mercoledì 20 febbraio 2008

Semplicità

Si può essere semplici senza essere semplicistici?

Nell' opinione comune, più una persona è ricca (di cose), più un dispositivo è complicato, più una situazione è contorta e più ha significato. Ecco dunque la rincorsa al gadget tecnologico ( che tuttavia non si è in grado di usare al meglio), al dotarsi di abbonamenti a servizi di telecomunicazione sempre più contorti nella formulazione dell'offerta.
Salvo poi, quando si tratta di dover comprendere la realtà che ci circonda, ricorrere alle categorizzazione semplicistiche, guardandosi dal ricorrere a quella analisi ( i vescovi direbbero discernimento ) necessaria per andare al di là delle apparenze.
E questa semplificazione è tanto più forte quanto più ci si allontana dall'ambito delle proprie responsabilità. Così la stessa operazione, se delegata si riduce ad una banalità ( "cosa ci vuole a compilare quel modulo? due minuti!") , mentre se affrontata in prima persona diventa un macigno di responsabilità ( e i minuti diventano ore).
La semplicità invece non è banalita, ma la capacità di tornare all'essenziale delle cose, dando loro il giusto valore, senza scadere nell'approssimazione.
Ci sono artisti e pensatori che riescono a dare un volto alla semplicità. Mi viene in mente ad esempio Mauro Corona: la sua scrittura è semplice, a volte rozza, ma carica di significato, di vita.

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