Stasera alle ore 19.00 a Persona e Città incontrerò gli ideatori e i redattori di CernuscoInsieme: scopriamo come funziona e chi lo gestisce.
L'appuntamento è sui 93.9 FM o su rcs939.it in streaming.
Chi legge questo avviso troppo tardi può provare ad ascoltare la replica domani alle 6.00
La cultura è quella parola che inizia guardando l'uomo
e si completa guardando il mondo
mercoledì 5 marzo 2008
martedì 4 marzo 2008
Le conseguenze dell'innovazione
Poco più di un anno fa la mia azienda ha fatto partire un programma di innovazione per cercare di dare risposte concrete al mutamento dei paradigmi del mercato, che penalizzano aziende come quella dove lavoro, a forte impostazione manifatturiera e a bassi margini ( per grossi volumi) di profitto.
La definizione di innovazione su Wikipedia recita: “ L'innovazione è l'implementazione di un prodotto nuovo o significativamente migliorato (sia esso un bene o un servizio), o di un processo, un nuovo metodo di marketing o un nuovo metodo organizzativo in ambito di business, luogo di lavoro o relazioni esterne. ( da Wikipedia)
Al di là dei risultati concreti che potrebbe portare alla mia azienda e, indirettamente, a me, questo processo di studio e ricerca è già stato significativo sia in termini professionali che personali.
Ecco alcune considerazioni che ho elaborato in ordine al processo di innovazione e al percorso di apprendimento su come gestire l’innovazione , in stretto ordine casuale.
Le voglio condividere con voi perchè credo sia un approccio utile non solo nei campi del lavoro e del business, ma in ogni attività umana.
1) la capacità innovativa non è in relazione con l’età, ma con la curiosità.
2) Innovare è divertente . Quando cessa il divertimento, quando non ci si emoziona più, si cessa di innovare.
3) L’innovazione è per gli ottimisti, per coloro che trovano opportunità nelle difficoltà ( non il contrario ). Gli altri potranno essere buoni esecutori, nient’altro.
4) Il contesto aiuta. Se lavori in un ambiente che frustra ogni invenzione, ogni idea, … cambia ambiente ( o cambia l’ambiente, cosa molto più difficile )
5) Il contesto non aiuta! Se il tuo micro-ecosistema ti conforta, ti dà l’illusione di essere al centro del mondo, se non provi la necessità di metterti in gioco ogni giorno, allora l’innovazione non fa per te ( vedi post precedente)
6) Da piccolo , tra le altre cose, volevo fare l’inventore. Entrare in un ambiente che aiuta ad innovare, che facilita i processi innovativi libera energie che erano sopite.
7) Qualche volta innovare è salire uno degli innumerevoli gradini ( non necessariamente il più nobile, ma anch’esso necessario ) dell’evoluzione umana. ( beh, forse questa è grossa, ma è una idea che rafforza l’autostima, no? )
La definizione di innovazione su Wikipedia recita: “ L'innovazione è l'implementazione di un prodotto nuovo o significativamente migliorato (sia esso un bene o un servizio), o di un processo, un nuovo metodo di marketing o un nuovo metodo organizzativo in ambito di business, luogo di lavoro o relazioni esterne. ( da Wikipedia)
Al di là dei risultati concreti che potrebbe portare alla mia azienda e, indirettamente, a me, questo processo di studio e ricerca è già stato significativo sia in termini professionali che personali.
Ecco alcune considerazioni che ho elaborato in ordine al processo di innovazione e al percorso di apprendimento su come gestire l’innovazione , in stretto ordine casuale.
Le voglio condividere con voi perchè credo sia un approccio utile non solo nei campi del lavoro e del business, ma in ogni attività umana.
1) la capacità innovativa non è in relazione con l’età, ma con la curiosità.
2) Innovare è divertente . Quando cessa il divertimento, quando non ci si emoziona più, si cessa di innovare.
3) L’innovazione è per gli ottimisti, per coloro che trovano opportunità nelle difficoltà ( non il contrario ). Gli altri potranno essere buoni esecutori, nient’altro.
4) Il contesto aiuta. Se lavori in un ambiente che frustra ogni invenzione, ogni idea, … cambia ambiente ( o cambia l’ambiente, cosa molto più difficile )
5) Il contesto non aiuta! Se il tuo micro-ecosistema ti conforta, ti dà l’illusione di essere al centro del mondo, se non provi la necessità di metterti in gioco ogni giorno, allora l’innovazione non fa per te ( vedi post precedente)
6) Da piccolo , tra le altre cose, volevo fare l’inventore. Entrare in un ambiente che aiuta ad innovare, che facilita i processi innovativi libera energie che erano sopite.
7) Qualche volta innovare è salire uno degli innumerevoli gradini ( non necessariamente il più nobile, ma anch’esso necessario ) dell’evoluzione umana. ( beh, forse questa è grossa, ma è una idea che rafforza l’autostima, no? )
giovedì 28 febbraio 2008
Ignavia
Ci sono persone che non hanno stimoli, e vivono alla giornata. Magari occupano posti di responsabilità, o hanno attività che altri reputerebbero interessanti, ma sono più interessati a sbarcare il lunario che a progettare la propria vita. Passano il tempo in ufficio misurando il tempo che intercorre tra una pausa caffè e l’altra, navigano su internet appena hanno un minuto, a cercare l’ultimo gossip o il profilo più conveniente per il loro cellulare. Stirano la pausa pranzo sino a quella pomeridiana del caffè, sperando che il pomeriggio si concluda in fretta. A casa accendono il televisore e i programmi zappingati colmano il vuoto mentale loro e della loro famiglia (se ce l’hanno, perché già quello sarebbe progettare il futuro ). Hanno come solo stimolo quello di trovare un luogo dove trascorrere il weekend, un ristorante per cenare, un locale dove passare la sera. Sono gli indecisi dei sondaggi politici, alzano la voce solo per accusare, mai per difendere, vanno a Messa la domenica, ma qualche volta no, e si mettono sempre in fondo. Criticano il Vaticano e i capitalisti, ma non sopportano i giovani alternativi e equosolidali. Si trovano a cinquant’anni a sognare la pensione che avranno , forse, fra altri dieci anni. Sopravvivono ad altri dieci in una esistenza monotona, di bar e chiacchierate sportive, unico legante dei locali senza storia. Cessano di vivere chiedendo al Signore la grazia di vivere ancora qualche giorno, non sapendo che Oltre vi è di gran lunga una vita più interessante di quella che stanno lasciando.
martedì 26 febbraio 2008
Alta Via continua il suo cammino
L'altro ieri una amica mi ha detto che don Sandro Spinelli usa brani del mio libro Alta Via come spunto per i suoi incontri.
Lo intuivo, me lo aveva accennato anche don Sandro tempo fa, ma sentirselo dire da chi vi partecipa ( e che è rimasta colpita dai temi proposti - la sfida della madre al Creatore nel racconto iniziale Sul Finire del Giorno ) fa abbastanza piacere.
Lo intuivo, me lo aveva accennato anche don Sandro tempo fa, ma sentirselo dire da chi vi partecipa ( e che è rimasta colpita dai temi proposti - la sfida della madre al Creatore nel racconto iniziale Sul Finire del Giorno ) fa abbastanza piacere.
venerdì 22 febbraio 2008
Città vivibili .... in bicicletta

ho apporofittato di una discussione sull'Ecopass postata su CernuscoInsieme per rilanciare un tema che è un po' il cavallo di battaglia di una cultura rispettosa dell'ambiente. questo il testo dell'intervento.
Nella simpatica dialettica tra Paolo e Kuda (molto più simpatica di altre polemiche presenti in Piazzetta - Paolo riesce ad essere simpatico anche quando non si è d'accordo con lui, altri questa capacità non l'hanno ), vorrei introdurre un argomento che avrei voluto già assunto agli onori di una qualche discussione o di qualche documento programmatico, ma che invece ha avuto solo qualche debole cenno, mi pare, in consiglio comunale, per di più dai banchi dell'opposizione. E che concretamente potrebbe dare un forte contributo al miglioramento del traffico e dell'inquinamento.
Parlo della ciclabilità a Cernusco, che non significa solo piste ciclabili, ma riprogettazione di alcuni impianti urbanistici ( ad esempio l'incrocio via Manzoni -via Torriani -via Marcelline), diffusione della cultura della bici, agevolazioni nel parcheggio dei mezzi, disponiblità a noleggio degli stessi. Oggi molti intendono la bicicletta come strumento per le passeggiate domenicali e non come mezzo utile per gli spostamenti in città. E' ora che questa mentalità cambi. So che alcuni giovani consiglieri avevano qualche idea in merito. Nonostante la mia ignoranza in merito ( non sono ne urbanista nè ciclobbista ) mi rendo disponibile a dare una mano. Quando si comincia?
Non ho ancora ricevuto risposte, non me ne aspetto. Anche perchè, se si vuole dare una vera svolta alla città, si deve pensare ad un intervento integrato, innovativo, non ad un paio di piste ciclabili tanto per accontentare qualcuno. La dinamica della città deve cambiare, con infrastrutture adatte e pensate intelligentemente all'uso che se ne fa ( provate a fare lo slalom in via Da Vinci con la bici, e capirete di che parlo).
Il curioso in libreria - Marzo 2008
rubrica di suggerimenti librari et al.
Le strade dell’anima.
È possible racchiudere personalità complesse e speciali quali Gandhi, Madre Teresa, Giovanni Paolo II, in libri tutto sommato semplici come le raccolte di preghiere o le biografie che affollano gli scaffali della Libreria del Naviglio?
Forse no, ma stante il loro ruolo di protagonisti nella grande avventura spirituale dell’umanità nel rapporto con Dio, da loro abbiamo molto da imparare. A patto di non lasciare che il loro messaggio venga banalizzato da una eccessiva semplificazione emotiva, che porta ad idolatrare il personaggio, dimenticando che è tale non per suo merito, ma per il suo speciale legame con Dio, come succede troppo spesso per santi molto popolari.
Allora vale la pena di leggere libri come: Madre Teresa. Una vita straordinaria, di Kathryn Spink, che ha avuto la possibilità di affiancare la santa e testimoniarne la vita: “Sono stata testimone non solo dell'amore e del suo luminoso sorriso, ma anche delle sue abilità pratiche, del modo in cui amava riassettare il mobilio nelle case delle Sorelle della Carità”. Ma ancora meglio è accostarsi alla santa attraverso il suo percorso interiore narrato efficacemente in Sii la mia luce, a cura di padre Brian Kolodiejchuk, postulatore della causa di beatificazione della piccola suora albanese.
A ripensare invece al nostro ruolo nel mondo, ci aiuta l’arcivescovo Gianfranco Ravasi con Breviario Laico, aforismi ( 366, quindi perfetto per l’anno bisestile in corso) commentati con “l’invito a riflettere quotidianamente per sfuggire all'indifferenza e all'indebolimento morale che rendono la società e la stessa terra una steppa desolata dove uomini e donne si agitano in modo frenetico e privo di senso”.
Se vogliamo invece intraprendere una strada molto più laica, ma non per questo meno interessante, nel passare in rassegna e cercare di comprendere le debolezze umane, ecco che ottimi narratori ci possono venire incontro.
È il caso di Antonio Debenedetti, che nei dodici racconti di In due narra di debolezze umane con profondità letteraria, ironia, pietà.
Scioccante viaggio dell’anima, soprattutto perché, a differenza dei racconti di cui sopra, drammaticamente autentico, è quello del giovane Chris Nelle Terre Estreme, che vedrà la morte per inedia in un parco dell’Alaska. Jon Krakauer, alpinista e autore famoso ( suo è anche Aria Sottile, su una delle più tristi ascensioni all’Everest), sorvolando sull’irresponsabilità del giovane, avventuratosi in un parco naturale senza mappa, realizza, raccontando i suoi ultimi giorni, un viaggio del corpo e soprattutto dell’anima.
Le strade dell’anima.
È possible racchiudere personalità complesse e speciali quali Gandhi, Madre Teresa, Giovanni Paolo II, in libri tutto sommato semplici come le raccolte di preghiere o le biografie che affollano gli scaffali della Libreria del Naviglio?
Forse no, ma stante il loro ruolo di protagonisti nella grande avventura spirituale dell’umanità nel rapporto con Dio, da loro abbiamo molto da imparare. A patto di non lasciare che il loro messaggio venga banalizzato da una eccessiva semplificazione emotiva, che porta ad idolatrare il personaggio, dimenticando che è tale non per suo merito, ma per il suo speciale legame con Dio, come succede troppo spesso per santi molto popolari.
Allora vale la pena di leggere libri come: Madre Teresa. Una vita straordinaria, di Kathryn Spink, che ha avuto la possibilità di affiancare la santa e testimoniarne la vita: “Sono stata testimone non solo dell'amore e del suo luminoso sorriso, ma anche delle sue abilità pratiche, del modo in cui amava riassettare il mobilio nelle case delle Sorelle della Carità”. Ma ancora meglio è accostarsi alla santa attraverso il suo percorso interiore narrato efficacemente in Sii la mia luce, a cura di padre Brian Kolodiejchuk, postulatore della causa di beatificazione della piccola suora albanese.
A ripensare invece al nostro ruolo nel mondo, ci aiuta l’arcivescovo Gianfranco Ravasi con Breviario Laico, aforismi ( 366, quindi perfetto per l’anno bisestile in corso) commentati con “l’invito a riflettere quotidianamente per sfuggire all'indifferenza e all'indebolimento morale che rendono la società e la stessa terra una steppa desolata dove uomini e donne si agitano in modo frenetico e privo di senso”.
Se vogliamo invece intraprendere una strada molto più laica, ma non per questo meno interessante, nel passare in rassegna e cercare di comprendere le debolezze umane, ecco che ottimi narratori ci possono venire incontro.
È il caso di Antonio Debenedetti, che nei dodici racconti di In due narra di debolezze umane con profondità letteraria, ironia, pietà.
Scioccante viaggio dell’anima, soprattutto perché, a differenza dei racconti di cui sopra, drammaticamente autentico, è quello del giovane Chris Nelle Terre Estreme, che vedrà la morte per inedia in un parco dell’Alaska. Jon Krakauer, alpinista e autore famoso ( suo è anche Aria Sottile, su una delle più tristi ascensioni all’Everest), sorvolando sull’irresponsabilità del giovane, avventuratosi in un parco naturale senza mappa, realizza, raccontando i suoi ultimi giorni, un viaggio del corpo e soprattutto dell’anima.
mercoledì 20 febbraio 2008
Semplicità
Si può essere semplici senza essere semplicistici?
Nell' opinione comune, più una persona è ricca (di cose), più un dispositivo è complicato, più una situazione è contorta e più ha significato. Ecco dunque la rincorsa al gadget tecnologico ( che tuttavia non si è in grado di usare al meglio), al dotarsi di abbonamenti a servizi di telecomunicazione sempre più contorti nella formulazione dell'offerta.
Salvo poi, quando si tratta di dover comprendere la realtà che ci circonda, ricorrere alle categorizzazione semplicistiche, guardandosi dal ricorrere a quella analisi ( i vescovi direbbero discernimento ) necessaria per andare al di là delle apparenze.
E questa semplificazione è tanto più forte quanto più ci si allontana dall'ambito delle proprie responsabilità. Così la stessa operazione, se delegata si riduce ad una banalità ( "cosa ci vuole a compilare quel modulo? due minuti!") , mentre se affrontata in prima persona diventa un macigno di responsabilità ( e i minuti diventano ore).
La semplicità invece non è banalita, ma la capacità di tornare all'essenz
iale delle cose, dando loro il giusto valore, senza scadere nell'approssimazione.
Ci sono artisti e pensatori che riescono a dare un volto alla semplicità. Mi viene in mente ad esempio Mauro Corona: la sua scrittura è semplice, a volte rozza, ma carica di significato, di vita.
Nell' opinione comune, più una persona è ricca (di cose), più un dispositivo è complicato, più una situazione è contorta e più ha significato. Ecco dunque la rincorsa al gadget tecnologico ( che tuttavia non si è in grado di usare al meglio), al dotarsi di abbonamenti a servizi di telecomunicazione sempre più contorti nella formulazione dell'offerta.
Salvo poi, quando si tratta di dover comprendere la realtà che ci circonda, ricorrere alle categorizzazione semplicistiche, guardandosi dal ricorrere a quella analisi ( i vescovi direbbero discernimento ) necessaria per andare al di là delle apparenze.
E questa semplificazione è tanto più forte quanto più ci si allontana dall'ambito delle proprie responsabilità. Così la stessa operazione, se delegata si riduce ad una banalità ( "cosa ci vuole a compilare quel modulo? due minuti!") , mentre se affrontata in prima persona diventa un macigno di responsabilità ( e i minuti diventano ore).
La semplicità invece non è banalita, ma la capacità di tornare all'essenz
iale delle cose, dando loro il giusto valore, senza scadere nell'approssimazione.Ci sono artisti e pensatori che riescono a dare un volto alla semplicità. Mi viene in mente ad esempio Mauro Corona: la sua scrittura è semplice, a volte rozza, ma carica di significato, di vita.
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Commento sul mio taccuino ( cartaceo e in web) gli argomenti che di volta in volta mi sembrano più interessanti, con un obiettivo semplice: cercare di migliorare e rendere più chiara la mia visione del mondo. E se questo può aiutare anche voi, ne sono felice.
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