venerdì 23 marzo 2012

Opportunita`

Questa sera una decina di giovani dell'Unione Pastorale Giovanile di Cernusco s/N metteranno in scena la lettura di un mio lavoro: Il Cielo Oscuro.  Mi fa un grande  piacere questa iniziativa, oltre che per soddisfazione personale, anche per l'entusiastica risposta ricevuta nell'aderire ad una cosa che, pur nella sua semplicita`, obbliga a mettersi in gioco davanti ad un numero di persone sperabilmente alto.
I giovani ci stupiscono sempre. Ce li disegnano come ignavi, dedicati tuttalpiu` al cazzeggio multimediatico  socialtecnologico (=perdere tempo su Facebook), poi li vedi impegnati nella realizzazione di sogni, nel darsi da fare per migliorare questa societa` ( mi pare proprio che la campagna elettorale locale si stia delineando come quella con la piu` bassa eta` media dei partecipanti - non solo candidati - magari escludendo dal computo qualche vecchia volpe o qualcuno coinvolto per dignita` di bandiera), nello scendere in campo per costruire il proprio futuro, visto che le generazioni paragonabili alla mia non sono state in grado di garantirlo.
Tutto sta nel dare loro qualche opportunita`. Se il gioco delle parti e` solo autoreferenziale, e vengono coinvolti solo gli amici o i soliti noti, di solito di eta` omogenea, non si dara` spazio alla crescita dei giovani e in definitiva della comunita` di appartenenza.
L'evoluzione autentica non e` quella dei piccoli aggiustamenti, men che meno cercando di mantenere lo status quo. L'evoluzione e` fatta di eventi catastrofici - non nel senso comune del termine, ma intendendo una rottura netta con le condizioni di partenza. E di solito i giovani lo sanno essere,  catastrofici.

( Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.)
Antoine de Saint-Exupéry

mercoledì 14 marzo 2012

Per un ecosistema dell'impegno

Affidereste il vostro condominio ad una amministratore che non solo non e` capace di mediare, ma anzi e` sempre pronto a polemizzare e a criticare l’operato di altri? O che pretende di sistemare le aiuole quando ci sarebbe il tetto da rifare? Affidereste la realizzazione della vostra casa ad un architetto che non conosce le norme edilizie e che non e` in grado di fare un preventivo quantomeno coerente?
Nelle discussioni che si ha la ventura di seguire in questi giorni, attraverso tutti gli strumenti di comunicazione, in un flusso che va crescendo di giorno in giorno, le figure citate sopra brillano di luce sinistra.
La rincorsa elettorale non deve essere impostata sul “vorrei”, ma su quello che deve ( e puo`, in base alle risorse a disposizione)  essere fatto per il bene della citta`, per il bene comune dei cittadini. Di esempi di progetti impostati sulla soddisfazione personale di questo o quell’amministratore siamo pieni. Alcuni sono rimasti per fortuna sulla carta ( nessuno ricorda le ambiziose intenzioni a realizzare un grande palazzetto di non so quanti posti, o dell’arco “di trionfo” che avrebbe dovuto accogliere le auto all’altezza della rotonda Fontanone-Falcone Borsellino) altri ce li trasciniamo come cimeli inutili, uno per tutti la ruota ad acqua tristemente ferma dalla sua inaugurazione ( faccia attenzione chi parla di energia idrica sul naviglio ). Tutte buone intenzioni, ma si sa dove portano.
Il fatto è, come già dissi, che al primo cittadino spetta la gestione di un sistema complesso,  del quale va tenuta in considerazione sia la visione olistica, ovvero l’insieme delle persone e delle cose, sia l’applicazione riduzionistica, ovvero il preoccuparsi del singolo problema, del singolo individuo.
In questo dualismo di azione, al quale chiunque conquisti la poltrona di sindaco deve sottostare, non c’è spazio per i “vorrei” se all’intenzione non corrisponde una azione che insegua il bene comune, che non è detto sia di tutti, ma quantomeno di una maggioranza.
Mi pare, a giudicare i segnali che si intercettano in Rete e nel mondo reale, che molti dei candidati ad assumere un ruolo nella gestione pubblica non siano consapevoli della responsabilità che vanno assumendosi.  L’idea forte e la buona volontà non sono sufficienti. Serve  una economia dell’impegno ( con il permesso al copyright di chi studia le economie e le ecologie di questo mondo) una predisposizione alla visione  multiprospettica e l’umiltà di affrontare i problemi non con la sufficienza di chi ha già la risposta in tasca, ma con la volontà di apprendere prima, per cercare soluzioni poi.


La critica all’operato di una amministrazione non e` sbagliata, anzi e` doverosa, spesso serve anche a chi amministra avere un punto di vista diverso, per eventualmente correggere la rotta.
Ma non è la strada per migliorare il mondo. Ad un mondo migliore servono idee, non urla.

mercoledì 29 febbraio 2012

Politica e complessita`

Nelle attuali discussioni politiche, approssimandosi le elezioni amministrative e fortunatamente avendo a disposizione strumenti telematici che permettono  a ciascuno di esprimere la propria opinione, vi e` la tendenza molto umana ad  assolutizzare le richieste e a relativizzare le difficolta`. Cosi` succede che, per esempio,  si chiede di destinare risorse per una citta` piu` bella, dimenticando che ci si deve anche adoperare per una citta` piu` giusta ( lavoro, sociale, cultura). O ancora, si addossano all’amministrazione comunale competenze e responsabilita` che sono di altri enti, semplicemente perche` esiste un interlocutore bene identificato, che secondo alcuni dovrebbe farsi carico di tutti i problemi dei cittadini,  a prescindere.
Questo atteggiamento e` comprensibile e giustificabile se ad esprimerlo sono i semplici cittadini che magari digiuni di politica e di competenze amministrative, dimostrano semplicemente una esigenza secondo le modalita` e le forme a loro piu` consone.  ( ci si augura sempre senza scadere nella provocazione e nell’insulto).
Quello che preoccupa di piu`, invece, e` quando si esprime cosi` chi ambisce ad assumere democraticamente un ruolo di responsabilita` nella guida della comunita`, sia essa locale che piu` estesa. Non si puo` credere che un candidato al consiglio comunale  non sia al corrente delle difficolta` in cui versano i comuni  oggi, o che liquidi con espressioni demagogiche operazioni di alta complessita`.
Questo e` cio`che di dimentica : che viviamo anzi siamo immersi, siamo noi stessi un sistema complesso, il cui livello di complessita` e` vertiginosamente aumentato nell’ultimo secolo. Le iniziative individuali si intersecano con quelle di tutti gli altri, facendo emergere comportamenti imprevedibili.
In questo quadro, ostinarsi su visioni parziali o approssimate dimostra in sostanza l’incapacita` di fondo di saper leggere la realta`.

mercoledì 22 febbraio 2012

Per una cultura popolare nel nostro territorio


Vorrei cogliere l’opportunita` data dalla pubblicazione sul dorso culturale de Il Sole 24 Ore  di un manifesto per la rinascita della cultura in Italia, per tracciare un parallelo in ambito locale.
La prima pagina di Domenica ( 19 febbraio ) riporta questa proposta declinata in cinque punti che , a partire da una definizione di cultura che si coniuga strettamente con lo sviluppo ( e che quindi non puo` e non deve essere considerata elemento accessorio) propone un cammino di recupero strategico di quello che e` un punto di forza del nostro Paese.
Molti analisti e divulgatori  concordano nel riconoscere che lo sviluppo si puo` declinare con la sostenibilita` ambientale ed etica se si basa sull’economia della conoscenza. Ad essa si deve giungere con una adeguata preparazione in termini di strategia politica, di educazione, di cultura, appunto.
Già, ma quale cultura?
Nell’articolo si intende per cultura  “una concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza”. E per sviluppo non “una nozione meramente economicistica”.
Concetti di ampio respiro, forse un po’ generici, ma che non danno alibi a chi vorrebbe gestire solo una cultura d’elite.
In una dimensione locale, la promozione di una cultura cosi` intesa  trova se vogliamo ancora più difficoltà. Il difficile, a mio personale parere, non è dato dalla disponibilità economica, ma dal riuscire a rendere la cultura veramente popolare. Che non vuol dire essere pop nel senso piu` svilente del termine.  I nostri genitori ( nonni, per chi non ha superato la soglia degli -anta) conoscevano molte arie d’opera:  quella espressione di cultura aveva una diffusione popolare.
Non c’è argomento difficile o impegnativo che non possa essere affrontato con semplicità. Fo e Benigni insegnano  che Dante o altri classici  possono essere proposti in contenitori nazional-popolari senza che il valore di quelle opere ne esca sminuito, anzi liberando nuove prospettive che avvicinano nuovi spettatori.
Per contro, il modello di broadcast della televisione rappresenta un ostacolo quasi insormontabile nel fare nascere tra i cittadini la voglia di esplorare nuovi e differenti orizzonti culturali.
Dunque, non e` rinchiudendo i concerti nelle sale e proponendo solo opere d’essai  che la cultura prende vigore. E nemmeno proponendo esclusivamente temi cari al proprio gruppo culturale (se non politico) di riferimento, anche se tali temi si fregiano dell’aggettivo “popolare” .
Piuttosto si dovrebbe riprendere il modello sperimentato alcuni anni fa da coraggiosi interpreti della voglia di diffusione del sapere e della conoscenza e sfociato in cicli di appuntamenti identificati sotto il nome di Meeting della Cultura.
Un esempio di sussidiarieta`  culturale a cui purtroppo non stato dato seguito e che mi pare non sia stato ancora imitato da nessuna organizzazione nell’hinterland. Temo  non solo per problemi economici.

mercoledì 8 febbraio 2012

La ricezione

Succede che mia moglie mi voglia comunicare qualche cosa, una richiesta o un invito, ma lo fa dall'altra parte della casa.
Non che questa sia enorme, ma spesso la voce fatica a superare stanze e corridoi, e gli altri componenti della famiglia creano sufficiente rumore da  distorcere o annullare il contenuto del messaggio. Per di piu` spesso il messaggio ( sovente un ordine!) viene lanciato senza una preventiva fase di handshaking, che mi permetterebbe una migliore sincronizzazione ed una ricezione migliore ( infatti il piu` delle volte perdo le prime parole, quella a maggiore contenuto informativo, con conseguenze poi disastrose).
Shannon identifica il ricevente come l'ente che esegue l'operazione inversa di decodifica del segnale. il  che comporta di avere a disposizione la stessa tecnologica  usata per la codifica e la trasmissione. In altri termini, si deve sapere che qualcuno sta trasmettendo, che abbia un linguaggio noto e che il ricevente sia in grado di trarre da quel linguaggio le informazioni spedite ( trascurando il rumore)
Ma se non ci si cura del fatto che chi riceve abbia a disposizione tutti gli strumenti, allora la trasmissione e` inutile.
Cosi` avviene nella scrittura, in due casi diametralmente opposti: il primo e` dato da molti dei cosidetti "aspiranti scrittori" che ambiscono alla pubblicazione di un loro scritto "fatto di getto", o "proveniente dal cuore" e per questo completamente alieno non dico alla grammatica ma alle piu` elementari regole della parola scritta e della narrazione. Ne risulta un testo criptico, autoreferenziale, assolutamente inutili.
Dall'altra parte, certi notabili della cultura veicolano il loro pensiero attraverso un linguaggio di alta complessita`, difficile da comprendere ai non iniziati. Di per se non sarebbe un problema, se la comunicazione avvenisse attraverso canali condivisi solo da loro. Ma quando tali espressioni vengono veicolate attraverso mezzi di comunicazione generalista a diffusione nazionale, ci si aspetterebbe un linguaggio piu` alla portata di tutti.
Entrambi i soggetti non si curano degli enti riceventi.
Aiutatemi a trovare altri esempi.




venerdì 3 febbraio 2012

Qual'e` il confine tra l'impegno e il tornaconto personale?

Qual'e` il confine tra l'impegno e il tornaconto personale, nelle attivita` di volontariato? Com e` possibile discriminare tra una dedizione completa alla comunita` alla quale fornisci servizi  ( di tipo sociale, culturale, politico) e l'attenzione (certo magari non esclusiva, ma comunque presente) ad un proprio arricchimento, che se non necessariamente e` monetario, puo` tuttavia realizzarsi in privilegi, agevolazioni, o anche solo una piu` alta immagine di se` presso la comunita`?
Le recenti vicende della Casta, cosi` come i continui episodi di corruzione e di abuso di posizione dominante, sono in tal senso emblematiche e dimostrano che non sempre le persone scelte, anche con metodi democratici, sono all'altezza del ruolo che gli e` stato assegnato.

E` pur vero che e` normale tendenza umana cercare di trarre beneficio per se, ove possibile.
Ad esempio, potrei dire che questo blog e` un servizio, perche` tento di dare spiegazioni, mi auguro comprensibili a tutti, su alcuni accadimenti del mondo, in realta` nello scrivere soddisfo il mio ego, cosi` come la maggior parte dei blogger e dei frequentatori della rete ( si`, anche di Facebook e Twitter).
L'antidoto a questo e` una attenzione costante, una delega che non sia in bianco. Ma penso che ancora piu` importante sia l'abbandonare il senso corporativo che muove tutte le associazioni, gli enti privati, i partiti. Quel sentirsi esclusivi, soli depositari di un mandato di salvatori del mondo, innesca meccanismi di autocompiacimento, di  mutua complicita` tra i membri, che scivola verso la relativizzazione delle regole delle comunita` piu` ampie a cui ci si riferisce ( siano esse civili, religiose, o di fatto ) , giustificando spiacevoli fenomeni di  scavalcamento delle stesse. Non sempre si arriva a commettere illeciti perseguibili dalla giustizia, ma spesso l'etica, in questo modo, viene messa in secondo piano.
Tenere sempre presente che la comunita` di riferimento e` quella che ci permette di vivere, per estensione il mondo intero, e non il gruppetto di amici o di chi condivide un impegno,  ci fa evitare errori spiacevoli e potenzialmente pericolosi, per se` e per gli altri. 
Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.