva ancora.
Un paio di settimane fa piccoli bottoni verdi sono apparsi su alcuni rami, e rapidamente si sono trasformati in folgoranti foglioline, seguite in poco tempo dai fiori bianchi.
Che insegnamenti trarre?
Dapprima che la vita e` molto piu` forte  di quanto uno si aspetti. La resilienza, la capacita` di sopportare avversita` e di superarle e` un sorprendente aspetto della vita, di tutta la vita.
Il secondo insegnamento e` che si deve sempre dare un'altra possibilita`. A tutti.

giovedì 28 giugno 2012

Il valore della Relazione

Cosa spinge la gente a pubblicare sui soliti social network tutti quegli inutili aggiornamenti  su cosa hanno mangiato, cosa stanno facendo, dove stanno andando? Perche` presumono che altri possano essere interessati a questo?
Perche` da un lato si invoca tanto la privacy e dall'altro si arriva ad un esibizionismo sfrenato, al quale manca solo lo sconfinamento nel porngrafico?
Che senso ha rilanciare immagini, vignette, battute che hanno gia` fatto il giro del mondo, ma che fa tanto figo ripostare?
Una disamina accurata di questa predisposizione a mettere in mostra i propri panni ( quando invece nel mondo reale si  e` restii a svelarsi a chi si trova appena al di fuori della stretta cerchia amicale e parentale)  la lasciamo ai sociologi. Possiamo comunque pensare che questo fenomeno sia dovuto alla predisposizione alla socialita` che e` innata nella nostra specie, che pero` nel mondo reale e` dotata di quella componente di fisicita` che la limita, sia perche` difficilmente si entra in relazione con piu` di un manipolo di persone alla volta , sia perche` le componenti non verbali della relazione - gestualita`, mimica facciale, ambiente stesso dove la relazione si consuma -  in qualche modo ne accrescono il valore di scambio.
Quindi , come una merce dall'alto valore che non viene svenduta con facilita`, gli scambi tra umani sono autolimitanti, e non trovero` mai, o quasi mai (!) , un conoscente che mi racconta che ha appena mangiato un risotto con la salsiccia o che lo scorso weekend si e` bevuto un mojito in riva al mare, senza nemmeno aver approcciato un saluto e un "come va?".
Invece questo avviene comunemente nei social network, perche` il costo della relazione e` molto piu` basso. Questo pero` induce  anche comportamenti  eticamente non conformi. Se non si riesce a mantenere una forma di autocontrollo,  il rischio di appesantire una discussione con commenti inappropriati e pesantemente offensivi  e` alto. Cosi` come cadere nelle trappole degli spam o di chi fa girare bufale talmente improbabili da risultare sospette anche  a mio figlio di dieci anni.
Se, senza volere essere moralisti, si apprezzasse un po' di piu` il valore della relazione, sia che si esplichi nei luighi pubblici che nelle vie elettroniche del Web, perderebbero di significato molti dei pseudo-contenuti che affollano le  nostre bacheche, e ci guadagneremmo , quantomeno in capacita` critica.





giovedì 21 giugno 2012

Dite, amici, ed entrate!




La parola "amici"  e` stata in questi anni purtroppo svalutata dall'uso che se n'e` fatto in Facebook, dove chiunque sia in contatto con te diventa tuo "amico" ( in Twitter sei solo un follower, in Linkedin un contatto, in Google + fai parte di una cerchia, ognuno ha trovato il modo di definire quel legame telematico ).
Il che non e` del tutto sbagliato. Infatti raramente si approccia ad un nuovo social network semplicemente entrando e stabilendo contatti col primo che capita. Di solito si entra - se non si e` Rete-dipendente - grazie al suggerimento di un amico (reale), o perche` si intende seguire una persona che si conosce ( magari lei non conosce te, ma non importa). Guardando alla lista di amici dei propri contatti  si puo` arguire che in fondo , escluse alcune eccezioni ( rumore, direbbero gli ingegneri della comunicazione) non ci si connette con persone con le quali non si ha nulla a che fare. Questo risponde a quel fenomeno di aggregazione delle reti che determinano la presenza di cluster (grappoli)  altamente connessi tra di loro, con connessioni piu` deboli ( meno frequenti) tra cluster diversi.  Gli appartenenti ad un cluster sono sostanzialmente omogenei per qualche carattere (condividono una appartenenza, una caratteristica, un' idea).
Il senso di appartenenza si rafforza, la tribu` appare nel continuo scambio di "Mi piace"  e di "Condividi".
Ma oltre ai legami forti del gruppo ci sono i legami deboli di chi e` in contatto con altre persone  non appartenenti al cluster di provenienza.  Questo fa si` che il gruppo non sia completamente autoreferente, e rende giustizia alla legge dei sei gradi di separazione. In realta` e` solo attraverso questi legami deboli che la rete ha il suo compimento e la sua giustificazione. Solo la connessione con qualcuno 'altro' da noi  libera la diffusione delle idee, la scoperta e  condivisione di istanze e informazioni.
Pero` e` chiaro che da un punto si deve partire. Per verificare non tanto che la tua idea abbia successo, ma che perlomeno abbia senso, ( non sto parlando in questo caso del re-post di  articoli di gossip o delle foto dell'ultima serata insieme, ma di idee concrete per il "mondo reale" o di informative o notizie che abbiano un impatto, anche piccolo, sulla vita delle persone )  davvero il cluster ristretto puo` essere di aiuto. Sempreche` alberghi tra i suoi componenti uno spirito collaborativo.

(Per chi malauguratamente non ha letto il libro il Signore degli Anelli, e me ne  dispiace, quella è la scritta in elfico posta sulle porte magiche all'ingresso di Moria - il regno sotterraneo dei Nani )

lunedì 18 giugno 2012

Danza, sudore, pace

Aveva ragione ieri sera Oreste Castagna, presentando il 29 Gala di Fine Anno del Centro Danza e Ricerca di Cologno M.se, guidato dalla vulcanica Agnese Riccitelli ( non raccontero` la serata, seguire la Riccitelli su Facebook per avere ragguagli). Aveva ragione nel dire che tutto il lavoro fatto da quella scuola, cosi` come nelle altre ( e mi vengono in mente i nomi di Letizia, Anna, Barbara, solo per citare chi conosco direttamente o indirettamente), e che sfocia nei saggi che si affastellano in queste settimane, serve per stare insieme.  Stare insieme durante l'anno, imparando a regolare il passo sincrono con quello delle compagne, soffrendo per empatia quando l'amica si distorce una caviglia, accettando  qualche umiliazione o qualche sconfitta,  tacendo se si deve fare coppia con la piu` antipatica. Tutti le attivita` sportive insegnano questo, ma nel mondo dello spettacolo c'e` l'evento topico, l'esibizione per il pubblico, senza punteggi da conseguire ne' squadre da battere. Esibizione per il gusto di divertire e stupire il pubblico. Che si sente anch'esso parte di una comunita`. Questa e` la magia dei concerti, degli eventi live,  del teatro. Anche se circondato da sconosciuti, sei parte della comunita` di pratica riunita con lo scopo di seguire lo spettacolo, E le risate sono risate in comunita`, gli applausi esprimono il loro senso se fatti da un insieme, non da singoli ( che se la platea non raccoglie l'invito, si sentono come estromessi in quell'istante dalla comunita` ). Ne sa qualcosa l'amico  Dario Frigerio, presente per il services audio-luce, che ha calcato i palchi innumerevoli volte e sa quanto calore un pubblico appassionato puo` dare.
E Oreste dice che in questo modo i ragazzi e le ragazze imparano a costruire la pace. Vero. Sempre che ci siano le famiglie a supportarli. Sempre che i genitori non vedano, indipendentemente dalle capacita`, nella propria figlia la novella Eleonora Abbagnato, o nel proprio figlio l'emulo di Gallinari o di Del Piero. Sempre che non insegnino al proprio figlio che si deve solo sgomitare ( magari cercando di lavorare il minimo indispensabile ) per  conquistarsi il posto  che spetta di diritto nell'Olimpo artistico o sportivo. Dimenticando che e` col sudore che si costruisce il futuro, nostro e degli altri, E ieri sera, di sudore se n'e` visto parecchio.

giovedì 14 giugno 2012

Narrare chi fa l'impresa

In questi tempi di crisi, si parla tanto di innovazione, di creatività, di opportunità da creare specie per le generazioni che si affacciano ora nel mondo del lavoro, ma se da un lato questo è il leit-motiv di una certa cultura dell'impresa, chiamiamola Lavoro 2.0, dall'altra si  assiste ad un tirare i remi in barca che lascia in balia delle onde della crisi migliaia di lavoratori anche qualificati.
Certo è difficile avere punti di riferimento, in Italia. Molti imprenditori che ottengono un qualche successo difficilmente ricevono attenzione al di là della cerchia più specialistica nel Web e nella carta stampata.
E anche quando se ne parla, si tratta sempre di reportage che ne illustrano caratteristiche e successi, difficoltà e diffusione. Raro che si generi, per le donne e gli uomini che oggi "fanno l'impresa" quella letteratura emozionale che avvicina al personaggio e ci permette di identificarci in esso, nel bene o nel male. Difficile insomma che ci sia in Italia chi si cimenta nell'avventura cinematografica di narrare le vicende di uno Zuckemberg nostrano  ( che potrebbe essere Renzo Rosso, o Polegato, o un qualsiasi imprenditore che ha portato il marchio Made in Italy nel mondo).
Fare sì che una bella storia di imprenditoria, o di innovazione, diventi narrazione e susciti emozioni, così come tanto successo hanno le biografie di personaggi famosi, non sempre capolavori, ma in grado di evocare ricordi ed emozioni, potrebbe non  essere solo una furba operazione di marketing.
Può essere che la narrazione susciti  senso di emulazione,  empatia,
Può essere che serva, a qualcuno, per riprendere slancio.
Ci provo anch'io, a narrare.

Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.