Quando ci si mette di fronte ad una storia che si vuole raccontare, dopo aver coltivato il seme della storia stessa, e aver definito la trama, si pone il problema della raccolta di informazioni.
A meno di non averne in mente una completamente immaginaria, onirica, del tutto slegata alla percezione umana ( ma come sarebbe possibile?) perchè sussista nel lettore la sospensione dell'incredulità è necessario che, appunto, la storia sia credibile, ovvero che gli elementi di cui è composta siano coerenti all'interno del metamondo che la storia occupa.
Il lettore deve sentirsi immerso in un universo nel quale vigono non già (non necessariamente) le leggi fisiche e sociali con le quali facciamo quotidianamente conto, ma altre, create ad hoc, che possono o meno coincidere, ma che, ove non succedesse, devono comunque mantenere una loro coerenza per tutta la durata della narrazione.
Se si racconta di una battuta di pesca, si deve sapere almeno a grandi linee come si svolge, se si ipotizza l'uso di un'arma si devono conoscere i nomi delle parti che la compongono ( cane, canna, percussore, grilletto, etc. ). Se si narra di viaggi interspaziali, un minimo di concetti astronomici devono essere ben compresi,
Anche se intendo scavalcare i confini della (nostra) realtà, devo conoscere cosa sto superando.
Perchè dunque ciò sia possibile, si devono raccogliere informazioni, che ci permettono di raggiungere un certo grado di conoscenza in merito ai temi considerati.
Al lettore sarà destinato alla fine un mix di informazioni veritiere (la base di realtà "reale") e informazioni "fallaci", che compongono la finzione letteraria. Entrambe hanno pari dignità, contribuiscono alla costruzione della storia, purchè rimangano nell'ambito della stessa, e non sconfinino generando falsa conoscenza.
La cultura è quella parola che inizia guardando l'uomo
e si completa guardando il mondo
martedì 16 dicembre 2014
mercoledì 10 dicembre 2014
Ho visto l'alba dalla stazione spaziale!
Senza nemmeno salirci ( non ho mica tutto questo tempo da dedicare al training per diventare astronauta... ), ma grazie al High Definition Earth Viewing System ( HDEV - Sistema di visualizzazione della Terra ad alta definizione ) si può osservare in tempo reale lo stesso panorama che gli astronauti vedono dalla cupola dell'ISS. Quando la stazione transita sopra la parte di terra in notturna non c'è molto da vedere, ma nel giorno la vista è impagabile.
Mi piacerebbe che gli integralisti, di qualsiasi provenienza, fossero obbligati a passare un po' di tempo ad osservare la Terra dall'alto, o meglio ancora, da qui (Blue Pale Dot).
Per intenderci, la Terra è quel pixel appena più chiaro che appare sulla striscia arancio, uno degli anelli di Saturno.
Vedendo la Terra così insignificatamente piccola ( e siamo ancora nel Sistema Solare! ) ci si accorge di quanto siano meschine le nostre diatribe.
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Diversità e progresso
Mi sono giunti tra le mani alcuni articoli che indicano nella diversità come uno dei principali motori del progresso umano. Le Scienze di questo mese presenta un dossier con una trattazione scientifica a supporto della diversità ( di genere, di etnia, religione o cultura) come fattore indispensabile per l'innovazione, e per il successo di una impresa. Sul Corriere Economia del 8 dicembre scorso viene presentata Maxine Williams, neo "Global Director of Diversity" di Facebook.
Io stesso ho fatto e faccio esperienza di collaborazione con colleghi di paesi, lingua e cultura molto differenti. Il mio però non è un punto di vista scientifico, ma anch'io ne ricavo per lo meno un senso di arricchimento nella relazione con chi non parla la mia lingua o ha credenze e abitudini distanti dlle mie.
Ma le contaminazioni non servono solo ad avere successo nel business. L'arte è sostanzialmente basata sulle contaminazioni. Senza gli influssi dei cori africani non avremmo il blues, e tutta la musica moderna, Gli artisti dell'Europa del Nord scendevano in Italia per trarre ispirazione dalle opere classiche greche e romane.
Ma anche la moda o la cucina rinnovano la loro scrittura artistica grazie agli influssi esotici.
Lascia dunque perplessi la sindrome del maso chiuso (autoreferenza sociale e culturale) che permea i discorsi di molti, politici e non. Convinti che una identità culturale si basi sul conservatorismo e non sul confronto e il dialogo,
Pensare di bastare a se stessi è un po' come chiudere in faccia le porte al progresso.
lunedì 1 dicembre 2014
Data, Informazione, Conoscenza e Saggezza
Tra le cose che incontro occupandomi di gestione dei contenuti aziendali attraverso il web , un interessante aspetto, che può interessare chi si occupa di comunicazione ( per estensione, anche chi si occupa di scrittura) è l'insieme di definizioni e relazioni raggruppati secondo il modello DIKW (dall'inglese Data, Information, Knowledge, Wisdom ).
E' questo un tentativo di dare corpus formale alla problematica della gestione informativa che, con l'affermarsi dei computer come strumenti principe, necessitava di una base teorica cui fare riferimento.
Ho trovato stimolante questa analisi perchè sa da un lato la formalizzazione permette una migliore interpretazione del software che si occupa di gestione delle informazioni, dall'altro scava dentro i processi mentali che analizzano, anzi meta-analizzano, l'elaborazione di un concetto.
Questo modello mette in relazione i dati, l'informazione, la conoscenza e, in modo più sfumato, la saggezza.
Nella comprensione comune, abitualmente dati e informazioni agiscono come sinonimi, mentre nell'accezione del modello :
- i dati sono il risultato di una osservazione più o meno accurata, che possono o meno essere ispirati ad un problema da risolvere. In altre parole i dati sono segni, simboli, che rappresentano fatti, o segnali, ma che di per se non racchiudono nessun significato
- l'informazione, dedotta dai dati, in realtà li comprende, assegnando loro anche un significato.
Il corpus di informazioni inerenti ad un determinato argomento si definiscono come conoscenza.
Non mi addentro ulteriormente per ora in campi difficili da attraversare ( per i quali necessito di maggiore studio). Quello che voglio sottolineare qui è che la conoscenza trova poi la sua completezza nella condivisione , e questo è possibile attraverso la produzione di documenti, ovvero la scrittura di testi che portino ovunque la conoscenza, pure e soprattutto fuori da un ambito strettamente accademico
Reference: L.Floridi- Information, a Very Short Introduction, Oxford Press
J.Hey - The Data, Information, Knowledge ,Wisdom Chain: The Metaphorical Link
"Information" & "DIKW Pyramid" - lemmi da "Wikipedia
lunedì 24 novembre 2014
Viva Caparezza
Vorrei essere come Caparezza. Cogliere il PUNTO di un tema e renderlo poesia.
Non ascolto musica quanto vorrei, ma mi è capitato nelle orecchie questo pezzo del tricoricciuto e gli ho prestato un po' di attenzione. Un inno alla scrittura come pochi oggi riescono a fare. Dovrebbe essere eletto a inno per tutti gli scrittori-
Visti i numerosi riferimenti, alcuni evidenti altri (perlomeno a me, data la vistosa ignoranza) oscuri, rimando a quest'ottimo articolo .

che guida le mie dita, la mia mano, il polso.
Ancora mi scrivo addosso amore corrisposto
scoppiato di colpo come quando corri Boston!
Non è la droga a darmi la pelle d'oca ma
pensare a Mozart in mano la penna d'oca là
sullo scrittoio a disegnare quella nota Fa
la storia senza disco nè video nè social.
Valium e prozac non mi calmano datemi un calamo o qualche penna su cui stampano
il nome di un farmaco.
Solo l'inchiostro cavalca il mio stato d'animo,
chiamalo Ippotalamo,
lo immagino magico tipo Dynamo
altro che Freud, un foglio bianco,
per volare alto lo marchio come le ali di un Albatros.
Per la città della China mi metto in viaggio, da bravo,
pellegrinaggio ma non a Santiago, vado a China Town.
Rit: Vado dagli Appennini alle Ande,
nello zaino i miei pennini e le carte,
dormo nella tenda come uno scout,
scrivo appunti in un diario senza web lay-out.
China Town.
Il luogo non è molto distante,
l'inchiostro scorre al posto del sangue,
basta una penna e rido come fa un clown,
a volte la felicità costa meno di un pound.
China Town, il mio Gange la mia terra santa la mia mecca.
Il prodigio che da voce a chi non parla a chi balbetta.
Una landa lontana come un amico di penna
dove torniamo bambini come in un libro di Pennac.
Li si coltiva la pazienza degli amanuensi,
l'inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi.
D'un tratto esplode come un crepitio di mortaretti
come i martelletti della olivetti di Montanelli.
Le canne a punta cariche di nero fumo, il vizio,
di chi stende il papiro come uno scriba egizio.
Questo pezzo lo scrivo ma parla chiaro,
nell'inchiostro mi confondo tipo caccia al calamaro.
Sono Colombo in pena, che se la rema
nell'attesa di un attracco nella rena
salto la cena. Scende la sera, penna a sfera
sulla pergamena ma, non vado per l'America
sono diretto a China Town.
(Rit. )
E'con l'inchiostro che ho composto ogni mio testo.
Ho dato un nuovo volto a questi capelli da Billy Preston.
Il prossimo concerto spero che arrivi presto,
entro sudato nel furgone osservo il palco spento.
Lo lascio lì dov'è, dal finestrino il film è surreale
da Luis Bunuel, arrivo in Hotel e,
la stanza si accende, è quasi mattino,
c'è sempre una penna sul comodino. China Town.
Il luogo non è molto distante,
l'inchiostro scorre al posto del sangue,
basta una penna e rido come fa un clown,
avvolte la felicità costa meno di un pound.
Non ascolto musica quanto vorrei, ma mi è capitato nelle orecchie questo pezzo del tricoricciuto e gli ho prestato un po' di attenzione. Un inno alla scrittura come pochi oggi riescono a fare. Dovrebbe essere eletto a inno per tutti gli scrittori-
Visti i numerosi riferimenti, alcuni evidenti altri (perlomeno a me, data la vistosa ignoranza) oscuri, rimando a quest'ottimo articolo .
China Town
Non è la fede che ha cambiato la mia vita, ma l'inchiostroche guida le mie dita, la mia mano, il polso.
Ancora mi scrivo addosso amore corrisposto
scoppiato di colpo come quando corri Boston!
Non è la droga a darmi la pelle d'oca ma
pensare a Mozart in mano la penna d'oca là
sullo scrittoio a disegnare quella nota Fa
la storia senza disco nè video nè social.
Valium e prozac non mi calmano datemi un calamo o qualche penna su cui stampano
il nome di un farmaco.
Solo l'inchiostro cavalca il mio stato d'animo,
chiamalo Ippotalamo,
lo immagino magico tipo Dynamo
altro che Freud, un foglio bianco,
per volare alto lo marchio come le ali di un Albatros.
Per la città della China mi metto in viaggio, da bravo,
pellegrinaggio ma non a Santiago, vado a China Town.
Rit: Vado dagli Appennini alle Ande,
nello zaino i miei pennini e le carte,
dormo nella tenda come uno scout,
scrivo appunti in un diario senza web lay-out.
China Town.
Il luogo non è molto distante,
l'inchiostro scorre al posto del sangue,
basta una penna e rido come fa un clown,
a volte la felicità costa meno di un pound.
China Town, il mio Gange la mia terra santa la mia mecca.
Il prodigio che da voce a chi non parla a chi balbetta.
Una landa lontana come un amico di penna
dove torniamo bambini come in un libro di Pennac.
Li si coltiva la pazienza degli amanuensi,
l'inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi.
D'un tratto esplode come un crepitio di mortaretti
come i martelletti della olivetti di Montanelli.
Le canne a punta cariche di nero fumo, il vizio,
di chi stende il papiro come uno scriba egizio.
Questo pezzo lo scrivo ma parla chiaro,
nell'inchiostro mi confondo tipo caccia al calamaro.
Sono Colombo in pena, che se la rema
nell'attesa di un attracco nella rena
salto la cena. Scende la sera, penna a sfera
sulla pergamena ma, non vado per l'America
sono diretto a China Town.
(Rit. )
E'con l'inchiostro che ho composto ogni mio testo.
Ho dato un nuovo volto a questi capelli da Billy Preston.
Il prossimo concerto spero che arrivi presto,
entro sudato nel furgone osservo il palco spento.
Lo lascio lì dov'è, dal finestrino il film è surreale
da Luis Bunuel, arrivo in Hotel e,
la stanza si accende, è quasi mattino,
c'è sempre una penna sul comodino. China Town.
Il luogo non è molto distante,
l'inchiostro scorre al posto del sangue,
basta una penna e rido come fa un clown,
avvolte la felicità costa meno di un pound.
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martedì 18 novembre 2014
Samantha, Rosetta, Ambition e Interstellar
Il cortocircuito l'ho avuto quando ho visto il video dell'intervento di Samantha Cristoforetti ( era alla Maker Faire Rome ), l'astronauta italiana che a breve abiterà l'ISS per sei mesi, Tra le descrizioni delle sue attività di preparazione, ha fatto un paio di omaggi ad altrettanto opere fantascientifiche; Guida Galattica per gli Autostoppisti e Star Trek. Ella ha affermato che sono state anche esse fonte di ispirazione ,oltre alla passione per la tecnologia e la scienza, alle narrazioni delle avventure spaziali e al cielo terso che da piccola osservava dalla sua casa, per la sua carriera. Ma il nesso non l'ho colto subito, anche se ruotava tra i miei pochi neuroni come un satellite intorno ad un pianeta. Sentivo che c'era qualcosa che avrei dovuto notare, ma ancora non sapevo cosa.
Poi c'è stata l'avventura di Rosetta. La sonda che dopo dieci anni di viaggio raggiunge la cometa, il Lander che tocca la superficie, le foto, ma soprattutto il suggestivo film che l'ESA ha commissionato per l'avvenimento: Ambition.
Un cortometraggio che, da un futuro lontanissimo evoca il primo contatto con una cometa ( la missione Rosetta, appunto), come segno dell'ambizione e dell'ostinazione della razza umana.
Ecco dunque che il tema, la relazione tra scienza e fantascienza si fa più chiaro.
Provo ad elaborare quello che secondo me è il punto che accomuna il racconto di futuri ( o presenti) possibili e lo studio del mondo così com'è, secondo criteri oggettivi e misurabili
Quello che mi sento di dire è che lo scopo della fantascienza non è quello di prefigurare come potrebbe essere il mondo futuro in base a congetture o a scoperte scientifiche vere o eventuali. L'obiettivo ultimo, come sostanzialmente in tutti i generi letterari, resta quello di scovare e studiare l'animo umano, le sue sfaccettature, la sua capacità di reagire ad imprevisti e catastrofi, caratteristiche che trascendono le epoche e i contesti storici.
Se Asimov ha narrato di robot, lo ha fatto evidenziando e spesso mettendo alla berlina comportamenti tipicamente umani.
La saga di Star Wars è tutto sommato un romanzo di formazione.
2001 Odissea nello Spazio, racconta il balbettìo dell'uomo, i suoi primi vagiti di fronte all'infinito che lo ospita, di cui ha compreso solo pochi atomi.
Tra lo sfrecciare di astronavi, i dialoghi con robot più o meno senzienti, le profonde oscurità dello spazio, quello che conta è l'uomo e il suo posto nell'Universo.
La narrazione fantscientifica si propone come stimolo all'approccio scientifico, che aiuta a capire il "come" delle cose, ma ambisce a ragionare sul "perchè", risposta che si trova inequivocabilmente dentro di noi, sempre che esista.
Qui si innesta allora il colossal del momento, Interstellar che ( a dispetto delle incongruenze ad esempio descritte qui dall'ottimo Paolo Attivissimo - utile leggere anche i commenti -, che ringrazio per gli spunti e le informazioni che ama condividere) si dimostra un forte generatore di emozioni.
E la ricerca, tutta, sia essa scientifica che umanistica, sia etica che religiosa, non ha forse come forte motore la parte emozionale della nostra mente?
Non siamo Vulcaniani, i nostri progressi, personali e globali, sono fortemente guidati dalle emozioni che proviamo, soddisfazione quando qualcosa riesce, ansia nell'affrontare una avversità, resilienza quando qualcosa va storto ma non si vuole mollare e, appunto, ambizione.
Non c'è dubbio che viaggiare nello spazio, sia da astronauta, che seguendo una sonda grande poco più di una scrivania, o attraverso le immagini su un grande schermo, è sempre una emozione grande.
Poi c'è stata l'avventura di Rosetta. La sonda che dopo dieci anni di viaggio raggiunge la cometa, il Lander che tocca la superficie, le foto, ma soprattutto il suggestivo film che l'ESA ha commissionato per l'avvenimento: Ambition.
Un cortometraggio che, da un futuro lontanissimo evoca il primo contatto con una cometa ( la missione Rosetta, appunto), come segno dell'ambizione e dell'ostinazione della razza umana.
Ecco dunque che il tema, la relazione tra scienza e fantascienza si fa più chiaro.
Provo ad elaborare quello che secondo me è il punto che accomuna il racconto di futuri ( o presenti) possibili e lo studio del mondo così com'è, secondo criteri oggettivi e misurabili
Quello che mi sento di dire è che lo scopo della fantascienza non è quello di prefigurare come potrebbe essere il mondo futuro in base a congetture o a scoperte scientifiche vere o eventuali. L'obiettivo ultimo, come sostanzialmente in tutti i generi letterari, resta quello di scovare e studiare l'animo umano, le sue sfaccettature, la sua capacità di reagire ad imprevisti e catastrofi, caratteristiche che trascendono le epoche e i contesti storici.
Se Asimov ha narrato di robot, lo ha fatto evidenziando e spesso mettendo alla berlina comportamenti tipicamente umani.
La saga di Star Wars è tutto sommato un romanzo di formazione.
2001 Odissea nello Spazio, racconta il balbettìo dell'uomo, i suoi primi vagiti di fronte all'infinito che lo ospita, di cui ha compreso solo pochi atomi.
Tra lo sfrecciare di astronavi, i dialoghi con robot più o meno senzienti, le profonde oscurità dello spazio, quello che conta è l'uomo e il suo posto nell'Universo.
La narrazione fantscientifica si propone come stimolo all'approccio scientifico, che aiuta a capire il "come" delle cose, ma ambisce a ragionare sul "perchè", risposta che si trova inequivocabilmente dentro di noi, sempre che esista.
Qui si innesta allora il colossal del momento, Interstellar che ( a dispetto delle incongruenze ad esempio descritte qui dall'ottimo Paolo Attivissimo - utile leggere anche i commenti -, che ringrazio per gli spunti e le informazioni che ama condividere) si dimostra un forte generatore di emozioni.
E la ricerca, tutta, sia essa scientifica che umanistica, sia etica che religiosa, non ha forse come forte motore la parte emozionale della nostra mente?
Non siamo Vulcaniani, i nostri progressi, personali e globali, sono fortemente guidati dalle emozioni che proviamo, soddisfazione quando qualcosa riesce, ansia nell'affrontare una avversità, resilienza quando qualcosa va storto ma non si vuole mollare e, appunto, ambizione.
Non c'è dubbio che viaggiare nello spazio, sia da astronauta, che seguendo una sonda grande poco più di una scrivania, o attraverso le immagini su un grande schermo, è sempre una emozione grande.
giovedì 13 novembre 2014
Prendere al lazo la cometa con lo smartphone
Abbiamo cavalcato la cometa, come in certi fumetti degli anni 50.

Abbiamo, inteso come umanità, perchè il lavoro "sporco" se lo sono fatto i tecnici e gli scienziati che hanno dedicato a questo progetto più di ventanni di lavoro. Nelle dichiarazioni a commento dell'avvenuto aggancio del Lander Philae alla cometa, un dirigente ha affermato che, specialmente quando si ha successo, tutto sembra così semplice.
E' una percezione che ci accompagna sempre, nei confronti di ogni oggetto tecnologico. Ci si dimentica quanta competenza, quanto studio sia necessario, per realizzare un qualsiasi manufatto, dai più complessi come i telefoni cellulari a quelli che appaiono quasi banali nella loro semplicità, come lo scatto libero nella bicicletta.
Eppure la progettazione di un oggetto non vede solo riversate le competenze tecnico-scientifiche di chi lo ha realizzato, ma anche del lavoro precedente, che ha fornito quel substrato di conoscenza dal quale ha potuto evolvere.
I successi dell'umanità dipendono dal fatto di essere saliti sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto, come ebbe a dire Isaac Newton.
Siamo debitori agli scienziati di oggi e di ieri del progresso tecnologico che abbiamo letteralmente tra le mani. Quando ci dedichiamo al prossimo stupido giochino sullo smartphone, cerchiamo di ricordarcene.
Abbiamo, inteso come umanità, perchè il lavoro "sporco" se lo sono fatto i tecnici e gli scienziati che hanno dedicato a questo progetto più di ventanni di lavoro. Nelle dichiarazioni a commento dell'avvenuto aggancio del Lander Philae alla cometa, un dirigente ha affermato che, specialmente quando si ha successo, tutto sembra così semplice.
E' una percezione che ci accompagna sempre, nei confronti di ogni oggetto tecnologico. Ci si dimentica quanta competenza, quanto studio sia necessario, per realizzare un qualsiasi manufatto, dai più complessi come i telefoni cellulari a quelli che appaiono quasi banali nella loro semplicità, come lo scatto libero nella bicicletta.
Eppure la progettazione di un oggetto non vede solo riversate le competenze tecnico-scientifiche di chi lo ha realizzato, ma anche del lavoro precedente, che ha fornito quel substrato di conoscenza dal quale ha potuto evolvere.
I successi dell'umanità dipendono dal fatto di essere saliti sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto, come ebbe a dire Isaac Newton.
Siamo debitori agli scienziati di oggi e di ieri del progresso tecnologico che abbiamo letteralmente tra le mani. Quando ci dedichiamo al prossimo stupido giochino sullo smartphone, cerchiamo di ricordarcene.
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Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.


