Quasi dimenticavo: qualche tempo fa ho scritto un breve racconto per un concorso denominato "Letti in un sorso".
Penso che si sposi al clima di questi giorni di ricordi: il titolo è Rosso e Frizzante e lo trovate qui
La cultura è quella parola che inizia guardando l'uomo
e si completa guardando il mondo
giovedì 30 ottobre 2008
martedì 28 ottobre 2008
Santi
( 1 novembre - Ognissanti )
Vago con mio figlio tra i viali del cimitero, dopo aver reso omaggio ai suoi antenati, osservando quei volti quasi sempre sorridenti, quasi volessero dire a propri cari:"Non piangete per noi, la condizione umana fa sì che, dopo una vita-battaglia continua tra il bene e il male, tra l'aspirazione alla felicità e il quotidiano impegno a sopravvivere, si giunga alla condizione finale, dove si spengono le luci del mondo e se ne accende una ben più luminosa".
Osserviamo i monumenti, eretti a perpetuare il ricordo dei nostri cari. Architetture fantasiose e rappresentazioni sacre sono tentativi di ancorare l'anima dei defunti a questa terra, di prolungare l'agonia della vita, di vivere nei ricordi di chi resta. Ma spesso il bronzo e il marmo non sono necessari. Scarne tombe, adorne solo di pochi fiori, ricordano ai passanti persone che hanno attraversato il loro tempo lasciando una impronta indelebile, un segno positivo nella costruzione di un mondo, una città, una comunità, una famiglia migliore. Il ricordo di loro non appassisce, non si ingrigisce con le intemperie, ma permane limpido nelle menti di chi li ha conosciuti, e anche oltre.
E la loro anima vola libera.
Vago con mio figlio tra i viali del cimitero, dopo aver reso omaggio ai suoi antenati, osservando quei volti quasi sempre sorridenti, quasi volessero dire a propri cari:"Non piangete per noi, la condizione umana fa sì che, dopo una vita-battaglia continua tra il bene e il male, tra l'aspirazione alla felicità e il quotidiano impegno a sopravvivere, si giunga alla condizione finale, dove si spengono le luci del mondo e se ne accende una ben più luminosa".
Osserviamo i monumenti, eretti a perpetuare il ricordo dei nostri cari. Architetture fantasiose e rappresentazioni sacre sono tentativi di ancorare l'anima dei defunti a questa terra, di prolungare l'agonia della vita, di vivere nei ricordi di chi resta. Ma spesso il bronzo e il marmo non sono necessari. Scarne tombe, adorne solo di pochi fiori, ricordano ai passanti persone che hanno attraversato il loro tempo lasciando una impronta indelebile, un segno positivo nella costruzione di un mondo, una città, una comunità, una famiglia migliore. Il ricordo di loro non appassisce, non si ingrigisce con le intemperie, ma permane limpido nelle menti di chi li ha conosciuti, e anche oltre.
E la loro anima vola libera.
giovedì 16 ottobre 2008
In pratica
1) Ieri, l'assessore alle politiche culturali e comunicazione del comune di Cernusco s/N, da me intervistata nella trasmissione di RCS Persona e città, ha comunicato agli ascoltatori che per le prossime feste natalizie, così come fatto quest'estate per la rassegna musicale Sconcerto, si adotterà il principio di Impatto Zero, in special modo per la pista di pattinaggio, sospesa lo scorso anno per valutazioni di ordine economico e ambientale ( mantenere un freezer orizzontale aperto - la pista - per parecchie settimana richiede una valanga di energia ), vedrà compensate le emissioni di CO2 che provoca con qualche iniziativa - ancora da valutare.
2) Il ( ex-) parroco di Cernusco don Luigi Caldera, in occasione del rifacimento interno della chiesa prepositurale, ha fatto installare (su suggerimento del progettista arch. Paolo Grassi) un sistema di riscaldamento a pavimento basato sulla geotermia. In questo modo si ottengono due importanti risparmi, per la parrocchia, su cui graverà il solo costo del consumo di una pompa di distribuzione acqua e per l'ambiente, con centinaia di metri cubi di gas non consumati ( e di conseguenza di CO2 non immessa nell'ambiente ).
Sono due azioni pratiche in una città come Cernusco, non particolarmente sensibile al problema ambientale. Sono risposte, piccole, ma efficaci, ai pessimisti che credono che il mondo vada a rotoli.
Sono buone pratiche di sostenibilità, sull'onda delle transitions town di cui avevo già accennato in uno dei primi post di questo blog, e di cui si trova traccia anche in Complessamente.
Senza troppe parole. Così, in pratica.
2) Il ( ex-) parroco di Cernusco don Luigi Caldera, in occasione del rifacimento interno della chiesa prepositurale, ha fatto installare (su suggerimento del progettista arch. Paolo Grassi) un sistema di riscaldamento a pavimento basato sulla geotermia. In questo modo si ottengono due importanti risparmi, per la parrocchia, su cui graverà il solo costo del consumo di una pompa di distribuzione acqua e per l'ambiente, con centinaia di metri cubi di gas non consumati ( e di conseguenza di CO2 non immessa nell'ambiente ).
Sono due azioni pratiche in una città come Cernusco, non particolarmente sensibile al problema ambientale. Sono risposte, piccole, ma efficaci, ai pessimisti che credono che il mondo vada a rotoli.
Sono buone pratiche di sostenibilità, sull'onda delle transitions town di cui avevo già accennato in uno dei primi post di questo blog, e di cui si trova traccia anche in Complessamente.
Senza troppe parole. Così, in pratica.
giovedì 9 ottobre 2008
torna Persona e Città
mercoledì 15 ottobre, ore 19.00
a Persona e città
Persone che amano la città:
Mariangela Mariani, assessore alla Cultura
intervistata da Loris Navoni
su RCS 93.9
o in streaming www.rcs939.it
mercoledì 8 ottobre 2008
Due gradi di separazione da Barack Obama

Sembra che in Linkedin, il social network orientato più allo scambio di profili professionali che alla creazione di network amicali come myspace o facebook, io, così come moltissimi altri, sia a soli due gradi di separazione dal candidato alla presidenza USA Barack Obama ( e a tre da John McCain).
Dei politici più importanti italiani che mi sono venuti in mente, l'unico che ha una presenza in linkedin ( con zero collegamenti, tuttavia ) è del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.
Questo mi porta a fare un paio di considerazioni.
La prima, ovvia, è che , in realtà avere una rete che mi connette a persone così lontane, con le quali condivido solo l'accesso alla rete (e tuttalpiù un link ad una persona che "colleziona connessioni") non mi serve gran che.
Questo sistema è molto più utile a rafforzare i legami del cluster di collegamenti nel quale sono già inserito ( lavoro, amicizie, scuola, etc. ), al massimo con qualche "sconfinamento", permesso ed efficace solo se scatta qualche interesse comune.
La seconda, conseguenza della prima, è che solo con una robusta rete reale si ha la massa critica necessaria a costruire una social network efficace anche nel mondo virtuale di Internet.
E non è vero il contrario.
Questa, naturalmente, è solo la mia opinione.
P.S.: A tale proposito può essere interessante leggere: LINK, la nuova scienza delle reti, di A. Barabasi.
P.P.S. : su questo tema ho già scritto qui
P.P.P.S. : se potessi votare alle elezioni USA, voterei Obama, credo che l'abbiate già capito...
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mercoledì 1 ottobre 2008
Organismi ancor più geneticamente modificati
Invito a leggere l'interessante ( ma tutto ciò che scrive Bressanini è interessante, se non altro perchè riguarda un componente fondamentale della vita di tutti, il cibo ) articolo sul sito de Le Scienze ( Radiazioni nucleari nell'orto ). Riguarda i prodotti che compongono quotidianamente la nostra dieta e che pur non fregiandosi della sigla OGM, sono frutto di manipolazione genetiche spesso tutt'altro che naturali. Lo sforzo che l'autore fa ( anche, ad esempio, con questo altro interessante contributo) non è certo quello di smontare a priori l'opposizione alle multinazionali dell'alimentazione, ma di trovare gli strumenti il più possibile scientifici per analizzare senza pregiudizi i pro e i contro di una tecnologia.
Da parte mia una sola considerazione: non è andando contro qualcuno o qualcosa che si costruisce un futuro migliore, ma solo attraverso una promozione reale e concreta ( con proposte quindi credibili, efficaci e realizzabili ) di un punto di vista alternativo e rispettoso dell'ambiente ma soprattutto dell'uomo.
Da parte mia una sola considerazione: non è andando contro qualcuno o qualcosa che si costruisce un futuro migliore, ma solo attraverso una promozione reale e concreta ( con proposte quindi credibili, efficaci e realizzabili ) di un punto di vista alternativo e rispettoso dell'ambiente ma soprattutto dell'uomo.
mercoledì 24 settembre 2008
C'è sport e sport
Colgo l’occasione datami da un post di Ermanno (http://ermannozacchetti.blogspot.com/2008/09/proposito-di-sport-qua-da-noi-1.html) per invitarvi ad una riflessione sulla valenza educativa dello sport giovanile. Questa è una storia vera.
C’era una volta una squadra di ragazzini, quasi tutti della stessa città, cresciuti insieme da anni, e un bravo allenatore il seguiva con passione, insegnando loro le tecniche e sviluppando i loro talenti. I ragazzini stavano bene insieme, e la passione per lo sport andava di pari passo con l’amicizia. I genitori erano ben lieti di vedere tanta amicizia e passione, sicuri della valenza educativa della pratica di uno sport. La squadra era forte, i ragazzi affiatati, i punti si accumularono, i dirigenti della società cominciarono a interessarsi a questa squadra di ragazzini.
Era necessario fare il salto di qualità. L’allenatore allora iniziò a ospitare ragazzi provenienti da altri comuni intorno. Prima uno, poi un altro. Alcuni erano molto bravi, altri un po’ meno, tutti volevano giocare e primeggiare. I ragazzini, ormai adolescenti, della prima ora, che avevano imparato a giocare insieme e a ottenere risultati come squadra e non come singoli, furono messi in disparte, in panchina.
Prima uno, poi un altro, se ne andarono dalla società, giunta al livello dei campionati nazionali. In breve tempo, del nucleo originale non ne rimase che uno.
Da questa esperienza sportiva quei ragazzini di qualche anno prima avevano ricavato solo cocenti delusioni.
C’è oggi una squadra di amici, con un allenatore amico anch’egli, e un aiuto-allenatore e un aiuto-aiuto-allenatore, questo ultimo non è che ci capisca molto di quello sport, ma sono tutti amici. L’idea di fare una squadra è partita dai ragazzi, amici tra loro da anni. Non vincono molto. Anzi non vincono per niente.
Ma alle partite si divertono un sacco. Gli allenamenti sono occasione per crescere insieme, faticando e ridendo insieme. Questi ragazzi stanno praticando sport con serenità, un pizzico di ambizione ( prima o poi vinceranno una partita!) , entusiasmo e centrando in pieno l’obiettivo che la pratica giovanile dello sport si prefigge: aiutare a crescere.
Quale di questi due modi di fare sport preferireste sostenere?
C’era una volta una squadra di ragazzini, quasi tutti della stessa città, cresciuti insieme da anni, e un bravo allenatore il seguiva con passione, insegnando loro le tecniche e sviluppando i loro talenti. I ragazzini stavano bene insieme, e la passione per lo sport andava di pari passo con l’amicizia. I genitori erano ben lieti di vedere tanta amicizia e passione, sicuri della valenza educativa della pratica di uno sport. La squadra era forte, i ragazzi affiatati, i punti si accumularono, i dirigenti della società cominciarono a interessarsi a questa squadra di ragazzini.
Era necessario fare il salto di qualità. L’allenatore allora iniziò a ospitare ragazzi provenienti da altri comuni intorno. Prima uno, poi un altro. Alcuni erano molto bravi, altri un po’ meno, tutti volevano giocare e primeggiare. I ragazzini, ormai adolescenti, della prima ora, che avevano imparato a giocare insieme e a ottenere risultati come squadra e non come singoli, furono messi in disparte, in panchina.
Prima uno, poi un altro, se ne andarono dalla società, giunta al livello dei campionati nazionali. In breve tempo, del nucleo originale non ne rimase che uno.
Da questa esperienza sportiva quei ragazzini di qualche anno prima avevano ricavato solo cocenti delusioni.
C’è oggi una squadra di amici, con un allenatore amico anch’egli, e un aiuto-allenatore e un aiuto-aiuto-allenatore, questo ultimo non è che ci capisca molto di quello sport, ma sono tutti amici. L’idea di fare una squadra è partita dai ragazzi, amici tra loro da anni. Non vincono molto. Anzi non vincono per niente.
Ma alle partite si divertono un sacco. Gli allenamenti sono occasione per crescere insieme, faticando e ridendo insieme. Questi ragazzi stanno praticando sport con serenità, un pizzico di ambizione ( prima o poi vinceranno una partita!) , entusiasmo e centrando in pieno l’obiettivo che la pratica giovanile dello sport si prefigge: aiutare a crescere.
Quale di questi due modi di fare sport preferireste sostenere?
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Appunti
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.
Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.